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Legge 223/1991

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386 provvedimenti

Costi da reato: quando non sono deducibili dal reddito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 31944/2024, ha stabilito che i costi del lavoro non sono deducibili se le assunzioni sono parte di un meccanismo fraudolento per ottenere sgravi contributivi. Anche se il lavoro è stato effettivamente svolto e l'attività aziendale è lecita, il collegamento diretto tra la spesa e il compimento di un illecito penale rende tali costi da reato fiscalmente indeducibili, in applicazione dell'art. 14, comma 4-bis, della Legge 537/1993.
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Passaggio di cantiere: la Cassazione sui requisiti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni lavoratori a cui era stato negato il diritto al passaggio di cantiere. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non verificare in concreto il requisito dell'adibizione dei dipendenti al cantiere per almeno 240 giorni prima del cambio appalto, un elemento cruciale previsto dal CCNL di settore. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame dei fatti.
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Salvaguardia pensionistica: i limiti dell’applicazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore in mobilità non ha diritto alla salvaguardia pensionistica se, durante il periodo di fruizione dell'indennità, matura i requisiti per la pensione sia secondo la vecchia che la nuova normativa. La finalità della norma è tutelare chi rimarrebbe senza reddito e pensione, condizione non verificatasi nel caso di specie. Il ricorso dell'ente previdenziale è stato quindi accolto.
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Assetti proprietari coincidenti: incentivi negati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che si era vista negare gli incentivi per l'assunzione di lavoratori provenienti da un'altra impresa. La decisione si basa sul concetto di 'assetti proprietari coincidenti', confermando che per la sua sussistenza non è necessaria una perfetta identità societaria, ma sono sufficienti forti legami familiari e operativi tra le due entità. La Corte ha ribadito che la valutazione di tali fatti spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Licenziamento collettivo: limiti alla scelta dei lavoratori
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui il datore di lavoro aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo al reparto soppresso, senza considerare altri dipendenti con professionalità equivalenti. La sentenza ribadisce che tale limitazione è giustificata solo da oggettive esigenze tecnico-produttive, altrimenti la scelta deve estendersi a tutti i lavoratori con profili fungibili per garantire correttezza e buona fede nell'applicazione dei criteri di selezione.
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Disoccupazione involontaria: no ASpI con accordo
La Corte di Cassazione ha negato l'indennità di disoccupazione (ASpI) a un ex dirigente il cui rapporto di lavoro era cessato tramite un accordo di conciliazione sindacale. Secondo la Corte, la presenza di un incentivo all'esodo e la natura bilaterale dell'accordo dimostrano una volontà comune di porre fine al rapporto, escludendo così lo stato di disoccupazione involontaria, requisito fondamentale per accedere alla prestazione.
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Indennità di mobilità: stop all’integrazione se lavori
Un lavoratore del settore aereo ha perso il diritto all'integrazione dell'indennità di mobilità perché svolgeva un altro lavoro a tempo parziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che se la prestazione principale è sospesa per legge a causa di una nuova attività lavorativa, anche l'integrazione del fondo di settore viene meno, in quanto non c'è più nulla da integrare. La decisione conferma che i regolamenti dei fondi non possono derogare alle leggi nazionali.
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Indennità di mobilità: quando comunicare il lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore, pilota di aerei, perde il diritto all'indennità di mobilità se non comunica preventivamente l'inizio di una nuova attività lavorativa, anche se questa consiste in un periodo di formazione e prova presso una nuova compagnia aerea. Il caso riguardava la richiesta di restituzione delle somme da parte dell'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che il periodo di prova non può essere considerato 'neutro' se è funzionale a una futura assunzione e non solo al mantenimento delle licenze esistenti, ribadendo la necessità della comunicazione preventiva per non perdere il beneficio.
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Stabilità d’impiego: Porti esenti da contributi
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti delle Autorità Portuali beneficiano della 'stabilità d'impiego'. Questa condizione deriva dall'impossibilità per l'ente pubblico di effettuare licenziamenti per motivi economici. Di conseguenza, l'Autorità non è tenuta a versare i contributi per la disoccupazione involontaria. La Corte ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la stabilità non necessita di un formale provvedimento ministeriale, ma può essere desunta dalla natura stessa del rapporto di lavoro.
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Indennità di mobilità: domanda entro il termine
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto all'indennità di mobilità è subordinato alla presentazione di una specifica domanda all'ente previdenziale entro un termine di decadenza. Questo termine non viene sospeso o interrotto da eventuali cause in corso per l'impugnazione del licenziamento o per l'iscrizione nelle liste di mobilità. La mera iscrizione in tali liste è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per ottenere la prestazione economica. Di conseguenza, il ricorso di una lavoratrice che aveva presentato la domanda oltre il termine, attendendo l'esito di un altro giudizio, è stato respinto.
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Indennità di mobilità: il termine per la domanda
La Corte di Cassazione conferma che la domanda per l'indennità di mobilità deve essere presentata entro un termine di decadenza di 60 giorni dall'inizio della disoccupazione. Questo termine non è sospeso né interrotto dalla pendenza di un giudizio per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità. La presentazione tardiva della domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Indennità di mobilità: la domanda va fatta subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33707/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la domanda all'INPS deve essere presentata entro il termine di decadenza di 60 giorni, anche se è in corso un contenzioso per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle apposite liste. La Corte ha chiarito che attendere l'esito del giudizio prima di presentare la domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Indennità di mobilità: la domanda entro 60 giorni
Un lavoratore, dopo aver ottenuto in via giudiziale il diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità, si è visto negare l'indennità di mobilità per aver presentato la domanda oltre il termine di decadenza. La Cassazione ha confermato che la domanda va presentata entro il termine perentorio di 60 giorni, anche se i presupposti del diritto sono accertati solo in un momento successivo.
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Indennità di mobilità: la domanda è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33705/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la semplice iscrizione nelle apposite liste non è sufficiente per ottenere il beneficio economico. È indispensabile presentare una specifica domanda all'ente previdenziale entro il termine di decadenza di 60 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine non viene sospeso o interrotto neppure in pendenza di un contenzioso giudiziario volto a far riconoscere il diritto all'iscrizione stessa.
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Obbligo di repêchage: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di una responsabile di magazzino per violazione dell'obbligo di repêchage. L'azienda aveva soppresso la sua posizione ma si era rifiutata di ricollocarla in un ruolo inferiore, da lei accettato, preferendo mantenere un'altra dipendente con la motivazione del minor costo. La Corte ha stabilito che tale criterio di scelta è illegittimo e che la violazione del dovere di ricollocazione comporta la reintegrazione nel posto di lavoro.
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Benefici amianto: quando spetta la maggiorazione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32189/2024, ha chiarito le condizioni per ottenere la maggiorazione dei benefici amianto. Il beneficio con coefficiente 1,5 spetta solo se cessa completamente l'attività lavorativa aziendale che espone al rischio amianto, non essendo sufficiente la chiusura di una singola unità produttiva. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva concesso la maggiorazione a un lavoratore il cui stabilimento era stato chiuso, mentre l'azienda continuava l'attività in altre sedi. Per ottenere il beneficio, è necessario che tutti i lavoratori esposti all'amianto nell'intera impresa siano collocati in mobilità a seguito della cessazione totale di tale specifica attività.
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Contribuzione figurativa mobilità: la regola corretta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31460/2024, ha stabilito il corretto criterio per il calcolo della pensione dei lavoratori posti in mobilità. Il caso riguardava la richiesta di un lavoratore di ricalcolare la propria pensione basando la contribuzione figurativa mobilità sulla retribuzione dei dodici mesi precedenti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, cassando la decisione della Corte d'Appello. È stato chiarito che il valore dei contributi figurativi non va determinato su un dato virtuale, ma sulla retribuzione reale cui è riferito il trattamento straordinario di integrazione salariale, come specificamente previsto dalla legge n. 223/1991.
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Anzianità aziendale: cumulo tra aziende diverse?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento dell'indennità di mobilità sommando i periodi di servizio prestati presso due diverse società dello stesso gruppo. La Corte ha ribadito che il requisito dell'anzianità aziendale, previsto dalla legge, deve essere maturato interamente presso l'unico datore di lavoro che avvia la procedura di licenziamento collettivo, salvo i casi tassativi di trasferimento d'azienda o fusione. Questa regola non è considerata discriminatoria, ma una scelta ragionevole del legislatore.
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Sgravi contributivi: no se l’azienda resta la stessa
La Cassazione ha negato i sgravi contributivi a un'impresa che aveva assunto lavoratori licenziati da un'altra società, operando però con le stesse strutture e attrezzature. Il beneficio è escluso perché non c'è stato un reale incremento occupazionale, ma solo una continuità aziendale mascherata da un cambio di titolarità, eludendo la ratio della norma.
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Cambio appalto licenziamento: non è collettivo
Un gruppo di lavoratori, in seguito a un cambio di appalto, ha rifiutato la riassunzione con la nuova azienda e il successivo trasferimento disposto dal datore di lavoro originario. Di conseguenza, sono stati licenziati per motivi disciplinari. Hanno impugnato il licenziamento sostenendo che si trattasse di un licenziamento collettivo mascherato, ma la Corte di Cassazione ha respinto la loro tesi. La Corte ha chiarito che nel caso di cambio appalto licenziamento, la procedura per i licenziamenti collettivi non si applica se il subentrante offre la riassunzione a parità di condizioni. Il trasferimento è stato considerato legittimo e i licenziamenti validi in quanto disciplinari.
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