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D.Lgs. 446/1997 — Sezione Terza Civile

9 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 446/1997

Occupazione abusiva di suolo pubblico: serve il titolo esecutivo
La Società riceve una cartella di pagamento dal Comune per somme relative all'occupazione abusiva di suolo pubblico con impianti pubblicitari. La Società contesta la cartella, sostenendo che l'ente non possa procedere direttamente a ruolo senza una decisione del giudice. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della Società. I giudici chiariscono che l'indennità pretesa dall'amministrazione ha natura privatistica. Pertanto, nel caso di occupazione abusiva di suolo pubblico, il Comune deve prima munirsi di un titolo esecutivo idoneo mediante le ordinarie procedure giudiziarie. La Cassazione annulla la sentenza impugnata e rinvia la controversia a un nuovo giudice.
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Occupazione senza titolo: stop alla riscossione senza giudice
Un'impresa pubblicitaria ha impugnato due cartelle di pagamento emesse dal Comune per l'indennità di occupazione abusiva di suolo pubblico, dovuta all'installazione di impianti senza concessione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che l'indennità per occupazione senza titolo ha natura privatistica e risarcitoria. Di conseguenza, l'amministrazione comunale non può procedere direttamente alla riscossione coattiva tramite iscrizione a ruolo senza essersi prima munita di un regolare titolo esecutivo, ottenuto secondo le ordinarie procedure civili tra privati. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Prescrizione COSAP: 10 anni se l’occupazione è senza concessione
Una società autostradale occupava suolo pubblico con dei cavalcavia senza una concessione comunale. Quando la società di riscossione del Comune ha richiesto il pagamento del canone (COSAP), la società autostradale ha eccepito la prescrizione di cinque anni. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione COSAP: in caso di occupazione senza titolo, il canone ha natura di indennità e non di prestazione periodica. Di conseguenza, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni, non quella breve di cinque. La richiesta del Comune è stata quindi ritenuta valida e non prescritta.
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Canone occupazione spazi pubblici: tra Stato e gestione privata.
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per una società concessionaria autostradale di pagare il Canone occupazione spazi pubblici al Comune per i viadotti che sovrastano il territorio municipale. La società sosteneva di essere esente in quanto gestore di un'opera statale di pubblica utilità e lamentava l'assenza di una concessione comunale specifica. I giudici hanno stabilito che l'occupazione di fatto, unita alla gestione economica autonoma e lucrativa della società privata, configura pienamente il presupposto per il pagamento del canone. L'esenzione prevista per lo Stato non è estensibile ai concessionari privati che agiscono come entità imprenditoriali autonome, rendendo irrilevante la proprietà statale dei manufatti ai fini del prelievo locale.
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Notifica ricorso cassazione: i rischi di inammissibilità
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un operatore commerciale contro un Comune riguardante il pagamento dei canoni COSAP. La decisione si fonda principalmente sul difetto di prova della notifica ricorso cassazione entro i termini di legge. La Corte ha inoltre ribadito che le eccezioni di incompetenza, se respinte in primo grado, devono essere oggetto di appello incidentale per evitare la formazione del giudicato interno.
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Canone Infrastrutture TLC: la Cassazione fa chiarezza
Una società di telecomunicazioni contestava il pagamento di un canone per le proprie infrastrutture su rete autostradale, invocando il Codice delle Comunicazioni Elettroniche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la disciplina speciale per le autostrade (art. 94) prevale su quella generale (art. 93), confermando il principio di onerosità. Il canone infrastrutture TLC contrattualmente pattuito resta quindi dovuto fino all'eventuale imposizione di una servitù con indennità legale.
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Responsabilità avvocato: come si prova la perdita di chance
Un avvocato viene condannato a restituire i compensi per aver redatto un ricorso inammissibile. Tuttavia, la Cassazione nega al cliente il risarcimento per la perdita di chance. La motivazione è che, anche con un ricorso corretto, il cliente non avrebbe vinto la causa nel merito, non avendo provato i fatti a suo favore nei precedenti gradi di giudizio. In tema di responsabilità avvocato, l'errore da solo non basta: la chance perduta deve essere concreta e non solo ipotetica.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se è confuso
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una decisione del Tribunale in materia di espropriazione forzata. La Corte ha stabilito che il ricorso per cassazione era redatto in modo incomprensibile, carente di elementi essenziali e non specifico nei motivi, violando le norme procedurali. In particolare, il ricorrente si era limitato a riprodurre la sentenza impugnata senza esporre chiaramente i fatti e le censure, rendendo impossibile per la Corte esaminare il merito della questione.
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Canone telecomunicazioni: limiti su beni disponibili?
Una società di telecomunicazioni si oppone al pagamento di un canone di locazione a un Comune per l'installazione di antenne su un terreno del patrimonio disponibile. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune, ritenendo non applicabile il divieto di imporre oneri aggiuntivi previsto per gli operatori del settore. La Corte di Cassazione, vista la novità e la rilevanza della questione sul canone telecomunicazioni, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora risolvere il merito della controversia.
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