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Legge 119/2018 — Sezione Sesta Civile

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117 provvedimenti

Altri anni per Legge 119/2018

Prescrizione Debiti Tributari: La Cassazione tra Cinque e Dieci Anni
L'Agenzia della Riscossione ha contestato la prescrizione quinquennale di debiti tributari (IRAP e IVA) contenute in cartelle di pagamento, come stabilito da una Commissione Tributaria Regionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, affermando che i crediti erariali, non essendo prestazioni periodiche, sono soggetti alla prescrizione decennale, non quinquennale. Per una delle cartelle, la Corte ha dichiarato la cessata materia del contendere per l'annullamento automatico dei debiti sotto i mille euro. La sentenza impugnata è stata cassata e rinviata alla CTR per un nuovo esame basato sul principio della prescrizione debiti tributari decennale.
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Cartella Esattoriale Annullata: il Giudicato Esterno Tributario Salva il Coobbligato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella esattoriale per imposte ipotecarie e catastali del 1981, ritenuta immotivata dalla Commissione Tributaria Regionale. Un contribuente ha invocato il principio del giudicato esterno tributario, sostenendo di poter beneficiare di una precedente sentenza favorevole ottenuta da un altro coobbligato solidale per la stessa pretesa fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il giudicato favorevole formatosi per un coobbligato può estendersi a un altro, a patto che la sentenza sia definitiva, non basata su ragioni personali del primo coobbligato e che il secondo non abbia già un giudizio sfavorevole passato in giudicato. La cartella è stata quindi annullata.
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Validità Delega di Firma Atto Impositivo: Il Trasferimento del Dirigente non la Invalida
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui l'Agenzia delle Entrate ha contestato l'annullamento di un atto impositivo. I giudici precedenti avevano ritenuto insufficiente la delega di firma al funzionario che aveva sottoscritto l'atto. La Suprema Corte ha chiarito che la delega di firma è un atto organizzativo e non personale. Pertanto, il trasferimento del dirigente che ha rilasciato la delega non ne invalida la validità. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, affermando la validità della delega di firma atto impositivo e rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Diniego definizione agevolata: la Corte rimette il caso alla V Sezione
Un'Azienda ha presentato ricorso contro il diniego dell'Agenzia delle Entrate riguardo una domanda di definizione agevolata. Questa domanda riguardava una cartella di pagamento per crediti da incrementi occupazionali. L'Azienda ha contestato l'estratto del ruolo, sostenendo vizi che riguardavano l'intero rapporto tributario, non solo la cartella. Il giudizio precedente si era estinto per mancata riassunzione. La Corte ha rilevato una forte connessione tra il ricorso contro il diniego di definizione agevolata e un'altra controversia principale già pendente davanti alla V Sezione civile. Per questo motivo, la Corte ha deciso di rimettere il procedimento incidentale a tale Sezione.
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Sospensione termini impugnazione tributaria: l’errore della CTR
L'Amministrazione finanziaria ha contestato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato tardivo il suo appello contro l'annullamento di avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA. La Corte di Cassazione ha stabilito che la Commissione Tributaria Regionale ha sbagliato a non applicare la sospensione termini impugnazione tributaria prevista dal D.L. n. 119/2018. Questa norma sospende i termini di impugnazione per nove mesi per le controversie definibili. Di conseguenza, l'appello dell'Amministrazione era tempestivo. La Cassazione ha accolto il ricorso, cassato la sentenza e rinviato il caso alla CTR per un nuovo esame.
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Prescrizione tributi erariali: termine di dieci e non cinque anni
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle esattoriali per debiti fiscali. I giudici di merito hanno annullato parte degli atti sostenendo l'avvenuta prescrizione tributi erariali nel termine breve di cinque anni. L'Agente della Riscossione ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'applicabilità del termine ordinario di dieci anni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente di riscossione. I giudici hanno chiarito che le imposte statali come IRPEF e IVA non sono prestazioni periodiche e soggiacciono alla prescrizione decennale in assenza di norme speciali contrarie. Inoltre, la Corte ha dichiarato cessata la materia del contendere per i debiti inferiori a mille euro annullati per legge e ha rinviato il caso ai giudici territoriali per un nuovo esame.
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Sospensione termini controversie tributarie: No agli Aiuti di Stato
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva respinto il suo appello per tardività. L'Agenzia sosteneva l'applicazione della sospensione termini controversie tributarie prevista da un decreto legge, in un caso riguardante agevolazioni fiscali per zone terremotate, considerate aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che la sospensione dei termini non si applica alle controversie relative al recupero di aiuti di Stato, poiché queste sono espressamente escluse dalle procedure di definizione agevolata. Estendere i termini processuali in tali casi non avrebbe logica.
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Giudicato penale nel processo tributario: assoluzione non basta
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un atto di contestazione a un contribuente, ritenuto amministratore di fatto di una società, chiedendo il pagamento di maggiori imposte e sanzioni. I giudici d'appello hanno annullato l'atto impositivo limitandosi a recepire una sentenza penale che aveva assolto l'uomo per estraneità alla gestione societaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, ribadendo i limiti dell'efficacia del giudicato penale nel processo tributario. Nel giudizio fiscale non opera alcun automatismo derivante dall'assoluzione penale. Il giudice tributario deve effettuare una valutazione autonoma delle prove, poiché nel rito fiscale assumono valore anche le presunzioni semplici e le dichiarazioni di terzi non utilizzabili nel processo penale. La Suprema Corte ha quindi cassato la pronuncia con rinvio ad altra sezione.
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Mediazione tributaria e spese di lite: chi paga dopo l’autotutela
La vicenda nasce dall'impugnazione di alcune ingiunzioni di pagamento per la tassa automobilistica. La contribuente ha avviato la procedura di reclamo. L'ente di riscossione ha quindi annullato gli atti in autotutela entro il termine di novanta giorni. Nonostante l'annullamento, la controversia è giunta dinanzi ai giudici regionali, i quali hanno dichiarato cessata la materia del contendere, condannando però l'ente riscossore al rimborso delle spese legali. L'agente della riscossione ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità della condanna alle spese dopo il tempestivo ritiro degli atti. La Suprema Corte ha ravvisato la particolare rilevanza della questione riguardante l'istituto della mediazione tributaria e spese di lite, rimettendo la decisione finale alla Quinta Sezione Civile per una valutazione approfondita.
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Definizione agevolata: la Cassazione frena il Fisco sul diniego
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento per IVA e IRES emessa contro una società. La controversia è stata sospesa poiché la società ha richiesto la definizione agevolata della lite. Successivamente, l'ufficio finanziario ha negato il condono, spingendo la contribuente a impugnare il diniego. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. I giudici hanno ritenuto necessario acquisire informazioni precise dall'amministrazione finanziaria sui versamenti effettuati dalla società prima di poter decidere sul ricorso principale.
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Definizione agevolata della controversia tra Fisco e perdite
Una società aderisce a un verbale di constatazione chiedendo lo scomputo delle perdite pregresse. L'Agenzia delle Entrate emette un atto di liquidazione senza applicare lo scomputo, sostenendo la tardività della richiesta. La società impugna l'atto e chiede la definizione agevolata della controversia ex D.L. 119/2018. L'amministrazione nega la definizione agevolata ritenendo l'atto non impositivo ma di mera liquidazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, stabilendo che il rifiuto dello scomputo esprime una vera e propria pretesa fiscale ulteriore. Pertanto l'atto possiede natura impositiva e la definizione agevolata della controversia deve essere concessa, con conseguente estinzione del giudizio principale.
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Trattazione congiunta nei ricorsi tributari: la decisione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un socio di una società di persone per contestare un maggiore reddito da partecipazione ai fini Irpef. A seguito dei precedenti gradi di giudizio e del mancato perfezionamento della definizione agevolata, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno rilevato la presenza di un altro giudizio pendente avente ad oggetto la posizione di un ulteriore socio della medesima società. Per evitare decisioni contrastanti sullo stesso reddito societario, la Suprema Corte ha stabilito la necessità della trattazione congiunta nei ricorsi tributari connessi. Di conseguenza, il processo è stato rinviato a nuovo ruolo con trasmissione alla Sezione Tributaria Ordinaria per consentire la decisione unificata delle cause relative ai singoli soci.
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Ammissibilità dell’atto di appello: rigore formale e riesame
L'Agente della Riscossione ha avviato un pignoramento presso terzi nei confronti del Debitore per il mancato pagamento di 61 cartelle esattoriali. Il Debitore ha contestato l'azione sostenendo la mancata notifica degli atti e l'avvenuta prescrizione dei crediti. Il Tribunale ha accolto l'opposizione per difetto di prova sulle notifiche. La Corte d'Appello ha poi dichiarato inammissibile il ricorso dell'esattore per la presunta genericità dell'impugnazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, precisando che l'ammissibilità dell'atto di appello non richiede formule rigide o sacramentali. Chi impugna può limitarsi a chiedere un nuovo esame delle prove e a richiamare i documenti già prodotti nel primo grado. I giudici hanno inoltre dichiarato la chiusura della causa per le cartelle annullate per legge di valore inferiore a mille euro.
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Liquidazione spese di lite: i minimi tariffari sono vincolanti
Un contribuente ha impugnato alcune cartelle esattoriali per contravvenzioni stradali. Il Tribunale ha dichiarato prescritte alcune cartelle e annullate altre per legge, condannando l'Ente della Riscossione al rimborso dei compensi legali. Il giudice di merito ha però quantificato tali somme in misura ridotta. Il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la scorretta liquidazione spese di lite. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso. I giudici hanno stabilito che il compenso va calcolato sul valore effettivo deciso (decisum), ma deve sempre rispettare i minimi tariffari inderogabili previsti dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione ha rideterminato l'importo dovuto al contribuente in 535,50 euro per il primo grado e 1.053,00 euro per l'appello.
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Definizione agevolata batte accertamento: stop alla lite fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per una controversia relativa a un accertamento redditometrico. La Contribuente, dopo aver ottenuto ragione nei gradi precedenti dimostrando le proprie reali disponibilità economiche e gli aiuti familiari, ha scelto di aderire alla definizione agevolata prevista dalla legge. Avendo pagato l'importo dovuto per sanare la lite, sia la Contribuente sia l'Amministrazione Finanziaria hanno chiesto la chiusura del processo. La Suprema Corte ha preso atto del pagamento e ha dichiarato cessata la materia del contendere, compensando le spese di giudizio.
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Estinzione del processo tributario: l’inerzia che premia il Fisco
Una società di gestione immobiliare impugnava un avviso di accertamento per tasse non pagate. Durante il ricorso in Cassazione, la società chiedeva la sospensione del giudizio per accedere alla definizione agevolata della controversia. Ottenuta la sospensione, l'Amministrazione Finanziaria negava però la sanatoria. A questo punto, la legge imponeva alla società l'onere di presentare una formale richiesta per riprendere il giudizio entro una scadenza precisa. Poiché la società non ha depositato l'istanza nei termini stabiliti, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo tributario. Di conseguenza, la società perde la possibilità di far valere le proprie ragioni e il giudizio si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, con le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: se nessuno riassume la causa il fisco perde
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una società per un avviso di accertamento relativo a imposte dirette e IVA. La società ha richiesto e ottenuto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Tuttavia, una volta terminato il periodo di sospensione, nessuna delle parti ha provveduto a riattivare la causa nei termini stabiliti dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, stabilendo che le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra ingegnere e INPS
Un ingegnere, svolgendo attività libero-professionale in concomitanza con il lavoro dipendente, contestava l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS. Durante il giudizio di Cassazione, il professionista ha richiesto e ottenuto l'accesso alla definizione agevolata del debito previdenziale, pagando l'importo ridotto concordato con l'Agente della Riscossione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti e stabilendo che non è dovuto alcun ulteriore versamento a titolo di contributo unificato.
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Accertamento sintetico: spese reali contro calcoli del fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento sintetico basato sulle spese di casa e veicoli di un artigiano. I giudici di merito hanno annullato l'atto, ritenendo che le ricevute delle spese effettive dimostrassero la reale capacità economica del contribuente. L'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione delle regole sull'onere della prova. La Suprema Corte, rilevando una questione complessa sulla cumulabilità dei termini di sospensione Covid-19 e della definizione agevolata delle liti, ha rinviato la causa alla Quinta Sezione per la trattazione in pubblica udienza, senza decidere ancora il merito.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale sui carburanti
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'impresa individuale la deduzione dei costi del carburante per mancanza della scheda carburanti e pagamenti in contanti. Dopo le vittorie del contribuente nei gradi di merito, l'amministrazione proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, pagando la prima rata. Non essendo stata presentata istanza di trattazione nei termini, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate, in quanto la definizione agevolata assorbe anche i costi del contenzioso.
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