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Legge 183/2010 — Anno 2022

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136 provvedimenti

Altri anni per Legge 183/2010

Risarcimento danno contratto a termine: serve la prova del danno
Un'infermiera veniva precettata tramite un'ordinanza comunale urgente per prestare servizio presso una casa di riposo pubblica. A seguito della revoca anticipata del provvedimento, la lavoratrice richiedeva il risarcimento dei danni per l'illegittima interruzione del rapporto a tempo determinato. La Corte d'Appello le riconosceva un indennizzo presunto, applicando le tutele previste per gli abusi da reiterazione contrattuale. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce che per ottenere il risarcimento danno contratto a termine in presenza di un unico contratto non esiste alcuna presunzione automatica. Il lavoratore deve provare concretamente il pregiudizio economico subito. Non avendo la lavoratrice fornito alcuna prova del danno effettivo, la domanda risarcitoria viene interamente rigettata e l'ente pubblico non deve versare alcuna somma.
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Trasformazione unilaterale part time: illegittimo il licenziamento
Un dipendente pubblico lavorava con orario a tempo parziale regolarmente autorizzato. L'ente datore di lavoro ha disposto d'ufficio il ripristino dell'orario a tempo pieno. Il lavoratore si è opposto alla decisione e non si è presentato in servizio per il nuovo orario. L'ente ha quindi irrogato prima una sospensione e poi il licenziamento disciplinare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente. I giudici hanno stabilito che la trasformazione unilaterale part time da parte del datore di lavoro è illegittima. Il passaggio dal tempo parziale al tempo pieno richiede sempre il consenso scritto del lavoratore. Il rifiuto del dipendente non costituisce un'infrazione e non può giustificare il licenziamento. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Abuso del contratto a termine: ricorso generico e sconfitta
Una lavoratrice cita in giudizio un Ateneo pubblico chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali per l'abuso del contratto a termine e per la mancata stabilizzazione. La Corte d'Appello accerta l'illegittimità di un solo contratto per mancato rispetto dell'intervallo temporale minimo e liquida tre mensilità di retribuzione, escludendo però il diritto alla stabilizzazione per difetto dei requisiti di anzianità. La dipendente propone ricorso in Cassazione lamentando l'inadeguatezza del risarcimento e contestando le procedure dell'ente pubblico. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per genericità dei motivi e violazione dei limiti formali dell'impugnazione. L'Ateneo vince la causa e la lavoratrice subisce la condanna al pagamento delle spese legali.
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Conversione del rapporto di lavoro: risarcimento con tetto massimo
Un lavoratore ha svolto mansioni di custode e manutentore per un condominio senza un contratto scritto preventivo. I giudici di merito hanno accertato la natura subordinata della prestazione e disposto la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Hanno inoltre condannato il condominio a versare tutte le retribuzioni maturate dal 2010 alla sentenza. Il condominio ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'entità del risarcimento. La Suprema Corte ha confermato la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato per assenza di forma scritta. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso del condominio sul piano economico: in caso di conversione del rapporto di lavoro si applica l'indennità onnicomprensiva forfettaria prevista dalla legge e non l'integrale risarcimento delle retribuzioni pregresse.
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Abuso di contratti a termine: Ministero condannato al risarcimento
Il Ministero dell'Interno ha impiegato un lavoratore mediante ripetuti contratti di somministrazione e a tempo determinato per gestire flussi migratori straordinari. Il lavoratore ha impugnato i contratti lamentando la mancanza di ragioni giustificative specifiche e il superamento dei limiti temporali massimi. La Corte di Appello ha accertato l'illegittimità delle assunzioni e ha condannato l'amministrazione al risarcimento di otto mensilità. Il Ministero ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che le ordinanze di protezione civile consentissero ampie deroghe e che la successiva assunzione a tempo indeterminato sanasse ogni violazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso statuendo che le ordinanze emergenziali non possono derogare tacitamente ai requisiti di forma e motivazione dei contratti di lavoro. L'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego obbliga quindi l'ente pubblico a risarcire il danno economico al dipendente.
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Contratto a termine illegittimo: Cassazione tutela il lavoratore
Una Lavoratrice ha impugnato una serie di contratti a termine, chiedendo la conversione in rapporto a tempo indeterminato e un'indennità. Il Tribunale ha dichiarato la decadenza per i primi contratti, mentre la Corte d'Appello ha riconosciuto l'illegittimità dell'ultimo contratto per superamento del limite dei 36 mesi. L'Azienda ha presentato ricorso principale, contestando il calcolo dei 36 mesi. La Lavoratrice ha proposto ricorso incidentale, sostenendo che la sua richiesta di conciliazione aveva sospeso i termini di decadenza. La Cassazione ha rigettato il ricorso principale dell'Azienda e accolto quello incidentale della Lavoratrice, riconoscendo che la richiesta di conciliazione sospende i termini per impugnare il contratto a termine illegittimo. La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratto a termine illegittimo: confermata la stabilizzazione
Un operaio specializzato impiegato nella manutenzione ordinaria e straordinaria ha contestato la successione di contratti a tempo determinato stipulati tra il 2002 e il 2011 con un ente pubblico economico. I giudici di merito hanno accertato il contratto a termine illegittimo per la generica indicazione delle causali e per la mancanza di un effettivo legame con esigenze contingenti, ordinando la riammissione in servizio a tempo indeterminato e il risarcimento del danno. L'ente datore di lavoro ha presentato ricorso per Cassazione, ma ha successivamente depositato un atto di formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile, rendendo definitiva la stabilizzazione dell'operaio.
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Contratto a Termine PA: Università vince su conversione, ma paga danni
Un Lavoratore, impiegato come Collaboratore Esperto Linguistico presso un'Università pubblica con un contratto a tempo determinato, ha chiesto la Conversione contratto a termine PA a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni, sostenendo l'assenza di ragioni giustificative per il termine. I primi due gradi di giudizio avevano accolto la sua domanda, escludendo l'applicazione del divieto di conversione per la Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione, invece, ha accolto il ricorso dell'Università. Ha stabilito che, nonostante la natura privatistica del rapporto, l'Università è un ente pubblico. Pertanto, si applica il divieto di Conversione contratto a termine PA a tempo indeterminato previsto per i datori di lavoro pubblici. La Corte ha confermato solo il diritto al risarcimento del danno per l'illegittima apposizione del termine.
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Abuso di contratti a termine: Stato condannato al risarcimento
Una lavoratrice ha impugnato una serie di contratti a termine e di somministrazione stipulati con un Ministero per fronteggiare emergenze legate ai flussi migratori. I giudici di merito hanno accertato l'abuso di contratti a termine per assenza di specifiche causali temporanee, condannando l'amministrazione al risarcimento di dodici mensilità. Il Ministero ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che le ordinanze di protezione civile giustificassero la deroga alle norme ordinarie e segnalando la successiva stabilizzazione della dipendente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso statale. I giudici hanno chiarito che le ordinanze emergenziali non possono derogare tacitamente alle tutele lavoristiche. Inoltre, l'amministrazione non ha dedotto tempestivamente la stabilizzazione durante la fase di merito.
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Abuso di contratti a termine: Ministero condannato
Una lavoratrice ha prestato servizio presso una Questura tramite reiterati contratti di somministrazione e a tempo determinato per oltre 36 mesi, senza idonea causale. La lavoratrice ha richiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei rapporti. Il Ministero ha contestato la domanda invocando le ordinanze di emergenza per l'immigrazione e la successiva stabilizzazione del personale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che le ordinanze di protezione civile non possono derogare implicitamente alle tutele ordinarie del lavoro e che l'abuso di contratti a termine nella Pubblica Amministrazione impone il pagamento del danno risarcitorio presunto.
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Restituzione somme giudizio di rinvio: l’Azienda vince il ricorso
Un'Azienda ha versato determinate somme a una Lavoratrice per adempiere a sentenze di merito provvisoriamente esecutive. Successivamente la Corte di Cassazione ha annullato la decisione precedente. Nel successivo processo di rinvio, la Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento dovuto alla Lavoratrice. I giudici territoriali hanno tuttavia dichiarato inammissibile la richiesta dell'Azienda di riottenere l'importo pagato in piu, qualificandola erratamente come domanda nuova. L'Azienda ha quindi proposto ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha accolto le doglianze della societa. I giudici di legittimita hanno chiarito che la restituzione somme giudizio di rinvio non e una domanda nuova. L'annullamento della sentenza cancella infatti il titolo del pagamento con efficacia retroattiva. Il giudice di rinvio deve percio decidere nel merito sulla richiesta restitutoria formulata dall'Azienda.
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Decadenza azione lavoratore: la Cassazione tutela il diritto
Un lavoratore ha chiesto di riconoscere un rapporto di lavoro subordinato direttamente con l'azienda che aveva utilizzato le sue prestazioni per anni, tramite ditte appaltatrici. I giudici di merito avevano dichiarato la domanda inammissibile per *decadenza azione lavoratore*, ritenendo che il diritto di agire in giudizio fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la *decadenza azione lavoratore* non si applica quando un lavoratore, formalmente dipendente di un appaltatore, cerca di far accertare un rapporto di lavoro subordinato con il committente, soprattutto se non esiste un atto scritto che neghi tale rapporto.
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Decadenza impugnazione rapporto di lavoro: non basta la cessazione
Un lavoratore ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una banca, sostenendo di aver svolto mansioni di archivista per oltre 14 anni, pur essendo formalmente assunto da una cooperativa. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la domanda per intervenuta decadenza impugnazione rapporto di lavoro, ritenendo che il termine fosse scaduto con la cessazione del contratto di appalto tra la cooperativa e la banca. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il termine di decadenza per contestare un'interposizione illecita di manodopera inizia solo quando il lavoratore riceve un atto scritto o un provvedimento equivalente che nega l'esistenza del rapporto di lavoro, non con la semplice cessazione di fatto dell'attività.
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Contratto a Termine Prolungato: La Conversione a Tempo Indeterminato
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione contratto a tempo indeterminato per un lavoratore inizialmente assunto con un contratto a termine. L'Azienda aveva mantenuto il lavoratore oltre la scadenza del contratto, superando i limiti legali per la proroga. Nonostante il lavoratore avesse svolto anche attività di consulenza esterna per un'altra azienda, la Corte ha ritenuto irrilevante tale circostanza ai fini della prosecuzione del rapporto con l'Azienda principale. Il datore di lavoro è stato condannato a reintegrare il lavoratore e a pagare un'indennità risarcitoria di sei mensilità.
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Abuso dei contratti a termine: l’assunzione nega il risarcimento
Una lavoratrice della Pubblica Amministrazione ha subito per anni l'abuso dei contratti a termine tramite continui rinnovi. Successivamente, l'ente pubblico ha assunto la dipendente a tempo indeterminato mediante una procedura di stabilizzazione. La lavoratrice ha comunque richiesto il risarcimento forfettario del danno comunitario per il precariato subito in passato. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta della dipendente. La Suprema Corte ha chiarito che l'assunzione a tempo indeterminato ripara integralmente la lesione e soddisfa i requisiti imposti dal diritto europeo. Il lavoratore stabilizzato non ha diritto ad alcun risarcimento automatico aggiuntivo, a meno che non riesca a provare concretamente di aver subito danni specifici e differenti rispetto alla semplice perdita di stabilità lavorativa.
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Indennità Lavoro: Azienda Rinuncia Ricorso, Processo Estinto
Una lavoratrice ottenne il pagamento di un'indennità onnicomprensiva pari a 12 mensilità, come stabilito dalla Corte d'Appello. L'Azienda presentò ricorso in Cassazione contro tale decisione. Tuttavia, l'Azienda rinunciò successivamente al proprio ricorso. La Corte di Cassazione, accogliendo la rinuncia, dichiarò l'estinzione del processo per rinuncia al ricorso. Le spese legali furono compensate tra le parti, e l'Azienda fu esonerata dal versamento di un ulteriore contributo unificato. La decisione della Corte d'Appello a favore della lavoratrice divenne quindi definitiva.
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Termine nullo ma no alla conversione del contratto a termine
Un operaio ha citato in giudizio un consorzio di bonifica chiedendo la nullità dei contratti a tempo determinato stipulati tra il 2001 e il 2010 e la stabilizzazione del posto. La Corte di Appello ha accertato l'illegittimità del termine per assenza di ragioni temporanee, ordinando la riammissione in servizio. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno confermato la nullità della clausola temporale, ma hanno escluso la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato. Le leggi regionali speciali vietano nuove assunzioni stabili nei consorzi di bonifica. La Suprema Corte ha dunque negato la stabilizzazione definitiva, riconoscendo solo la tutela risarcitoria economica.
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Lavoratrice vs Ente: Illegittimità Contratti a Termine Pubblica Amministrazione
Una Lavoratrice ha impugnato una serie di **contratti a termine nella Pubblica Amministrazione** con un Ente territoriale, chiedendo la conversione a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni. I contratti erano stati ritenuti illegittimi. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno escluso la conversione per il divieto normativo, ma hanno riconosciuto il risarcimento. La Corte d'Appello ha liquidato il danno in dodici mensilità. L'Ente ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la decadenza e l'interpretazione delle norme sui contratti fiduciari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente, confermando la condanna al risarcimento e l'illegittimità dei contratti a termine.
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Ferie non godute: la Cassazione ribalta l’onere della prova per l’indennità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Lavoratrice impiegata con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa presso un'Amministrazione Pubblica, ma il cui rapporto era stato riconosciuto come lavoro subordinato. La questione principale riguardava il diritto all'indennità per le **ferie non godute** e il risarcimento del danno per l'illegittimità del contratto. La Corte d'Appello aveva negato l'indennità per le ferie non godute, ritenendo che la Lavoratrice non avesse provato di aver lavorato durante i giorni di ferie. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che è l'Amministrazione Pubblica a dover dimostrare di aver messo il lavoratore in condizione di godere delle ferie. La sentenza ha quindi accolto il ricorso della Lavoratrice, annullando la precedente decisione e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Contratto a tempo determinato: Cassazione conferma conversione per il Lavoratore
Un Lavoratore, impiegato per anni con un contratto a tempo determinato presso una Fondazione, ha contestato la legittimità di tali contratti. Il Lavoratore chiedeva che il rapporto fosse riconosciuto come a tempo indeterminato. Dopo un primo rigetto, la Corte d'Appello ha accolto la sua richiesta, convertendo il contratto e disponendo il risarcimento. La Fondazione ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso della Fondazione inammissibile, confermando la decisione precedente a favore del Lavoratore. Questo significa che il contratto a tempo determinato è stato convertito in indeterminato e la Fondazione deve pagare le spese legali.
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