Una donna condannata per estorsione si è vista negare l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Tribunale aveva motivato il rifiuto sulla base delle sue difficoltà a rivedere criticamente il proprio passato, legate a un contesto socio-culturale svantaggiato. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione del giudice non deve fermarsi alle difficoltà iniziali del condannato. Deve, invece, essere una valutazione proiettata al futuro (prognostica), che consideri la possibilità di recupero della persona se adeguatamente supportata dai servizi sociali. La volontà di intraprendere un percorso di cambiamento, anche se con aiuto esterno, è l'elemento cruciale.
Continua »