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Assegno di Natalità per Stranieri: Stop alla Discriminazione

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una cittadina extracomunitaria a ricevere l’assegno di natalità. L’Ente Previdenziale aveva negato il beneficio perché la donna non possedeva un permesso di soggiorno di lungo periodo. La Corte ha stabilito che tale requisito è discriminatorio e illegittimo. La decisione si basa su una precedente sentenza della Corte Costituzionale, che ha esteso il diritto all’assegno di natalità per stranieri anche ai titolari di altri tipi di permesso di soggiorno che consentono di lavorare. Viene così sancito il principio di parità di trattamento nelle prestazioni di maternità, a prescindere dalla durata del permesso di soggiorno.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 11006 Anno 2023
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Pubblicato il 7 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Assegno di natalità per stranieri: la Cassazione conferma lo stop alla discriminazione

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha messo un punto fermo su una questione di grande rilevanza sociale: il diritto all’assegno di natalità per stranieri. La Corte ha stabilito che escludere da questo beneficio i cittadini extracomunitari solo perché non possiedono un permesso di soggiorno di lungo periodo costituisce una discriminazione illegittima. Questa decisione rafforza il principio di parità di trattamento e tutela della famiglia, indipendentemente dalla nazionalità.

Il fatto: un beneficio negato

La vicenda ha origine dal rifiuto opposto da parte dell’Ente Previdenziale alla domanda di assegno di natalità presentata da una cittadina straniera, madre di un bambino. L’Ente aveva giustificato il diniego sulla base della normativa allora vigente. Questa legge richiedeva, per i cittadini non comunitari, il possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. La lavoratrice, pur essendo regolarmente soggiornante in Italia e in possesso di un altro tipo di permesso che le consentiva di lavorare, si era vista negare un importante sostegno economico destinato alla famiglia.

Il requisito del permesso di lungo periodo è discriminatorio

I giudici di merito avevano già dato ragione alla donna, ritenendo la richiesta del permesso di lungo periodo una condizione discriminatoria. L’Ente Previdenziale, tuttavia, ha portato la questione fino in Cassazione, sostenendo la correttezza del proprio operato in base alla lettera della legge. Il nodo del contendere era se una prestazione sociale come l’assegno di natalità potesse essere legittimamente subordinata a un requisito così stringente, che di fatto escludeva una vasta platea di lavoratori stranieri regolarmente residenti.

L’intervento decisivo della Corte Costituzionale sull’assegno di natalità per stranieri

Il percorso di questo caso è stato segnato da un passaggio fondamentale. La stessa Corte di Cassazione, in una fase precedente, aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale. In pratica, aveva chiesto alla Corte Costituzionale di verificare se la legge fosse compatibile con i principi fondamentali della Costituzione. Con la sentenza n. 54 del 2022, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della norma. Ha stabilito che escludere dall’assegno di natalità per stranieri i titolari di un permesso di soggiorno che abilita al lavoro è contrario ai principi di uguaglianza e di tutela della famiglia.

Le motivazioni: la tutela della maternità non ha nazionalità

La Corte di Cassazione, basandosi sulla pronuncia della Corte Costituzionale, ha rigettato definitivamente il ricorso dell’Ente Previdenziale. I giudici hanno spiegato che l’assegno di natalità è una prestazione destinata a sostenere la famiglia nel momento della nascita di un figlio. Si tratta di una misura di tutela della maternità e dell’infanzia. Subordinare questo diritto al possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo crea una disparità di trattamento irragionevole e ingiustificata tra lavoratori italiani, comunitari e lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti. La protezione sociale deve essere garantita a chi contribuisce alla collettività, senza discriminazioni basate sul tipo di permesso.

Le conclusioni: un principio di diritto esteso a tutti

La decisione finale è chiara: la lavoratrice straniera vince la causa e ha diritto all’assegno. L’Ente Previdenziale perde il ricorso. Ma la portata di questa sentenza va oltre il caso singolo. Viene sancito un principio fondamentale: l’assegno di natalità per stranieri spetta a tutti i cittadini di Paesi terzi ammessi a lavorare in Italia, anche se in possesso di un permesso di soggiorno diverso da quello di lungo periodo. Questa pronuncia elimina una barriera burocratica che penalizzava ingiustamente molte famiglie, riaffermando che i diritti sociali fondamentali devono essere universali.

Un cittadino straniero con un normale permesso di soggiorno per lavoro ha diritto all’assegno di natalità?
Sì. La Corte Costituzionale prima, e la Cassazione poi, hanno stabilito che richiedere il permesso di soggiorno di lungo periodo è illegittimo. È sufficiente un permesso che abiliti a lavorare.

Perché la richiesta del permesso di lungo periodo è stata considerata discriminatoria?
Perché creava una disparità di trattamento ingiustificata tra lavoratori italiani e stranieri regolarmente soggiornanti, violando i principi costituzionali di uguaglianza e di tutela della famiglia e della maternità.

Questa decisione vale solo per il caso specifico o è un principio generale?
È un principio generale. La norma che imponeva il requisito del permesso di lungo periodo è stata dichiarata incostituzionale, quindi non può più essere applicata da nessuno, inclusa la Pubblica Amministrazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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