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Diritto Bancario

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Credito privilegiato per garanzie PMI: la Cassazione
Una società in concordato preventivo ha contestato la natura privilegiata di un debito derivante dall'escussione di una garanzia pubblica su finanziamenti anteriori alla legge istitutiva del privilegio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33369/2023, ha stabilito che il credito del Fondo di Garanzia è un credito privilegiato se la liquidazione delle somme (il pagamento al creditore) è avvenuta dopo l'entrata in vigore della norma, indipendentemente dalla data del finanziamento originario. La Corte ha chiarito che la legge speciale del 2015 ha creato una nuova fattispecie di credito privilegiato legata al momento del pagamento da parte del Fondo.
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Credito privilegiato del garante: la Cassazione decide
Una società in concordato preventivo si opponeva alla natura di credito privilegiato reclamata da un fondo di garanzia, subentrato per surroga dopo aver pagato parte di un finanziamento. La società sosteneva che il credito dovesse essere chirografario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il privilegio non nasce con la surroga, ma è una caratteristica originaria della garanzia pubblica, esistente sin dalla sua concessione e quindi opponibile nella procedura concorsuale.
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Sospensione necessaria: quando un processo si ferma
Un erede, nominato in un testamento, ha chiesto a una banca il pagamento delle somme depositate dalla defunta. Un'altra erede ha però impugnato la validità di quel testamento in un'altra causa. La banca si è opposta al pagamento, e il tribunale ha ordinato la sospensione necessaria del procedimento di pagamento in attesa della decisione definitiva sulla validità del testamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la legittimazione a richiedere il pagamento dipendeva interamente dall'esito della causa successoria, rendendo la sospensione inevitabile per evitare giudicati contrastanti.
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Competenza fideiussione ABI: la differenza tra azione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32993/2023, chiarisce un importante aspetto sulla competenza fideiussione ABI. La competenza delle Sezioni Specializzate in materia di Impresa per la nullità di una fideiussione per violazione di norme antitrust sorge solo se la nullità è fatta valere con un'autonoma azione. Se, invece, viene sollevata come mera eccezione per contrastare un decreto ingiuntivo, la competenza resta del tribunale ordinario. Nel caso di specie, i garanti si erano limitati a difendersi senza proporre una domanda riconvenzionale, pertanto la Cassazione ha dichiarato la competenza del Tribunale ordinario di Mantova e non di quello Specializzato di Milano.
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Competenza fideiussioni antitrust: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32991/2023, ha risolto un conflitto di giurisdizione in materia di competenza per fideiussioni antitrust. Il caso riguardava una richiesta di nullità parziale di contratti di fideiussione basati su uno schema ABI ritenuto anticoncorrenziale. La Corte ha stabilito che, quando la nullità viene fatta valere tramite un'azione legale diretta, la competenza inderogabile spetta alla Sezione Specializzata in materia di Impresa del Tribunale di Milano per i distretti giudiziari del nord Italia, inclusi Brescia, Bologna, Genova e Torino, in applicazione di una normativa specifica che concentra la giurisdizione su queste materie.
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Fideiussore consumatore: quando la garanzia è esclusa
La Cassazione ha stabilito che non può essere qualificato come fideiussore consumatore il socio che garantisce un debito della società, se la garanzia è strettamente collegata alla sua attività professionale. Nel caso esaminato, un garante, di professione agente immobiliare, aveva prestato fideiussione per una società immobiliare da lui fondata. La Corte ha rigettato il ricorso, escludendo l'applicazione del foro del consumatore per via del collegamento funzionale tra la garanzia e la sua professione.
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Giudicato esterno: l’onere nel ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori contro un istituto bancario, avente ad oggetto l'interpretazione di una precedente sentenza definitiva (giudicato esterno). La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza del ricorso, poiché i ricorrenti non avevano trascritto integralmente il testo della sentenza contestata (motivazione e dispositivo), impedendo alla Corte di valutare la presunta errata interpretazione.
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Responsabilità banca trading online: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33300/2023, ha chiarito i limiti della responsabilità della banca nel trading online. Nel caso esaminato, una società ha perso ingenti somme e ha citato in giudizio l'istituto di credito per violazione degli obblighi informativi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che la società si era autodichiarata esperta e con alta propensione al rischio. Di conseguenza, la presenza di un adeguato sistema di avvisi (warning) sulla piattaforma di trading è stata ritenuta sufficiente, escludendo la responsabilità della banca per le scelte di investimento autonome e speculative del cliente.
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Prescrizione investimenti: il dies a quo in Cassazione
Un istituto di credito ricorre in Cassazione dopo la condanna in Appello alla restituzione di 20.000 euro a un risparmiatore per l'acquisto di obbligazioni rischiose. Il ricorso solleva tredici motivi, con un focus sulla prescrizione investimenti e l'individuazione del 'dies a quo' (termine iniziale). La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione, in attesa della pronuncia su casi analoghi già pendenti, al fine di garantire un'interpretazione uniforme su questa cruciale questione legale.
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Escussione garanzia: inammissibile ricorso in Cassazione
Un garante ha citato in giudizio una società di telecomunicazioni per l'illegittima escussione di una garanzia a prima richiesta. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che le censure del ricorrente miravano a un inammissibile riesame dei fatti, trasformando il giudizio di legittimità in un terzo grado di merito, compito che non spetta alla Suprema Corte.
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Apertura di credito: la forma scritta non è retroattiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33199/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contratti bancari. Analizzando un caso relativo a un'apertura di credito stipulata nel 1990, ha chiarito che l'obbligo di forma scritta, introdotto dalle normative sulla trasparenza bancaria del 1992 e 1993, non ha efficacia retroattiva. Pertanto, la validità di un contratto di apertura di credito antecedente a tali leggi deve essere valutata secondo le norme allora in vigore, che non prevedevano la forma scritta come requisito di validità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dichiarato nullo il contratto, rinviando a un nuovo giudizio.
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Diritto di replica: quando è ammissibile la memoria?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto bancario, confermando che il diritto di replica dell'attore sussiste ogni volta che le difese del convenuto ne rendano necessaria l'esigenza, anche in assenza di domande riconvenzionali. La Corte ha stabilito che la cristallizzazione del processo avviene solo dopo la notifica della memoria di replica, in applicazione di un principio sancito dalla Corte Costituzionale per garantire il pieno diritto di difesa.
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Responsabilità intermediario: il nesso occasionale
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità intermediario finanziario per le somme sottratte da un promotore. La decisione si fonda sulla condotta anomala dei risparmiatori, i quali avevano consegnato ingenti somme in contanti al promotore. Questo comportamento ha interrotto il "nesso di occasionalità necessaria" tra l'attività del promotore e l'illecito, esonerando l'istituto di credito da ogni obbligo risarcitorio.
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Onere della prova bancario: contratto non sempre serve
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33159/2023, ha stabilito un importante principio in materia di onere della prova nel contenzioso bancario. Se un correntista contesta l'applicazione dell'anatocismo (interessi su interessi), non è indispensabile la produzione del contratto di conto corrente. La prova può essere fornita tramite gli estratti conto che dimostrano l'effettiva applicazione di tale pratica, di per sé illegittima. Al contrario, per contestare la nullità di clausole specifiche, come quelle sul tasso di interesse, la produzione del contratto rimane un onere probatorio essenziale per il cliente.
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Obblighi informativi: la prova spetta sempre alla banca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33152/2023, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito condannato a risarcire due risparmiatori per le perdite subite su obbligazioni argentine. La Corte ha confermato che l'onere di provare l'adempimento degli obblighi informativi sui rischi dell'investimento grava sull'intermediario. I motivi del ricorso, relativi alla presunta motivazione apparente e all'omessa pronuncia, sono stati ritenuti infondati o inammissibili per genericità.
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Liberazione del fideiussore: i doveri della banca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro la decisione che aveva sancito la liberazione del fideiussore. La Corte ha confermato che la banca, continuando a finanziare una società pur essendo a conoscenza del suo progressivo dissesto economico e senza informare gli eredi del garante, ha violato i principi di correttezza e buona fede, giustificando la liberazione degli eredi dall'obbligazione di garanzia ai sensi dell'art. 1956 c.c.
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Fideiussione omnibus: ricorso inammissibile
Un garante si opponeva a una fideiussione omnibus, accusando la banca di aver agito in malafede. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale: il ricorso non era autosufficiente, ovvero non conteneva tutti gli elementi necessari a valutarne la fondatezza senza dover consultare altri atti. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto delle regole processuali nei ricorsi per cassazione.
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Competenza fideiussione antitrust: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione chiarisce la questione della competenza fideiussione antitrust, stabilendo che se la nullità di una garanzia per violazione della normativa antitrust è sollevata come semplice eccezione difensiva in un'opposizione all'esecuzione, la giurisdizione resta al giudice ordinario e non si trasferisce alla sezione specializzata in materia di impresa. Quest'ultima è competente solo quando la nullità è oggetto di una specifica e autonoma azione legale.
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Impugnazione competenza Giudice di Pace: la guida
Un cittadino ha citato in giudizio una banca dinanzi al Giudice di Pace, che ha dichiarato la propria incompetenza per valore. Il Tribunale, in sede di appello, ha ritenuto l'impugnazione inammissibile, sostenendo che si dovesse procedere con il regolamento di competenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, chiarendo che per l'impugnazione competenza del Giudice di Pace, lo strumento corretto è l'appello ordinario, come previsto dall'art. 46 c.p.c., che esclude l'applicabilità degli artt. 42 e 43 c.p.c. a tali giudizi.
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Competenza funzionale: l’eccezione antitrust non la sposta
In un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per un debito garantito da fideiussione, i garanti hanno eccepito la nullità del contratto per violazione delle norme antitrust. Il tribunale di primo grado si è dichiarato incompetente, ritenendo la causa di pertinenza della Sezione Specializzata in materia di Impresa. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che la competenza funzionale del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo non viene meno se la nullità è sollevata come mera eccezione difensiva, finalizzata solo a paralizzare la pretesa creditoria, e non come un'azione autonoma volta a ottenere una pronuncia con efficacia di giudicato.
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