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Legge 119/2018 — Anno 2023

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181 provvedimenti

Altri anni per Legge 119/2018

Errore di Fatto Revocazione: Fisco Perde Anche se la Notifica C’era
L'Amministrazione Finanziaria chiede alla Cassazione di correggere una propria precedente decisione, sostenendo un errore di fatto revocazione. Secondo il Fisco, i giudici avevano erroneamente ignorato la notifica di una sentenza, un fatto che avrebbe reso il suo ricorso tempestivo. La Suprema Corte, però, respinge la richiesta. Precisa che non si tratta di un errore di fatto, ma di una valutazione giuridica. La rilevanza di quella notifica era stata discussa tra le parti e la Corte aveva già implicitamente deciso sulla questione. L'errore di valutazione giuridica non può essere corretto con la revocazione. Di conseguenza, il ricorso del Fisco viene dichiarato inammissibile.
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Cassa in negativo: accusa di evasione, ma la pace fiscale chiude il caso
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda oltre 3 milioni di euro per presunta evasione fiscale, basandosi su una costante 'cassa in negativo' nei registri contabili. Secondo il Fisco, questa anomalia dimostrava l'uso di ricavi in nero per coprire le spese. La società ha impugnato l'accertamento. Tuttavia, la Corte di Cassazione non ha deciso nel merito chi avesse ragione. Il processo si è concluso con l'estinzione perché l'azienda ha aderito alla 'definizione agevolata' (pace fiscale), pagando una somma forfettaria e chiudendo così la controversia in modo definitivo. Vince di fatto l'azienda, che evita una condanna potenzialmente più pesante.
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Definizione agevolata: sanzioni da 500mila € azzerate in Cassazione
Una società aveva ricevuto un avviso di accertamento per sanzioni di oltre 500.000 euro, relative a un'annualità IVA già definita con un precedente condono. Durante il contenzioso in Cassazione, l'azienda ha aderito alla cosiddetta 'pace fiscale'. La Corte Suprema, accogliendo l'istanza, ha applicato la normativa sulla definizione agevolata liti pendenti. Poiché la controversia riguardava unicamente sanzioni collegate a tributi già regolati, la legge prevedeva la chiusura della lite senza alcun versamento. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del processo, ponendo fine alla disputa e annullando di fatto la pretesa del Fisco.
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Plusvalenza terreni: Fisco accerta, contribuente estingue lite
Un contribuente vende due terreni ma non dichiara il guadagno. L'Agenzia delle Entrate gli contesta una plusvalenza da cessione di terreni basandosi sul valore definito ai fini dell'imposta di registro. Il caso arriva fino in Corte di Cassazione. Qui, però, il processo non si conclude con una decisione su chi avesse ragione. Il contribuente, infatti, aderisce a una 'definizione agevolata' (pace fiscale), pagando una somma ridotta per chiudere la lite. Di conseguenza, la Corte Suprema dichiara il giudizio estinto. La vicenda si conclude senza un vincitore nel merito, ma con la fine del contenzioso grazie a uno strumento deflattivo del contenzioso.
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Finanziamenti soci presunzione ricavi: Fisco vince senza giudizio
Un'azienda riceve un avviso di accertamento perché l'Agenzia delle Entrate applica ai finanziamenti soci presunzione ricavi non dichiarati. Il Fisco presume che i soldi, versati dai soci senza una chiara provenienza economica, siano in realtà utili 'in nero' della società. L'azienda si oppone, sostenendo di poter giustificare la capacità finanziaria dei soci. Tuttavia, prima della decisione finale della Cassazione, l'azienda aderisce a una 'pace fiscale', pagando una somma ridotta per chiudere la lite. Di conseguenza, la Corte Suprema non decide nel merito della questione, ma dichiara il processo estinto. La questione sulla legittimità della presunzione fiscale rimane quindi irrisolta nel caso specifico.
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Sospensione termini processuali: Fisco vince, appello non tardivo
L'Agenzia delle Entrate aveva presentato un appello contro una sentenza favorevole a un contribuente, ma i giudici lo avevano dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo un punto cruciale sulla sospensione termini processuali. Ha stabilito che la sospensione straordinaria di nove mesi, prevista da una legge speciale, non si può sommare alla normale sospensione feriale estiva quando i due periodi si sovrappongono. La sospensione speciale assorbe quella ordinaria. Applicando correttamente questo principio, l'appello dell'Agenzia risultava depositato in tempo. Di conseguenza, il Fisco ha vinto e il processo d'appello dovrà essere celebrato.
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Royalties non dichiarate: l’estinzione del processo tributario
Un'azienda aveva ricevuto un avviso di accertamento per maggiore IVA e IRAP, relative a royalties non contabilizzate da un contratto di licenza di marchio. Durante il processo in Cassazione, l'azienda ha aderito a una definizione agevolata (una 'pace fiscale'), pagando una somma ridotta per chiudere la controversia. L'Agenzia delle Entrate non si è opposta e nessuna delle parti ha chiesto di proseguire la causa. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo tributario, chiudendo definitivamente il caso senza una decisione nel merito e stabilendo che ogni parte pagasse le proprie spese legali.
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Definizione agevolata sanzioni: la Cassazione contro il Fisco
Un'azienda ha ricevuto una cartella di pagamento solo per sanzioni, a causa di un versamento IVA tardivo. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta di **definizione agevolata sanzioni**, sostenendo che la cartella fosse un semplice atto di riscossione e non un 'atto impositivo' ammesso al beneficio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che una cartella che irroga per la prima volta una sanzione ha natura impositiva e rientra a pieno titolo nella definizione agevolata. Poiché l'imposta originaria era già stata pagata, il debito per le sanzioni è stato azzerato. La Corte ha quindi dato ragione all'azienda, annullando il diniego del Fisco e dichiarando estinta la controversia.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Causa Persa, Processo Chiuso
Un contribuente si vede revocare le agevolazioni fiscali per l'acquisto di un terreno agricolo, non avendo prodotto in tempo il certificato di coltivatore diretto. Dopo aver impugnato la decisione fino in Cassazione, aderisce a una definizione agevolata dei debiti e presenta una rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte Suprema dichiara estinto il processo, stabilendo un principio fondamentale: la rinuncia è un atto unilaterale che non richiede l'accettazione dell'Agenzia delle Entrate. Di conseguenza, il processo si chiude e la sentenza precedente diventa definitiva, ma il debito viene gestito tramite l'accordo di pagamento agevolato.
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Principio di competenza: Cassazione sospende il giudizio sui costi
Un'azienda si è vista negare la deduzione di alcuni costi dall'Agenzia delle Entrate, la quale riteneva che non rispettassero il principio di competenza temporale per l'anno fiscale in questione. L'azienda sosteneva invece che i servizi, pur pattuiti in precedenza, erano stati ultimati in quell'anno. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha deciso nel merito la controversia. Ha emesso un'ordinanza interlocutoria, sospendendo il giudizio per verificare lo stato di una procedura di definizione agevolata (una sorta di 'pace fiscale') avviata dai contribuenti. La questione sulla corretta applicazione del principio di competenza temporale resta, per ora, irrisolta.
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Solidarietà tributaria: vincere se il co-debitore vince
L'Agenzia delle Entrate ha contestato il mancato pagamento di maggiori imposte di registro relative a diverse operazioni di cessione di rami d'azienda. L'Azienda coinvolta, che aveva incorporato le società cedenti, ha impugnato gli avvisi di liquidazione. Durante il processo, una parte della lite è stata chiusa tramite la definizione agevolata, avendo un'altra società coinvolta già pagato il dovuto. Per le restanti contestazioni, l'Azienda ha invocato il principio della **solidarietà tributaria**, chiedendo di beneficiare delle sentenze favorevoli definitive ottenute dalle altre società acquirenti. La Corte di Cassazione ha confermato che il contribuente può utilizzare a proprio vantaggio la sentenza definitiva vinta da un co-obbligato, purché non basata su motivi personali. Il ricorso del Fisco è stato quindi rigettato, confermando la vittoria dell'Azienda.
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Responsabilità solidale cessionario: Fisco nega, Cassazione concede
Una società acquirente di un'azienda si vede notificare un atto di accertamento per i debiti fiscali della società venditrice, in virtù della responsabilità solidale del cessionario. L'acquirente chiede di aderire alla definizione agevolata (condono), ma l'Agenzia delle Entrate nega la richiesta, sostenendo che l'atto notificato non sia di natura impositiva. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: quando l'atto di accertamento è il primo documento con cui il cessionario viene a conoscenza della pretesa fiscale, esso ha natura di atto impositivo e, pertanto, la controversia può essere oggetto di definizione agevolata. La Corte accoglie il ricorso della società e dichiara estinto il processo.
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Definizione Agevolata Liti Pendenti: Fisco Nega, Cassazione Annulla
Una contribuente impugna una cartella di pagamento sostenendo la prescrizione del debito. Durante il processo, aderisce alla **definizione agevolata liti pendenti**, ma l'Agenzia delle Entrate nega la richiesta, ritenendo la lite non ammissibile. La Corte di Cassazione interviene e dà ragione alla contribuente. I giudici stabiliscono che anche una controversia su una cartella di pagamento rientra nella definizione agevolata se si contesta il merito della pretesa fiscale, come la sua prescrizione. Poiché la contribuente aveva già versato le somme per la sanatoria, la Corte dichiara estinto l'intero giudizio, annullando di fatto la pretesa del Fisco.
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Pace Fiscale e Cassazione: la cessazione materia del contendere
Un'associazione sportiva ha impugnato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA. Durante il giudizio in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata delle controversie, pagando le somme dovute. L'Agenzia delle Entrate ha quindi chiesto di chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando la cessazione della materia del contendere. Questa decisione ha estinto il processo, stabilendo che, come previsto dalla legge sulla definizione agevolata, le spese legali restano a carico di ciascuna parte che le ha anticipate. Di fatto, il processo si è concluso senza un vincitore o un vinto, ma con la chiusura della lite grazie all'accordo col Fisco.
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Definizione Agevolata: Azienda Vince e Chiude Lite Fiscale
Un'azienda, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento fiscale per IRES, IRAP e IVA, si trovava in causa contro l'Agenzia delle Entrate presso la Corte di Cassazione. Durante il processo, l'azienda ha aderito alla **definizione agevolata delle controversie tributarie**, una sorta di 'pace fiscale'. Avendo dimostrato di aver pagato quanto dovuto secondo questa procedura speciale, ha chiesto di chiudere il caso. La Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio. La lite si è quindi conclusa non con una sentenza di merito, ma grazie all'accordo raggiunto tramite la definizione agevolata.
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Definizione Agevolata: Lite Fiscale Sospesa in Cassazione
Un'azienda impugnava un avviso di accertamento fiscale fino alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio, l'azienda ha presentato istanza di definizione agevolata della lite, depositando la documentazione che attestava il pagamento per chiudere la controversia. La Corte non ha emesso una sentenza definitiva sul merito della questione fiscale. Ha invece emesso un'ordinanza interlocutoria, sospendendo il processo. Ha ordinato all'azienda di notificare ufficialmente i documenti del pagamento all'Agenzia delle Entrate, per permettere a quest'ultima di verificare la correttezza della procedura. L'esito finale del giudizio è quindi subordinato a questa verifica.
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Cessazione della materia del contendere: Fisco battuto con la rottamazione
Una società impugnava una cartella di pagamento per IRAP non versata. Mentre il ricorso era pendente in Cassazione, la società aderiva alla 'rottamazione-ter', una definizione agevolata dei debiti fiscali. L'Agenzia della Riscossione confermava che, grazie a questa adesione, nulla era più dovuto. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, estinguendo il processo. Il motivo della lite era infatti scomparso, risolvendo la controversia a favore del contribuente, che non ha dovuto pagare né il debito originario né le spese legali della controparte.
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Rottamazione e Cessazione Materia del Contendere: Causa Fiscale Annullata
Una società impugna una cartella di pagamento per IRAP non versata. Durante il processo in Cassazione, la società aderisce alla 'rottamazione-ter', una definizione agevolata dei debiti fiscali. L'Agente della Riscossione conferma che, a seguito dell'adesione, nulla è più dovuto. La Corte di Cassazione, preso atto che il debito originario è stato estinto, dichiara la cessazione della materia del contendere. Questa decisione chiude definitivamente il processo, poiché non esiste più un oggetto su cui litigare. La causa si estingue e il contribuente non deve più nulla.
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Definizione Agevolata Cartella 36-bis: Fisco Nega, Cassazione Accoglie
Alcuni eredi si vedono negare la richiesta di 'pace fiscale' per una controversia nata da una cartella di pagamento. L'Amministrazione Finanziaria riteneva l'atto non idoneo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la **definizione agevolata cartella 36-bis** è ammissibile quando la cartella è il primo e unico atto con cui il Fisco comunica la sua pretesa. In questo caso, la cartella assume valore di atto impositivo e la lite può essere definita in modo agevolato. La Corte ha quindi dato ragione ai contribuenti, accogliendo il loro ricorso e dichiarando estinto il giudizio originario.
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Termine breve impugnazione: Fisco notifica e perde per ritardo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società. Il motivo è il mancato rispetto del termine breve di impugnazione di 60 giorni. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la notifica di un qualsiasi atto di impugnazione (in questo caso, un ricorso per revocazione presentato dalla stessa Agenzia) fa scattare il termine breve per tutte le parti, anche per chi ha notificato l'atto. L'Agenzia, avendo proposto un primo ricorso, ha fatto partire il cronometro per sé stessa, presentando poi il successivo ricorso per Cassazione fuori tempo massimo. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto per un vizio procedurale.
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