Un'azienda, espropriata di un terreno per la costruzione di un'autostrada, si oppone all'indennizzo. Sostiene che la parte residua del fondo sia rimasta totalmente isolata. La Corte di Cassazione, in un primo momento, aveva respinto questa tesi basandosi su una perizia che attestava l'esistenza di un accesso di 20 metri. L'azienda ha allora tentato la via della revocazione, sostenendo un errore di percezione dei giudici. La Cassazione ha però dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo un principio chiave: contestare l'interpretazione o la valutazione di un fatto (l'effettiva utilità dell'accesso) non costituisce un **errore di fatto revocatorio**. Quest'ultimo si verifica solo con una svista materiale sulla sua esistenza, non con un disaccordo sulla sua valutazione. L'azienda ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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