LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 428/1990

Pagina 6 di 7

131 provvedimenti

Trasferimento di azienda: quando c’è il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3278/2024, ha chiarito che un semplice cambio di appalto non configura automaticamente un trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Il caso riguardava un lavoratore licenziato dopo la successione di una nuova società nella gestione di un punto ristoro aeroportuale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per aversi trasferimento di azienda è necessario provare il passaggio di un'entità economica organizzata, ovvero un insieme di beni significativi, e non la sola successione nel servizio.
Continua »
Trasferimento d’azienda: limiti alla deroga al 2112
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel trasferimento d'azienda di un'impresa in amministrazione straordinaria che eroga servizi pubblici essenziali, non è possibile derogare al principio di continuità dei rapporti di lavoro (art. 2112 c.c.) escludendo alcuni dipendenti, se la procedura non ha finalità liquidatoria. La decisione si allinea alla direttiva UE 2001/23/CE, proteggendo i diritti dei lavoratori anche in contesti di crisi aziendale volti alla conservazione dell'attività.
Continua »
Fondo Garanzia INPS: esclusi i crediti rinunciati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30835/2024, ha stabilito che il Fondo Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per pagare TFR e retribuzioni se i lavoratori, a seguito di un trasferimento d'azienda, hanno stipulato un accordo sindacale rinunciando a tali crediti nei confronti del nuovo datore di lavoro solvente. La Corte ha chiarito che l'accordo sindacale non è opponibile all'INPS, il cui rapporto con il lavoratore è autonomo rispetto a quello di lavoro. La rinuncia volontaria a far valere i propri diritti contro un soggetto solvibile interrompe il nesso causale che giustifica l'intervento del fondo, la cui finalità è tutelare dall'insolvenza, non dalle scelte del lavoratore.
Continua »
Diritto all’assunzione: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che rivendicava il diritto all'assunzione presso una nuova compagnia aerea, sorta dalle ceneri di una precedente in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo sindacale che fissa i criteri per le nuove assunzioni, spetta al lavoratore dimostrare di possedere i requisiti specifici per essere scelto. In assenza di tale prova, il diritto all'assunzione non può essere riconosciuto. È stata inoltre esclusa l'applicabilità della disciplina sul trasferimento d'azienda, data la natura liquidatoria dell'operazione.
Continua »
Fondo di Garanzia TFR: no se il lavoro prosegue
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31338/2024, ha stabilito che l'intervento del Fondo di Garanzia TFR è escluso se, in caso di cessione di ramo d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con la società acquirente. La Corte ha chiarito che uno dei presupposti indefettibili per l'accesso al fondo è la cessazione del rapporto di lavoro, che rende il TFR esigibile. Pertanto, l'eventuale accordo sindacale con cui il lavoratore rinuncia a chiedere il TFR maturato alla nuova azienda non è sufficiente a far scattare la tutela del Fondo, in quanto tale pattuizione privata non può modificare i requisiti di legge per l'intervento pubblico.
Continua »
Fondo Garanzia TFR e cessione d’azienda: i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza 31064/2024, ha chiarito che il Fondo Garanzia TFR non interviene per pagare il trattamento di fine rapporto se, in caso di cessione d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società. La continuazione del rapporto esclude il requisito essenziale della cessazione, rendendo il TFR non esigibile e inibendo l'accesso al fondo, anche in presenza di accordi sindacali che liberino il cessionario dall'obbligo.
Continua »
Fondo di garanzia: no al pagamento con cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia dell'INPS non è tenuto a corrispondere le ultime mensilità di retribuzione a un lavoratore il cui datore di lavoro originario sia fallito dopo aver ceduto l'azienda, se il rapporto di lavoro è proseguito con il nuovo acquirente. Anche in presenza di un accordo sindacale che escluda la responsabilità solidale dell'acquirente per i debiti pregressi, tale pattuizione privata non può estendere gli obblighi del Fondo, il cui intervento è previsto solo in caso di insolvenza del datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto, non di un ex datore di lavoro.
Continua »
Fondo di Garanzia INPS: No se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha negato l'intervento del Fondo di Garanzia INPS a favore di alcuni lavoratori i cui crediti retributivi e TFR erano rimasti a carico della precedente azienda, poi fallita, a seguito di un affitto di ramo d'azienda. La decisione si fonda sul principio che il rapporto di lavoro era proseguito senza interruzioni con la nuova società. Poiché la cessazione del rapporto di lavoro è un presupposto essenziale per l'attivazione del Fondo, la richiesta dei lavoratori è stata respinta. Gli accordi tra le aziende non sono stati ritenuti opponibili all'INPS.
Continua »
Contrabbando semplice: la Cassazione attende la Consulta
Un contribuente ha impugnato un atto di contestazione per evasione di dazi e IVA su orologi di lusso importati illecitamente. La Cassazione, investita della questione, ha sospeso il procedimento. La Corte ha deciso di attendere la pronuncia della Corte Costituzionale su un caso analogo relativo al contrabbando semplice, che potrebbe avere un impatto decisivo sulla controversia in esame, in particolare sulle sanzioni e la confisca.
Continua »
Rimborso accise: la comunicazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33834/2024, ha stabilito principi fondamentali in materia di rimborso accise. Il caso riguardava il diniego di un rimborso a un'azienda per la mancata comunicazione dell'istanza all'Agenzia delle Entrate. La Corte ha chiarito che, nelle procedure di rimborso, l'Amministrazione finanziaria agisce come 'convenuto' e non è tenuta ad attivare un contraddittorio preventivo. Inoltre, ha confermato che la comunicazione dell'istanza di rimborso all'Agenzia delle Entrate è un requisito di ammissibilità, la cui omissione rende la richiesta irricevibile, in quanto necessaria per verificare le implicazioni fiscali sul reddito d'impresa.
Continua »
TFR datore di lavoro fallito: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10082/2025, ha stabilito che il lavoratore ha il diritto di richiedere l'intero ammontare del suo TFR al datore di lavoro fallito, anche per le quote che l'azienda avrebbe dovuto versare al Fondo di Tesoreria dell'INPS. La sentenza chiarisce che il TFR mantiene sempre la sua natura di credito retributivo e l'inadempimento del datore di lavoro non trasferisce il debito all'INPS, legittimando pienamente l'azione del dipendente nell'ambito della procedura fallimentare.
Continua »
Rimborso IRBA: a chi chiedere il rimborso del tributo?
Una società petrolifera ha richiesto a una Regione il rimborso dell'Imposta Regionale sulla Benzina (IRBA), un tributo poi ritenuto incompatibile con la normativa europea. Mentre i giudici di merito avevano accolto la richiesta, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con la sentenza in esame, la Suprema Corte ha chiarito un punto cruciale: la legittimazione passiva. Sebbene il gettito dell'IRBA fosse destinato alle Regioni, la sua natura e gestione sono quelle di un tributo statale (erariale), amministrato in ogni sua fase dall'Agenzia delle Dogane. Di conseguenza, la richiesta di rimborso IRBA va presentata a quest'ultima e non alla Regione. L'azione legale originaria è stata quindi dichiarata inammissibile.
Continua »
Trasferimento d’azienda: sì all’art. 2112 c.c. nel TPL
Un ex dipendente di una società di trasporti fallita ha rivendicato il diritto alla continuità del rapporto di lavoro con la società subentrante. La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura un trasferimento d'azienda, con applicazione dell'art. 2112 c.c., anche quando tra la vecchia e la nuova gestione privata si inserisce una gestione governativa temporanea, definita 'ponte', finalizzata a garantire la continuità del servizio pubblico. La sentenza chiarisce che tale gestione intermedia non interrompe la sequenza del trasferimento, tutelando i diritti dei lavoratori.
Continua »
Onere prova cessione azienda: a chi spetta?
Un lavoratore, trasferito a seguito di una cessione di ramo d'azienda, si vede negare il pagamento del 'superminimo'. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24676/2025, chiarisce un principio fondamentale sull'onere della prova cessione d'azienda: spetta al datore di lavoro, e non al dipendente, dimostrare che un nuovo contratto collettivo applicato dalla società acquirente ha sostituito le precedenti condizioni economiche. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato tale onere al lavoratore.
Continua »
Rimborso accise: quando comunicare all’Agenzia Entrate
Una società energetica ha richiesto il rimborso di un'accisa provinciale sull'energia elettrica a seguito della sua abolizione. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso per mancata comunicazione all'Agenzia delle Entrate, come previsto dall'art. 29 della legge 428/1990. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che l'obbligo di comunicazione sussiste solo se la spesa ha concorso a formare il reddito imponibile. Poiché in questo caso il costo era stato registrato solo nello stato patrimoniale e non nel conto economico, la comunicazione non era dovuta, rendendo legittima la richiesta di rimborso accise.
Continua »
Rimborso tasse portuali: quando spetta la rivalutazione
Una società di logistica ha richiesto un rimborso per tasse portuali versate, a seguito di una modifica normativa che ha allineato la legislazione italiana a quella europea. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al rimborso con interessi, anche se il costo era stato trasferito sui clienti finali. Tuttavia, ha negato la rivalutazione monetaria, in quanto non specificamente richiesta e provata come danno ulteriore. Questa sentenza chiarisce le regole per il rimborso tasse portuali e le condizioni per il riconoscimento del maggior danno da svalutazione.
Continua »
Rimborso tasse portuali: la Cassazione decide
Una società di trasporti ha chiesto il rimborso di tasse portuali non dovute. L'Agenzia ha negato il rimborso sostenendo che i costi erano stati trasferiti a terzi. La Cassazione ha confermato il diritto al rimborso, specificando che la sola traslazione dell'onere non prova un ingiustificato arricchimento, ma ha negato la rivalutazione monetaria per vizio di ultrapetizione.
Continua »
Rimborso IRBA: a chi chiederlo? La Cassazione decide
Una società di distribuzione di carburanti ha richiesto a una Regione il rimborso dell'Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione (IRBA). Dopo decisioni contrastanti nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha risolto la questione in modo definitivo, ma su un piano diverso. La Corte ha stabilito che la domanda di rimborso IRBA deve essere presentata non alla Regione, che è solo la beneficiaria finale delle somme, ma all'Agenzia delle Dogane, in quanto unico ente competente per la gestione del tributo. Di conseguenza, la causa originaria è stata dichiarata inammissibile per essere stata intentata contro l'ente sbagliato.
Continua »
Rimborso IRBA: a chi chiederlo? La Cassazione chiarisce
Una società di distribuzione carburanti ha richiesto il rimborso dell'imposta regionale sulla benzina (IRBA), sostenendone l'incompatibilità con il diritto UE. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha risolto la questione in via preliminare, senza entrare nel merito del diritto al rimborso. La Suprema Corte ha stabilito che, data la natura di tributo statale gestito a livello centrale, la richiesta di rimborso IRBA deve essere indirizzata esclusivamente all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e non alla Regione beneficiaria del gettito. Di conseguenza, il ricorso originario presentato contro la Regione è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Rimborso IRBA: a chi chiederlo? Cassazione chiarisce
Una società cooperativa ha richiesto il rimborso dell'Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione (IRBA), sostenendone l'illegittimità secondo il diritto UE. La Corte di Cassazione, pur confermando l'incompatibilità del tributo, ha stabilito che la legittimazione passiva per le azioni di rimborso IRBA spetta esclusivamente all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e non alla Regione che ne riceve il gettito. Di conseguenza, il ricorso originario contro la Regione è stato dichiarato inammissibile.
Continua »