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Legge 92/2012

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526 provvedimenti

Termine impugnazione Cassazione: Rito Fornero e PEC
Un lavoratore, licenziato per giustificato motivo oggettivo a seguito di un'operazione di esternalizzazione, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La sentenza chiarisce che, nel Rito Fornero, il termine impugnazione Cassazione di 60 giorni decorre dalla semplice comunicazione telematica (PEC) della sentenza da parte della cancelleria, rendendo irrilevante la notifica formale.
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Valutazione globale condotta: no al licenziamento
Una società chimica ha licenziato un dipendente per una serie di comportamenti tenuti in una sola mattinata, tra cui un alterco con un superiore e la violazione di norme di sicurezza. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del licenziamento, stabilendo che è necessaria una valutazione globale della condotta. Nel caso specifico, le azioni, seppur sanzionabili, non erano così gravi da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia e rientravano in ipotesi punibili con sanzioni conservative previste dal CCNL, con conseguente reintegro del lavoratore.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: processo estinto
Un caso di licenziamento disciplinare giunge in Cassazione. La società ricorrente decide di effettuare una rinuncia al ricorso per cassazione, che viene accettata dalla controparte. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo senza disporre sulle spese, come previsto dal codice di procedura civile.
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Comunicazione telematica sentenza: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda energetica, confermando che la comunicazione telematica della sentenza tramite PEC da parte della cancelleria è sufficiente a far decorrere il termine breve per l'impugnazione. Questo vale anche se il file allegato è una mera minuta priva di sottoscrizione del giudice e attestazione di deposito, in base alla normativa sul processo telematico.
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Licenziamento per rissa: legittimo se sul lavoro
Un dipendente di un supermercato, licenziato a seguito di una violenta lite con un collega avvenuta nei locali aziendali, ha visto respinto il suo ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione dei fatti che portano a un licenziamento per rissa spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una doppia decisione conforme nei gradi precedenti.
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Consiglio di disciplina autoferrotramvieri: è obbligo?
Un dipendente di un'azienda di trasporti è stato licenziato per presunto abuso dei permessi della Legge 104. La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento, non entrando nel merito dell'accusa, ma perché l'azienda non ha istituito il Consiglio di disciplina autoferrotramvieri, nonostante la richiesta del lavoratore. Questa procedura speciale, prevista dal R.D. 148/1931, è stata ritenuta una garanzia irrinunciabile e ancora in vigore, la cui omissione causa la nullità del provvedimento disciplinare.
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Licenziamento disciplinare autoferrotranvieri: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del licenziamento disciplinare di un lavoratore del settore trasporti (autoferrotranviere) a causa della mancata istituzione del Consiglio di Disciplina, previsto da una normativa speciale del 1931. La Corte ha ribadito che questa procedura speciale, che offre maggiori garanzie al lavoratore, prevale sulla normativa generale e la sua omissione costituisce un vizio insanabile che invalida il licenziamento, e non una mera irregolarità procedurale.
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Licenziamento giusta causa: onere della prova datoriale
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un licenziamento per giusta causa per 'radicale insussistenza dei fatti' contestati a un addetto alla cassa. L'ordinanza ribadisce che il giudizio di legittimità non può rivalutare le prove e precisa l'onere del datore di lavoro di allegare circostanze specifiche per la riduzione del risarcimento del danno (cd. aliunde perceptum). La mancanza di prove solide e di contestazioni precise rende illegittimo il recesso e comporta la reintegrazione del lavoratore.
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Licenziamento collettivo: comunicazione e illegittimità
Un'azienda effettua un licenziamento collettivo, ma la procedura viene dichiarata illegittima a causa di una comunicazione incompleta a sindacati e autorità. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che la legge richiede una comunicazione tempestiva e dettagliata, includendo i nomi dei lavoratori e la specifica applicazione dei criteri di scelta, per garantire un controllo effettivo. Comunicazioni successive, se anch'esse incomplete, non possono sanare il vizio iniziale.
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Licenziamento disciplinare: valido il secondo recesso?
Un autista di autobus, dopo un primo licenziamento disciplinare per varie infrazioni, ne subisce un secondo per minacce ai vertici aziendali. La Corte di Cassazione ha stabilito che il secondo licenziamento è valido perché basato su una ragione diversa e successiva, non costituendo una 'contestazione a catena'. La Corte ha quindi respinto i ricorsi di entrambe le parti, confermando la legittimità del secondo recesso e l'illegittimità del primo.
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Licenziamento ritorsivo: quando è nullo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento ritorsivo. Un lavoratore, fratello del socio di maggioranza della società e proprietario dei locali aziendali, era stato licenziato per motivi oggettivi dopo aver intimato lo sfratto alla società. La Corte d'Appello aveva già dichiarato il licenziamento illegittimo in quanto ritorsivo. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda per vizi procedurali, consolidando di fatto la condanna per licenziamento ritorsivo.
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Onere della prova: mobilità in deroga negata
La richiesta di un lavoratore per l'indennità di mobilità in deroga è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'onere della prova riguardo al versamento dei contributi da parte del datore di lavoro spetta al lavoratore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché contestava in modo generico la valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito, senza fornire argomentazioni specifiche e giuridicamente fondate.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
Un dipendente di una compagnia assicurativa viene licenziato per giusta causa dopo aver richiesto rimborsi per spese sanitarie gonfiate. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il pagamento effettivo delle somme richieste spettava al dipendente.
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Abuso permessi legge 104: licenziamento illegittimo
Una società editoriale ha licenziato una dipendente per un presunto abuso dei permessi previsti dalla legge 104/92, sostenendo che non avesse assistito il padre disabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando l'annullamento del licenziamento. La Corte ha stabilito che l'assistenza non richiede una presenza costante e che l'onere di provare l'abuso dei permessi legge 104 grava interamente sul datore di lavoro. Poiché l'abuso non è stato provato, il licenziamento è stato ritenuto illegittimo con diritto alla reintegrazione.
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Decadenza prestazione: domanda non si può riproporre
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riproposizione di una domanda per una prestazione previdenziale, dopo che è maturata la decadenza, è inefficace. Nel caso esaminato, alcuni lavoratori, dopo il rigetto della prima richiesta di indennità di disoccupazione, avevano ottenuto una sentenza favorevole contro il datore di lavoro. Tuttavia, la successiva domanda all'ente previdenziale è stata considerata una mera riproposizione e non una nuova istanza, confermando la definitiva perdita del diritto per intervenuta decadenza prestazione previdenziale.
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Ente pubblico non economico: licenziamento nullo
Un'Azienda di Promozione Turistica, strutturata come consorzio di enti pubblici, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo secondo le norme previste per le aziende private. La Corte di Cassazione ha qualificato l'azienda come un ente pubblico non economico, e non economico, in quanto la sua funzione primaria era il servizio pubblico finanziato con capitale pubblico, non con ricavi di mercato. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che la procedura di licenziamento del settore privato era inapplicabile, rendendo nulla l'azione.
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Contratti a termine fondazioni liriche: no conversione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore del settore musicale, confermando il divieto di conversione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato per le fondazioni liriche. La sentenza stabilisce che, a causa della normativa speciale che regola tali enti, l'unica tutela per l'abuso di contratti precari è il risarcimento del danno, e non la stabilizzazione del posto di lavoro. Questa disciplina speciale, pur derogando al diritto comune, è ritenuta conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Contratto a tempo determinato: tutele Fondazioni Liriche
Un lavoratore del settore lirico-sinfonico ha contestato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato stipulati con una nota Fondazione. La Corte d'Appello aveva respinto le sue richieste, ritenendo prescritta l'impugnazione per i contratti più datati e validi quelli più recenti, in base alla normativa sulla "acausalità". La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la complessità della questione, che contrappone la normativa nazionale a quella europea (Direttiva 1999/70/CE) sulla prevenzione dell'abuso del contratto a tempo determinato. Data l'assenza di precedenti specifici e la particolare valenza della decisione, ha disposto il rinvio della causa a un'udienza pubblica per un esame approfondito.
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Divieto di nova in appello: quando il ricorso è perso
Una cittadina è stata condannata a restituire l'indennità di disoccupazione perché avrebbe raggiunto i requisiti per la pensione anticipata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, non entrando nel merito della questione, ma perché le contestazioni sui requisiti pensionistici sono state sollevate per la prima volta in appello, violando il principio processuale del divieto di nova in appello. La sentenza sottolinea che gli errori procedurali possono essere fatali, impedendo l'esame della sostanza di un caso.
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Licenziamento disciplinare: controlli e giusta causa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente che utilizzava il veicolo aziendale per scopi personali durante l'orario di lavoro. La Corte ha stabilito che i controlli investigativi disposti dal datore di lavoro sono leciti quando mirano a verificare condotte fraudolente e non a sorvegliare la prestazione lavorativa. Inoltre, ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso basati sulla valutazione dei fatti, applicando il principio della "doppia conforme", dato che le decisioni del Tribunale e della Corte d'Appello erano concordi.
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