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Legge 428/1990

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131 provvedimenti

Rinvio pregiudiziale: inammissibile se la questione è nota
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un rinvio pregiudiziale sollevato da una corte tributaria. La questione, relativa all'onere della prova nel rimborso di un'imposta regionale sui carburanti, era già stata decisa da sentenze precedenti. La Corte ha stabilito che, in mancanza di novità e necessità, lo strumento del rinvio pregiudiziale non può essere utilizzato, restituendo gli atti al giudice di merito.
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Rimborso IRBA: l’Agenzia delle Dogane è il convenuto
Una società ha richiesto alla Regione Campania il rimborso dell'IRBA (Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione), sostenendo la sua incompatibilità con il diritto dell'Unione Europea. Dopo un esito favorevole in appello, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con la sentenza in esame, la Suprema Corte ha stabilito un principio cruciale: per il rimborso IRBA, l'azione legale deve essere intentata contro l'Agenzia delle Dogane e non contro la Regione. Di conseguenza, il ricorso originario è stato dichiarato inammissibile perché rivolto all'ente sbagliato.
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Rimborso imposta benzina: Cassazione e diritto UE
Una società di distribuzione carburanti ha richiesto il rimborso dell'imposta regionale sulla benzina (IRBA) versata tra il 2015 e il 2020, sostenendone l'incompatibilità con la direttiva europea 2008/118/CE. La Corte di Cassazione, con la sentenza 3787/2025, ha accolto il ricorso, stabilendo che l'IRBA è illegittima perché priva di una 'finalità specifica' richiesta dal diritto UE. La Corte ha inoltre chiarito che la legittimazione passiva per le azioni di rimborso spetta esclusivamente all'Agenzia delle Dogane e non alla Regione, disponendo quindi il rimborso imposta benzina a favore della società.
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Trasferimento dipendenti pubblici: quale contratto si applica?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un trasferimento di dipendenti pubblici da un'amministrazione statale a una regionale. I lavoratori chiedevano l'applicazione di un contratto collettivo più favorevole, sostenendo che la data del loro trasferimento dovesse essere retrodatata all'entrata in vigore della legge di riorganizzazione. La Corte ha stabilito che la data effettiva del trasferimento coincide con quella degli atti formali di inquadramento e non con quella della norma, applicando quindi il contratto collettivo vigente al momento del passaggio formale. Questa ordinanza chiarisce un punto cruciale nel diritto del lavoro pubblico riguardo al trasferimento di dipendenti pubblici.
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Diritto di precedenza: obblighi del datore di lavoro
Un lavoratore ha perso il diritto di precedenza per una nuova assunzione perché non ha manifestato per iscritto il suo interesse. La Corte di Cassazione ha confermato che, in assenza di un esplicito obbligo derivante da un accordo sindacale, il datore di lavoro non è tenuto a informare il lavoratore di nuove opportunità. L'onere di attivarsi ricade interamente sul lavoratore. La Corte ha inoltre ribadito che l'interpretazione degli accordi sindacali aziendali spetta ai giudici di merito.
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Trasferimento d’azienda: continuità e tutela lavoratore
In un caso di successione di affitti d'azienda, una lavoratrice si è vista negare la continuità del rapporto di lavoro dal nuovo affittuario. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta per una presunta 'frattura' nel trasferimento, data l'assenza di un atto formale di retrocessione dal primo al secondo affitto. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo che nel trasferimento d'azienda prevale la continuità sostanziale dell'attività economica. La tutela del lavoratore, garantita dall'art. 2112 c.c., non può essere elusa da formalismi giuridici, poiché la scadenza di un contratto di affitto costituisce di per sé una retrocessione di fatto, garantendo la prosecuzione del rapporto di lavoro con il nuovo gestore.
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Trasferimento azienda: la tutela del lavoratore escluso
La Corte di Cassazione conferma il diritto all'assunzione di un lavoratore escluso da un accordo sindacale in un'operazione di trasferimento azienda. Poiché l'attività d'impresa proseguiva e non era cessata, la Corte ha ritenuto inapplicabile la deroga che permette il mancato assorbimento di parte del personale, riaffermando la tutela prevista dall'art. 2112 c.c. anche per le aziende in amministrazione straordinaria.
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Inquadramento lavorativo: accordo sindacale vincola
Un lavoratore, riassunto da una nuova società dopo il fallimento della precedente, si è visto declassare il proprio inquadramento lavorativo. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che l'accordo sindacale, stipulato durante l'acquisizione, obbligava la nuova azienda a mantenere il livello contrattuale originario del dipendente. La sentenza sottolinea come un impegno contrattuale specifico prevalga sulla disciplina generale che esclude la continuità dei rapporti di lavoro in contesti di crisi aziendale.
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Mancata assunzione: quando il ricorso è inammissibile
Una giornalista ha ottenuto un risarcimento per mancata assunzione da parte di una società editoriale subentrante. I giudici di merito hanno ritenuto che l'azienda non avesse applicato correttamente i criteri di selezione, in particolare quello della 'funzionalità al piano editoriale', poiché tale piano non era definito al momento dei colloqui. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, sottolineando che non può riesaminare nel merito la valutazione delle prove, compito che spetta esclusivamente ai giudici dei gradi inferiori.
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Cessione d’azienda: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società editrice contro la sentenza che la condannava a risarcire una giornalista esclusa dal trasferimento del personale in una cessione d'azienda. L'inammissibilità deriva da vizi procedurali del ricorso, tra cui il formarsi di un giudicato implicito su una delle questioni e la mancata contestazione della reale motivazione della sentenza impugnata.
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Rimborso accise energia: a chi chiedere la restituzione
Una società ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere il rimborso delle accise provinciali, ritenute illegittime secondo il diritto dell'Unione Europea. Il Tribunale di Milano ha respinto la domanda, chiarendo un punto fondamentale: il fornitore agisce come semplice sostituto d'imposta per conto dello Stato. Di conseguenza, l'azione per il rimborso accise energia deve essere intentata direttamente contro l'ente impositore (lo Stato) e non contro la società energetica, che risulta priva di legittimazione passiva.
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