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Legge 98/2011

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542 provvedimenti

Obbligo iscrizione Gestione Separata: reddito basso non esclude i contributi
L'INPS ha proposto ricorso contro la decisione di un Tribunale che aveva escluso l'obbligo di un professionista di versare contributi alla Gestione Separata per l'anno 2010. La Corte d'Appello aveva confermato, ritenendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata scattasse solo con un reddito superiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che l'**obbligo iscrizione Gestione Separata** per chi svolge un'attività professionale abituale non dipende dal superamento della soglia di 5.000 euro. Questa soglia è rilevante solo per le attività occasionali. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione, basata sul carattere abituale o meno dell'attività, indipendentemente dal reddito.
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Reddito sotto 5000€: Nessun Obbligo iscrizione Gestione Separata INPS
Un Avvocato, iscritto all'Albo Forense ma non alla Cassa Forense, non ha versato contributi alla Gestione Separata INPS per redditi inferiori a 5.000 euro, qualificando la sua attività come occasionale. L'INPS ha contestato l'assenza di un obbligo di iscrizione alla Gestione Separata, sostenendo l'abitualità dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'INPS, confermando che un reddito annuo sotto i 5.000 euro è un forte indicatore di attività non abituale. L'onere di provare l'abitualità ricadeva sull'INPS, che non ha fornito prove sufficienti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Prescrizione contributi Gestione Separata e proroghe
L'ente previdenziale ha richiesto a una libera professionista il versamento dei contributi previdenziali relativi all'anno d'imposta 2009. La contribuente ha eccepito l'estinzione del credito, sostenendo che il termine quinquennale fosse scaduto prima della notifica della richiesta di pagamento. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione della lavoratrice, fissando la scadenza ordinaria al 16 giugno 2010 e considerando tardivo l'atto notificato il 30 giugno 2015. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che la proroga fiscale estende la scadenza del debito al 6 luglio 2010 per i soggetti legati a studi di settore. Di conseguenza, la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dal termine prorogato, rendendo tempestiva la richiesta inviata entro il quinquennio.
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Gestione Separata INPS: contributi dovuti anche sotto 5000 euro
L'INPS ha chiesto il pagamento di contributi previdenziali a un avvocato iscritto all'albo ma non versante alla Cassa Forense. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta dell'ente, ritenendo che il reddito annuo del professionista, inferiore a 5.000 euro, escludesse la continuità e qualificasse il lavoro come occasionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione stabilendo un principio chiaro. La soglia dei 5.000 euro riguarda esclusivamente il lavoro autonomo occasionale. Quando l'esercizio della professione possiede il carattere dell'abitualità, scatta l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS, a prescindere dall'entità del guadagno conseguito. L'ente previdenziale ha vinto il ricorso e i giudici d'appello dovranno riesaminare il fatto per verificare la presenza dell'abitualità.
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Iscrizione Gestione Separata INPS: stop alle pretese
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi arretrati e l'Iscrizione Gestione Separata INPS a un professionista iscritto all'Albo degli Avvocati, ma esonerato dall'iscrizione alla Cassa Forense. L'ente previdenziale sosteneva che la titolarità di una Partita IVA e l'iscrizione all'albo dimostrassero l'esercizio abituale della professione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di versamento sorge soltanto in presenza di un'attività svolta con carattere di abitualità. L'iscrizione all'albo e la Partita IVA rappresentano semplici indizi e non provano automaticamente la continuità del lavoro, specialmente di fronte a redditi annui inferiori a 5.000 euro. L'INPS avrebbe dovuto fornire prove concrete del lavoro abituale. L'ente previdenziale è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Prescrizione contributi INPS: l’omissione non è occultamento doloso
L'INPS ha contestato a un Lavoratore il mancato versamento di contributi per l'anno 2010. La Corte d'Appello ha dichiarato il credito prescritto, poiché il termine per la Prescrizione contributi INPS era scaduto. L'INPS ha sostenuto che la mancata compilazione del "Quadro RR" nella dichiarazione dei redditi da parte del Lavoratore costituisse un occultamento doloso del debito, tale da sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'INPS. Ha ribadito che la semplice omissione del Quadro RR non configura automaticamente un occultamento doloso. Per la sospensione della prescrizione, il debitore deve aver reso impossibile, non solo difficile, l'azione del creditore.
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Prescrizione contributi Gestione Separata e proroghe
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi non versati per l'anno 2009. Il giudice d'appello aveva dichiarato estinto il debito per decorso del termine quinquennale, individuando la scadenza originaria al 16 giugno 2010 e ritenendo tardiva la notifica dell'avviso inviata il 30 giugno 2015. L'ente ha impugnato la decisione sostenendo l'efficacia della proroga dei versamenti tributari stabilita con decreto al 6 luglio 2010. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente: la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dall'effettiva scadenza legale prorogata, rendendo tempestiva la richiesta di pagamento e annullando l'estinzione del credito.
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Iscrizione Gestione Separata: Abitualità vince sul Reddito Minimo
L'INPS ha contestato a un professionista l'omessa iscrizione alla Gestione Separata per attività professionale. I giudici di merito avevano escluso l'obbligo, ritenendo l'attività non abituale e il reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha chiarito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata sorge per l'esercizio abituale di un'attività professionale, indipendentemente dal reddito. La soglia dei 5.000 euro rileva solo per le attività occasionali. La sentenza sottolinea che l'abitualità è una scelta del professionista, non una conseguenza del reddito. Il caso torna alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Retrodatazione Economica Inquadramento: Lavoro Effettivo vs. Aspettativa
Una Lavoratrice ha chiesto la retrodatazione economica del suo inquadramento in una categoria superiore (D3/D5) dal 1999, anziché dal 2005. Aveva partecipato a un concorso interno, poi annullato per incostituzionalità della legge regionale. Successive leggi regionali hanno sanato la sua posizione, riconoscendo l'inquadramento giuridico dal 1999 ma quello economico solo dal 2005, data di sottoscrizione del nuovo contratto. La Corte d'Appello ha negato la retrodatazione economica completa, ritenendo che il diritto alla retribuzione superiore sorgesse solo con l'effettivo svolgimento delle mansioni. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che l'annullamento del concorso e la mancanza di effettivo svolgimento delle mansioni superiori giustificano la decorrenza economica dal 2005.
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Cancellazione elenchi braccianti agricoli: no alla decadenza
Gli eredi di un lavoratore agricolo hanno impugnato il disconoscimento delle giornate lavorative svolte dal loro familiare. L'ente previdenziale aveva comunicato il provvedimento nel 2008 e l'interessato aveva avviato la procedura amministrativa. Successivamente, la famiglia ha presentato ricorso al giudice del lavoro. I giudici territoriali avevano dichiarato la causa inammissibile per il decorso del termine di decadenza di 120 giorni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso degli eredi contro la cancellazione elenchi braccianti agricoli. La Corte ha chiarito che la norma sulla decadenza e stata temporaneamente abrogata tra la fine del 2008 e la meta del 2011. La causa, proposta nel 2010, era quindi tempestiva. La sentenza e stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Iscrizione Gestione separata INPS: stop ai contributi senza prova
L'INPS ha richiesto ad un avvocato il versamento dei contributi previdenziali relativi all'anno 2009, imponendo l'iscrizione Gestione separata INPS. Il professionista, pur essendo iscritto all'Albo, non era iscritto alla Cassa Forense per via del reddito annuo inferiore alla soglia di 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'obbligo contributivo nasce solo in presenza di un esercizio abituale della professione. L'ente previdenziale ha l'onere di provare la continuità dell'attività svolta, poiché l'iscrizione all'Albo non genera alcuna presunzione automatica di abitualità. Essendo l'accertamento dell'abitualità una questione di fatto non dimostrata dall'Istituto, i contributi pretesi non sono dovuti e l'INPS è stato condannato alle spese di giudizio.
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Sospensione dei termini di impugnazione: appello del Fisco valido
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato l'annullamento di un avviso di accertamento emesso nei confronti di un contribuente. I giudici d'appello avevano dichiarato il gravame inammissibile per tardività, considerando scaduto il termine annuale ordinario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria chiarendo le regole sul computo dei tempi processuali. Nelle liti definibili in via agevolata sotto la soglia di ventimila euro, la sospensione straordinaria di legge estende la scadenza. Il periodo feriale del primo anno resta assorbito dalla sospensione speciale, mentre la sospensione feriale dell'anno successivo si applica regolarmente se cade dopo la ripresa del conteggio. La sospensione dei termini di impugnazione ha reso l'appello pienamente tempestivo, portando alla cassazione della pronuncia con rinvio al giudice tributario di secondo grado.
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Prescrizione Contributi Gestione Separata: La Cassazione ribalta l’INPS
Una professionista fu iscritta d'ufficio alla Gestione Separata dell'Ente Previdenziale per l'attività del 2011. L'Ente le richiese contributi con un avviso di addebito notificato il 25 agosto 2017. La Corte d'Appello aveva ritenuto non prescritti i contributi, fissando il dies a quo della prescrizione contributi Gestione Separata alla data di presentazione della dichiarazione dei redditi (27 settembre 2012). La Cassazione ha invece stabilito che il termine di prescrizione quinquennale inizia dalla scadenza del termine per il pagamento dei contributi, considerando anche eventuali differimenti. Pertanto, la pretesa contributiva dell'Ente Previdenziale è prescritta.
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Prescrizione contributi previdenziali: vale d’ufficio nel rinvio
L'Ente Previdenziale pretendeva il pagamento di somme arretrate da un libero professionista iscritto alla gestione separata. Il Professionista eccepiva la prescrizione contributi previdenziali durante il giudizio di riassunzione, ma i giudici d'appello ritenevano l'istanza tardiva. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale conclusione, accogliendo le tesi del lavoratore. La Suprema Corte ha stabilito che il decorso del tempo estingue i debiti contributivi in modo automatico. Tale meccanismo opera di diritto e sottrae la materia alla disponibilità delle parti. Il giudice può quindi rilevare d'ufficio l'estinzione del debito anche nel giudizio di rinvio, cancellando pretese economiche ormai scadute.
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Prescrizione contributi INPS: il rinvio dei termini sposta la decorrenza
L'INPS ha contestato la decisione di un Tribunale che aveva dichiarato prescritti i contributi previdenziali dovuti da una Lavoratrice per l'anno 2009, relativi alla Gestione Separata. La Corte d'Appello aveva ritenuto che il termine di prescrizione fosse scaduto. L'INPS ha sostenuto che il DPCM 10.6.2010 aveva posticipato la scadenza per il pagamento di tali contributi al 6 luglio 2010, rendendo il credito non prescritto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che il termine di prescrizione contributi INPS per il 2009 doveva decorrere dalla nuova scadenza stabilita dal DPCM, cioè il 6 luglio 2010, e che tale differimento si applicava a tutti i contribuenti che esercitavano attività economiche per le quali erano stati elaborati gli studi di settore, anche se non assoggettati a tale regime. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
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Proroghe fiscali e prescrizione contributi Gestione Separata
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei versamenti previdenziali per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito l'estinzione del debito per decorso del termine quinquennale, sostenendo che la scadenza originaria fosse fissata al 16 giugno 2010 e la richiesta notificata il 30 giugno 2015. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che il termine di pagamento per i soggetti assoggettabili a studi di settore era stato prorogato al 6 luglio 2010 tramite decreto governativo. Di conseguenza, il calcolo della prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla data prorogata e la notifica dell'ente è pienamente tempestiva ed efficace.
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Notifica della cartella di pagamento: ricorso nullo senza prove
Una società contribuente ha impugnato una cartella esattoriale emessa per il recupero di spese di giustizia, sostenendo la totale inesistenza della notifica della cartella di pagamento e chiedendo la definizione agevolata della lite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. La contribuente non ha allegato né trascritto nel ricorso la relata di notifica contestata, violando il principio di autosufficienza. I giudici hanno confermato la piena validità della notificazione postale e la tardività dell'impugnazione originaria, condannando l'azienda al pagamento delle spese processuali.
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Iscrizione Gestione Separata: reddito basso non basta all’INPS
L'INPS ha richiesto l'Iscrizione Gestione Separata per un'Avvocata che, pur iscritta all'Albo, aveva dichiarato un reddito professionale inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello aveva escluso l'obbligo, ritenendo l'attività occasionale. La Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'INPS. Ha ribadito che l'obbligo di Iscrizione Gestione Separata dipende dall'abitualità dell'attività, non solo dal reddito. L'INPS non ha provato l'abitualità, e il principio di non contestazione non si applica a valutazioni complesse.
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Nullità Assunzione Pubblico Impiego: Concorso Illegittimo, Posizione Non Consolidata
Una Lavoratrice, assunta come dirigente in un'Agenzia Regionale tramite concorso interno, ha visto la norma del concorso dichiarata incostituzionale. Dopo la soppressione dell'Agenzia e il suo transito alla Regione, la Lavoratrice ha chiesto la ricostituzione del rapporto dirigenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando la nullità assunzione pubblico impiego basata su legge incostituzionale. La sentenza ha chiarito che gli effetti di tale nullità retroagiscono, impedendo la consolidazione di posizioni illegittime, pur salvaguardando le retribuzioni già percepite.
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Gestione Separata INPS: Reddito Basso non Esclude l’Obbligo Contributivo
L'Ente Previdenziale ha contestato la decisione di un tribunale che esonerava un'Avvocata dal versare contributi alla Gestione Separata INPS per il 2010, poiché il suo reddito era inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello aveva ritenuto che il superamento di questa soglia fosse un requisito per l'iscrizione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale. Ha chiarito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per i professionisti senza cassa propria dipende dalla natura *abituale* dell'attività, non dal superamento della soglia di 5.000 euro, che rileva solo per il lavoro *occasionale*. La sentenza è stata annullata e rinviata per una nuova valutazione sull'abitualità dell'attività.
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