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Regolamento CE n. 883/2004

15 provvedimenti

Contributi previdenziali personale di volo: la sede estera cede
L'ente previdenziale ha richiesto i contributi previdenziali personale di volo a una compagnia aerea estera per i dipendenti di stanza all'aeroporto italiano tra il 2009 e il 2012. La compagnia sosteneva l'applicazione esclusiva della legge del proprio Paese di sede legale, qualificando i lavoratori come distaccati. I giudici territoriali avevano respinto le pretese dell'ente. La Corte di Cassazione, recependo i principi vincolanti della Corte di Giustizia UE, ha ribaltato le decisioni precedenti. La Suprema Corte ha chiarito che i locali aeroportuali operativi costituiscono una stabile presenza aziendale. Di conseguenza, sussiste l'obbligo di versare i contributi in Italia, salvo la prova documentale di certificati di esenzione validi. La causa torna quindi in appello per il riscontro delle certificazioni.
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Obbligo contributivo Cassa Forense: escluso prima del 2010
Un avvocato tedesco, iscritto all'albo in Germania e nella sezione speciale in Italia, si è opposto alla richiesta di pagamento dei contributi da parte della Cassa Forense per gli anni dal 2008 al 2011. La professionista aveva esercitato il diritto di opzione per la cassa previdenziale tedesca. La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti dell'obbligo contributivo Cassa Forense per i professionisti europei, distinguendo due periodi. Per i redditi maturati fino al 1° maggio 2010, l'avvocato non deve pagare nulla in Italia grazie all'opzione esercitata. Dal 1° maggio 2010 in poi, invece, l'entrata in vigore del Regolamento CE n. 987/2009 impone l'applicazione della legge dello Stato di residenza in cui si svolge l'attività prevalente. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare le somme dovute solo per il secondo periodo.
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Assegno sociale: sì al familiare straniero senza permesso lungo
Una cittadina straniera, madre convivente di un cittadino italiano, ha richiesto l'assegno sociale. L'Ente Previdenziale ha respinto la domanda perché la donna non possedeva il permesso di soggiorno di lungo periodo, ma solo la carta di soggiorno per familiari di cittadini dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che per i familiari stranieri di cittadini italiani o europei che esercitano il diritto al ricongiungimento familiare, la carta di soggiorno è un titolo permanente sufficiente per ottenere l'assegno sociale. Non è quindi necessario il permesso di lungo soggiorno richiesto in via generale per gli altri stranieri, purché sussistano gli altri requisiti di legge come la residenza decennale e il limite di reddito.
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Assegno Nucleo Familiare Stranieri: Sì anche con Familiari all’estero
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore straniero, titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo, a ricevere l'assegno nucleo familiare stranieri anche se i suoi familiari risiedono all'estero. L'Ente Previdenziale aveva negato il beneficio basandosi su una legge italiana che escludeva i familiari non residenti in Italia. I giudici hanno stabilito che questa norma nazionale è discriminatoria e contrasta con il principio di parità di trattamento sancito dal diritto dell'Unione Europea. Di conseguenza, la legge italiana deve essere 'disapplicata', garantendo al lavoratore la stessa tutela prevista per i cittadini italiani, per i quali la residenza dei familiari non è un requisito.
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Distacco Transnazionale Illecito: Multa confermata nonostante A1
La Corte di Cassazione ha confermato una pesante sanzione amministrativa a un'azienda turistica italiana per un caso di distacco transnazionale illecito. L'azienda utilizzava animatori formalmente assunti da una società svizzera, ma che in realtà lavoravano stabilmente per lei in Italia. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: il certificato A1, che regola la posizione previdenziale del lavoratore distaccato, non impedisce alle autorità del Paese ospitante di verificare la reale natura del rapporto di lavoro. Se emerge una frode, come in questo caso, il certificato non offre alcuna protezione e le sanzioni per le violazioni della legge sul lavoro sono pienamente legittime. L'azienda italiana è stata quindi riconosciuta come l'effettivo datore di lavoro e condannata.
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Cassa Forense: nessun obbligo di dichiarazione per l’avvocato UE
Un avvocato, cittadino tedesco iscritto anche all'albo italiano, aveva scelto di versare i contributi previdenziali alla cassa tedesca. Nonostante ciò, la Cassa Forense italiana gli ha imposto una sanzione per non aver comunicato i suoi redditi. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo un principio chiaro: l'obbligo dichiarazione redditi Cassa Forense vale solo per chi è effettivamente iscritto a tale ente. Poiché il professionista aveva legittimamente optato per il regime previdenziale del suo paese, non era tenuto ad alcun adempimento comunicativo verso la cassa italiana. La decisione tutela la libertà di stabilimento dei professionisti europei.
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Distacco Transnazionale Illecito: Azienda Condannata a Pagare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda italiana a versare i contributi previdenziali per dodici lavoratori, formalmente distaccati da una società rumena. L'operazione è stata qualificata come un distacco transnazionale illecito, in quanto la società straniera era una mera 'scatola vuota' creata al solo fine di fornire manodopera a basso costo, eludendo la normativa italiana. I giudici hanno stabilito che, in assenza di un legame organico e genuino tra i lavoratori e l'azienda distaccante, il vero datore di lavoro è l'azienda utilizzatrice italiana. Quest'ultima è quindi tenuta a regolarizzare la posizione contributiva dei dipendenti secondo la legge italiana, dato che il rapporto di lavoro si è svolto interamente sul territorio nazionale.
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Assegno sociale e requisito di residenza: negato senza 10 anni
Una cittadina straniera si è vista negare l'assegno sociale perché non aveva risieduto in Italia per almeno dieci anni. La richiedente ha sostenuto che questa regola fosse discriminatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'assegno sociale e requisito di residenza decennale sono un binomio legittimo. Questa condizione non è discriminatoria perché si applica a tutti, compresi i cittadini italiani. La Corte ha spiegato che questo lungo periodo di soggiorno serve a dimostrare un legame solido e radicato con la comunità nazionale, giustificando così l'accesso a una prestazione di solidarietà. Di conseguenza, la richiesta della cittadina è stata definitivamente respinta.
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Assegno di natalità: la Cassazione stop alle discriminazioni
Una cittadina straniera, in possesso di un permesso di soggiorno per motivi familiari che consente di lavorare, ha richiesto l'assegno di natalità per il proprio figlio. L'ente previdenziale ha respinto la domanda, sostenendo che il beneficio spettasse solo ai titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, dichiarando che l'esclusione è discriminatoria. Basandosi sulle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, i giudici hanno stabilito che l'assegno di natalità rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale. Pertanto, esso deve essere garantito a tutti i cittadini stranieri regolarmente ammessi al lavoro, indipendentemente dal possesso del permesso di lungo periodo. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per il ricalcolo delle somme spettanti.
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Cassa Edile: obblighi contributivi imprese estere
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per una società straniera operante in Italia di iscrivere i propri dipendenti alla Cassa Edile locale. La controversia nasce dal mancato versamento dei contributi per lavoratori rumeni impiegati in un cantiere a Milano. La società sosteneva l'applicabilità della legge dello Stato di provenienza invocando il distacco transnazionale. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che, in mancanza di prova rigorosa dei presupposti del distacco, prevale il principio di territorialità. La Cassa Edile ha quindi diritto a percepire i contributi previsti dalla contrattazione collettiva italiana per tutti i lavoratori impiegati sul suolo nazionale.
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Pensione estera: quale legge si applica al pignoramento?
Un ex professionista tedesco, ora residente in Italia, ha contestato le trattenute sulla sua pensione tedesca, derivanti da una procedura di insolvenza in Germania. Sosteneva l'applicazione della legge italiana, più favorevole riguardo alla pignorabilità delle pensioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per una pensione estera, la legge applicabile è sempre quella dello Stato in cui sono maturati i diritti e che eroga la prestazione, indipendentemente dalla residenza attuale del pensionato. Di conseguenza, la normativa tedesca regola la vicenda.
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Pensione estera pignorata: quale legge si applica?
Un pensionato tedesco residente in Italia si oppone alle trattenute sulla sua pensione, derivanti da una procedura di insolvenza in Germania. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge applicabile è quella tedesca, poiché il rapporto previdenziale è sorto e si è sviluppato interamente in Germania. Di conseguenza, la questione della pignorabilità della pensione estera è regolata dalla legge del Paese erogante, e non da quella del Paese di residenza del pensionato.
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Tassazione pensione estero: il caso Italia-Bulgaria
Un pensionato italiano residente in Bulgaria ha impugnato la decisione di assoggettare a tassazione in Italia la sua pensione privata. La Corte d'Appello di Firenze ha respinto l'appello, confermando la sentenza di primo grado. La decisione si fonda sull'interpretazione della Convenzione Italia-Bulgaria, secondo cui per beneficiare dell'esenzione fiscale non è sufficiente la residenza fiscale nel paese estero, ma è necessario il possesso della cittadinanza bulgara. La Corte ha escluso la violazione del diritto UE, poiché il ricorrente non ha dimostrato di subire un'effettiva doppia imposizione.
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Certificati E101: quando sono vincolanti per l’INPS?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'INPS contro una società cooperativa. L'Istituto contestava un distacco transnazionale di lavoratori, ma la Corte ha ribadito che i certificati E101 sono vincolanti per l'INPS, che deve seguire una specifica procedura europea per contestarne la validità prima di poter richiedere i contributi in Italia.
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Discriminazione stranieri bonus: no a residenza lunga
La Corte di Cassazione ha confermato il carattere discriminatorio di due delibere di una Regione che imponevano lunghi periodi di residenza (5 o 10 anni) per l'accesso di cittadini stranieri a un 'bonus bebè' e un 'bonus affitti'. La Corte ha stabilito che tale requisito di residenza prolungata viola il principio di parità di trattamento sancito dalla normativa nazionale ed europea, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato la rimozione della clausola discriminatoria. Si tratta di un'importante pronuncia sulla discriminazione stranieri bonus.
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