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Legge 92/2012

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526 provvedimenti

Reiterazione contratti a termine: la decadenza
Un lavoratore ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per l'abusiva reiterazione di contratti a termine per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un principio fondamentale: in caso di reiterazione di contratti a termine, il termine di decadenza per l'impugnazione decorre dalla cessazione dell'ultimo contratto. Tuttavia, nel caso specifico, il lavoratore non aveva rispettato nemmeno questo termine, portando all'inammissibilità della sua domanda.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato un licenziamento disciplinare di una dipendente per aver divulgato informazioni aziendali riservate. Il ricorso è stato respinto perché ritenuto generico e non specifico nel contestare le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che una direttiva aziendale scritta prevale su eventuali prassi informali e che l'esito di un procedimento penale non vincola il giudice civile, che valuta autonomamente la condotta ai fini del rapporto di lavoro.
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Licenziamento autoferrotranvieri: vige R.D. 148/1931
La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento di un dipendente di un'azienda di trasporto pubblico, stabilendo la persistente validità della procedura disciplinare speciale prevista dal R.D. n. 148/1931. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto tale normativa abrogata. La Cassazione ha chiarito che l'omissione della procedura, in particolare il mancato coinvolgimento del Consiglio di Disciplina, determina la nullità del provvedimento espulsivo. La sentenza sottolinea come la normativa speciale, più garantista per il lavoratore, prevalga sulla disciplina generale. Il caso riguarda un licenziamento autoferrotranvieri per presunto abuso di permessi.
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NASpI e nuovo lavoro: conta la durata effettiva
Un lavoratore in NASpI accetta un contratto di 12 mesi ma viene licenziato dopo 5 mesi. L'ente previdenziale revoca il sussidio, ma la Corte di Cassazione interviene stabilendo un principio chiave: ai fini della compatibilità tra NASpI e nuovo lavoro, si deve considerare la durata effettiva del rapporto e non quella pattuita. Se il lavoro cessa prima dei sei mesi, la prestazione va solo sospesa e non revocata.
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Inquadramento superiore: quando le mansioni contano
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due lavoratrici a un inquadramento superiore, stabilendo che la valutazione deve basarsi sulle mansioni effettivamente svolte secondo le declaratorie del contratto collettivo, e non sulla denominazione o presunta semplicità della struttura organizzativa in cui operano. La Corte ha rigettato l'argomento della società datrice di lavoro, secondo cui una distinzione non formalizzata tra diverse tipologie di sale operative potesse giustificare un inquadramento inferiore. È stato inoltre confermato che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19256/2025, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che contestava l'abusiva reiterazione di contratti a termine con la Pubblica Amministrazione per oltre vent'anni. La Corte ha stabilito che la decadenza contratti a termine, prevista dall'art. 32 della L. 183/2010, si applica anche alle azioni volte a far valere il superamento del limite massimo di 36 mesi. Per interrompere la decadenza, è sufficiente impugnare tempestivamente l'ultimo contratto della serie, poiché tale atto permette di considerare l'intera sequenza contrattuale come prova dell'abuso. Nel caso specifico, non essendo stato impugnato nemmeno l'ultimo contratto nei termini di legge, la domanda è stata dichiarata inammissibile.
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Grave insubordinazione: l’insulto giustifica il licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice per grave insubordinazione. Il caso riguardava un singolo episodio in cui la dipendente aveva rivolto un epiteto offensivo al proprio superiore. La Corte ha stabilito che un atto di tale gravità, avvenuto in un contesto di dissenso lavorativo e davanti a terzi, è sufficiente a ledere irrimediabilmente il vincolo fiduciario, rendendo superflua la valutazione di altri elementi come la reiterazione della condotta.
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Inquadramento superiore: le mansioni prevalgono
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un lavoratore all'inquadramento superiore, stabilendo che la valutazione deve basarsi sulle mansioni concretamente svolte e non sulla denominazione o complessità della struttura aziendale. La sentenza rigetta l'appello di una società che distingueva tra diverse tipologie di sale operative senza un supporto normativo o contrattuale. Viene inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto di lavoro, a causa della ridotta stabilità introdotta dalle recenti riforme.
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Indennità di disoccupazione: quando si perde il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il diritto all'indennità di disoccupazione cessa nel momento in cui il lavoratore matura i requisiti per la pensione di vecchiaia, a prescindere dalla data di effettiva erogazione del trattamento pensionistico. Di conseguenza, le somme percepite dopo tale momento sono considerate indebite e l'ente previdenziale ha il diritto di recuperarle, anche mediante trattenute dirette sulla pensione, nel limite di un quinto dell'importo.
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Eccezione di estinzione: l’ordinanza di rigetto
Un lavoratore, licenziato per giusta causa, ha visto il suo giudizio di opposizione estinguersi per un vizio di notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo un importante principio processuale: l'ordinanza che rigetta una eccezione di estinzione non ha natura di sentenza definitiva. Pertanto, è un provvedimento revocabile dal giudice e la questione può essere riproposta in appello senza necessità di una specifica riserva di gravame. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibile il motivo relativo alla rimessione in termini per presunta impossibilità tecnica di notifica.
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Licenziamento per recidiva: quando è illegittimo?
Un lavoratore veniva licenziato per giusta causa a seguito di plurime contestazioni disciplinari. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che confermava il licenziamento per recidiva. La Cassazione ha riscontrato una grave contraddittorietà nella motivazione della sentenza di secondo grado, la quale da un lato lamentava la mancata ammissione di prove e dall'altro riteneva provati i fatti senza tali prove, violando il diritto di difesa del lavoratore. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Obbligo di fedeltà del lavoratore: i limiti del divieto
Un lavoratore è stato licenziato per giusta causa per aver svolto attività per altre società. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo la sanzione sproporzionata. La Corte ha chiarito i confini dell'obbligo di fedeltà del lavoratore, affermando che la condotta, sebbene disciplinarmente rilevante, non era così grave da giustificare la risoluzione del rapporto, soprattutto in assenza di un danno effettivo per il datore di lavoro e considerato il tempo trascorso dai fatti.
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Giudizio di rinvio: i poteri del giudice
Un lavoratore impugna il licenziamento, sostenendo di avere un unico rapporto di lavoro con due società distinte (codatorialità). La Corte d'Appello, in sede di giudizio di rinvio, nega la codatorialità e rigetta la domanda. La Cassazione cassa nuovamente la sentenza, affermando che il giudice del rinvio ha omesso di valutare la legittimità del licenziamento anche nei confronti della singola società, come invece era stato richiesto dalla precedente pronuncia. Viene così chiarito che il giudizio di rinvio deve attenersi scrupolosamente ai principi di diritto e alle indagini indicate dalla Suprema Corte.
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Rifiuto del lavoratore: quando è legittimo?
Una società ha licenziato una dipendente per giusta causa dopo il suo rifiuto di prendere servizio in una nuova sede con mansioni inferiori. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo il rifiuto del lavoratore una reazione proporzionata e legittima (ai sensi dell'art. 1460 c.c.) a fronte di una serie di gravi e continui inadempimenti da parte del datore di lavoro, tra cui il demansionamento, un precedente trasferimento illegittimo e il mancato pagamento di retribuzioni. La Corte ha chiarito che per valutare la proporzionalità della reazione, il giudice deve considerare la condotta datoriale nel suo complesso.
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Sanzione sproporzionata: no al licenziamento del medico
Un'anestesista è stata licenziata per giusta causa dopo aver rifiutato un ordine verbale di assistere a un intervento urgente, chiedendo un ordine scritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, ritenendo la sanzione sproporzionata rispetto alla condotta. L'analisi ha considerato il contesto lavorativo teso, la professionalità della lavoratrice e la reale non urgenza del caso, concludendo che una sanzione conservativa sarebbe stata più adeguata.
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Lavoro subordinato: quando due società sono un unico datore
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha riconosciuto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a favore di un medico, formalmente legato da contratti di collaborazione con una società. La Suprema Corte ha ritenuto che due distinte società costituissero un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, data l'unicità della struttura organizzativa e l'interesse comune, condannandole in solido alla reintegrazione e al risarcimento del danno. Viene ribadito il principio della prevalenza della sostanza sulla forma nella qualificazione del rapporto di lavoro.
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Contratto a progetto: quando la conversione è automatica
Un lavoratore assunto con un contratto a progetto come "venditore all'ingrosso" ha ottenuto la conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9483/2019, ha stabilito che la mancanza di uno specifico progetto nel contratto determina la sua conversione automatica (ope legis). Questa sanzione opera come una presunzione assoluta, rendendo irrilevante l'eventuale autonomia del lavoratore nello svolgimento delle sue mansioni.
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Somministrazione irregolare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9265/2019, affronta un caso di somministrazione irregolare. Una lavoratrice aveva ottenuto in primo e secondo grado la conversione del suo contratto a tempo indeterminato presso l'azienda utilizzatrice, poiché la causale, legata a 'punte di intensa attività', era stata ritenuta troppo generica e non provata. La Cassazione conferma la conversione del rapporto ma cassa la sentenza sulla parte economica, stabilendo che al lavoratore spetta l'indennità risarcitoria onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della L. 183/2010 e non l'integrale pagamento delle retribuzioni perse.
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Contratto a termine illegittimo: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8385/2019, stabilisce che in caso di contratto a termine illegittimo, la conversione in rapporto a tempo indeterminato ha effetto retroattivo ('ex tunc'). Al lavoratore spetta sia un'indennità onnicomprensiva per il periodo tra la scadenza del termine e la sentenza, sia il diritto alla riammissione e alle retribuzioni maturate dalla data della sentenza in poi, poiché il rapporto di lavoro si considera mai interrotto.
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Sospensione sentenza lavoristica: quando è negata?
Una società ha richiesto la sospensione di una sentenza lavoristica di primo grado che ordinava la reintegrazione di una dipendente, a seguito di un licenziamento ritenuto ritorsivo. L'azienda ha motivato la richiesta con il rischio di un grave danno economico. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'istanza di sospensione, ritenendo che la vicinanza dell'udienza di merito rendesse non necessario un provvedimento cautelare urgente.
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