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Abitualità Della Condotta

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147 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Coltelli e particolare tenuità del fatto: condanna inevitabile
Il Ricorrente è stato condannato per il porto ingiustificato di due coltelli, di cui uno con punta acuminata. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e l'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di precedenti penali specifici per reati in materia di armi, i quali dimostrano l'abitualità della condotta. Inoltre, la sospensione condizionale della pena, pur potendo estinguere il reato, non cancella gli effetti penali della condanna ai fini della valutazione della condotta del reo. Infine, per l'attenuante della lieve entità, non basta valutare le dimensioni dell'arma, ma occorre considerare anche la personalità del soggetto e il contesto del porto abusivo.
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Particolare tenuità del fatto: i precedenti negano il beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di truffa. L'imputato contestava la responsabilità penale, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, oltre all'importo della provvisionale liquidata alla vittima. La Suprema Corte ha chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di una condotta abituale, dimostrata dai numerosi precedenti penali del soggetto. Inoltre, la quantificazione della provvisionale spetta esclusivamente al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: lo spaccio abituale non si salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. La difesa lamentava la mancata applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la pluralità di cessioni di stupefacenti nell'arco di un mese dimostra l'abitualità della condotta illecita. Di conseguenza, non è possibile applicare il beneficio richiesto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: la fedina penale nega il perdono
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentato furto pluriaggravato a carico di un cittadino. L'imputato aveva contestato la sussistenza di atti idonei e univoci a commettere il furto e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che gli atti preparatori, se inseriti in un contesto che rivela chiaramente l'intenzione criminosa, integrano il tentativo. Inoltre, l'applicazione della causa di non punibilità è stata esclusa a causa dell'abitualità della condotta, desunta dai precedenti penali del soggetto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato: i video smentiscono la difesa del cliente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto aggravato all'interno di un supermercato. L'imputato era stato ripreso dalle telecamere mentre occultava la merce nella borsa ed era stato riconosciuto dal gestore. La difesa contestava la tardività della denuncia, presentata cinque ore dopo il fatto, e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che il ritardo era giustificato dall'attesa dell'orario di chiusura del negozio. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici configura l'abitualità del comportamento, escludendo qualsiasi beneficio di non punibilità. L'imputato perde il ricorso e viene condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: No se la condotta è abituale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale, sorpreso fuori casa durante i controlli notturni. I giudici hanno respinto la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa sulla constatazione che l'imputato aveva numerosi precedenti penali, anche per reati simili come l'evasione. Questa 'abitualità' nel delinquere, secondo la Corte, è incompatibile con il beneficio della tenuità, che presuppone un comportamento occasionale. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Particolare Tenuità del Fatto: No se la Condotta è Abituale
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto a un individuo condannato per la vendita di 2,59 grammi di hashish. Nonostante la modesta quantità, i giudici hanno ritenuto decisivi altri elementi. La condotta è stata considerata abituale perché l'imputato aveva effettuato due cessioni a distanza di una settimana. Inoltre, la sua situazione personale (assenza di un lavoro stabile) e i suoi numerosi e gravi precedenti penali hanno impedito il riconoscimento del beneficio. La sentenza stabilisce che la valutazione non può limitarsi alla sola entità del fatto, ma deve considerare il comportamento complessivo dell'autore del reato.
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Abitualità del reato: niente sconto per tentato furto lieve
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una donna condannata per tentato furto aggravato in un supermercato. La difesa chiedeva l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', sostenendo la minima gravità del reato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Il principio chiave sancito è che la 'particolare tenuità del fatto e abitualità' della condotta sono incompatibili. Poiché l'imputata aveva precedenti, la sua condotta è stata ritenuta abituale, escludendo così la possibilità di applicare il beneficio della non punibilità. La sentenza ribadisce che chi commette reati ripetutamente non può beneficiare di sconti di pena per reati di lieve entità.
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Spaccio e particolare tenuità del fatto: no al beneficio se abituale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità, negando l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che il beneficio non spetta quando la condotta è 'abituale'. In questo caso, l'abitualità è stata dedotta non solo dai due episodi di cessione, ma anche dal contesto (una nota piazza di spaccio) e dai precedenti dattiloscopici dell'imputato, che indicavano contatti passati con la giustizia. La Corte ha chiarito che questi elementi sono sufficienti per escludere la particolare tenuità del fatto, rendendo la condanna definitiva.
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Gratuito Patrocinio: Niente tenuità del fatto per chi ha precedenti
Un cittadino ha falsamente dichiarato di non avere redditi per ottenere il gratuito patrocinio. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna, negando l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda su due pilastri: i numerosi precedenti penali dell'imputato, che configurano un'abitualità nel commettere reati, e la non trascurabile gravità del gesto. La falsa dichiarazione, infatti, ha impegnato inutilmente risorse della Pubblica Amministrazione e ha rischiato di sottrarre fondi destinati a persone realmente bisognose.
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Particolare tenuità del fatto: negata al truffatore abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per truffa. L'imputato chiedeva l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La richiesta è stata respinta perché l'uomo aveva già sette precedenti penali per truffa e altri reati. Secondo i giudici, questa 'abitualità della condotta' dimostra una tendenza a delinquere che è incompatibile con il beneficio della particolare tenuità del fatto, riservato solo a illeciti minori e occasionali. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Abitualità del reato e art. 131-bis: Niente sconti per ladri
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per tre furti aggravati. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Il motivo è che la combinazione tra abitualità del reato e art. 131-bis c.p. è impossibile. L'imputato, avendo già una condanna definitiva per reati simili e affrontando un processo per tre episodi distinti, è stato considerato un delinquente abituale. Questa condizione osta all'applicazione del beneficio, che è riservato a condotte puramente occasionali. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi ha 4 precedenti
Un uomo, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva la violazione del suo diritto di difesa e chiedeva l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto era infondata, a causa della condotta abituale dell'uomo, dimostrata da ben quattro precedenti per reati simili. La condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Furto e abitualità: no alla particolare tenuità del fatto
Un individuo, condannato per furto, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Questo beneficio, previsto dall'art. 131-bis del codice penale, avrebbe cancellato la condanna. La Corte Suprema ha però respinto la richiesta. La legge, infatti, richiede due condizioni necessarie: la lieve entità del reato e la non abitualità del comportamento. I giudici hanno stabilito che l'imputato aveva una condotta abituale nel commettere reati, facendo così mancare uno dei requisiti fondamentali. Di conseguenza, la condanna per furto è stata confermata in via definitiva.
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Diniego giustizia riparativa: Marito violento perde l’appello
Un marito, condannato per maltrattamenti continui verso la moglie, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava sia la condanna sia il rifiuto dei giudici di ammetterlo a un percorso di giustizia riparativa. La Corte Suprema ha confermato la condanna, basandosi sulla testimonianza attendibile della vittima. Sul punto cruciale, il diniego giustizia riparativa, ha stabilito un principio importante: il rifiuto è sempre contestabile in appello. Tuttavia, nel caso specifico, ha ritenuto giusta la decisione dei giudici. Avviare il programma sarebbe stato pericoloso per la moglie, vittima fragile e già protetta da un divieto di avvicinamento. La tutela della persona offesa ha prevalso su tutto. L'uomo ha perso il ricorso.
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Particolare tenuità del fatto: negata se hai già precedenti
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto. Un cittadino ha presentato ricorso sostenendo che il suo reato fosse di lieve entità, ma la Corte lo ha respinto. La decisione si basa sui precedenti dell'imputato: una condanna precedente e persino un'archiviazione per un altro fatto tenue. Secondo i giudici, questi elementi dimostrano un'abitualità nel commettere illeciti, una condizione che esclude categoricamente la possibilità di applicare il beneficio della non punibilità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Reati ripetuti: professionista condannato, negata la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto a un professionista autore di reati ripetuti. Sebbene i reati fossero legati da un vincolo di continuazione, la Corte ha stabilito che la frequenza, la durata e le modalità subdole della condotta non erano un episodio isolato, ma un sintomo di abitualità e inclinazione al crimine. La qualità di professionista dell'imputato ha aggravato la sua posizione, poiché avrebbe dovuto avere una maggiore consapevolezza del disvalore delle sue azioni. Di conseguenza, il fatto non è stato considerato di lieve entità e il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna.
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Evasione per droga: no alla particolare tenuità del fatto se recidivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' non si applica a chi evade dai domiciliari, anche per pochi istanti, per ricevere droga, se ha già precedenti penali per reati simili. Un uomo aveva fatto ricorso sostenendo che la sua breve uscita non dimostrava una reale volontà di evadere e che il fatto era di lieve entità. La Corte ha respinto queste argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha chiarito che l'abitualità della condotta, provata da precedenti condanne, è un ostacolo insuperabile all'applicazione del beneficio della particolare tenuità del fatto, rendendo irrilevante la minima durata dell'allontanamento. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Evasione dagli arresti domiciliari: la scusa non regge in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione dagli arresti domiciliari di un uomo. L'imputato aveva tentato di giustificare la sua assenza invocando uno 'stato di necessità' e chiedendo l'applicazione della 'particolare tenuità del fatto'. I giudici hanno respinto entrambe le argomentazioni. Hanno ritenuto insussistente lo stato di necessità e hanno escluso la tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali specifici dell'uomo, che dimostravano un'abitualità nel commettere reati. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Tenuità del fatto negata: un solo precedente può costare caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto di un uomo, negando l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Sebbene il valore della merce fosse modesto (circa 200 euro), la Corte ha ritenuto decisivo un precedente specifico per lo stesso reato. Questo elemento è stato interpretato come un indice di 'perseveranza nel delinquere', ovvero una tendenza a ripetere i crimini, che osta alla concessione del beneficio. La sentenza chiarisce che anche un solo precedente può essere sufficiente a escludere la particolare tenuità del fatto, se rivela una certa capacità criminale e una non occasionalità della condotta.
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