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Legge 16/2012

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229 provvedimenti

Contratto Stock Lending Nullo: Fisco vince, Azienda paga i costi
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento a carico di un'azienda che aveva dedotto costi da due operazioni. La prima, una fattura per servizi, è stata ritenuta inesistente. La seconda riguardava un complesso schema finanziario. La Corte ha sancito la nullità del contratto di stock lending perché privo di un reale rischio economico (alea) e finalizzato unicamente a ottenere un indebito risparmio fiscale. Di conseguenza, la sua causa è stata giudicata non meritevole di tutela legale, rendendo i relativi costi totalmente indeducibili. L'azienda ha perso la causa e il Fisco ha vinto.
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Sanzioni al socio: la competenza ufficio sanzioni tributarie è della società
Un ex socio di una società riceve un atto di irrogazione sanzioni dall'ufficio delle Entrate della sede legale della società (Milano). Il socio contesta l'atto, sostenendo che l'ufficio competente sia quello della sua residenza (Como). La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro sulla competenza ufficio sanzioni tributarie: questa è determinata dal luogo in cui l'ufficio è competente per l'accertamento del tributo della società, non dal domicilio fiscale del socio. Di conseguenza, l'ufficio di Milano era quello corretto. L'Agenzia delle Entrate vince la causa su questo punto di diritto.
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Costi da ‘cartiera’ deducibili: la Cassazione salva l’acquirente
Un'azienda si è vista negare la deduzione dei costi per l'acquisto di autoveicoli, poiché l'Agenzia delle Entrate riteneva il venditore una società 'cartiera' interposta in una frode. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo un principio fondamentale sulla deducibilità costi operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici hanno chiarito che, anche se l'acquirente è consapevole del carattere fraudolento dell'operazione, i costi possono essere dedotti. La condizione essenziale è che tali costi siano stati effettivamente sostenuti e siano inerenti all'attività d'impresa. La Cassazione ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso a un nuovo giudice per verificare la reale esistenza ed effettività dei costi sostenuti dall'azienda.
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Deducibilità costi operazioni inesistenti: la prova sui ricavi
Una società cooperativa si vede negare la deduzione di costi derivanti da fatture per operazioni inesistenti. La società invoca una nuova legge per sostenere che, di conseguenza, anche i ricavi correlati a quei costi dovrebbero essere esclusi dalla tassazione. La Corte di Cassazione, però, dà ragione all'Agenzia delle Entrate. Stabilisce un principio chiaro sulla deducibilità costi operazioni inesistenti: spetta al contribuente, e non all'amministrazione fiscale, l'onere di provare che anche i ricavi corrispondenti sono fittizi. In assenza di tale prova, i ricavi restano tassabili. La società perde perché non ha fornito le prove necessarie.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: merce vera, fattura falsa
Un'azienda si è vista negare la detrazione dell'IVA e la deducibilità dei costi relativi a fatture ricevute da fornitori fittizi. Sebbene la merce fosse stata effettivamente acquistata e rivenduta, le fatture provenivano da società 'cartiere'. La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, spetta all'Agenzia delle Entrate fornire indizi gravi, precisi e concordanti sulla frode e sulla consapevolezza del contribuente. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sull'azienda, che deve dimostrare di aver agito in buona fede e con la massima diligenza. La Corte ha annullato la precedente decisione favorevole all'azienda, dando ragione all'Agenzia delle Entrate.
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Inerenza dei costi: fattura alta non significa indeducibile
Un'azienda si vede negare la deduzione di alcuni costi perché l'importo delle fatture di un subappaltatore era ritenuto troppo alto. Altri costi, di importo minore, erano invece stati ammessi. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo criterio è sbagliato. L'inerenza dei costi non si giudica dall'importo, ma dalla prova concreta che quella spesa sia stata necessaria e funzionale all'attività d'impresa. L'entità della spesa, da sola, non è un elemento sufficiente per decidere sulla sua deducibilità. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, imponendo una nuova valutazione basata sulla prova del collegamento tra costo e attività produttiva.
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Scommesse non autorizzate: sanzioni e regole
Un esercente è stato sanzionato con 30.000 euro per aver installato apparecchi per scommesse non autorizzate collegati a un operatore estero privo di concessione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'esercente poiché non aveva contestato tutte le ragioni autonome della sentenza di appello. In particolare, il ricorrente non aveva impugnato la parte della decisione che rilevava la mancata partecipazione alla gara del 2012, rendendo irrilevanti le contestazioni basate su precedenti normative europee.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: il fisco vince sul penale
Una società di commercio all'ingrosso e i suoi soci hanno impugnato avvisi di accertamento relativi a operazioni soggettivamente inesistenti inserite in un meccanismo di frode carosello. Dopo un primo rinvio dalla Cassazione, che aveva confermato la consapevolezza della frode ma aperto alla deducibilità dei costi, i contribuenti hanno tentato di contestare nuovamente il loro coinvolgimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che sul coinvolgimento nella frode si era ormai formato il giudicato interno. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la prescrizione ottenuta nel processo penale per i reati fiscali non ha alcuna efficacia nel giudizio tributario, poiché non costituisce un accertamento di merito sull'innocenza dei soggetti coinvolti.
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Sottoscrizione avviso di accertamento: validità e delega di firma
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro la decisione di merito che aveva annullato un atto impositivo per difetto di firma. Il caso riguardava un socio di una società a ristretta base partecipativa che contestava la validità della sottoscrizione avviso di accertamento, sostenendo che il delegato non fosse un dirigente e che la delega mancasse di indicazioni nominative e temporali. Gli Ermellini hanno chiarito che la delega di firma non richiede il nominativo del delegato né una durata specifica, essendo sufficiente l'individuazione della qualifica tramite ordini di servizio. Inoltre, l'illegittimità costituzionale relativa alla nomina dei dirigenti non inficia automaticamente gli atti firmati da funzionari delegati, poiché la validità dell'atto dipende dall'effettiva attribuzione del potere nell'organigramma dell'ufficio.
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Operazioni inesistenti: stop al giudizio tributario
Una società operante nel settore sanitario ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno 2014, con il quale l'Agenzia delle Entrate contestava operazioni inesistenti. Secondo l'ufficio, alcuni contratti di appalto erano fittizi e nascondevano una somministrazione irregolare di manodopera, portando al disconoscimento di costi e detrazioni IVA. Dopo le sentenze sfavorevoli nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione denunciando violazioni sull'onere della prova e sull'inerenza dei costi. Tuttavia, durante l'udienza, le parti hanno comunicato l'avvio di trattative per una conciliazione giudiziale, inducendo la Corte a disporre il rinvio della causa.
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Operazioni inesistenti e conciliazione fiscale
Una società operante nel settore sanitario ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 2013, con cui l'amministrazione finanziaria contestava l'utilizzo di operazioni inesistenti. Secondo l'accusa, alcuni contratti di appalto mascheravano in realtà una somministrazione irregolare di manodopera, portando al disconoscimento di costi e detrazioni IVA. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la causa è approdata in Cassazione. Tuttavia, durante l'udienza, le parti hanno manifestato la volontà di procedere verso una conciliazione giudiziale, richiedendo un rinvio della trattazione che la Corte ha prontamente concesso.
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Deducibilità costi e operazioni inesistenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la deducibilità dei costi relativi a operazioni soggettivamente inesistenti è ammessa anche se l'acquirente è consapevole della frode. La normativa attuale prevede l'indeducibilità solo per i costi direttamente utilizzati per commettere delitti non colposi per i quali sia stata esercitata l'azione penale. Nel caso analizzato, una società coinvolta in una frode carosello ha ottenuto il riconoscimento dei costi d'acquisto della merce, poiché tali spese non costituivano di per sé un reato. La sentenza conferma che, ai fini delle imposte sui redditi, i costi reali sostenuti per l'acquisto di beni sono deducibili se rispettano i principi di inerenza e certezza, indipendentemente dalla regolarità soggettiva dei fornitori.
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Fondo patrimoniale e ipoteca esattoriale: le novità
Un contribuente ha impugnato l'iscrizione di un'ipoteca esattoriale su immobili conferiti in un fondo patrimoniale, sostenendo che il debito, derivante da responsabilità erariale, fosse estraneo ai bisogni della famiglia. Mentre i giudici di merito avevano ritenuto legittima l'ipoteca qualificandola come atto cautelare e non esecutivo, la Corte di Cassazione ha ravvisato una questione di particolare rilevanza. Con questa ordinanza, la Corte ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per chiarire se il divieto di esecuzione sui beni del fondo previsto dall'art. 170 c.c. si applichi anche alle ipoteche iscritte dal fisco, alla luce dell'evoluzione normativa e giurisprudenziale.
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Autotutela tributaria e costi da reato: la guida
L'Agenzia delle Entrate aveva impugnato una sentenza favorevole a una società in liquidazione, basando l'accertamento sul presunto recupero di costi da reato legati a canoni di locazione ritenuti eccessivi. Tuttavia, a seguito dell'assoluzione definitiva dei vertici societari in sede penale, l'Amministrazione ha esercitato l'autotutela tributaria annullando gli atti impositivi. Di conseguenza, l'Agenzia ha depositato rinuncia al ricorso in Cassazione, portando all'estinzione del giudizio e alla compensazione delle spese tra le parti.
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Costi da Reato: Indeducibili solo se da Delitto, non da Abuso
Una società immobiliare realizza un complesso turistico ma vende le unità come abitazioni private, applicando un'IVA agevolata. L'Agenzia delle Entrate contesta sia l'aliquota IVA sia la deduzione dei costi di costruzione, legandoli a reati come lottizzazione abusiva, corruzione e truffa. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave sull'**indeducibilità costi da reato**: i costi non sono deducibili solo se specificamente collegati a un 'delitto' (reato grave, come la corruzione), non a una 'contravvenzione' (reato minore, come la lottizzazione abusiva). Pertanto, i costi di costruzione restano deducibili. Tuttavia, la Corte dà ragione all'Agenzia sull'IVA, affermando che conta la destinazione d'uso effettiva (residenziale) e non quella formale (turistica), rendendo dovuta l'aliquota ordinaria.
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Indeducibilità costi da reato: la Cassazione salva l’azienda
Una società costruttrice si vede negare la deduzione dei costi per la realizzazione di un complesso turistico, poiché l'opera è collegata a reati di lottizzazione abusiva, corruzione e truffa. La Corte di Cassazione interviene sul tema dell'indeducibilità dei costi da reato. La Corte stabilisce un principio fondamentale: a seguito di una riforma del 2012, i costi sono indeducibili solo se direttamente collegati a delitti gravi e intenzionali. Anche in presenza di un unico disegno criminoso che lega un reato minore (contravvenzione) a uno grave (delitto), i costi relativi al reato minore restano deducibili. L'Agenzia delle Entrate perde quindi il ricorso, poiché non ha provato il nesso diretto tra i costi di costruzione e i delitti di corruzione e truffa, essendo questi legati solo alla lottizzazione abusiva, che è una semplice contravvenzione.
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Aliquota IVA agevolata: la Cassazione su abusi e fisco
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso riguardante il recupero a tassazione di costi e l'applicazione dell'aliquota IVA agevolata per un complesso turistico-residenziale. Il contenzioso nasce da indagini per lottizzazione abusiva, dove una società aveva venduto unità abitative con aliquote ridotte nonostante i vincoli di destinazione alberghiera. La Corte ha stabilito che l'indeducibilità dei costi da reato non si applica alle contravvenzioni, ma ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sulla questione dell'aliquota IVA agevolata. Il giudice deve infatti verificare l'effettiva destinazione d'uso degli immobili e la legittimità degli atti amministrativi comunali, potendo disapplicare quelli in contrasto con gli accordi regionali. Infine, è stato chiarito che le note di variazione IVA devono rispettare i termini della dichiarazione annuale.
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Lottizzazione abusiva: riflessi fiscali e IVA
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso contenzioso fiscale derivante da una lottizzazione abusiva realizzata da una società edilizia. L'Agenzia delle Entrate contestava l'indeducibilità dei costi legati al reato e l'applicazione di aliquote IVA agevolate per unità immobiliari vendute come civili abitazioni ma facenti parte di un complesso turistico. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2012, i costi legati a contravvenzioni come la lottizzazione abusiva restano deducibili, poiché la sanzione fiscale colpisce solo i delitti non colposi. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Ufficio in merito all'IVA, stabilendo che il giudice deve verificare la destinazione d'uso effettiva degli immobili, potendo disapplicare atti amministrativi illegittimi che simulano una regolarità urbanistica inesistente.
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Lottizzazione abusiva e detrazione IVA: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito i profili fiscali legati a una lottizzazione abusiva costiera. La sentenza stabilisce che i costi legati a reati contravvenzionali sono deducibili grazie alla lex mitior del 2012. Tuttavia, per l'applicazione delle aliquote IVA agevolate, non basta il dato formale catastale: il giudice deve verificare l'effettiva destinazione d'uso degli immobili e può disapplicare atti amministrativi comunali illegittimi che aggirano i vincoli regionali. Infine, le note di variazione IVA devono rispettare i termini della dichiarazione annuale.
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Giudicato esterno e IMU: limiti e regole
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento IMU sostenendo che il giudicato esterno derivante da sentenze precedenti, relative ad altre annualità o tributi (TARI), avesse già accertato lo stato di fatiscenza dell'immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'inagibilità di un fabbricato è un elemento variabile nel tempo e non un fatto permanente. Pertanto, l'efficacia vincolante di una sentenza passata in giudicato non si estende automaticamente a periodi d'imposta diversi per elementi soggetti a modifica, come lo stato manutentivo di un bene.
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