LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 183/2010 — Anno 2025

Pagina 6 di 6

119 provvedimenti

Altri anni per Legge 183/2010

Lavoro precario: contratti a termine e risarcimento
Un'amministrazione comunale ha impiegato diversi lavoratori con una serie di contratti a tempo determinato, giustificandoli sulla base di una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato che tale pratica costituisce un abuso di lavoro precario, poiché le mansioni svolte rispondevano a esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. Pur negando la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato, come previsto per il settore pubblico, la Corte ha ribadito il diritto dei lavoratori a ottenere un risarcimento del danno. La sentenza ha inoltre affrontato e respinto le contestazioni relative alla liquidazione delle spese legali, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito in materia.
Continua »
Liquidazione spese legali: Cassazione e minimi tariffari
Un lavoratore ricorre in Cassazione contestando la liquidazione delle spese legali effettuata dalla Corte d'Appello, sostenendo la violazione dei minimi tariffari. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che per contestare la liquidazione delle spese legali è necessario non solo indicare le norme violate, ma anche dimostrare il pregiudizio subito utilizzando il corretto scaglione di valore per il calcolo, cosa che il ricorrente non ha fatto. La decisione sottolinea il rigore richiesto per questo tipo di impugnazioni.
Continua »
Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro per un rapporto, originariamente mascherato da contratto a progetto e poi riqualificato come subordinato, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso. La Corte ha respinto il ricorso di un datore di lavoro che sosteneva la decorrenza in corso di rapporto, chiarendo che la mancanza di 'stabilità reale' e il conseguente stato di soggezione del lavoratore giustificano tale posticipo. È stato inoltre confermato il principio per cui le differenze retributive vanno calcolate al lordo delle ritenute fiscali.
Continua »
Competenza sanzioni lavoro nero: chi decide?
Una società è stata sanzionata per lavoro irregolare. Per le violazioni commesse prima del 12 agosto 2006, la sanzione è stata emessa dall'Ispettorato del Lavoro nel 2015. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base a una legge del 2010, la competenza per queste vecchie violazioni spetta all'Agenzia delle Entrate. La Corte ha chiarito che per la competenza sanzioni lavoro nero, il fattore decisivo è la data di commissione. L'ordinanza di ingiunzione per quelle specifiche violazioni è stata quindi annullata per incompetenza.
Continua »
Trasferimento d’azienda: licenziamento e anzianità
Un lavoratore, licenziato da un'azienda e assunto il giorno seguente da un'altra in un cambio appalto, ha richiesto il mantenimento della propria anzianità di servizio, sostenendo l'esistenza di un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il precedente licenziamento, confermato da una sentenza passata in giudicato, aveva interrotto definitivamente il rapporto di lavoro, rendendo inapplicabili le tutele previste dall'art. 2112 c.c. e configurando la nuova assunzione come un contratto ex novo.
Continua »
Conversione contratto pubblica amministrazione: no
Una lavoratrice ha richiesto la conversione dei suoi contratti di collaborazione pluriennali con un ente pubblico in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo il principio secondo cui la conversione contratto pubblica amministrazione è vietata. Anche in caso di abuso, il lavoratore non ottiene la stabilizzazione, ma ha diritto solo a tutele di tipo economico e contributivo per il lavoro effettivamente svolto.
Continua »
Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice ha contestato la successione abusiva di contratti a termine con enti pubblici. La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine di decadenza per proporre l'azione legale decorre dalla fine dell'ultimo contratto, non da ciascuno di essi. Nonostante questa precisazione, il ricorso della lavoratrice è stato respinto perché il termine era comunque scaduto. La sentenza rafforza il principio che la decadenza contratti a termine si applica anche in caso di superamento della durata massima complessiva del rapporto di lavoro.
Continua »
Reiterazione contratti a termine: la decadenza
Un lavoratore ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per l'abusiva reiterazione di contratti a termine per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo un principio fondamentale: in caso di reiterazione di contratti a termine, il termine di decadenza per l'impugnazione decorre dalla cessazione dell'ultimo contratto. Tuttavia, nel caso specifico, il lavoratore non aveva rispettato nemmeno questo termine, portando all'inammissibilità della sua domanda.
Continua »
Risarcimento danno pubblico impiego: quando spetta
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento danno nel pubblico impiego per l'abuso di contratti a termine, anche se il lavoratore viene poi assunto a tempo indeterminato. La stabilizzazione, se derivante da una procedura concorsuale autonoma, non sana l'illecito pregresso.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: il diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione conferma il diritto di alcuni lavoratori, inizialmente esclusi, a passare alle dipendenze della società acquirente in una cessione ramo d'azienda. La sentenza stabilisce che il criterio decisivo è il nesso funzionale e inscindibile tra le mansioni svolte dal lavoratore e il ramo ceduto, a prescindere dalla loro inclusione formale nell'accordo di cessione. Viene respinto il ricorso dell'azienda, che non è riuscita a provare l'estraneità dei lavoratori al ramo trasferito.
Continua »
Abuso contratti a termine: no sanatoria da assunzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per un gruppo di lavoratori pubblici a seguito di un prolungato abuso di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato, avvenuta tramite una procedura concorsuale autonoma, non costituisce una sanatoria per l'illegittimità pregressa. Il ricorso della Pubblica Amministrazione, che mirava a un riesame dei fatti, è stato dichiarato inammissibile, consolidando il principio secondo cui la stabilizzazione non cancella il danno derivante dall'abuso contratti a termine.
Continua »
Contratto a progetto: la conversione in subordinato
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il caso riguardava un collaboratore, assunto formalmente con contratto a progetto da un istituto di credito, ma di fatto operante come Direttore Generale. La Corte ha stabilito che, quando il progetto affidato coincide con l'oggetto sociale dell'azienda e manca di un risultato specifico e autonomo, il contratto è illegittimo e scatta la conversione automatica, con diritto alle differenze retributive.
Continua »
Somministrazione abusiva: no decadenza per frode
Un lavoratore impiegato per 7 anni con oltre 300 contratti di somministrazione ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I giudici di merito avevano respinto la domanda per la scadenza dei termini di impugnazione (decadenza). La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la decadenza sui singoli contratti non impedisce di valutare l'intera sequenza per accertare una possibile somministrazione abusiva e una frode alla legge, in conformità con la normativa europea.
Continua »
Contrasto dispositivo-motivazione: Cassazione chiarisce
Una lavoratrice ottiene un risarcimento, ma la sentenza di primo grado indica 5 mensilità in motivazione e 4 nel dispositivo. La Cassazione, ribaltando l'appello, chiarisce che il contrasto dispositivo-motivazione nel rito del lavoro non causa nullità se la volontà del giudice emerge chiaramente dalla motivazione letta contestualmente, la quale deve quindi prevalere.
Continua »
Rinuncia alla domanda nel rinvio: no presunzioni
In un caso riguardante un contratto a tempo determinato, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul giudizio di rinvio. Una lavoratrice, dopo aver ottenuto la conversione del contratto, si è vista negare il diritto dalla Corte d'Appello in sede di rinvio, la quale ha ritenuto che la sua domanda sulla nullità del termine fosse stata abbandonata. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, chiarendo che la rinuncia alla domanda deve essere inequivocabile e non può essere desunta dalla semplice discussione su aspetti consequenziali, come l'entità del risarcimento. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19256/2025, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che contestava l'abusiva reiterazione di contratti a termine con la Pubblica Amministrazione per oltre vent'anni. La Corte ha stabilito che la decadenza contratti a termine, prevista dall'art. 32 della L. 183/2010, si applica anche alle azioni volte a far valere il superamento del limite massimo di 36 mesi. Per interrompere la decadenza, è sufficiente impugnare tempestivamente l'ultimo contratto della serie, poiché tale atto permette di considerare l'intera sequenza contrattuale come prova dell'abuso. Nel caso specifico, non essendo stato impugnato nemmeno l'ultimo contratto nei termini di legge, la domanda è stata dichiarata inammissibile.
Continua »
Abuso contratti a termine: la stabilizzazione non sana
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico, avvenuta tramite una procedura concorsuale, non sana il precedente abuso di contratti a termine. L'assunzione a tempo indeterminato derivante dal superamento di una selezione basata sul merito non elimina il diritto del lavoratore a ricevere un'indennità risarcitoria per l'illegittima reiterazione dei rapporti di lavoro precari. L'ente pubblico è stato quindi condannato a risarcire il danno, poiché la stabilizzazione non è stata considerata una misura sanzionatoria diretta per l'abuso commesso.
Continua »
Somministrazione fraudolenta: la decadenza non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza dall'impugnazione dei singoli contratti di somministrazione non impedisce al giudice di valutare se la reiterazione di centinaia di contratti configuri una somministrazione fraudolenta. Analizzando il caso di un autista con circa 800 contratti in dieci anni, la Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, ordinando un nuovo esame per verificare l'abuso del diritto e la violazione delle norme imperative, anche di derivazione europea.
Continua »
Onere della prova: la Cassazione sul lavoro subordinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22424/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori del settore scolastico. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova per dimostrare la natura subordinata di un rapporto di lavoro, formalmente qualificato come collaborazione, spetta interamente al lavoratore. In questo caso, i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti, come i contratti o testimonianze, per sostenere la loro tesi, portando così alla reiezione delle loro domande risarcitorie precedentemente accolte in primo grado.
Continua »