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Legge 119/2018 — Anno 2022

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417 provvedimenti

Altri anni per Legge 119/2018

Sopravvenuto difetto di interesse: pagare il fisco chiude la lite
Un contribuente impugnava una pretesa fiscale davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, il difensore del contribuente depositava una nota dichiarando l'avvenuta adesione allo stralcio dei debiti tributari e il pagamento integrale delle somme dovute. Di conseguenza, il ricorrente manifestava la perdita di utilità nella decisione. La Suprema Corte ha rilevato che, sebbene la rinuncia non rispettasse le formalità dell'articolo 390 del codice di procedura civile, la dichiarazione provava inequivocabilmente il sopravvenuto difetto di interesse. Per questo motivo, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, compensando di fatto le spese processuali che sono state definite irripetibili.
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Notifica della sentenza tributaria: il dubbio che blocca il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava alcuni avvisi di accertamento per difetto di sottoscrizione. I Contribuenti hanno eccepito la tardività del ricorso, sostenendo di aver eseguito la notifica della sentenza tributaria tramite consegna diretta insieme a un'istanza di sgravio. Nel frattempo, i Contribuenti hanno richiesto la definizione agevolata per alcune annualità. La Corte di Cassazione, rilevando che la validità della consegna diretta ai fini del decorso del termine breve è al vaglio delle Sezioni Unite, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia chiarificatrice.
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Definizione agevolata: stop al processo tra fisco e società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello favorevole a una società e ai suoi soci in merito a un accertamento Irpef. Durante il giudizio di Cassazione, i soci hanno estinto la loro posizione tramite la definizione agevolata prevista dalla legge. La società, a sua volta, ha richiesto la sospensione del processo avendo presentato domanda di definizione agevolata per la propria posizione e pagato la prima rata. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di verificare la documentazione prodotta dalla società e garantire il contraddittorio con il fisco, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, ordinando alla società di notificare all'amministrazione finanziaria l'elenco dei documenti relativi alla sanatoria entro sessanta giorni.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario per le rate
Il Contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento per Irpef, Irap e Iva relativi agli anni 2006 e 2007. Nonostante la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, il cittadino aveva subito ritenute d'acconto sulle provvigioni percepite. Nel corso del giudizio di Cassazione, il ricorrente ha chiesto l'adesione alla definizione agevolata per estinguere il debito. L'Amministrazione Finanziaria ha approvato un piano di pagamento rateale con scadenza a fine 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta e ha disposto la sospensione del giudizio in attesa del regolare pagamento di tutte le rate, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Presunzione di onerosità del mutuo: bilancio batte il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro una società e i suoi soci per il recupero di imposte non dichiarate nel 2008. Tra i rilievi, il Fisco contestava la gratuità di alcuni finanziamenti concessi dalla società al socio, invocando la presunzione di onerosità del mutuo. La società ha dimostrato che il prestito era gratuito poiché compensato dall'uso gratuito di immobili del socio. Una socia ha invece aderito alla definizione agevolata (pace fiscale). La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per la socia e ha rigettato il ricorso del Fisco contro la società e l'altro socio. I giudici hanno stabilito che il contribuente può superare la presunzione di onerosità del mutuo dimostrando la gratuità del prestito tramite la contabilità aziendale, confermando la legittimità dello scambio di utilità senza interessi.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra ingegnere e INPS
Un ingegnere, svolgendo attività libero-professionale in concomitanza con il lavoro dipendente, contestava l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS. Durante il giudizio di Cassazione, il professionista ha richiesto e ottenuto l'accesso alla definizione agevolata del debito previdenziale, pagando l'importo ridotto concordato con l'Agente della Riscossione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti e stabilendo che non è dovuto alcun ulteriore versamento a titolo di contributo unificato.
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Integrazione del contraddittorio: il Fisco sbaglia erede e si ferma
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per maggiori redditi nei confronti di una società di persone e dei suoi soci, basandosi su presunte incongruenze nei prezzi di vendita di alcuni immobili. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che uno dei giudizi riguardava gli eredi di una socia defunta, ma solo uno di essi era stato chiamato in causa nel ricorso principale. Trattandosi di una causa che richiede la partecipazione di tutte le parti originarie, la Corte ha ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti dell'erede escluso. Di conseguenza, i giudizi sono stati riuniti e il processo è stato rinviato per consentire la regolare citazione di tutte le parti necessarie.
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Fisco contro imprese: la definizione agevolata estingue la lite
L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso avvisi di accertamento per l'anno 2004 nei confronti di una Società Controllata e della sua Società Controllante, legate da un regime di tassazione di gruppo. Le società hanno impugnato gli atti, ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, le contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando le somme dovute. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria, rilevando che la definizione agevolata operata dalla controllata estende i suoi effetti benefici anche alla controllante coobbligata. Non essendo intervenuto alcun diniego dal Fisco né alcuna istanza di trattazione, la Corte ha dichiarato l'estinzione dei processi riuniti, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: ammessa la cartella
L'Azienda riceveva una cartella di pagamento dall'Agenzia delle Entrate che disconosceva un credito IVA poiché la dichiarazione era stata inviata per posta anziché telematicamente. Durante la causa, l'Azienda chiedeva la definizione agevolata delle liti fiscali (condono), ma il Fisco la negava sostenendo che la cartella, derivando da controllo automatizzato, non fosse un "atto impositivo" condonabile. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, stabilendo che la cartella di pagamento costituisce un atto impositivo impugnabile e condonabile se rappresenta il primo e unico atto con cui il Fisco comunica la pretesa al contribuente. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il diniego e dichiarato estinto il processo sulla cartella di pagamento.
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Accertamento sintetico: spese reali contro calcoli del fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento sintetico basato sulle spese di casa e veicoli di un artigiano. I giudici di merito hanno annullato l'atto, ritenendo che le ricevute delle spese effettive dimostrassero la reale capacità economica del contribuente. L'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione delle regole sull'onere della prova. La Suprema Corte, rilevando una questione complessa sulla cumulabilità dei termini di sospensione Covid-19 e della definizione agevolata delle liti, ha rinviato la causa alla Quinta Sezione per la trattazione in pubblica udienza, senza decidere ancora il merito.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale sui carburanti
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'impresa individuale la deduzione dei costi del carburante per mancanza della scheda carburanti e pagamenti in contanti. Dopo le vittorie del contribuente nei gradi di merito, l'amministrazione proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, pagando la prima rata. Non essendo stata presentata istanza di trattazione nei termini, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate, in quanto la definizione agevolata assorbe anche i costi del contenzioso.
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Estinzione del giudizio tributario: la sanatoria vince sul Fisco
Il Contribuente impugnava le cartelle di pagamento per IRPEF e IVA. Dopo la decisione sfavorevole della Commissione Tributaria Regionale, proponeva ricorso in Cassazione, chiedendo la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie. La Corte sospendeva il giudizio. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, consolidando gli effetti della sanatoria fiscale intrapresa dal contribuente.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alle pretese del Fisco
Una contribuente impugna due avvisi di accertamento per operazioni inesistenti e costi indeducibili. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la contribuente ricorre in Cassazione chiedendo la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. La Suprema Corte sospende il giudizio. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine di legge stabilito al 31 dicembre 2020, la Corte dichiara l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la lite fiscale si chiude definitivamente senza una decisione sul merito delle contestazioni originarie.
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Definizione agevolata: sanzioni cancellate anche se autonome
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento e un atto di contestazione per sanzioni nei confronti di una Società, contestando l'omesso versamento di ritenute alla fonte e irregolarità IVA. La Società ha richiesto la definizione agevolata per entrambi gli atti. L'ufficio tributario ha accolto la richiesta per l'accertamento ma ha negato la definizione agevolata per le sanzioni collegate all'omesso versamento, ritenendole autonome dal tributo. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Società, stabilendo che le sanzioni per omesso versamento delle ritenute sono strettamente collegate al tributo. Di conseguenza, i giudici hanno annullato il diniego del Fisco e dichiarato estinto il processo per intervenuta definizione agevolata.
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Motivazione per relationem: il Fisco vince contro l’Azienda
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società e dei suoi soci per presunte frodi carosello nell'acquisto di auto. La contestazione si basava su un verbale della Guardia di Finanza. I giudici di appello avevano annullato l'atto ritenendolo privo di autonoma valutazione e quindi non motivato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la motivazione per relationem (ossia il semplice rinvio a un atto già noto al contribuente) è pienamente valida. Per i soci che hanno aderito alla definizione agevolata la causa è stata dichiarata estinta, mentre per la società la decisione è stata cassata con rinvio per un nuovo esame nel merito.
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Definizione agevolata: stop al fisco sul credito omesso
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso una cartella di pagamento nei confronti de Il Contribuente a seguito di un controllo automatizzato. Il fisco contestava l'utilizzo di un credito d'imposta indicato nel 2013 ma omesso nella dichiarazione del 2012. Il Contribuente ha impugnato la cartella e ha successivamente richiesto la definizione agevolata della controversia. L'ufficio tributario ha negato la sanatoria, ritenendo la cartella un mero atto di riscossione e non un atto impositivo. Il Contribuente ha quindi impugnato il diniego. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza del ricorso contro il diniego, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa per consentire la formulazione di una nuova proposta di accordo tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a un'Associazione Sportiva Dilettantistica, a cui era stato contestato il regime fiscale agevolato per aver liquidato l'Iva in modo ordinario. Durante il giudizio di Cassazione, l'Associazione ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. 119/2018, pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, e in assenza di dinieghi da parte dell'amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la lite tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito, e le spese giudiziarie sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: scontro tra riscossione e atto impositivo
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento per recuperare somme rimborsate per errore. Il Contribuente ha chiesto la definizione agevolata della lite pendente, ma l'ufficio ha rifiutato la domanda sostenendo che la cartella fosse un semplice atto di riscossione e non un atto impositivo. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione di diritto, ha deciso di non decidere immediatamente. Con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa alla pubblica udienza della quinta sezione civile per stabilire se tale tipologia di cartella possa beneficiare della definizione agevolata.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie e controlli
Un ex socio di una società di trasporti estinta impugna un avviso di accertamento per IRPEF basato su studi di settore. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente dichiara di aver aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie (condono fiscale) e deposita le ricevute di pagamento. Tuttavia, poiché i dati dei pagamenti non sembrano coincidere perfettamente con l'atto impugnato e manca la notifica formale di rinuncia alla controparte, la Suprema Corte non dichiara subito l'estinzione del processo. I giudici rinviano la causa a nuovo ruolo per chiedere chiarimenti all'Agenzia delle Entrate sull'effettivo perfezionamento della sanatoria.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: il bivio
I Soci di una società di capitali estinta impugnano un avviso di accertamento per IVA e sanzioni. Durante il giudizio di Cassazione, uno dei contribuenti dichiara di aver aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, allegando i relativi pagamenti. Tuttavia, manca la prova della notifica della rinuncia alla controparte e i dati dei pagamenti non sembrano coincidere perfettamente con l'atto impositivo. La Corte di Cassazione decide quindi di rinviare la causa a nuovo ruolo, ordinando all'Agenzia delle Entrate di fornire informazioni precise sull'effettivo perfezionamento del condono fiscale.
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