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Legge 183/2010 — Anno 2025

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119 provvedimenti

Altri anni per Legge 183/2010

Somministrazione di lavoro: limite 24 mesi e conversione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il limite massimo di 24 mesi per la somministrazione di lavoro si applica anche tenendo conto dei contratti stipulati prima del "Decreto Dignità". Il superamento di tale limite, finalizzato ad eludere la natura temporanea del rapporto, comporta la conversione del contratto in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato direttamente con l'azienda utilizzatrice. Questa decisione, basata su un'interpretazione conforme al diritto europeo, sanziona l'uso abusivo della somministrazione di lavoro.
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Trasferimento lavoratore: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del trasferimento di un lavoratore in un altro comune, disposto dall'azienda per assegnargli una qualifica superiore precedentemente riconosciuta da un tribunale. Il ricorso del dipendente, che lamentava l'illegittimità del provvedimento, è stato respinto. La Corte ha ritenuto che il trasferimento del lavoratore fosse giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, in quanto nella sede di destinazione si era creata una posizione vacante corrispondente al nuovo livello, mentre non ve ne erano nella sede di origine. Anche il ricorso incidentale dell'azienda è stato rigettato.
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Impugnazione contratto a termine: la Cassazione decide
Una lavoratrice, dopo una lunga serie di contratti a termine con una pubblica amministrazione, ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno da reiterazione abusiva. Sebbene vittoriosa in primo grado, la sua domanda è stata dichiarata inammissibile in appello e in Cassazione. Il motivo è stato il mancato rispetto del termine di decadenza per l'impugnazione contratto a termine. La Suprema Corte ha precisato che per contestare la successione illecita di contratti è necessario impugnare almeno l'ultimo rapporto entro i termini di legge, cosa che nel caso di specie non era avvenuta.
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Licenziamento giustificato motivo oggettivo e stage
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5622/2025, ha dichiarato illegittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La decisione si basa sul fatto che l'azienda, poco dopo aver licenziato un dipendente per soppressione del posto, ha avviato una ricerca di stagisti da inserire nella medesima posizione. Questo comportamento è stato interpretato come prova presuntiva che la soppressione del posto di lavoro non era effettiva, ma solo un pretesto.
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Licenziamento oggettivo: illegittimo se si cerca stagista
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo in un caso in cui l'azienda, dopo aver dichiarato soppressa la posizione di una lavoratrice, aveva avviato la ricerca di stagisti per svolgere mansioni sostanzialmente identiche. Secondo la Corte, l'effettiva soppressione del posto di lavoro è un accertamento di fatto che può essere smentito anche tramite presunzioni, come la ricerca di nuovo personale a breve distanza dal recesso, a prescindere dalla forma contrattuale proposta.
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Obbligo di manleva: i limiti per l’agenzia interinale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per un'insanabile contraddizione tra la motivazione e il dispositivo. Il caso riguardava l'obbligo di manleva di un'agenzia interinale verso l'azienda utilizzatrice per i danni derivanti da un contratto di somministrazione illecito. La motivazione limitava il risarcimento a una specifica indennità, mentre il dispositivo lo estendeva a tutte le somme dovute al lavoratore, inclusa la retribuzione. La Corte ha stabilito che tale contrasto rende la sentenza nulla, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratti a termine: la Cassazione sulle fondazioni
Un lavoratore di una fondazione lirico-sinfonica ha contestato la legittimità di una serie di contratti a termine, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che anche per le fondazioni liriche, soggette a una disciplina speciale, la mera regolarità formale non basta. È necessario che il datore di lavoro provi l'esistenza di ragioni oggettive, tecniche, produttive o organizzative che giustifichino la natura temporanea del rapporto, in linea con la normativa europea sui contratti a termine.
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Ente pubblico economico: quando il contratto si converte
Un consorzio ha impugnato la decisione che convertiva il contratto a termine di un lavoratore in un rapporto a tempo indeterminato. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la natura di ente pubblico economico del consorzio. Tale qualificazione, basata su criteri di gestione imprenditoriale ed economicità, rende inapplicabile il divieto di conversione dei contratti previsto per le pubbliche amministrazioni, legittimando la stabilizzazione del lavoratore.
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Tutela risarcitoria pubblico impiego: i limiti
Un dipendente pubblico, dopo aver ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato a seguito di anni di contratti atipici e la successiva stabilizzazione, si è visto negare un risarcimento ulteriore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10311/2025, ha chiarito i principi sulla tutela risarcitoria pubblico impiego: la stabilizzazione costituisce una sanzione adeguata che assorbe il danno standard, ma non pregiudica il diritto del lavoratore a ottenere la regolarizzazione della propria posizione contributiva direttamente dal datore di lavoro.
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Reiterazione contratti a termine: la decadenza opera
Un lavoratore ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per l'abusiva reiterazione di contratti a termine protrattasi per decenni. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendola tardiva per il mancato rispetto dei termini di decadenza. La Corte di Cassazione, pur correggendo la motivazione della Corte d'Appello, ha confermato la decisione. Ha chiarito che in caso di reiterazione contratti a termine è sufficiente impugnare solo l'ultimo contratto, ma ha rilevato che nel caso di specie neanche questa impugnazione era avvenuta tempestivamente. La Suprema Corte ha quindi ribadito che l'azione è soggetta al termine di decadenza, che decorre dalla cessazione dell'ultimo rapporto.
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Appalto illecito: le conseguenze sulla retribuzione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato che in caso di appalto illecito si costituisce un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'utilizzatore finale. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e al pagamento di tutte le retribuzioni dal momento del licenziamento fino alla riammissione effettiva, escludendo l'applicazione dei regimi indennitari più favorevoli previsti per la semplice conversione dei contratti a termine.
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Contratto a progetto nullo: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito che avevano dichiarato la nullità di un contratto a progetto, convertendolo in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. L'ordinanza analizza gli indici della subordinazione e chiarisce un punto fondamentale sul risarcimento del danno: l'indennità di disoccupazione (NASpI) percepita dal lavoratore non può essere detratta dalle somme dovute dal datore di lavoro. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al pagamento delle spese legali.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore impugnava una serie di contratti di somministrazione a termine. La Corte d'Appello dichiarava la decadenza dall'impugnazione per quasi tutti i contratti. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che, per effetto della proroga introdotta dal D.L. 225/2010, il nuovo e più breve termine di decadenza contratti a termine è entrato in vigore solo dal 31 dicembre 2011. Pertanto, l'impugnazione del lavoratore era tempestiva per tutti i rapporti di lavoro.
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Onere di contestazione: quando è troppo tardi?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli eredi di un lavoratore relativo al risarcimento per un contratto a termine illegittimo. Il punto cruciale della decisione è la tardività con cui gli eredi hanno messo in discussione un pagamento che l'azienda sosteneva di aver già effettuato. La Corte ha chiarito che l'onere di contestazione va esercitato nel primo atto difensivo utile, in questo caso l'atto di appello, e non successivamente. Anche la richiesta di TFR è stata respinta perché non inclusa nella causa originaria.
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Contratti a termine illegittimi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una serie di contratti a termine stipulati da un ente locale con un lavoratore, basati su una legge regionale finalizzata all'occupazione. La Corte ha confermato che la reiterazione di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli dell'amministrazione costituisce un abuso, rendendo i contratti a termine illegittimi. Di conseguenza, è stato confermato il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, respingendo sia il ricorso dell'ente pubblico che quello del dipendente relativo alla liquidazione delle spese legali.
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Lavoro precario: abuso contratti a termine nel Comune
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di lavoro precario protratto per anni all'interno di un'amministrazione comunale. Diversi lavoratori, assunti con contratti a termine successivi per svolgere mansioni istituzionali e stabili, avevano citato in giudizio l'ente. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la reiterazione dei contratti era illegittima e abusiva, poiché non supportata da reali esigenze temporanee ma utilizzata per coprire fabbisogni organici permanenti. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, come previsto dalla legge per il pubblico impiego, ha confermato il diritto dei lavoratori a un cospicuo risarcimento del danno.
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Termine decadenza cessione: la legge non è retroattiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18532/2025, ha stabilito un principio fondamentale sul termine decadenza cessione contratto di lavoro. La Corte ha chiarito che il termine per impugnare una cessione di ramo d'azienda, introdotto dalla Legge n. 183/2010, non si applica retroattivamente. Pertanto, per le cessioni avvenute prima dell'entrata in vigore della legge, i lavoratori non perdono il diritto di agire in giudizio per il solo decorso del tempo. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso dei lavoratori, è stata annullata con rinvio.
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Danno comunitario: no a contratto singolo e breve
La Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento forfettario per danno comunitario non si applica all'illegittimità di un singolo e breve contratto di collaborazione occasionale stipulato con una società a partecipazione pubblica. La Corte ha chiarito che tale sanzione è prevista solo per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, non per un unico episodio. Di conseguenza, pur confermando l'impossibilità di convertire il rapporto in un impiego a tempo indeterminato per la natura pubblica del datore di lavoro, ha annullato la condanna al risarcimento precedentemente disposta dalla Corte d'Appello.
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Debito restitutorio: cosa non restituire al datore
La Corte di Cassazione interviene sul calcolo del debito restitutorio di una lavoratrice a seguito della conversione del suo contratto a termine. Dopo una precedente sentenza d'appello, poi parzialmente riformata, alla lavoratrice era stato chiesto di restituire le somme percepite in eccesso. Con questa ordinanza, la Corte stabilisce che dal calcolo del debito vanno escluse le retribuzioni maturate dopo la data della sentenza di conversione e va considerato l'importo del TFR. La Corte ha cassato la sentenza d'appello per omessa pronuncia su questi punti cruciali, rinviando per una nuova quantificazione.
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Trasferimento azienda: la tutela del lavoratore escluso
La Corte di Cassazione conferma il diritto all'assunzione di un lavoratore escluso da un accordo sindacale in un'operazione di trasferimento azienda. Poiché l'attività d'impresa proseguiva e non era cessata, la Corte ha ritenuto inapplicabile la deroga che permette il mancato assorbimento di parte del personale, riaffermando la tutela prevista dall'art. 2112 c.c. anche per le aziende in amministrazione straordinaria.
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