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Legge 98/2011 — Sezione Quinta Civile

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100 provvedimenti

Altri anni per Legge 98/2011

Addizionale IRPEF sui bonus: la Cassazione frena i dirigenti
Una dirigente di una nota società di consulenza finanziaria ha chiesto il rimborso della tassa straordinaria applicata sui premi ricevuti negli anni 2013 e 2014. La contribuente sosteneva che il suo premio non superasse il triplo dello stipendio fisso e che la sua azienda non fosse un intermediario finanziario in senso stretto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del prelievo. I giudici hanno chiarito che l'addizionale IRPEF sui bonus si applica sulla quota di premio che supera lo stipendio fisso, senza bisogno di superare la vecchia soglia del triplo. Inoltre, la nozione di settore finanziario va intesa in senso ampio, includendo anche le società di consulenza finanziaria per contrastare politiche di remunerazione speculative.
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Addizionale Irpef sui bonus: il Fisco vince contro i manager
L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione l'addizionale Irpef sui bonus al 10% nei confronti di un dirigente del settore finanziario. Il contribuente sosteneva che l'imposta si applicasse solo se la parte variabile superava il triplo di quella fissa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che, dopo le modifiche del 2011, l'addizionale del 10% si applica sull'intero ammontare della retribuzione variabile che eccede la parte fissa, a prescindere dal fatto che superi o meno il triplo di quest'ultima. Di conseguenza, il Fisco vince la causa e il dirigente deve pagare l'imposta e le spese legali.
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Addizionale Irpef su bonus e stock options: Fisco batte manager
L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione l'addizionale Irpef al 10% sui compensi variabili di un dirigente finanziario. Il contribuente sosteneva che l'imposta non fosse dovuta perché la sua retribuzione variabile non superava il triplo di quella fissa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che, a seguito delle modifiche normative del 2011, l'addizionale Irpef su bonus e stock options si applica sull'intero ammontare che eccede la parte fissa della retribuzione, a prescindere dal fatto che la componente variabile superi o meno il triplo di quella fissa. Di conseguenza, la sentenza d'appello favorevole al contribuente è stata cassata e la pretesa tributaria dell'amministrazione finanziaria è stata confermata.
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Addizionale Irpef sui bonus: colpiti anche i manager non vigilati
Un dirigente di una società di consulenza finanziaria ha impugnato il rifiuto al rimborso dell'addizionale Irpef sui bonus versata nel 2013. Il ricorrente sosteneva che la società non appartenesse al settore finanziario e che il bonus non superasse il triplo della retribuzione fissa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la nozione di settore finanziario ha un'accezione ampia e include le società di consulenza societaria e finanziaria, anche se non vigilate dalla Banca d'Italia. Inoltre, con l'introduzione del comma 2-bis all'art. 33 del D.L. 78/2010, per i compensi erogati dopo il 17 luglio 2011, l'addizionale del 10% si applica sull'intera quota di bonus che eccede la parte fissa della retribuzione, senza che sia più necessario il superamento della soglia del triplo.
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Imposta unica sulle scommesse: no al triplo forfettario nel 2015
Un bookmaker estero e il gestore di un centro scommesse locale hanno impugnato un avviso di accertamento per l'anno 2015 relativo all'imposta unica sulle scommesse. L'Agenzia delle Dogane aveva calcolato la tassa triplicando la raccolta media provinciale, applicando una norma del 2014. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno chiarito che la legge del 2015 ha rinviato l'applicazione di questo metodo di calcolo penalizzante al primo gennaio 2016. Di conseguenza, per l'anno 2015, l'ufficio tributario deve calcolare l'imposta basandosi sulle giocate effettive documentate o, in mancanza, sulla media provinciale semplice, senza triplicarla. La sentenza di secondo grado è stata annullata con rinvio per ricalcolare la somma dovuta.
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Condono fiscale: la cartella esattoriale salva l’ex socio
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato una cartella di pagamento a un'ex socia per debiti di una società di persone da cui era receduta anni prima. La contribuente ha impugnato l'atto e ha chiesto l'adesione al condono fiscale per chiudere la lite pendente. L'ufficio ha rifiutato la sanatoria, ritenendo la cartella un mero atto di riscossione non condonabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la cartella di pagamento, se costituisce il primo atto con cui viene comunicata la pretesa tributaria al contribuente, assume natura di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia è qualificabile come lite effettiva e dà diritto all'accesso al condono fiscale per estinguere il debito.
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Deduzione interessi passivi: il bivio tra cassa e competenza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deduzione interessi passivi effettuata negli anni 2005, 2006 e 2007. Tali interessi derivavano da una causa civile vinta da un appaltatore per lavori di ampliamento di un capannone. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto legittima la deduzione nel 2005, ritenendo che la certezza del costo fosse nata solo con la sentenza di condanna. La Corte di Cassazione ha parzialmente estinto il giudizio per gli anni 2005 e 2007 a causa di una definizione agevolata. Per l'anno 2006, ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che i giudici di merito avrebbero dovuto prima accertare la natura degli interessi (moratori o corrispettivi) per applicare il corretto criterio fiscale (cassa o competenza), cassando la sentenza con rinvio.
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Condono fiscale: decide il deposito, non la decisione interna
Il Contribuente impugna tre dinieghi di condono fiscale emessi dall'Amministrazione Finanziaria. L'ufficio riteneva che la lite non fosse più pendente poiché la decisione era stata deliberata dai giudici prima dell'entrata in vigore della legge di sanatoria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Contribuente. I giudici di legittimità chiariscono che una sentenza esiste giuridicamente solo dal momento del suo deposito ufficiale in cancelleria (pubblicazione) e non dalla semplice decisione interna (deliberazione). Di conseguenza, poiché il deposito è avvenuto dopo l'entrata in vigore della norma sul condono fiscale, la controversia doveva considerarsi ancora pendente. Il Contribuente ottiene così il diritto di accedere alla definizione agevolata della lite.
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Definizione agevolata: il silenzio del fisco salva il contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone e ai suoi soci maggiori ricavi e perdite indebite per l'anno 2000. Dopo l'annullamento degli atti nei primi gradi di giudizio, l'amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. Nel frattempo, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata per chiudere le pendenze tributarie, pagando le somme dovute o la prima rata. Poiché l'ufficio finanziario non ha notificato alcun diniego nei termini di legge e non è stata presentata istanza di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Il contribuente vince la causa, vedendo confermata la chiusura agevolata della lite fiscale.
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Definizione agevolata: il Fisco tace e il contribuente vince
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole a un contribuente in materia di IRPEF, IRAP e IVA. Nelle more del giudizio, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando la prima rata e depositando la relativa documentazione. L'amministrazione finanziaria non ha presentato obiezioni. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese di lite a carico di chi le ha anticipate. Il contribuente ottiene così la chiusura definitiva della pendenza tributaria.
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Addizionale sui bonus dei dirigenti: fisco batte manager
Un dirigente del settore finanziario ha richiesto il rimborso delle trattenute subite a titolo di addizionale del dieci per cento sui bonus percepiti nel 2012. Il contribuente sosteneva che l'imposta non fosse dovuta poiché la parte variabile della sua retribuzione non superava il triplo di quella fissa. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso, e la Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al lavoratore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che, per i compensi erogati dopo il 17 luglio 2011, l'addizionale sui bonus dei dirigenti si applica sull'intero ammontare che supera la retribuzione fissa. Non è più necessario che il compenso variabile superi il triplo di quello fisso, in quanto la nuova norma ha tacitamente abrogato il precedente limite più favorevole.
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Addizionale sui bonus: il Fisco perde per un errore di ricorso
Il caso riguarda la richiesta di rimborso presentata da un dirigente per le trattenute subite a titolo di addizionale sui bonus del dieci per cento sui compensi variabili eccedenti la parte fissa della retribuzione. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, ma i giudici di merito hanno accolto il ricorso del lavoratore per due motivi autonomi: l'azienda datrice di lavoro non operava nel settore finanziario e il compenso variabile non superava la soglia di legge. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contestando solo uno dei due motivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché, quando una sentenza si fonda su più ragioni autonome, l'impugnazione deve contestarle tutte per poter essere accolta. Vince quindi il contribuente, che ottiene il rimborso e il pagamento delle spese legali.
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Condono fiscale: chi chiude la lite perde il diritto al rimborso
Un lavoratore autonomo scomputava erroneamente nel 2007 alcune ritenute d'acconto relative a fatture incassate solo nel 2008. L'Agenzia delle Entrate recuperava la maggiore imposta. Il contribuente decideva di estinguere la lite per il 2007 aderendo a un condono fiscale. Successivamente, chiedeva il rimborso delle stesse ritenute per l'anno 2008, ritenendo che la definizione agevolata non coprisse l'annualità successiva. A seguito del silenzio-rifiuto dell'ufficio, impugnava il diniego. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'adesione al condono fiscale preclude definitivamente qualsiasi richiesta di rimborso collegata alla medesima contestazione, anche se riferita a un anno d'imposta differente. Vince l'Agenzia delle Entrate: il contribuente perde il diritto al rimborso e deve pagare le spese di giudizio.
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Addizionale sui bonus dei manager: il Fisco vince sul dirigente
Un dirigente del settore finanziario ha chiesto il rimborso delle trattenute subite sulla parte variabile dello stipendio, sostenendo che l'addizionale sui bonus dei manager del dieci per cento si applicasse solo se i premi superavano il triplo della retribuzione fissa. L'Agenzia delle Entrate ha invece ritenuto che, dopo le modifiche di legge del 2011, la tassa si applichi su qualsiasi somma variabile eccedente la paga base. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che la nuova norma ha ampliato la base imponibile. Di conseguenza, l'addizionale del dieci per cento si applica sull'intero ammontare del bonus che supera lo stipendio fisso, senza che sia necessario superare la soglia del triplo. Il ricorso del lavoratore è stato rigettato.
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Addizionale Irpef sui bonus: respinto il ricorso del manager
Un dirigente di una società di consulenza finanziaria ha chiesto il rimborso dell'addizionale Irpef sui bonus applicata sulla sua retribuzione variabile nel 2013. Il contribuente sosteneva che la tassa del 10% non fosse dovuta perché il bonus non superava il triplo dello stipendio fisso e perché la società datrice di lavoro non era un intermediario finanziario in senso stretto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riforma del 2011 ha eliminato la soglia del triplo, rendendo tassabile qualsiasi quota di bonus eccedente la retribuzione fissa. Inoltre, la Corte ha chiarito che la nozione di settore finanziario va intesa in senso ampio, includendo anche le società di consulenza finanziaria per prevenire politiche retributive speculative.
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Definizione agevolata: la cartella esattoriale non la blocca
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un contribuente il pagamento di ILOR e IRPEF per gli anni 1990 e 1991 tramite una cartella esattoriale emessa a seguito di controllo automatizzato. Il contribuente ha impugnato l'atto chiedendo l'applicazione della definizione agevolata per le liti pendenti. L'amministrazione finanziaria ha rifiutato la richiesta, sostenendo che la cartella esattoriale non fosse un atto impositivo ma una mera riscossione, esclusa dalla sanatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che anche la cartella emessa per controllo automatizzato, se rappresenta il primo atto con cui il fisco comunica la pretesa, ha natura impositiva ed è quindi ammessa alla definizione agevolata.
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Addizionale Irpef sui bonus: la Cassazione stoppa i manager
Un dirigente del settore finanziario ha chiesto il rimborso delle trattenute subite sui propri compensi variabili per gli anni 2014 e 2015. Il fisco aveva applicato l'addizionale Irpef sui bonus del 10% sulla quota eccedente lo stipendio fisso. Il lavoratore sosteneva che la tassa dovesse scattare solo se i bonus superavano il triplo dello stipendio fisso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che la riforma del 2011 ha modificato la legge: l'imposta si applica semplicemente su tutta la parte di bonus che supera la retribuzione fissa, senza che sia necessario superare la soglia del triplo. Di conseguenza, il fisco ha agito correttamente e il dirigente ha perso la causa, dovendo pagare anche le spese legali.
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Addizionale Irpef sui bonus: la Cassazione cancella i rimborsi
Una Dirigente del settore finanziario ha chiesto il rimborso delle trattenute subite sui propri premi di produzione per gli anni 2011 e 2012. La contribuente sosteneva che l'addizionale Irpef sui bonus del 10% non fosse dovuta, poiché la parte variabile della sua retribuzione non superava il triplo di quella fissa. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione finanziaria, stabilendo che, a partire dal 17 luglio 2011, la tassa si applica sull'intera quota di bonus che supera lo stipendio fisso ordinario. Non è più necessario che la retribuzione variabile superi il triplo di quella fissa, in quanto la nuova legge ha ampliato la base imponibile per aumentare il prelievo fiscale e scoraggiare compensi variabili sproporzionati nel settore finanziario.
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Addizionale Irpef sui bonus: fisco batte il manager in Cassazione
Un dirigente del settore finanziario ha chiesto il rimborso delle trattenute subite sui propri premi aziendali, sostenendo che l'addizionale Irpef sui bonus del 10% si applicasse solo se la parte variabile superava il triplo dello stipendio fisso. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione finanziaria. I giudici hanno stabilito che, a partire dal 17 luglio 2011, la tassa addizionale del 10% si applica sull'intero ammontare dei bonus che supera lo stipendio fisso, senza che sia più necessario superare la soglia del triplo. Di conseguenza, il ricorso del fisco è stato accolto e la richiesta di rimborso del lavoratore è stata definitivamente respinta.
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Addizionale Irpef settore finanziario anche per i consulenti
Un dirigente di una società di consulenza finanziaria ha chiesto il rimborso delle ritenute subite sui propri bonus, sostenendo che la società datrice di lavoro non appartenesse al settore finanziario poiché non iscritta all'albo degli intermediari e non vigilata da Banca d'Italia. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'addizionale Irpef settore finanziario del 10% si applica anche ai dirigenti di società di consulenza. La nozione di settore finanziario è infatti una clausola generale socio-economica ampia, volta a prevenire distorsioni di mercato legate a compensi variabili eccessivi, e non è limitata ai soli intermediari finanziari autorizzati. Il ricorso del contribuente è stato quindi definitivamente rigettato.
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