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D.Lgs. 270/1999

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191 provvedimenti

Trasferimento d’azienda negato: cessione beni contro tutele
Un ex dipendente di una nota compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha impugnato il proprio licenziamento, rivendicando il diritto all'assunzione presso la nuova società acquirente. Il lavoratore sosteneva che l'operazione configurasse un vero e proprio trasferimento d'azienda, con conseguente applicazione delle tutele a salvaguardia del posto di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni di merito. I giudici hanno chiarito che la cessione ha riguardato solo singoli beni aziendali con una finalità strettamente liquidatoria, escludendo la continuità economica tra la vecchia e la nuova impresa. In assenza di un trasferimento d'azienda, non scatta l'obbligo di riassorbimento del personale. La Suprema Corte ha inoltre negato il rinvio alla Corte di Giustizia Europea, ritenendo la normativa comunitaria già ampiamente chiarita da precedenti pronunce.
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Ripetizione dell’indebito e forniture di gas
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gestore di riserve energetiche che chiedeva l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria. La richiesta riguardava la ripetizione dell'indebito per prelievi di gas effettuati in assenza di un fornitore formale. La Corte ha stabilito che, poiché il precedente contratto di somministrazione era ancora legalmente efficace a causa di una disdetta inefficace, i prelievi non potevano considerarsi privi di titolo. Di conseguenza, l'azione di ripetizione dell'indebito è stata dichiarata infondata, confermando la legittimità dei consumi nell'ambito del rapporto contrattuale preesistente.
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Rendiconto concorsuale: poteri di contestazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la curatela fallimentare è pienamente legittimata a contestare il rendiconto concorsuale presentato dai precedenti commissari liquidatori, anche qualora sia stato precedentemente avviato un giudizio ordinario di rendiconto. La decisione chiarisce che l'approvazione del conto da parte dell'Autorità di Vigilanza non preclude il sindacato del giudice ordinario, poiché il controllo giudiziale è volto a verificare la diligenza professionale e la correttezza dell'operato gestorio rispetto ai precetti legali.
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Rendiconto: obblighi dei commissari liquidatori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni ex commissari liquidatori di una procedura di amministrazione straordinaria, confermando l'obbligo di rendiconto nei confronti della curatela fallimentare subentrante. La controversia nasce dalla contestazione dei curatori circa pagamenti prededucibili effettuati dai commissari senza le necessarie autorizzazioni ministeriali e senza il preventivo accertamento del passivo. La Suprema Corte ha stabilito che la pendenza di un giudizio ordinario di rendiconto non preclude l'esercizio delle contestazioni nella sede fallimentare speciale, data l'autonomia delle due procedure e la legittimazione del curatore a verificare l'operato dei predecessori.
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Imprenditore commerciale: status e benefici fiscali
Un ente religioso in amministrazione straordinaria ha impugnato l'ammissione al passivo di sanzioni e interessi tributari, rivendicando la natura di ente non commerciale per ottenere la sospensione dei pagamenti prevista per eventi sismici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'assoggettamento alla procedura concorsuale attribuisce la qualifica di imprenditore commerciale. Tale status rimane efficace fino a un'eventuale revoca definitiva della sentenza di insolvenza, rendendo incompatibile l'accesso ai benefici fiscali riservati esclusivamente agli enti non commerciali.
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Imprenditore commerciale: status e debiti INPS
La Corte di Cassazione ha confermato che un ente ecclesiastico operante nel settore sanitario può essere qualificato come imprenditore commerciale qualora l'attività economica sia prevalente. Tale qualifica, derivante dalla dichiarazione dello stato d'insolvenza, impedisce all'ente di beneficiare della sospensione dei termini di pagamento previdenziale riservata agli enti non commerciali. La sentenza ribadisce che lo status di imprenditore commerciale rimane efficace fino a un'eventuale revoca definitiva, rendendo legittima l'ammissione al passivo dei crediti INPS comprensivi di sanzioni e interessi.
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Azione revocatoria: calcolo del periodo sospetto
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione revocatoria promossa da una procedura di amministrazione straordinaria contro una società fornitrice. Il punto centrale della decisione riguarda il calcolo del periodo sospetto: la Suprema Corte ha stabilito che tale periodo deve decorrere dalla data del decreto di ammissione alla procedura e non dal deposito della domanda. Sono stati inoltre confermati i criteri per la prova della conoscenza dell'insolvenza, basati su indizi gravi e concordanti, e l'irrilevanza delle prassi generali di settore rispetto ai termini d'uso consolidati tra le parti.
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Revocatoria fallimentare: guida su termini e prove
La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo a una azione di revocatoria fallimentare promossa da una società in amministrazione straordinaria. La decisione chiarisce che il termine di prescrizione quinquennale decorre dall'autorizzazione del programma di liquidazione e non dalla dichiarazione di insolvenza. Inoltre, è stata ribadita la validità della retrodatazione del periodo sospetto in caso di consecuzione tra amministrazione controllata e straordinaria. La prova della conoscenza dello stato di insolvenza è stata legittimamente desunta dall'esistenza di un piano di rientro per debiti pregressi.
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Azione revocatoria: guida su prescrizione e termini
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una società fornitrice contro una procedura di amministrazione straordinaria. Il cuore della controversia riguarda l'azione revocatoria fallimentare esercitata per recuperare pagamenti eseguiti in periodo sospetto. La Corte ha chiarito che la prescrizione dell'azione decorre dall'autorizzazione del programma di cessione dei beni e non dalla nomina del commissario. Inoltre, i pagamenti effettuati in base a un piano di rientro, in presenza di un palese stato di dissesto, non possono beneficiare dell'esenzione prevista per i pagamenti nei termini d'uso.
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Contratto individuale: più forte del collettivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto individuale di lavoro che prevede condizioni più favorevoli per il dipendente, come un bonus incondizionato, non può essere peggiorato da un successivo contratto collettivo aziendale. La Corte ha confermato che la previsione individuale rappresenta un diritto acquisito. Inoltre, ha ribadito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi, in assenza di un regime di stabilità reale del posto di lavoro, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto.
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Amministrazione straordinaria: inefficacia pagamenti
Una società in amministrazione straordinaria aveva effettuato pagamenti all'Agenzia delle Entrate dopo l'emissione del decreto di ammissione alla procedura ma prima della sua iscrizione nel registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di tali pagamenti. Ha stabilito che, nella specifica disciplina della Legge Marzano, lo spossessamento del debitore e l'inefficacia degli atti sono immediati e decorrono dalla data del decreto ministeriale, non dalla sua successiva pubblicità.
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Tutela reintegratoria e cessione d’azienda in crisi
La Corte di Cassazione conferma la tutela reintegratoria per un lavoratore illegittimamente licenziato da una compagnia aerea dopo una cessione d'azienda. La sentenza chiarisce che la reintegrazione deve essere disposta a carico della società cedente, anche se in amministrazione straordinaria, quando questa prosegue l'attività. Si stabilisce inoltre che l'azione del lavoratore verso il cessionario non è soggetta ai brevi termini di decadenza previsti per l'impugnazione di atti specifici.
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Compenso professionista: ridotto se fallisce la procedura
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso del professionista incaricato di predisporre un ricorso per l'ammissione all'amministrazione straordinaria può essere legittimamente ridotto qualora la procedura non abbia un esito favorevole e la società venga invece dichiarata fallita. La Corte ha ritenuto che l'insuccesso, legato all'inidoneità degli elementi forniti per dimostrare le prospettive di risanamento, incide sulla valutazione della prestazione e giustifica l'applicazione di una riduzione del compenso del professionista.
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Fondo di Garanzia INPS: No se continua il lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per pagare il TFR e altri crediti se, in seguito a una cessione d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con un'impresa acquirente solvente. Anche se l'azienda cedente diventa insolvente dopo la cessione, la continuità del rapporto lavorativo impedisce che il credito diventi esigibile, presupposto essenziale per l'attivazione del Fondo. Un accordo sindacale che riaccolli il debito sulla società cedente non può alterare questa disciplina pubblicistica.
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Fondo di Garanzia INPS: No se l’azienda è ceduta
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non possono accedere al Fondo di Garanzia INPS se, prima dell'insolvenza del datore di lavoro, il loro rapporto è stato trasferito a un'altra azienda solvibile tramite cessione d'azienda. In questo caso, il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo datore, che diventa responsabile per i crediti maturati, incluso il TFR. La continuità del rapporto di lavoro esclude il presupposto fondamentale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto stesso.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene
La Corte di Cassazione ha negato l'intervento del Fondo di Garanzia TFR a un lavoratore il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova azienda dopo una cessione, nonostante il fallimento del datore di lavoro originario. La decisione si basa sul principio che il TFR diventa esigibile solo alla cessazione definitiva del rapporto, condizione non verificatasi nel caso di specie, rendendo inefficaci eventuali accordi sindacali in deroga nei confronti dell'ente previdenziale.
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Revocatoria fallimentare e stato di insolvenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azione di revocatoria fallimentare non deve essere sospesa in attesa della decisione definitiva sull'impugnazione della dichiarazione di insolvenza. La sentenza che accerta lo stato di insolvenza è immediatamente esecutiva e produce i suoi effetti fino al suo eventuale annullamento con sentenza passata in giudicato. Nel caso specifico, un'azienda creditrice aveva ricevuto pagamenti da un'altra società, poi ammessa ad amministrazione straordinaria. La Corte ha confermato la revoca di tali pagamenti, ritenendo che il creditore fosse a conoscenza dello stato di decozione del debitore, basandosi su indizi quali l'ingente debito, la richiesta di garanzie e un piano di rientro forzato.
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Azione revocatoria: inammissibile contro società fallita
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria fallimentare contro un'altra società, anch'essa in amministrazione straordinaria, per recuperare dei pagamenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'azione inammissibile, stabilendo che tali pretese non possono essere avanzate in un tribunale ordinario contro un soggetto insolvente, ma devono essere fatte valere esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo nella procedura concorsuale del debitore. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata senza rinvio.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Trasferimento d’azienda: deroghe e tutele del lavoro
Una lavoratrice ha citato in giudizio una nuova compagnia aerea per non essere stata assunta dopo che questa aveva acquisito le attività del suo ex datore di lavoro insolvente. La lavoratrice ha invocato le norme sul trasferimento d'azienda (art. 2112 c.c.). La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che nelle procedure di insolvenza finalizzate alla liquidazione sono ammissibili deroghe alle norme di salvaguardia del posto di lavoro. La Corte ha inoltre accertato l'assenza di continuità aziendale tra le due società, requisito fondamentale per l'applicazione della tutela.
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