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Abolitio Criminis — Anno 2022

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68 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Abolitio Criminis

Provvedimenti

Omicidio stradale: lo STOP violato batte la tesi della difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo stradale a carico di un'automobilista che, svoltando a sinistra senza rispettare lo STOP, ha travolto e ucciso un motociclista. La difesa sosteneva che l'introduzione del nuovo reato di omicidio stradale nel 2016 avesse cancellato la vecchia norma incriminatrice, determinando l'assoluzione per i fatti avvenuti nel 2007. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che tra la vecchia aggravante e il nuovo reato di omicidio stradale esiste una perfetta continuità normativa. Di conseguenza, la condotta resta penalmente rilevante e punibile. La Corte ha inoltre confermato la regolarità delle notifiche effettuate presso il difensore a causa dell'irreperibilità dell'imputata al domicilio eletto, respingendo ogni vizio procedurale.
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Abuso d’ufficio: Sindaco assolto, Assessore condannato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Sindaco e di un Assessore accusati di abuso d'ufficio per aver affidato gratuitamente un'area comunale a una cooperativa. L'Assessore aveva omesso di astenersi nonostante il fratello amministrasse una società socia della cooperativa beneficiaria. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna civile per il Sindaco, non avendo egli commesso il fatto, poiché l'obbligo di astensione gravava solo sull'Assessore. Al contrario, ha confermato la responsabilità civile dell'Assessore. La Corte ha chiarito che la riforma del reato di abuso d'ufficio non ha cancellato la punibilità per la violazione dell'obbligo di astensione, che rimane un comportamento illecito e fonte di risarcimento del danno per le parti civili danneggiate.
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Abolitio criminis: pena ridotta anche se il reato è in cumulo
Il Tribunale di Pisa revocava la sospensione condizionale della pena a un cittadino a causa di una nuova condanna. Il Condannato proponeva ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, la mancata revoca della condanna per guida senza patente, reato nel frattempo depenalizzato. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, stabilendo che, in presenza di una depenalizzazione (abolitio criminis), il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a rigettare la richiesta di revoca solo perché concorrono altri reati più gravi. Il giudice deve invece sciogliere il cumulo delle pene e rideterminare la sanzione complessiva, eliminando la quota di pena riferibile al reato depenalizzato. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio limitatamente a questo aspetto.
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Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: condanna ferma
Il gestore di alcuni locali di intrattenimento è stato condannato per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, aggravato dallo scopo di trarre profitto dall'impiego di lavoratori stranieri irregolari. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le riforme legislative successive avessero depenalizzato o eliminato l'aggravante del profitto, determinando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo spostamento tecnico dell'aggravante all'interno dell'articolo di legge non costituisce una cancellazione della norma. Di conseguenza, la gravità del fatto rimane inalterata e il reato non è prescritto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Conservazione di alimenti: il reato resta e la condanna pure
Un commerciante, condannato per la detenzione in cattivo stato di conservazione di alimenti destinati alla vendita, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva che una recente riforma avesse cancellato il reato dall'ordinamento. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il Governo è intervenuto tempestivamente prima che la norma abrogatrice entrasse in vigore. Di conseguenza, il reato legato alla corretta conservazione di alimenti è rimasto pienamente valido e punibile. Il commerciante è stato condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.
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Accertamento induttivo: tasse confermate ma sanzioni ridotte
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di rettifica contro una società vinicola, poi fallita, ricalcolando le imposte dovute. La decisione si basava sull'inattendibilità delle scritture contabili e sulla mancata risposta ai questionari. La Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo per la ricostruzione del reddito. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso del Fallimento limitatamente all'applicazione del principio del favor rei. La Suprema Corte ha stabilito che l'amministrazione deve applicare d'ufficio le sanzioni più favorevoli sopravvenute, come il cumulo giuridico, poiché il procedimento sanzionatorio non era ancora definitivo. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria per la rideterminazione delle sanzioni.
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Liti tra vicini: la depenalizzazione del reato di ingiuria
Due vicini di casa venivano condannati nei gradi di merito per i reati di ingiuria aggravata e minaccia a seguito di accese liti condominiali. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità dei testimoni. La Suprema Corte ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza. Per quanto riguarda l'ingiuria, la Corte ha applicato la depenalizzazione del reato di ingiuria introdotta nel 2016, eliminando anche le statuizioni civili e rimandando la persona offesa al giudice civile. Per il reato di minaccia, i giudici hanno dichiarato l'estinzione per intervenuta prescrizione, confermando però la condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile, ritenendo infondati i motivi di merito del ricorso.
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Carenza di interesse della parte civile: assolto ma risarcibile
L'Imputato, condannato in primo grado, veniva assolto in appello perché un fatto non era più previsto come reato e l'altro era di particolare tenuità. La Parte Civile, non avvisata dell'udienza di appello, ricorreva in Cassazione denunciando la nullità del giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse della parte civile. Infatti, le formule assolutorie applicate (depenalizzazione e particolare tenuità del fatto) non impediscono alla Parte Civile di avviare una autonoma causa di risarcimento danni davanti al giudice civile, non producendo alcun effetto preclusivo in quella sede.
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