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Legge 98/2011 — Anno 2022

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153 provvedimenti

Altri anni per Legge 98/2011

Giudicato esterno tributario: l’attività “originaria” vale per più anni
Un Contribuente ha richiesto un regime fiscale agevolato per la sua attività avviata nel 2012, ma l'Agenzia delle Entrate ha negato l'agevolazione per l'anno 2013, sostenendo che l'attività fosse una mera prosecuzione di precedenti lavori, non un'attività "originaria". La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. Ha stabilito che un precedente giudicato esterno, relativo all'anno 2012, aveva già riconosciuto l'attività come "originaria" e quindi idonea al regime agevolato. Questo giudicato è vincolante anche per l'anno 2013, poiché la natura "originaria" dell'attività rappresenta un elemento tendenzialmente permanente della fattispecie tributaria.
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Prescrizione contributi Gestione separata: stop pretese INPS
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un libero professionista il versamento dei contributi relativi alla Gestione separata per l'anno 2007 tramite avviso di pagamento. Il professionista ha impugnato la richiesta eccependo l'estinzione del credito. L'ente creditore ha sostenuto che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione fiscale costituisse un occultamento doloso del debito, capace di bloccare il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, confermando l'avvenuta prescrizione contributi Gestione separata. I giudici hanno stabilito che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro fiscale e la volontà di frodare l'ente previdenziale.
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Gestione Separata INPS: Omissione o Evasione? La Cassazione Riapre il Caso
Un Professionista riceve dall'INPS un avviso di addebito per contributi non versati alla Gestione Separata INPS. La Corte d'Appello aveva stabilito l'obbligo di iscrizione, ma aveva qualificato il mancato versamento come semplice omissione contributiva, non evasione. L'INPS ricorre, sostenendo l'evasione. Il Professionista, a sua volta, contesta la prescrizione e la soglia di reddito per l'obbligo contributivo. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza di una recente pronuncia della Corte Costituzionale sulla Gestione Separata INPS e le sanzioni per i professionisti, decide di rimettere la causa alla sezione ordinaria per un esame più approfondito, data la complessità della questione.
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Definizione agevolata della lite tributaria e calcolo
L'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente maggiori redditi da presunti proventi illeciti e da movimentazioni bancarie non giustificate. La Commissione Tributaria Regionale annullava la pretesa fiscale sui proventi illeciti. Il Fisco accettava questa decisione e ricorreva per Cassazione solo sui movimenti bancari. Il contribuente chiedeva la definizione agevolata della lite tributaria calcolando l'importo ridotto al 5% esclusivamente sulla quota ancora pendente. L'Ufficio rigettava l'istanza, pretendendo il calcolo sull'intero debito originario e al 15%. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del contribuente, annulla il diniego del Fisco e dichiara estinto il giudizio.
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Ricalcolo della pensione: la decadenza non cancella il diritto
Un pensionato ha citato l'ente previdenziale per ottenere il ricalcolo della pensione mediante la neutralizzazione di contributi sfavorevoli e il recupero delle differenze arretrate. I giudici d'appello hanno respinto integralmente la domanda, ritenendo l'azione decaduta per il decorso di oltre tre anni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. Il principio stabilito chiarisce che la decadenza triennale non cancella l'intero diritto alla rideterminazione dell'assegno, ma colpisce esclusivamente i singoli ratei maturati oltre i tre anni precedenti al deposito del ricorso giudiziario.
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Prescrizione contributi Gestione separata: stop a richieste INPS
L'Ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi dovuti per l'anno 2005. L'istituto ha notificato la richiesta di versamento oltre i cinque anni dalla scadenza del termine di pagamento. L'ente pubblico sosteneva che la mancata compilazione del quadro dedicato nella dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere il decorso del tempo. I giudici di merito hanno respinto la pretesa dell'istituto e la Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa. La Suprema Corte ha chiarito che il termine per la prescrizione contributi Gestione separata decorre dalla scadenza originaria di pagamento e non subisce sospensioni automatiche per la sola omessa compilazione dichiarativa.
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Gestione separata INPS: contributi dovuti ma credito prescritto
L'ente di previdenza ha preteso contributi arretrati per l'anno 2009 tramite l'iscrizione d'ufficio di una professionista alla Gestione separata INPS. La contribuente svolgeva attività legale unitamente all'insegnamento e non versava contributi alla cassa professionale di categoria. I giudici di merito hanno accertato la tempestiva prescrizione del credito contributivo, individuando il termine iniziale di decorrenza nel 16 giugno 2010 ed escludendo differimenti fiscali per i contribuenti nel regime dei minimi. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione contestando l'assenza dell'obbligo contributivo invece del reale motivo della decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché non ha contestato la prescrizione, confermando la piena vittoria della professionista.
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Prescrizione contributi Gestione Separata tra ritardi e Quadro RR
L'Ente Previdenziale richiedeva a una professionista il versamento dei contributi per l'anno 2009. La lavoratrice eccepiva la prescrizione quinquennale del credito, poiché la richiesta era giunta oltre il termine di cinque anni dalla scadenza del pagamento. L'Ente sosteneva che l'omessa compilazione del Quadro RR integrasse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente. I giudici hanno confermato che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza del termine di versamento. Inoltre, la mancata compilazione del quadro previdenziale non costituisce occultamento doloso se i redditi risultano regolarmente dichiarati nel modello fiscale generale, potendo l'Ente effettuare i dovuti controlli.
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Chiusura liti pendenti: la trattativa non salva dal diniego
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un commerciante per il recupero di tributi non versati. Il contribuente ha presentato istanza di accertamento con adesione e, successivamente, ha depositato domanda di condono per la chiusura liti pendenti. L'amministrazione finanziaria ha respinto la richiesta di definizione agevolata per l'assenza di un ricorso giudiziale notificato entro la data limite stabilita dalla legge. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'appello del contribuente, equiparando la pendenza del termine per impugnare a una lite pendente. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto e ha respinto la domanda del contribuente. I giudici hanno chiarito che l'accesso alla sanatoria richiede la formale instaurazione del contenzioso in tribunale e che la semplice trattativa amministrativa non configura una lite pendente.
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Gestione Separata INPS: contributi e prescrizione al vaglio
Un avvocato ha impugnato la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale relativa ai contributi dell'anno 2009. Il professionista ha sostenuto l'avvenuta prescrizione del debito e l'assenza del requisito di abitualità per redditi inferiori alla soglia minima. I giudici di secondo grado hanno invece ritenuto legittima l'iscrizione alla Gestione Separata INPS e hanno escluso la prescrizione, qualificando l'omessa compilazione del quadro RR come doloso occultamento del credito. La Suprema Corte di Cassazione, esaminando i motivi di ricorso e considerando la fondamentale sentenza della Corte Costituzionale in materia di sanzioni previdenziali, ha disposto il rinvio della controversia alla sezione ordinaria per una decisione definitiva e approfondita sul caso.
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Gestione Separata INPS: contributi dovuti e prescrizione
Un avvocato ha impugnato la richiesta di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 avanzata dall'ente previdenziale. Il professionista sosteneva l'insussistenza dell'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e l'intervenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo contributivo. I giudici hanno chiarito che i versamenti solidaristici alla Cassa di categoria non escludono la tutela previdenziale generale. La Suprema Corte ha inoltre respinto la tesi della prescrizione quinquennale, stabilendo che il differimento dei termini di versamento stabilito con decreto ministeriale sposta in avanti il momento iniziale del decorso dei termini di pagamento.
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Gestione separata INPS: proroghe fiscali e redditi minimi
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una libera professionista il versamento dei contributi previdenziali per la Gestione separata INPS relativi ad annualità pregresse. La lavoratrice ha contestato la richiesta eccependo la prescrizione dei crediti e l'esenzione dal versamento per aver prodotto un reddito inferiore a cinquemila euro. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione della professionista. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'Istituto. La Suprema Corte ha chiarito che i decreti di proroga fiscale spostano in avanti anche il termine iniziale della prescrizione contributiva. Inoltre, il reddito modesto non dimostra da solo l'occasionalità del lavoro se sussistono elementi presuntivi di abitualità professionale come la partita IVA e l'iscrizione all'albo.
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Gestione Separata INPS: il basso reddito non esclude i contributi
L'INPS ha notificato un avviso di addebito a una professionista iscritta all'albo ma non alla cassa autonoma di categoria, chiedendo il versamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. I giudici di merito hanno annullato la richiesta contributiva, ritenendo l'attività priva del carattere di abitualità poiché il reddito dichiarato risultava inferiore alla soglia legale di cinquemila euro. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando il possesso della partita IVA da parte della lavoratrice. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS non decade automaticamente per il solo basso reddito, ma richiede una valutazione concreta degli elementi di fatto dell'attività.
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Iscrizione alla Gestione separata: stop a pretese su redditi minimi
L'Ente previdenziale ha richiesto i contributi a un libero professionista legale per l'anno 2011, sostenendo l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata per il solo fatto di possedere la partita IVA ed essere iscritto all'albo. Il professionista ha contestato la pretesa avendo percepito compensi inferiori a cinquemila euro, insufficienti per l'iscrizione alla cassa professionale di categoria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente. I giudici hanno stabilito che l'iscrizione all'albo non genera un automatismo sull'abitualità dell'attività. Il giudice di merito può valutare il reddito esiguo come elemento concreto per escludere l'esercizio abituale della professione, liberando il professionista dal pagamento dei contributi richiesti.
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Gestione Separata INPS: contributi dovuti ma sanzioni annullate
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento di contributi e sanzioni per l'anno 2009 tramite iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS, non avendo il legale raggiunto i requisiti reddituali per l'iscrizione alla Cassa Forense. Il professionista ha impugnato la richiesta eccependo la prescrizione del credito, l'errata base imponibile e l'illegittimità delle sanzioni per incertezza della legge. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo contributivo sull'intero reddito prodotto e la tempestività della richiesta dell'ente, ma ha accolto il ricorso sulle sanzioni civili: per i periodi anteriori al 2011 le sanzioni non sono dovute.
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Abuso d’ufficio: reato prescritto ma risarcimento confermato
Un funzionario comunale ha negato l'autorizzazione per installare distributori automatici di carburante a una società concorrente. L'imputato era socio di una ditta di famiglia che gestiva l'unico impianto analogo nel territorio comunale, garantendosi un regime di monopolio. La Corte d'Appello lo aveva condannato per il reato di abuso d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accertato che il dovere di astensione per conflitto di interessi sussisteva pienamente. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il reato estinto per intervenuta prescrizione, poiché il termine massimo di legge è decorso prima del verdetto d'appello. Resta però confermata la condanna del funzionario al risarcimento di tutti i danni patrimoniali in favore della parte civile.
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Sospensione dei termini di impugnazione tra rigetto e rinvio
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per imposte non versate relative all'anno 1991. Il contribuente ha vinto in primo grado e i giudici regionali hanno poi dichiarato inammissibile l'appello fiscale per presunta tardività. Il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sospensione dei termini di impugnazione, introdotta per favorire la chiusura agevolata delle liti minori, rendeva tempestivo il proprio atto. La Suprema Corte ha rilevato la complessità del calcolo processuale e ha rimesso la causa alla Sezione Tributaria ordinaria.
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Cancellazione elenco braccianti agricoli: notifiche web al bivio
Una lavoratrice ha impugnato la decisione che confermava la sua cancellazione dall'elenco dei braccianti agricoli per l'anno 2008 e il conseguente recupero dell'indennità di disoccupazione da parte dell'Ente Previdenziale. La Corte d'Appello aveva ritenuto tardivo il ricorso della donna, considerando valida la notifica telematica della cancellazione avvenuta online nel 2016. La lavoratrice ha contestato l'applicazione di questa modalità digitale a annualità precedenti alla legge che l'ha introdotta. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti su questa specifica questione di rilevante importanza, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questo provvedimento, i giudici hanno deciso di non definire subito la causa, ma di rimettere la discussione alla sezione ordinaria per un esame approfondito. La decisione finale stabilirà se la cancellazione elenco braccianti agricoli possa essere notificata online anche per il passato.
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Iscrizione gestione separata: niente contributi sotto i 5000 euro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale contro una professionista. L'ente pretendeva il pagamento di contributi e sanzioni per gli anni 2009 e 2010. La professionista aveva prodotto un reddito inferiore a 5.000 euro, dimostrando il carattere occasionale della sua attività. La Suprema Corte ha chiarito che l'iscrizione gestione separata richiede il requisito dell'abitualità dell'attività professionale. Il basso reddito costituisce un valido indizio della mancanza di abitualità, escludendo l'obbligo contributivo se l'ente non prova il contrario. Di conseguenza, la professionista non deve pagare i contributi richiesti.
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Gestione separata INPS: albo attivo ma zero contributi
Una commercialista, iscritta all'albo ma non alla cassa previdenziale di categoria, ha ricevuto dall'INPS una richiesta di iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per l'anno 2011, nonostante avesse percepito un reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello ha ritenuto l'attività occasionale e non dovuti i contributi. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'iscrizione all'albo e la partita IVA dimostrassero l'abitualità dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS richiede l'abitualità dell'attività, che va accertata caso per caso senza automatismi. Un reddito sotto i 5.000 euro è un indizio di occasionalità che l'ente previdenziale deve smentire con prove concrete. La professionista vince definitivamente la causa.
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