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Assegno di natalità: la Cassazione stop alle discriminazioni

Una cittadina straniera, in possesso di un permesso di soggiorno per motivi familiari che consente di lavorare, ha richiesto l’assegno di natalità per il proprio figlio. L’ente previdenziale ha respinto la domanda, sostenendo che il beneficio spettasse solo ai titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, dichiarando che l’esclusione è discriminatoria. Basandosi sulle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, i giudici hanno stabilito che l’assegno di natalità rientra tra le prestazioni di sicurezza sociale. Pertanto, esso deve essere garantito a tutti i cittadini stranieri regolarmente ammessi al lavoro, indipendentemente dal possesso del permesso di lungo periodo. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per il ricalcolo delle somme spettanti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 4372 Anno 2023
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Pubblicato il 20 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

L’assegno di natalità e i diritti dei cittadini stranieri

Il sostegno alle famiglie rappresenta un pilastro fondamentale del sistema assistenziale italiano. Tra queste misure, l’assegno di natalità ha sempre avuto l’obiettivo di aiutare i genitori ad affrontare le prime spese dopo la nascita di un figlio. Tuttavia, per lungo tempo, l’accesso a questo beneficio è stato limitato da requisiti burocratici molto rigidi per i cittadini non appartenenti all’Unione Europea. Molte domande venivano respinte perché i richiedenti non possedevano il cosiddetto permesso di soggiorno di lungo periodo. Questa prassi ha generato numerosi conflitti legali, portando la questione davanti ai massimi giudici nazionali ed europei. La recente giurisprudenza ha finalmente chiarito che il diritto al sostegno economico non può dipendere esclusivamente dalla durata della permanenza in Italia, ma deve basarsi sulla regolarità del soggiorno e sulla capacità lavorativa del genitore.

Il caso della cittadina straniera e il diniego dell’ente

La vicenda nasce dal ricorso di una madre straniera regolarmente soggiornante in Italia. La donna era titolare di una carta di soggiorno per motivi familiari. Questo documento le permetteva di vivere e lavorare nel territorio nazionale in modo del tutto legale. Alla nascita del figlio, la madre ha presentato domanda per ottenere l’assegno di natalità. L’ente previdenziale ha negato il sussidio. La motivazione del rifiuto risiedeva nella mancanza del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (un documento che si ottiene solo dopo cinque anni di residenza). Secondo l’ente, la legge italiana riservava il bonus solo a chi avesse questo specifico titolo di soggiorno. La richiedente ha quindi iniziato una battaglia legale per vedere riconosciuto il proprio diritto, sostenendo che tale limitazione fosse ingiusta e contraria ai principi di uguaglianza.

Perché l’assegno di natalità è una prestazione di sicurezza sociale

La qualificazione giuridica dell’assegno di natalità è il punto centrale della discussione. Se il bonus viene considerato una semplice misura assistenziale discrezionale, lo Stato può imporre limiti severi. Se invece viene classificato come prestazione di sicurezza sociale, esso deve seguire le regole europee sulla parità di trattamento. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito con chiarezza che questo sussidio rientra tra le prestazioni familiari. Di conseguenza, tutti i lavoratori stranieri che sono stati ammessi in Italia per lavorare, o che hanno un permesso che consente loro di farlo, devono essere trattati come i cittadini italiani. Non si può creare una barriera basata sul tipo di permesso di soggiorno se la persona contribuisce regolarmente alla società e al sistema economico nazionale.

Le motivazioni della sentenza sull’assegno di natalità

La Corte di Cassazione ha spiegato che la normativa italiana precedente violava la Costituzione e i trattati internazionali. I giudici hanno richiamato una decisione storica della Corte Costituzionale che ha rimosso l’obbligo del permesso di lungo periodo per ottenere l’assegno di natalità. La motivazione principale risiede nel divieto di discriminazione (trattamento diseguale ingiustificato). Escludere un genitore che lavora regolarmente solo perché non risiede in Italia da abbastanza tempo per avere il permesso di lungo periodo è irragionevole. La protezione della maternità e dell’infanzia è un valore supremo che non può subire limitazioni basate sulla nazionalità o sulla tipologia di documento di soggiorno. I giudici hanno quindi confermato che la carta di soggiorno per motivi familiari è un titolo perfettamente idoneo per accedere alla prestazione, poiché autorizza esplicitamente lo svolgimento di attività lavorativa.

Le conclusioni sul diritto all’assegno di natalità

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della madre, annullando la decisione che le dava torto. Il risultato pratico è che la cittadina straniera ha vinto la causa e avrà diritto a ricevere le somme arretrate. Il caso è stato rinviato alla Corte d’Appello per definire i dettagli economici del pagamento. Questa sentenza conferma un orientamento ormai consolidato: l’assegno di natalità deve essere erogato a tutti i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti che hanno il permesso di lavorare. Questa decisione tutela il benessere dei neonati e garantisce che ogni famiglia riceva il supporto necessario senza distinzioni discriminatorie. La parità di trattamento tra lavoratori italiani e stranieri regolarmente residenti diventa così un principio intoccabile nel sistema di welfare del nostro Paese.

Il cittadino straniero con permesso per motivi familiari può avere il bonus?
Sì, se il permesso di soggiorno consente di svolgere attività lavorativa, il genitore ha diritto a richiedere la prestazione.

Cosa ha stabilito la Corte Costituzionale su questo tema?
La Corte ha dichiarato illegittima la legge che limitava il bonus ai soli titolari di permesso di lungo periodo, ritenendola discriminatoria.

L’assegno di natalità è considerato un aiuto per tutti i lavoratori?
Sì, è classificato come prestazione di sicurezza sociale e deve essere garantito a tutti i lavoratori regolarmente soggiornanti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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