Un Condannato ha cercato di ottenere la liberazione anticipata, ma il Giudice di Sorveglianza ha negato la richiesta per condotta irregolare e mancata partecipazione alle attività rieducative. Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato questo diniego. Il Condannato ha poi presentato personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge italiana, infatti, stabilisce che un condannato non ha la legittimazione a ricorrere personalmente in Cassazione; l'atto deve essere firmato da un avvocato abilitato. Il Condannato ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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