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Legge 78/2009

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217 provvedimenti

Compensazione credito IVA: formale o sostanziale?
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra violazioni nella compensazione del credito IVA. L'utilizzo anticipato del credito è una violazione sostanziale, equiparata a un omesso versamento e sanzionata pesantemente. Al contrario, la mancata apposizione del visto di conformità è una violazione meramente formale, non punibile se il credito è esistente. La sentenza distingue nettamente le conseguenze, applicando un trattamento sanzionatorio severo nel primo caso e annullando il recupero dell'imposta nel secondo.
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Presunzione evasione fiscale: come superarla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la presunzione di evasione fiscale per somme detenute all'estero può essere superata dal contribuente. Nel caso specifico, è stato ritenuto sufficiente dimostrare che i fondi derivavano da un'unica attività lavorativa e che le discrepanze tra dichiarato e versato erano giustificate da rimborsi spese non tassabili. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito, se basata su un'inferenza logica e non su una mera congettura, è insindacabile in sede di legittimità.
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Presunzione evasione: capitali esteri e retroattività
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunzione evasione fiscale relativa a capitali detenuti all'estero e non dichiarati. L'ordinanza chiarisce che la presunzione legale di evasione, essendo di natura sostanziale, non può essere applicata retroattivamente. Tuttavia, le norme procedurali, come quelle sul raddoppio dei termini di accertamento, sono retroattive. Inoltre, la detenzione di capitali non dichiarati può costituire una presunzione semplice a carico del contribuente. La Corte ha cassato la sentenza precedente, rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Presunzione evasione fiscale: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per capitali non dichiarati detenuti in un paradiso fiscale, sostenendo che la presunzione di evasione fiscale, introdotta da una norma del 2009, non potesse applicarsi retroattivamente al periodo d'imposta 2008. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un principio fondamentale: sebbene la presunzione legale qualificata non sia retroattiva in quanto norma di natura sostanziale, i fatti su cui si basa (la detenzione di capitali non dichiarati all'estero) possono comunque costituire una presunzione semplice, sufficiente a invertire l'onere della prova e a legittimare l'azione dell'Amministrazione finanziaria.
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Agevolazione fiscale Tremonti-ter: no se beni all’estero
Una società perde l'agevolazione fiscale Tremonti-ter per aver destinato i beni acquistati a proprie filiali fuori dallo Spazio Economico Europeo. La Corte di Cassazione conferma la revoca del beneficio, sostenendo che tale operazione contrasta con la finalità della norma, volta a incentivare l'economia nazionale. La Corte ha inoltre ripristinato le sanzioni, escludendo l'esistenza di un'incertezza normativa scusabile.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2643/2025, ha stabilito che la norma sul raddoppio termini accertamento per capitali detenuti in paradisi fiscali ha natura procedurale e, pertanto, si applica retroattivamente. È stato accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un contribuente per l'omessa dichiarazione di capitali in Svizzera, annullando la decisione di merito che aveva ritenuto illegittimo l'atto sanzionatorio perché notificato oltre i termini ordinari.
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Presunzione legale retroattiva: stop dalla Cassazione
Un contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2006, basato su una presunzione legale introdotta solo nel 2009 riguardo a capitali detenuti in paradisi fiscali. La Corte di Cassazione ha annullato l'accertamento, stabilendo che la presunzione legale retroattiva non è applicabile. La Corte ha chiarito che la norma ha natura sostanziale, non procedurale, e non può quindi regolare fatti avvenuti prima della sua entrata in vigore, tutelando così il diritto di difesa del contribuente.
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Scudo fiscale: onere della prova e limiti applicativi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, chiarisce i limiti di applicabilità dello scudo fiscale. Il beneficio non opera automaticamente ma richiede la prova, da parte del contribuente, che il reddito accertato derivi dai capitali rimpatriati. Viene inoltre stabilito che il beneficio ha carattere strettamente personale e non può essere esteso alla società di appartenenza del contribuente né agli altri soci, anche in presenza di un regime di responsabilità solidale.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente viene accertato per capitali non dichiarati all'estero. L'Agenzia delle Entrate applica il raddoppio termini accertamento previsto dal D.L. 78/2009. La Corte di Cassazione chiarisce che tale raddoppio, essendo una norma procedurale, si applica anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. Tuttavia, la presunzione legale di evasione, di natura sostanziale, non è retroattiva. L'Agenzia può comunque provare l'evasione tramite presunzioni semplici basate sugli stessi fatti. La sentenza è cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16613/2025, interviene sul tema del raddoppio termini accertamento per capitali detenuti all'estero. Un contribuente era stato accertato per redditi non dichiarati su conti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che la norma sul raddoppio dei termini ha natura procedurale e, quindi, si applica retroattivamente anche a periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. Al contrario, la presunzione legale di evasione ha natura sostanziale e non è retroattiva. L'Amministrazione Finanziaria può comunque provare l'evasione usando presunzioni semplici, basate sui medesimi fatti.
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Presunzione investimenti estero: non è retroattiva
Una contribuente riceveva un avviso di accertamento per l'anno 2006, relativo a presunti redditi da investimenti non dichiarati in Svizzera. La Commissione Tributaria Regionale applicava retroattivamente la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009, invertendo l'onere della prova. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17221/2025, ha cassato la decisione, stabilendo che la norma sulla presunzione investimenti estero ha natura sostanziale e non può essere applicata retroattivamente. Tuttavia, ha confermato che il raddoppio dei termini di accertamento è procedurale e quindi retroattivo, e che l'Agenzia può comunque utilizzare i medesimi fatti come presunzioni semplici.
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Presunzione evasione fiscale: il caso della Cassazione
Un contribuente deteneva capitali non dichiarati in un paradiso fiscale prima del 2009. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'omissione basandosi su una presunzione legale introdotta successivamente. La Cassazione ha stabilito che, sebbene la presunzione legale non sia retroattiva, i fatti (detenzione di capitali in un paradiso fiscale e mancata dichiarazione) costituiscono una valida presunzione evasione fiscale semplice, sufficiente a giustificare l'accertamento. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Rimborso spese legali: quando il ricorso è inammissibile
Un dirigente pubblico, assolto in un giudizio di responsabilità contabile, ha richiesto al suo ex ente il rimborso integrale delle spese legali, oltre a quanto già liquidato dalla Corte dei Conti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, poiché la precedente sentenza d'appello si basava su due motivazioni autonome e il ricorrente ne aveva contestata solo una, omettendo di censurare quella relativa alla mancata prova dell'effettivo pagamento delle somme richieste. Questo caso evidenzia l'importanza di impugnare tutte le 'rationes decidendi' di una sentenza per evitare l'inammissibilità.
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Cessazione materia del contendere: sanzioni estinte
Un contribuente veniva sanzionato dall'Amministrazione Finanziaria per l'omessa dichiarazione di capitali detenuti all'estero. Il contenzioso, giunto in Cassazione, è stato interrotto dalla scomparsa del contribuente. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché le sanzioni fiscali hanno natura personale e non sono trasmissibili agli eredi. Di conseguenza, con il decesso dell'obbligato, le sanzioni si estinguono e il ricorso perde la sua ragion d'essere.
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Contraddittorio preventivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione stabilisce che il contraddittorio preventivo non è obbligatorio per gli accertamenti fiscali 'a tavolino', basati cioè su documentazione già in possesso dell'Ufficio. In un caso riguardante due società energetiche e l'agevolazione 'Tremonti-ter', la Corte ha chiarito che il beneficio fiscale per beni in leasing spetta dal momento della consegna del bene, non dal successivo collaudo, confermando l'accertamento dell'Amministrazione finanziaria.
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Assunzioni società pubbliche: nullità senza concorso
La Corte di Cassazione conferma la nullità dei contratti di lavoro stipulati da una società a partecipazione pubblica senza l'espletamento di procedure concorsuali selettive. Due lavoratrici, assunte tramite chiamata diretta, avevano richiesto il riconoscimento del loro rapporto di lavoro. I giudici hanno stabilito che la violazione delle norme imperative sul reclutamento nelle società pubbliche, imposte per garantire trasparenza e imparzialità, determina una nullità insanabile del contratto fin dall'origine. La decisione ribadisce che le norme sulle assunzioni in società pubbliche sono inderogabili.
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Ingiunzione fiscale concessionario: legittima la notifica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8039/2019, ha stabilito che un'ingiunzione fiscale emessa da un concessionario privato per la riscossione di multe stradali per conto di un Comune è legittima. Il caso riguardava un cittadino che contestava il potere della società di riscossione di emettere tale atto nel 2011. La Corte ha chiarito che, nonostante la complessità e l'evoluzione delle norme, la legislazione in vigore all'epoca dei fatti (ratione temporis) consentiva ai concessionari di utilizzare lo strumento dell'ingiunzione fiscale, respingendo così il ricorso del cittadino.
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