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Assegno di Natalità Stranieri: Permesso Negato, Diritto Affermato

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore straniero, titolare di un permesso di soggiorno per lavoro ma non di lungo periodo, a ricevere l’assegno di natalità. L’Ente Previdenziale aveva negato il beneficio, ritenendolo riservato solo a determinate categorie di residenti. La Corte ha stabilito che tale esclusione costituisce una condotta discriminatoria. Il principio sancito è che l’assegno di natalità stranieri spetta a tutti i lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti, in quanto prestazione di sicurezza sociale e non di mera assistenza. L’Ente Previdenziale ha perso la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 4712 Anno 2023
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Pubblicato il 22 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

Assegno di natalità: un diritto anche per gli stranieri con permesso di lavoro

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha consolidato un importante principio di parità di trattamento. La vicenda riguarda il diritto all’assegno di natalità stranieri, una prestazione economica a sostegno delle famiglie. La Corte ha stabilito che escludere un lavoratore straniero, regolarmente soggiornante in Italia, solo perché non possiede un permesso di lungo periodo è una condotta discriminatoria. Questa decisione chiarisce che le prestazioni di sicurezza sociale devono essere garantite a tutti i lavoratori che contribuiscono al sistema, senza distinzioni basate sul tipo di permesso di soggiorno.

Il fatto: la richiesta negata dall’Ente Previdenziale

Un lavoratore di nazionalità extracomunitaria, padre di un bambino nato in Italia, presenta la domanda per ottenere l’assegno di natalità. L’uomo è in possesso di un permesso unico di lavoro, che gli consente di risiedere e lavorare legalmente nel nostro Paese. L’Ente Previdenziale, tuttavia, respinge la sua richiesta. La motivazione del rifiuto si basa sulla normativa allora vigente, che limitava il beneficio ai cittadini italiani, comunitari o stranieri titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo. Secondo l’Ente, il lavoratore non rientrava in nessuna di queste categorie e, quindi, non aveva diritto alla prestazione.

La discriminazione basata sul permesso di soggiorno

Il lavoratore decide di agire in giudizio, sostenendo che il rifiuto dell’Ente Previdenziale costituisce una discriminazione. La sua tesi è semplice: egli lavora, paga le tasse e i contributi in Italia come qualsiasi altro lavoratore. Escluderlo da una prestazione di sicurezza sociale legata alla famiglia, solo per il tipo di permesso posseduto, crea una disparità di trattamento ingiustificata. L’assegno di natalità, infatti, non è una misura di assistenza sociale (riservata a chi si trova in stato di bisogno), ma una prestazione di sicurezza sociale, pensata per sostenere la famiglia e la natalità.

L’estensione del diritto all’assegno di natalità stranieri

La questione arriva fino alla Corte di Cassazione. I giudici, richiamando una precedente e fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, confermano la natura discriminatoria della condotta dell’Ente. Viene chiarito che il requisito del permesso di soggiorno di lungo periodo non può essere applicato alle prestazioni di sicurezza sociale destinate ai lavoratori. Questo perché tali prestazioni si fondano sul principio di parità di trattamento garantito dalle direttive europee. Limitare l’assegno di natalità stranieri a determinate categorie viola questo principio fondamentale.

Le motivazioni: sicurezza sociale non è assistenza

La Corte Suprema ha basato la sua decisione su un punto cruciale: la distinzione tra prestazioni di sicurezza sociale e prestazioni di assistenza sociale. Le prime, come l’assegno di natalità, sono legate allo status di lavoratore e al versamento dei contributi. Le seconde sono destinate a sostenere persone in difficoltà economica. La normativa europea impone la parità di trattamento per i lavoratori stranieri proprio nell’ambito della sicurezza sociale. Pertanto, escludere un lavoratore straniero dall’assegno di natalità stranieri basandosi sul tipo di permesso è illegittimo, perché lo discrimina rispetto ai colleghi italiani ed europei pur contribuendo al sistema nello stesso modo.

Le conclusioni: l’Ente Previdenziale perde la causa

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Ente Previdenziale. Ha confermato che il lavoratore straniero aveva pieno diritto a percepire l’assegno di natalità per la nascita del figlio. Questa sentenza rafforza il principio secondo cui i diritti sociali legati al lavoro devono essere estesi a tutti i lavoratori regolarmente presenti sul territorio nazionale, indipendentemente dalla durata del loro permesso di soggiorno. L’Ente Previdenziale ha quindi perso la causa e il lavoratore ha visto riconosciuto il suo diritto.

Un lavoratore straniero con un permesso di soggiorno per lavoro ha diritto all’assegno di natalità (bonus bebè)?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che escludere i lavoratori stranieri con un regolare permesso di lavoro da questo beneficio è discriminatorio. Il diritto spetta a prescindere dal possesso del permesso di lungo periodo.

Perché il rifiuto dell’Ente Previdenziale è stato considerato una discriminazione?
Perché creava una disparità di trattamento ingiustificata tra lavoratori basata unicamente sulla tipologia di permesso di soggiorno, violando il principio di parità di trattamento in materia di sicurezza sociale.

Questa decisione si applica solo al caso specifico o ha un valore più generale?
La decisione stabilisce un principio di diritto importante, basato su una precedente sentenza della Corte Costituzionale. Pertanto, si applica a tutti i casi simili, rafforzando i diritti di tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti in Italia.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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