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Legge 119/2018 — Sezione Sesta Civile

117 provvedimenti

Altri anni per Legge 119/2018

Fisco vs Contribuente: L’Estinzione del Giudizio Tributario Premia il Pagamento
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di estinzione del giudizio tributario. L'Agenzia delle Entrate aveva presentato ricorso contro una sentenza precedente. Il Contribuente, a sua volta, ha chiesto prima la sospensione e poi l'estinzione del giudizio, dimostrando di aver pagato la prima rata necessaria per definire la controversia fiscale. La Corte ha accolto la richiesta del Contribuente, dichiarando l'estinzione del giudizio tributario e compensando le spese legali tra le parti, in applicazione delle norme specifiche che regolano la definizione agevolata delle liti pendenti.
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Prescrizione Debiti Tributari: Cassazione Ritiene Necessario Approfondimento
L'Azienda ha contestato l'intimazione di pagamento per alcune cartelle esattoriali. La Commissione Tributaria Regionale ha riconosciuto la prescrizione debiti tributari per due cartelle, ma ha ritenuto interrotta la prescrizione per una terza. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la violazione di norme sulla prescrizione e sull'onere della prova. Anche l'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso incidentale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non ha deciso nel merito, ma ha rimesso la causa alla pubblica udienza di una diversa sezione civile per un approfondimento.
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Accertamento Catastale: La Cassazione frena l’Agenzia delle Entrate
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate che contestava la decisione della Commissione Tributaria Regionale del Lazio. Quest'ultima aveva accolto l'appello di un contribuente contro un accertamento catastale. L'Agenzia aveva basato la revisione della rendita catastale su una semplice riclassificazione della microzona, senza fornire prove concrete di modifiche all'immobile o di un diverso valore di mercato. La Suprema Corte ha ribadito che la riclassificazione generica non giustifica automaticamente un accertamento catastale, confermando la vittoria del contribuente.
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Accertamento Fiscale: Quando la Pace Fiscale Estingue il Contenzioso
Un contribuente ha impugnato un accertamento fiscale dell'Agenzia delle Entrate per redditi e volumi d'affari non dichiarati, basato sui prelevamenti bancari. La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto il ricorso, ritenendo congruo il reddito dichiarato salvo un prelievo. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, il contribuente ha successivamente aderito a una definizione agevolata delle controversie tributarie, provvedendo al pagamento integrale. Per questo motivo, la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, ponendo fine alla disputa sull'accertamento fiscale.
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Cessazione materia del contendere tributaria: lite chiusa o solo sospesa?
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori utili a una società e poi alla sua socia unica. La socia ha impugnato l'atto e, dopo un primo successo, in appello il giudice ha dichiarato la cessazione della materia del contendere tributaria, basandosi su una richiesta di definizione agevolata presentata dalla contribuente. L'Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la definizione agevolata non era ancora perfezionata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la cessazione della materia del contendere non poteva essere dichiarata se la pratica di condono non era conclusa.
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Definizione Agevolata: L’Azienda vince sul Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento per IVA, IRES e IRAP contro un'Azienda. L'Azienda ha impugnato questi avvisi e successivamente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, versando la prima rata. L'Agenzia ha poi confermato la regolarità delle domande. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, riconoscendo il perfezionamento della definizione agevolata. Le spese processuali sono rimaste a carico delle parti che le avevano anticipate.
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Prescrizione cartella esattoriale: i chiarimenti di Cassazione
Il Contribuente impugnava sedici cartelle di pagamento relative a tributi vari (Irpef, Iva e diritti camerali), sostenendo di non averle mai ricevute ed eccependo la prescrizione cartella esattoriale. La Commissione Tributaria Regionale rigettava il ricorso, ritenendo valide le notifiche e interrotta la prescrizione tramite la richiesta di rateizzazione. Il Contribuente ricorreva in Cassazione. L'Agente della Riscossione annullava in autotutela alcune cartelle per sgravio fiscale, determinando la cessazione della materia del contendere per tali atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per la restante parte. I giudici hanno chiarito che la mancata impugnazione della cartella non riduce a cinque anni i termini prescrittivi decennali propri di determinati tributi e che il ricorso difettava di autosufficienza nella contestazione delle notifiche.
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Prescrizione crediti tributari: 5 o 10 anni? La Cassazione fa chiarezza
Un'Azienda in liquidazione ha impugnato un avviso di iscrizione ipotecaria per numerose cartelle esattoriali. La Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente applicato la `prescrizione crediti tributari` decennale a tutti i debiti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che, in assenza di un titolo giudiziale definitivo, gli interessi, le sanzioni e i tributi locali si prescrivono in cinque anni, mentre solo alcuni tributi erariali (come IVA, IRAP, IRPEF) hanno una `prescrizione` decennale. La Corte ha cassato la sentenza, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Autosufficienza ricorso tributario: socio perde contro il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento per tasse arretrate a un'Azienda ormai estinta, rivalendosi sul Socio Liquidatore. Quest'ultimo ha impugnato gli atti chiedendo l'annullamento delle pretese fiscali. Dopo i primi gradi di giudizio, il Socio Liquidatore ha presentato impugnazione in sede di legittimità. La Corte di Cassazione ha analizzato la questione relativa all'autosufficienza ricorso tributario, rilevando che il contribuente non ha trascritto né allegato le parti essenziali dell'atto di accertamento contestato. Questo difetto rende impossibile per i giudici valutare il merito delle contestazioni. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, confermando le pretese del Fisco e condannando il Socio Liquidatore al pagamento di oltre cinquemila euro di spese legali e al raddoppio del contributo unificato.
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Fisco vs Contribuente: L’Estinzione del Giudizio Tributario chiude la lite
Un'Azienda e i suoi Soci hanno presentato ricorso contro l'Agenzia delle Entrate per un accertamento fiscale. Successivamente, i Contribuenti hanno chiesto l'estinzione del giudizio tributario, dichiarando di aver aderito alla definizione agevolata della lite prevista dalla legge. L'Agenzia delle Entrate non si è opposta a questa richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta dei Contribuenti, dichiarando l'estinzione del giudizio e ponendo le spese a carico dei Ricorrenti, come previsto dalla normativa.
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Errata Estinzione Processo Tributario: La Cassazione Annulla la Decisione
Un gruppo di professionisti ha contestato avvisi di accertamento fiscale e, in appello, ha chiesto la sospensione del processo per aderire a una definizione agevolata (pace fiscale). La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'estinzione processo tributario, ritenendo non presentata l'istanza di trattazione entro il 31 dicembre 2020. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il termine per l'istanza non era perentorio e che, comunque, la decisione di estinzione era stata presa prima della scadenza effettiva del termine. La sentenza della CTR è stata annullata.
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Cartella esattoriale e definizione agevolata: la Cassazione fa chiarezza
Una società ha chiesto la definizione agevolata cartelle per debiti IVA, ma l'Agenzia delle Entrate Riscossione ha negato, sostenendo che la cartella derivava da un controllo automatico e non era un atto impositivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società. Ha stabilito che una cartella di pagamento, anche se emessa dopo un controllo automatizzato, è un atto impositivo se è il primo documento che comunica al contribuente la pretesa fiscale, rendendola contestabile nel merito. Questo apre alla possibilità di definire agevolatamente tali controversie.
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Sospensione Termini Impugnazione Tributaria: Cassazione ribalta la tardività
L'Agenzia delle Entrate ha presentato un ricorso per revocazione contro una sentenza favorevole a un Contribuente, ma la Commissione Tributaria Regionale lo ha dichiarato tardivo. La Corte di Cassazione ha esaminato la questione della sospensione termini impugnazione tributaria. Ha stabilito che la sospensione prevista dal D.L. n. 119/2018 si applicava anche ai ricorsi per revocazione in materia tributaria, rendendolo tempestivo. La Cassazione ha accolto il ricorso, cassato la sentenza e rinviato il caso alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Sospensione Termini Ricorso Tributario: Dichiarazione o Silenzio?
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società fallita, riguardante presunte operazioni inesistenti. Il punto centrale della controversia era l'eccezione di tardività del ricorso sollevata dalla società, legata all'interpretazione della norma sulla **sospensione termini ricorso tributario** in caso di adesione a una definizione agevolata. La questione verteva sulla necessità o meno di una dichiarazione esplicita del contribuente per attivare tale sospensione. Riconoscendo la complessità del tema e l'assenza dei requisiti per una decisione immediata, la Corte ha rimesso gli atti alla Sezione Tributaria ordinaria per un approfondimento.
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Produzione Documenti nel Processo Tributario: La Cassazione Chiarisce
L'Agente della Riscossione ha contestato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un'iscrizione ipotecaria per ICI non pagata, ritenendo inutilizzabili documenti prodotti tardivamente in primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla `produzione documenti nel processo tributario`. Ha chiarito che i documenti, anche se depositati tardivamente in primo grado, sono comunque acquisiti 'ritualmente' nel giudizio di appello se già presenti nel fascicolo d'ufficio. La sentenza della CTR è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Sospensione termini di impugnazione e Fisco: stop al cumulo
L'Agenzia delle Entrate ha notificato due avvisi di accertamento a un contribuente per imposte non versate relative a compensi non dichiarati. Il contribuente ha impugnato gli atti, ma i giudici tributari di primo grado hanno respinto le sue richieste. Successivamente, il cittadino ha presentato ricorso in appello facendo valere una specifica sospensione termini di impugnazione prevista dalla definizione agevolata delle liti fiscali, sommando a tale periodo anche la canonica pausa feriale estiva. I giudici di secondo grado hanno dichiarato l'appello inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la sospensione speciale di nove mesi per la pace fiscale assorbe la pausa feriale estiva e non consente alcun cumulo di giorni. Di conseguenza, l'impugnazione tardiva ha reso definitivi i debiti tributari contestati.
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Sanzioni tributarie amministratore di fatto e società schermo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato sanzioni fiscali a carico del gestore occulto di una rete di cooperative create per evadere IVA e imposte tramite appalti fittizi di manodopera. Inizialmente, i giudici di merito avevano escluso le penalità personali applicando l'esenzione che addossa le sanzioni unicamente alla società beneficiaria. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo la piena applicazione delle sanzioni tributarie amministratore di fatto quando la struttura aziendale funge da mero schermo per scopi illeciti personali. Per il co-amministratore che ha aderito alla rottamazione della cartella esattoriale, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere.
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Plusvalenza terreni: la Definizione agevolata estingue la lite
L'Amministrazione Fiscale aveva accertato una plusvalenza sulla vendita di terreni edificabili, ritenendoli lottizzati e soggetti a tassazione separata. Il Contribuente aveva contestato tale accertamento. Dopo vari gradi di giudizio, con la Commissione Tributaria Regionale che aveva accolto le ragioni del Contribuente, l'Amministrazione Fiscale ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, il Contribuente ha aderito alla procedura di **definizione agevolata** (Pace Fiscale), versando l'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico della parte che le aveva anticipate.
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Definizione agevolata: La Cassazione chiarisce tra sospensione ed estinzione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato una decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato la 'cessazione della materia del contendere' per un Contribuente. Questo era avvenuto perché il Contribuente aveva presentato domanda di 'definizione agevolata' e pagato la prima rata. La Corte di Cassazione ha chiarito che tale domanda comporta la *sospensione* del processo, non la sua *estinzione*, per permettere all'Agenzia di valutare la richiesta. Poiché l'Agenzia aveva poi negato la definizione agevolata, la Corte ha annullato la decisione precedente e rinviato il caso alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Legittimazione a contraddire: lite tra soci e Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la decisione d'appello che aveva annullato due dinieghi alla domanda di definizione agevolata presentata da una società di persone. Nel giudizio di legittimità si sono costituiti con controricorso sia la società sia i singoli soci. L'amministrazione finanziaria ha notificato il ricorso alla sola compagine societaria. La Corte di Cassazione ha riscontrato dubbi sulla presenza effettiva dei soci nei gradi precedenti e sulle relative istanze. I Supremi Giudici hanno quindi sospeso la decisione finale. Il collegio ha disposto l'acquisizione del fascicolo d'ufficio del secondo grado per accertare con precisione la legittimazione a contraddire dei singoli soci.
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