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Legge 197/2022 — Anno 2026

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132 provvedimenti

Altri anni per Legge 197/2022

Pretesa Fiscale e Impresa: vince la Definizione Agevolata
Una società contribuente riceve un avviso di accertamento per IRES e IRAP relativo a contestazioni su interessi passivi, canoni di leasing e ammortamenti. L'impresa impugna l'atto ottenendo parziale annullamento nei primi due gradi di giudizio. L'Amministrazione Finanziaria propone ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio, l'azienda aderisce alla definizione agevolata liti pendenti prevista dalla Legge n. 197/2022. La società deposita la domanda di adesione e la prova del pagamento. La Suprema Corte prende atto della regolarità della procedura. I giudici chiariscono che il semplice deposito della domanda e del pagamento determina l'estinzione automatica del processo, in assenza di un formale diniego dell'Ufficio. La Corte dichiara estinto il giudizio, stabilisce che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e conferma la non applicabilità del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: silenzio del Fisco, lite estinta
Una società contribuente e l'Agenzia delle Entrate erano in lite per la deducibilità dei canoni di leasing relativi a un terreno e a un fabbricato industriale. Dopo alterne vicende nei primi gradi, il caso giunge in Cassazione. Nelle more del processo, l'azienda decide di aderire alla definizione agevolata prevista dalla Legge 197/2022, depositando l'istanza e pagando l'importo dovuto. L'Agenzia delle Entrate non notifica alcun diniego entro i termini di legge. La Suprema Corte, preso atto della regolarità della procedura, dichiara l'estinzione del giudizio. I giudici ribadiscono che la definizione agevolata determina la chiusura automatica della lite con il semplice deposito della domanda e la prova del pagamento, senza necessità di ulteriori verifiche di merito.
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Definizione agevolata liti pendenti: sì alla cartella di pagamento
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa per il recupero di rimborsi ritenuti indebiti dall'Agenzia delle Entrate. Durante il giudizio in Cassazione, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata liti pendenti ai sensi della Legge 197/2022. L'Ufficio ha negato l'accesso, sostenendo che la cartella fosse un mero atto di riscossione e non un atto impositivo. La Suprema Corte ha invece stabilito che la normativa del 2022 non pone limiti alla tipologia di atti impugnati, includendo quindi anche le cartelle di pagamento. Di conseguenza, avendo il contribuente pagato il dovuto per il condono, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'ampia portata dello strumento deflattivo e la possibilità di sanare pendenze derivanti da atti meramente riscossivi.
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Definizione agevolata dei carichi: stop al ricorso in Cassazione
Una società energetica ha impugnato avvisi di pagamento per accise non versate, sostenendo di poter compensare il debito con crediti vantati presso altri uffici doganali. Dopo il rigetto in appello, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi (rottamazione-quater), pagando quanto dovuto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'adesione alla sanatoria comporta l'impegno a rinunciare ai giudizi pendenti. Nonostante l'inammissibilità, le spese di lite sono state compensate tra le parti per non penalizzare la scelta della soluzione premiale adottata dal contribuente.
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Indebita percezione del reddito di cittadinanza: la condanna resta
Un cittadino è stato condannato per aver dichiarato il falso sulla residenza biennale necessaria per ottenere il sussidio statale. La difesa ha sostenuto che l'abrogazione della misura nel 2024 configurasse un'ipotesi di abolitio criminis, rendendo il fatto non più punibile. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il reato di indebita percezione del reddito di cittadinanza non è scomparso dall'ordinamento. Esiste infatti una continuità normativa con le nuove disposizioni sull'assegno di inclusione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e aggiungendo una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, poiché la condotta fraudolenta mantiene il suo disvalore penale nonostante il cambio di denominazione del beneficio assistenziale.
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Definizione agevolata: soci salvi, ma la società torna in giudizio
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso complesso originato da avvisi di accertamento per maggiori ricavi emessi contro una società immobiliare e i suoi soci. Mentre i soci persone fisiche hanno aderito alla definizione agevolata estinguendo la propria posizione, la società ha proseguito il giudizio. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto l'appello della società ma senza fornire alcuna motivazione specifica, limitandosi a trattare la posizione dei soci. La Suprema Corte ha stabilito che la definizione agevolata dei soci non si estende automaticamente alla società se questa non ha presentato domanda. Di conseguenza, ha dichiarato estinto il processo per i soci ma ha annullato la sentenza per la società a causa dell'omessa motivazione, rinviando la causa per un nuovo esame nel merito.
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Cessazione della materia del contendere e spese legali
Una contribuente otteneva in primo grado l'annullamento di cartelle esattoriali con condanna dell'ente alla rifusione delle spese. Durante l'appello, interveniva lo stralcio dei debiti sotto i mille euro previsto dalla legge. Il giudice d'appello dichiarava la cessazione della materia del contendere e compensava le spese di entrambi i gradi. La contribuente ricorreva in Cassazione sostenendo che la compensazione dovesse riguardare solo l'appello, mantenendo il diritto al rimborso del primo grado. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cessazione della materia del contendere derivante da una norma di legge comporta la caducazione di tutte le pronunce precedenti non definitive, imponendo la compensazione totale delle spese per l'intera controversia.
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Notifica cartella di pagamento: posta privata e prove in appello
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un agente della riscossione contro l'annullamento di un pignoramento presso terzi. Il caso verte sulla validità della notifica cartella di pagamento effettuata tramite operatore postale privato e sulla possibilità di produrre nuovi documenti in appello. I giudici hanno chiarito che nel processo tributario è sempre ammesso il deposito di nuovi documenti in secondo grado, superando le preclusioni del primo grado. Inoltre, la notifica tramite posta privata, sebbene priva di licenza specifica all'epoca dei fatti, non è inesistente ma solo nulla. Tale nullità risulta sanata se il contribuente impugna l'atto successivo, dimostrando di aver avuto piena conoscenza della pretesa tributaria. La decisione ribadisce il principio del raggiungimento dello scopo e la flessibilità istruttoria in appello.
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Rottamazione quater: stop al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due contribuenti relativo a una cartella di pagamento IRPEF. La decisione è maturata a seguito della scelta dei ricorrenti di aderire alla rottamazione quater, prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Attraverso il deposito di un formale atto di rinuncia, i contribuenti hanno manifestato la volontà di definire agevolatamente la propria posizione debitoria, determinando così una sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione del giudizio di legittimità. La Corte ha pertanto preso atto della cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite.
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Rottamazione quater e rinuncia al ricorso fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due contribuenti contro una cartella di pagamento IRPEF. La decisione scaturisce dall'adesione dei ricorrenti alla rottamazione quater, prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Avendo presentato formale atto di rinuncia al ricorso per accedere alla definizione agevolata, è venuto meno l'interesse a proseguire il giudizio. La Corte ha dunque rilevato la sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti coinvolte.
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Rottamazione quater: estinzione del giudizio tributario
Un contribuente ha impugnato il recupero di un credito IRAP che l'Agenzia delle Entrate riteneva indebitamente compensato per due annualità. Dopo i rigetti nei primi due gradi di merito, la causa è approdata in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, il ricorrente ha aderito alla Rottamazione quater, documentando il pagamento integrale delle rate previste dalla legge. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, confermando che il perfezionamento della definizione agevolata chiude definitivamente la lite fiscale.
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Insolvenza e rottamazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società e dei suoi soci, nonostante l'avvenuta ammissione alla rottamazione quater. Il punto centrale della decisione riguarda la sussistenza dello stato di insolvenza, inteso come incapacità strutturale e non transitoria di adempiere alle obbligazioni con mezzi normali. La Corte ha stabilito che l'ingente debito erariale, unito all'assenza di beni mobili o immobili aggredibili e alla cessazione dell'attività produttiva da anni, costituisce prova inequivocabile della crisi, rendendo irrilevante il pagamento tempestivo di una singola rata del piano di rientro fiscale.
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Reddito di cittadinanza: sanzioni penali valide
La Corte di Cassazione ha confermato la rilevanza penale delle condotte fraudolente legate al Reddito di cittadinanza, nonostante l'abrogazione della misura avvenuta nel 2024. Il caso riguardava un cittadino assolto in primo grado per particolare tenuità del fatto, il cui ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che le sanzioni penali previste dalla disciplina originaria restano applicabili per tutti i fatti commessi fino alla cessazione del beneficio, escludendo l'applicazione del principio della lex mitior grazie a una specifica deroga normativa volta a garantire la continuità della tutela penale contro le indebite erogazioni.
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Rottamazione quater e atti di riscossione
La Corte di Cassazione ha analizzato un ricorso dell'ente della riscossione relativo a intimazioni di pagamento emesse dopo la decadenza da un piano di rateizzazione. Nonostante il contribuente avesse aderito alla **Rottamazione quater**, l'estinzione del giudizio non è stata dichiarata per mancanza di prove documentali complete sul versamento delle rate. La Corte ha confermato che gli atti che rideterminano le sanzioni sono titoli esecutivi autonomi e ha respinto l'eccezione di giudicato esterno poiché l'ente non ha prodotto il certificato di passaggio in giudicato della sentenza precedente.
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Definizione agevolata: effetti per i coobbligati
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contribuente ritenuto responsabile solidale per i debiti fiscali di un'associazione. Durante il giudizio, un altro coobbligato ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. I giudici hanno stabilito che tale regolarizzazione estende i suoi effetti a tutti i debitori solidali, determinando l'estinzione del giudizio non solo per i tributi principali, ma anche per le sanzioni collegate, senza ulteriori oneri per le parti coinvolte.
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Esenzione IMU immobile occupato: Tasse annullate se c’è denuncia
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sull'esenzione IMU immobile occupato. Dei proprietari si erano visti recapitare avvisi di accertamento ICI e IMU per un immobile che non potevano utilizzare a causa di un'occupazione abusiva, regolarmente denunciata. La Corte, richiamando una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, ha chiarito che il proprietario spogliato del possesso del bene non deve pagare l'imposta. La perdita della disponibilità dell'immobile, infatti, fa venir meno la capacità contributiva (la base economica per la tassazione). Di conseguenza, la richiesta del Comune è stata ritenuta illegittima e la sentenza precedente è stata annullata. Vincono i proprietari.
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Firme False e Debito Fiscale: la Rottamazione Blocca la Causa
Due membri di un'associazione sportiva sono stati ritenuti responsabili per i debiti fiscali dell'ente, a causa di presunti prelievi di contanti. I due hanno sempre negato, sostenendo che le firme sulle ricevute fossero false. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha deciso sulla questione delle firme. Ha invece sospeso il giudizio per verificare se l'associazione avesse aderito alla 'rottamazione-quater'. Una nuova legge, infatti, stabilisce che il pagamento della prima rata della sanatoria estingue la causa pendente. La Corte ha quindi rinviato la decisione per acquisire la prova del pagamento, che potrebbe chiudere definitivamente la controversia sulla responsabilità solidale associazione.
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Abuso Direttiva madre-figlia: lite milionaria finisce con un condono
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società italiana un'operazione di abuso della Direttiva madre-figlia. Secondo il Fisco, la società aveva distribuito dividendi a una controllante olandese, creata solo come 'società conduit' per evitare di pagare le tasse in Italia. L'obiettivo era beneficiare indebitamente del regime di esenzione fiscale previsto dalla normativa europea. La società ha impugnato l'avviso di accertamento. Tuttavia, la Corte di Cassazione non ha deciso nel merito la questione. Il processo si è concluso con una declaratoria di estinzione perché la società ha aderito a una definizione agevolata (condono fiscale), pagando le somme dovute e ponendo fine alla controversia. Di conseguenza, il principio di diritto sull'abuso non è stato affermato o negato.
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Errore percettivo del Giudice: ricorso perso per procedura errata
Un contribuente si è visto dichiarare inammissibile il suo appello perché il giudice non ha trovato la prova della notifica (il file eml). Il contribuente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il file era presente e che il giudice aveva commesso un errore. La Cassazione ha però respinto il ricorso, stabilendo che un **errore percettivo** del giudice non si contesta con il ricorso in Cassazione, ma con un altro strumento legale specifico: la revocazione. Scegliendo la via processuale sbagliata, il contribuente ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Rinvio udienza per conciliazione: Fisco e Azienda si accordano
La Corte di Cassazione ha concesso un rinvio dell'udienza in un contenzioso tra l'Agenzia delle Entrate, un'azienda e i suoi soci. La richiesta congiunta delle parti era motivata da un tentativo di conciliazione in corso per definire l'intera controversia. I giudici hanno stabilito che un serio e documentato percorso di accordo stragiudiziale giustifica la sospensione del processo. La decisione si basa sul principio di effettività della tutela giurisdizionale, evitando una sentenza che potrebbe diventare inutile se le parti raggiungessero un'intesa. Pertanto, il principio del rinvio udienza per conciliazione è stato pienamente accolto.
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