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Legge 78/2009

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217 provvedimenti

Scudo fiscale: limiti all’accertamento del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34618/2024, ha chiarito i limiti applicativi dello "scudo fiscale". La Suprema Corte ha stabilito che la regolarizzazione di capitali detenuti all'estero non preclude all'Agenzia delle Entrate di procedere ad accertamenti fiscali su incrementi patrimoniali verificatisi in Italia (come il possesso di beni di lusso) se non viene dimostrato un collegamento diretto tra tali beni e i fondi rimpatriati. Il contribuente non può quindi usare il rimpatrio di capitali, avvenuto in un momento successivo, per giustificare il possesso di beni negli anni d'imposta precedenti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azienda speciale ente pubblico economico: la Cassazione
Un lavoratore ha agito in giudizio contro un'azienda speciale regionale per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, a seguito di una serie di contratti di somministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che l'azienda in questione ha natura di azienda speciale ente pubblico economico. Di conseguenza, non si applica il divieto di conversione del rapporto, tipico delle pubbliche amministrazioni, e il lavoratore ha diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
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Rimborso spese legali PA: doppio binario possibile
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha risolto un contrasto giurisprudenziale sul rimborso spese legali per i dipendenti pubblici. Con la sentenza n. 31137/2024, ha stabilito che il dipendente, prosciolto nel merito in un giudizio di responsabilità amministrativo-contabile, può agire in sede civile per ottenere il rimborso integrale delle spese legali, anche se il giudice contabile si è già pronunciato. Viene così confermato il sistema del "doppio binario", che distingue la liquidazione processuale delle spese dalla tutela del diritto soggettivo sostanziale al rimborso.
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Interpello disapplicativo: impugnabile il diniego
Una società assicurativa ha contestato il diniego, formalmente dichiarato 'inammissibile', di un interpello disapplicativo relativo alla normativa sulle Controlled Foreign Companies (CFC). La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha stabilito che il rigetto di un'istanza di interpello disapplicativo costituisce un atto amministrativo autonomamente impugnabile. Secondo la Corte, tale provvedimento esprime una pretesa tributaria definita che incide sulla posizione giuridica del contribuente, giustificando l'immediato ricorso al giudice tributario, a prescindere dalla formula utilizzata dall'amministrazione (rigetto nel merito o inammissibilità).
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Liquidazione spese legali: notifica e parametri
Un contribuente, dopo aver vinto una causa contro l'Agenzia delle Entrate, contesta la liquidazione delle spese legali, ritenuta troppo bassa e immotivata. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito, rileva un vizio di notifica del ricorso e ne ordina la rinnovazione. La decisione evidenzia l'importanza della corretta procedura di notifica e dei parametri per una giusta liquidazione delle spese legali.
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Giudicato penale tributario: Cassazione rinvia il caso
Un contribuente, a seguito di avvisi di accertamento per presunti redditi non dichiarati derivanti da attività estere e da una società di fatto, ha impugnato la decisione dei giudici di merito. In Cassazione, la questione centrale è diventata l'efficacia, nel processo tributario, di una sentenza penale definitiva di assoluzione per i medesimi fatti. Data la pendenza di una decisione delle Sezioni Unite su questo specifico tema e su altre questioni procedurali relative a definizioni agevolate, la Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, disponendo il rinvio a nuovo ruolo della causa. La decisione è stata presa per attendere gli imminenti chiarimenti nomofilattici e garantire certezza del diritto, sospendendo di fatto il giudizio in attesa delle pronunce di principio.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. Il caso riguardava ingenti sanzioni fiscali per omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello non può limitarsi a confermare la decisione di primo grado senza esaminare criticamente e rispondere in modo specifico ai motivi di gravame proposti dall'Agenzia delle Entrate. Tale omissione rende la motivazione solo apparente e, di conseguenza, la sentenza nulla, con rinvio per un nuovo giudizio.
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Mansioni superiori società partecipate: la Cassazione
Un dipendente di una società a partecipazione pubblica si vede revocare l'inquadramento superiore precedentemente riconosciuto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, stabilisce che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica. Pertanto, le regole sulle mansioni superiori società partecipate seguono l'art. 2103 del codice civile e le norme sui concorsi pubblici per l'assunzione non si estendono alle progressioni di carriera interne. La revoca dell'inquadramento è stata quindi ritenuta illegittima.
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Obbligo comunicazione redditi INPS: la guida completa
La Corte di Cassazione ha stabilito che i titolari di pensione che ricevono redditi da uno Stato estero sono tenuti a dichiararli all'Ente Previdenziale ai fini del diritto all'integrazione al minimo. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo comunicazione redditi INPS sussiste indipendentemente dagli accordi fiscali tra Stati, confermando il diritto dell'Ente di recuperare le somme indebitamente erogate in caso di omessa dichiarazione.
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Scudo Fiscale: limiti all’accertamento ostativo
Un contribuente ha aderito allo scudo fiscale per regolarizzare capitali esteri. L'Agenzia delle Entrate ha negato i benefici a causa di un precedente accertamento fiscale non correlato. La Corte di Cassazione ha stabilito che solo un'indagine specificamente legata alle attività estere può impedire l'accesso ai benefici dello scudo fiscale, respingendo l'interpretazione estensiva dell'Amministrazione finanziaria.
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Assunzione pubblica: no conversione senza concorso
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una lavoratrice con contratti a termine illegittimi presso una società a totale partecipazione pubblica. La Corte ha negato la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, ribadendo il principio secondo cui l'assunzione pubblica deve avvenire tramite concorso. Tuttavia, ha riconosciuto il diritto della lavoratrice ad agire per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'omissione dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro.
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Definizione agevolata: no al 5% con vittoria parziale
Un contribuente, dopo una vittoria solo parziale nei primi gradi di giudizio contro un accertamento fiscale, ha richiesto la definizione agevolata versando il 5% del valore della lite. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che la percentuale ridotta del 5% per la definizione agevolata si applica solo in caso di soccombenza totale e ininterrotta dell'Amministrazione Finanziaria. Una vittoria parziale iniziale esclude l'accesso a tale beneficio, richiedendo un calcolo differente. La Corte ha inoltre rigettato il ricorso originario dell'Agenzia, confermando la decisione di merito a favore del contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per fondi detenuti all'estero nell'anno 2000. La Corte ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento, chiarendo che la norma applicabile era quella vigente al momento in cui il termine ordinario non era ancora scaduto. Anche se la presunzione legale di evasione del 2009 non è retroattiva, l'Amministrazione Finanziaria può comunque provare l'evasione tramite presunzioni semplici, gravi, precise e concordanti. Infine, è stato ribadito che il condono tombale non estende i suoi effetti ai capitali illecitamente esportati e non regolarizzati.
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Raddoppio termini accertamento e limiti sull’IRAP
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito importanti principi sul raddoppio dei termini di accertamento fiscale. Ha confermato la sua validità per IRPEF e IVA in presenza di sospetti reati tributari, ma ha escluso la sua applicazione all'IRAP. Inoltre, ha riaffermato l'obbligo di applicare retroattivamente sanzioni più favorevoli per il contribuente in base al principio del 'favor rei', ordinando il ricalcolo delle sanzioni in un caso specifico.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un accertamento fiscale per capitali non dichiarati in un paradiso fiscale, contestando il raddoppio termini accertamento e l'uso di prove da un procedimento penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la norma sul raddoppio dei termini ha natura procedurale e si applica retroattivamente. Inoltre, ha confermato che le prove ottenute in sede penale, anche se coperte da 'clausola di specialità', sono utilizzabili nel processo tributario, data la netta distinzione tra i due procedimenti.
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Interposizione società estera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8479/2025, si è pronunciata su un caso di redditi esteri non dichiarati, derivanti dalla cessione di quote societarie di un noto club calcistico tramite una interposizione di società estera. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente principale, confermando che l'amministrazione finanziaria può imputare i redditi al soggetto effettivo possessore, indipendentemente dalla natura reale o fittizia dell'interposizione. Ha invece parzialmente accolto il ricorso dell'ex coniuge, cassando la precedente decisione per omessa pronuncia sulle sue specifiche censure, relative al suo ruolo di mera intestataria formale delle quote.
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Scudo fiscale inefficace con accertamento in corso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la procedura di scudo fiscale è inefficace se il contribuente aveva già ricevuto un questionario dall'Agenzia delle Entrate, atto che costituisce l'avvio di un'attività di accertamento. Il ricorso di un professionista contro un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP è stato respinto. La Corte ha ribadito che la 'conoscenza formale' dell'indagine fiscale, anche tramite un semplice questionario, precede e invalida la successiva richiesta di regolarizzazione. Inoltre, è stato confermato l'obbligo del contribuente di fornire prova analitica dell'origine non imponibile dei movimenti bancari e la sussistenza del presupposto IRAP in presenza di un'organizzazione eccedente il minimo indispensabile.
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Accertamento bancario: onere della prova del professionista
Un libero professionista ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori redditi, basato su indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo che nell'ambito di un accertamento bancario spetta al contribuente fornire la prova analitica che i versamenti sui propri conti non costituiscono reddito imponibile. La Corte ha inoltre stabilito che l'atto impositivo è valido anche se non confuta espressamente le osservazioni presentate dal contribuente nella fase pre-contenziosa e che lo 'scudo fiscale' non è opponibile se l'attività di controllo era già stata avviata.
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Compensazione credito IVA: formale vs sostanziale
Una società agricola ha utilizzato in compensazione un credito IVA in anticipo e senza il visto di conformità. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato l'imposta. La Cassazione ha stabilito che la compensazione credito IVA anticipata è una violazione sostanziale, soggetta a cumulo materiale delle sanzioni. Invece, l'assenza del visto di conformità è una violazione meramente formale, che non giustifica il recupero dell'imposta se il credito è esistente e non è punibile.
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Compensazione credito IVA: sanzioni e violazioni
Una società utilizzava un credito IVA in compensazione prima dei termini di legge e senza il necessario visto di conformità. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sulla compensazione credito IVA: l'utilizzo anticipato del credito è una violazione sostanziale, assimilabile a un omesso versamento e quindi sanzionabile. Al contrario, la mancanza del visto di conformità, se il credito è legittimo, costituisce una violazione meramente formale, non punibile perché non arreca un danno economico allo Stato né ostacola i controlli.
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