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D.Lgs. 368/2001 — Anno 2023

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146 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 368/2001

Contratto a termine: stop alle causali generiche
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità delle clausole appositive del termine in un contratto a termine stipulato da una nota azienda farmaceutica. La decisione si fonda sulla genericità delle causali addotte, come il generico supporto all'incremento dei volumi produttivi, ritenute non verificabili e prive di un nesso chiaro con l'assunzione. Di conseguenza, il rapporto è stato convertito a tempo indeterminato con condanna della società al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a sette mensilità, calcolata tenendo conto delle dimensioni aziendali e dell'ambiguità delle clausole inserite dal datore di lavoro.
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Mansioni superiori: limiti negli incarichi pubblici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un funzionario pubblico che lamentava l'abuso di contratti a termine per il conferimento reiterato di incarichi dirigenziali. La Corte ha stabilito che, essendo il dipendente già assunto a tempo indeterminato, l'assegnazione di incarichi dirigenziali provvisori non costituisce un nuovo rapporto a termine, bensì l'esercizio di mansioni superiori o reggenza. Di conseguenza, non è applicabile la normativa europea contro l'abuso dei contratti a tempo determinato, poiché il rapporto di lavoro principale rimane stabile.
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Contratti a termine: stop alla conversione automatica
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di plurimi contratti a termine stipulati tra un lavoratore e un Consorzio di bonifica siciliano. Sebbene i giudici abbiano confermato la nullità del termine a causa di una causale troppo generica legata alla manutenzione ordinaria, hanno negato la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La decisione si fonda sulla legislazione regionale siciliana che vieta nuove assunzioni stabili senza procedure selettive pubbliche, rendendo la stabilizzazione automatica giuridicamente impossibile nonostante l'illegittimità del contratto originario.
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Contratti a termine: no alla conversione negli enti
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di plurimi contratti a termine stipulati da un ente pubblico economico. Nonostante la nullità del termine per genericità della causale, i giudici hanno stabilito che non può operare la conversione del rapporto in tempo indeterminato. Tale preclusione deriva dalla normativa regionale che vieta a tali enti nuove assunzioni stabili. La decisione conferma il diritto del lavoratore al solo risarcimento del danno, escludendo la stabilizzazione del posto di lavoro.
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Contratti a termine: stop alla conversione automatica
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di plurimi contratti a termine stipulati tra un lavoratore e un ente pubblico economico siciliano. Sebbene sia stata confermata la nullità del termine a causa di una causale generica, i giudici hanno negato la conversione del rapporto in contratto a tempo indeterminato. La decisione si fonda sulla normativa regionale siciliana che vieta nuove assunzioni stabili senza procedure selettive pubbliche, impedendo così la stabilizzazione automatica di rapporti nati come contratti a termine ma risultati invalidi.
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Contratti a termine: stop conversione nei Consorzi
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore impiegato presso un Consorzio di Bonifica siciliano con plurimi contratti a termine. Sebbene i giudici abbiano confermato la nullità del termine a causa di causali troppo generiche legate alla manutenzione ordinaria, hanno negato la trasformazione del rapporto in tempo indeterminato. La decisione si fonda sulla legislazione regionale siciliana che impone un divieto di nuove assunzioni stabili per tali enti pubblici economici. Di conseguenza, nonostante l'illegittimità dei contratti a termine, il lavoratore ha diritto esclusivamente al risarcimento del danno economico, ma non alla stabilizzazione del posto di lavoro.
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Contratti a termine: limiti alla conversione
La Corte di Cassazione ha analizzato la legittimità di plurimi contratti a termine stipulati da un ente di bonifica siciliano. Nonostante la nullità del termine per genericità della causale, la Corte ha negato la conversione del rapporto in contratto a tempo indeterminato. Tale decisione deriva dal divieto imposto dalla legislazione regionale siciliana di procedere a nuove assunzioni stabili presso tali enti. Il lavoratore mantiene il diritto al risarcimento del danno, ma non alla stabilizzazione del posto di lavoro.
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Lavoro subordinato: come smascherare le false consulenze
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di lavoro subordinato per un rapporto formalmente qualificato come consulenza autonoma. Nonostante la mancanza di prova diretta dell'eterodirezione, i giudici hanno valorizzato elementi indiziari come l'uso di strumenti aziendali, il controllo orario e l'assenza di rischio d'impresa. La sentenza chiarisce inoltre che l'indennità prevista dall'art. 32 della Legge 183/2010 non si applica alla riqualificazione di contratti autonomi, ma solo alla conversione di contratti a termine.
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Contratti a termine: quando spetta il risarcimento
Un lavoratore del settore scolastico ha impugnato la decisione che negava il risarcimento per l'uso di contratti a termine. La Cassazione ha confermato che nel pubblico impiego non è ammessa la conversione del rapporto in tempo indeterminato e che il risarcimento scatta solo superando i 36 mesi su posti vacanti.
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Contratti a termine: stop agli abusi nella PA
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della reiterazione di contratti a termine e di somministrazione presso una Pubblica Amministrazione. Nonostante l'ente invocasse ordinanze di emergenza per giustificare la precarietà, la Corte ha stabilito che le deroghe alle leggi ordinarie devono essere espresse e non presunte. Sebbene nel pubblico impiego non operi la conversione automatica in rapporto a tempo indeterminato, al lavoratore spetta un risarcimento del danno presunto, parametrato tra 2,5 e 12 mensilità. La semplice possibilità di una futura stabilizzazione non sana l'illecito commesso tramite i contratti a termine nulli.
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Contratto a tempo determinato: guida alla legittimità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente che contestava la validità del proprio contratto a tempo determinato. La ricorrente lamentava l'assenza di ragioni eccezionali per l'assunzione temporanea, ma i giudici hanno confermato che la causale legata alla gestione di pratiche amministrative specifiche era legittima. La decisione ribadisce che le scelte organizzative del datore di lavoro, se motivate e provate, non sono sindacabili nel merito dal giudice di legittimità.
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Stabilizzazione precari: quando spetta il risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti scolastici che chiedevano il risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la stabilizzazione precari, avvenuta tramite immissione in ruolo, costituisce una misura riparatoria adeguata e proporzionata, tale da escludere ulteriori indennizzi monetari. È stato tuttavia confermato il diritto dei lavoratori alla progressione stipendiale basata sull'anzianità maturata durante i periodi di precariato, nei limiti della prescrizione.
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Contratto a termine: obbligo causale enti ricerca
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un contratto a termine stipulato da un ente pubblico di ricerca. Nonostante l'ente invocasse una normativa speciale legata all'utilizzo di fondi comunitari, i giudici hanno stabilito che tale regime non esonera dall'obbligo di indicare una specifica causale giustificatrice. La mancanza di motivazione nel contratto rende nulla l'apposizione del termine, in quanto la normativa speciale può derogare ai limiti quantitativi ma non ai requisiti di forma e sostanza previsti dalla disciplina generale sul lavoro a tempo determinato.
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Stabilizzazione: quando il concorso non sana l’abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice partecipazione a un concorso riservato non costituisce una stabilizzazione idonea a sanare l'abuso di contratti a termine. Una lavoratrice di un ente locale aveva richiesto il risarcimento per la reiterazione di contratti precari durata oltre otto anni. La Corte d'Appello aveva negato il ristoro, ritenendo che la chance di partecipare a un concorso pubblico fosse sufficiente a compensare il danno. La Suprema Corte ha invece chiarito che solo l'assunzione effettiva o la certezza del ruolo in tempi brevi può avere efficacia sanante, annullando la decisione precedente.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una lavoratrice sanitaria che contestava l'illegittimità di ripetuti contratti a termine. Sebbene il tribunale avesse accertato l'illegittimità dei contratti, aveva rigettato la domanda di conversione del rapporto. In secondo grado, la Corte d'Appello aveva ribaltato il giudizio sulla legittimità dei termini contrattuali. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato tale decisione, rilevando che l'ente pubblico avrebbe dovuto proporre un appello incidentale per contestare la dichiarata illegittimità dei contratti, non essendo sufficiente la semplice riproposizione dell'eccezione. In assenza di tale impugnazione, si era formato il giudicato interno sulla questione.
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Stabilizzazione e risarcimento: la guida completa
Una lavoratrice, inizialmente impiegata in progetti LSU e successivamente con contratti a termine presso un ente locale, ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno da abusiva reiterazione contrattuale. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che i contratti fossero esclusi dalla disciplina ordinaria poiché finalizzati alla stabilizzazione regionale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, chiarendo che la natura assistenziale non esclude l'applicazione delle tutele europee se il rapporto nasconde un reale lavoro subordinato. La stabilizzazione avvenuta in corso di causa ripara il danno solo se esiste una correlazione diretta e immediata tra l'abuso subito e l'assunzione definitiva.
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Contratto a termine: prova della causale e nullità
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto a termine stipulato da una società di riscossione tributaria. Il datore di lavoro non ha fornito la prova che il lavoratore fosse effettivamente impiegato nelle attività eccezionali indicate nella causale contrattuale. Nonostante le riforme legislative permettano di legare il termine anche all'attività ordinaria, resta l'obbligo di specificare e provare la correlazione tra l'esigenza aziendale e le mansioni svolte. Trattandosi di un ente pubblico economico, è ammessa la conversione del rapporto in contratto a tempo indeterminato.
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Contratti a termine: limiti e deroghe nella PA
La Corte di Cassazione ha esaminato la legittimità della reiterazione di contratti a termine presso la Pubblica Amministrazione, con particolare riferimento agli uffici immigrazione. La ricorrente contestava il superamento del limite di 36 mesi e la mancanza di causali specifiche. La Suprema Corte ha stabilito che le ordinanze d'urgenza non possono derogare implicitamente alle tutele del lavoratore: la deroga ai limiti temporali deve essere espressa e le ragioni giustificative devono essere sempre indicate nel contratto. Il mancato rispetto di tali requisiti configura un abuso dei contratti a termine, aprendo la strada al risarcimento del danno.
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Appello incidentale e contratti a termine: la guida
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una lavoratrice del settore sanitario che contestava l'illegittimità di una serie di contratti a termine. Sebbene il Tribunale avesse accertato l'illegittimità dei termini apposti, aveva respinto la domanda di conversione del rapporto. In secondo grado, la Corte d'Appello aveva ribaltato il giudizio sulla legittimità dei contratti, ritenendoli validi. Tuttavia, la Cassazione ha annullato tale decisione poiché l'azienda sanitaria non aveva proposto un formale appello incidentale per contestare la statuizione di illegittimità del primo giudice, limitandosi a una semplice riproposizione delle difese. Tale omissione ha determinato la formazione del giudicato interno sulla questione.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio
Una lavoratrice del settore sanitario ha impugnato la legittimità di molteplici contratti a tempo determinato. Il tribunale di primo grado ha accertato l'illegittimità dei termini apposti, ma ha respinto la domanda di conversione del rapporto per via del divieto vigente nel pubblico impiego. In appello, la Corte territoriale ha ribaltato il giudizio sulla legittimità dei contratti, ritenendoli validi. La Cassazione ha però annullato tale decisione, stabilendo che, in assenza di un appello incidentale da parte dell'ente pubblico contro l'accertamento di illegittimità, su tale punto si era formato il giudicato interno. Pertanto, la Corte d'Appello non poteva riesaminare la validità dei contratti, dovendo limitarsi a valutare le conseguenze risarcitorie.
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