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Assegno di Natalità Stranieri: Permesso Negato, Diritto Affermato

La Corte di Cassazione ha stabilito che negare l’assegno di natalità a una lavoratrice extracomunitaria solo perché priva del permesso di soggiorno di lungo periodo costituisce una discriminazione. Il caso riguardava una cittadina straniera, titolare di un permesso per lavoro, a cui l’Ente Previdenziale aveva rifiutato il beneficio. La Corte ha confermato che l’assegno di natalità stranieri è una prestazione di sicurezza sociale legata al lavoro e non di assistenza. Pertanto, deve essere garantita la parità di trattamento con i cittadini italiani, a prescindere dalla tipologia di permesso di soggiorno posseduto. L’Ente Previdenziale ha perso la causa e la lavoratrice ha ottenuto il diritto alla prestazione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 4687 Anno 2023
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Pubblicato il 22 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Assegno di Natalità Stranieri: la Cassazione conferma il diritto

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di diritti dei lavoratori: l’accesso alle prestazioni di sicurezza sociale non può essere limitato sulla base della nazionalità o del tipo di permesso di soggiorno. La sentenza in esame si concentra sul diritto all’assegno di natalità stranieri, confermando che negarlo a chi lavora regolarmente in Italia, ma è privo del permesso di lungo periodo, rappresenta una condotta discriminatoria. Questa decisione consolida un orientamento giuridico che tutela la parità di trattamento e la dignità di tutti i lavoratori.

La vicenda: un beneficio negato

I fatti all’origine della controversia sono semplici e chiari. Una lavoratrice di nazionalità extracomunitaria, regolarmente impiegata in Italia e titolare di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, diventava madre. Di conseguenza, presentava all’Ente Previdenziale la domanda per ottenere l’assegno di natalità, un sostegno economico previsto dalla legge per le nuove nascite. L’Ente, tuttavia, respingeva la sua richiesta. La motivazione del diniego era puramente formale: la lavoratrice non possedeva il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, un requisito che la normativa dell’epoca imponeva per accedere al beneficio.

Il requisito del permesso di lungo periodo

L’Ente Previdenziale basava la sua decisione su una lettura restrittiva della legge. Secondo la sua interpretazione, l’assegno di natalità era una sorta di ‘bonus’ per incentivare la natalità, riservato solo ai cittadini italiani, europei o a stranieri con un legame stabile e duraturo con il territorio, dimostrato appunto dal possesso del permesso di lungo periodo. Escludere chi aveva un permesso ‘temporaneo’, anche se legato a un contratto di lavoro, era considerato legittimo. Questa visione, però, non teneva conto dei principi superiori del diritto nazionale ed europeo, che impongono la parità di trattamento tra tutti i lavoratori in materia di sicurezza sociale.

Il principio di non discriminazione e l’assegno di natalità stranieri

Il cuore della questione giuridica risiede nella natura stessa dell’assegno di natalità. I giudici hanno chiarito che non si tratta di una misura di assistenza sociale (destinata a chi è in stato di bisogno), ma di una prestazione di sicurezza sociale. Questo significa che è una provvidenza economica strettamente connessa allo status di lavoratore e ai contributi versati. In base alla normativa europea, recepita in Italia, i lavoratori provenienti da Paesi terzi devono godere dello stesso trattamento dei cittadini nazionali per quanto riguarda le prestazioni di sicurezza sociale. Limitare l’accesso all’assegno di natalità stranieri basandosi sul tipo di permesso di soggiorno crea una disparità di trattamento ingiustificata e, quindi, discriminatoria.

Le motivazioni: perché l’esclusione è illegittima

La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso dell’Ente Previdenziale, ha seguito un percorso logico molto chiaro, richiamando anche una precedente e fondamentale sentenza della Corte Costituzionale. I giudici hanno affermato che la norma che escludeva i titolari di un semplice permesso di lavoro era incostituzionale. La motivazione principale è che il diritto alle prestazioni familiari, come l’assegno di natalità stranieri, è legato al rapporto di lavoro e alla contribuzione al sistema di sicurezza sociale del Paese. Un lavoratore straniero, che paga le tasse e i contributi come un collega italiano, non può essere privato di un sostegno pensato per la famiglia. L’esclusione basata sul titolo di soggiorno è irragionevole e viola il principio di uguaglianza.

Le conclusioni: cosa cambia per i lavoratori stranieri

L’esito della vicenda è una vittoria per la lavoratrice e per il principio di parità di trattamento. La Corte ha rigettato il ricorso dell’Ente Previdenziale, confermando il diritto della donna a ricevere l’assegno di natalità. In pratica, questa decisione stabilisce che tutti i cittadini extracomunitari che lavorano e soggiornano regolarmente in Italia hanno diritto a questa prestazione, indipendentemente dal fatto che posseggano un permesso di lavoro temporaneo o un permesso di lungo periodo. Viene così rimosso un ostacolo burocratico che creava una grave e ingiusta discriminazione.

Un lavoratore straniero senza permesso di lungo periodo ha diritto all’assegno di natalità?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che escludere i lavoratori stranieri con un regolare permesso di soggiorno per lavoro da questa prestazione è discriminatorio. Il diritto spetta a prescindere dalla tipologia di permesso.

L’Ente Previdenziale può negare l’assegno di natalità basandosi solo sul tipo di permesso di soggiorno?
No. Secondo la sentenza, tale diniego costituisce una condotta discriminatoria. Le prestazioni di sicurezza sociale devono garantire parità di trattamento tra lavoratori italiani e stranieri regolarmente soggiornanti.

Cosa si intende per prestazione di sicurezza sociale in questo contesto?
Si tratta di una misura economica di sostegno legata al rapporto di lavoro e ai contributi versati, come l’assegno di natalità, e non di una misura di mera assistenza sociale, per la quale possono essere previsti requisiti diversi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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