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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2025

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501 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Inquadramento superiore pubblico impiego: le regole
Un lavoratore di un ente regionale ha richiesto l'inquadramento superiore per aver svolto mansioni più elevate rispetto al suo livello. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, ha stabilito che anche ai rapporti di lavoro di natura privatistica con la Pubblica Amministrazione si applica la disciplina del pubblico impiego (D.Lgs. 165/2001). Ciò impedisce l'acquisizione automatica della qualifica superiore basata solo sulle mansioni di fatto svolte, riaffermando i principi di accesso tramite concorso e il rispetto delle normative statali. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame alla luce di questi principi.
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Retribuzione Pubblico Impiego e TFS: Novità in Vista
Una ex dipendente di un ente previdenziale contesta l'esclusione degli onorari professionali dal suo Trattamento di Fine Servizio (TFS). L'ente aveva recuperato un presunto pagamento in eccesso tramite trattenute sulla pensione. Dopo che i tribunali di merito hanno dato ragione all'ente, la Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione alla luce di recenti sentenze costituzionali, ha rinviato il caso a pubblica udienza, sospendendo la decisione finale sulla complessa materia della Retribuzione Pubblico Impiego.
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Mansioni dirigenziali: non basta il titolo di avvocato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'avvocata dipendente di un'azienda sanitaria che chiedeva il riconoscimento di mansioni dirigenziali e le relative differenze retributive. La Corte ha stabilito che per ottenere tale qualifica non è sufficiente svolgere compiti professionali complessi tipici della professione legale, ma è necessario provare un quid pluris, ovvero un elevato grado di autonomia e l'assunzione di una concreta corresponsabilità gestionale, elementi che nel caso di specie non sono stati dimostrati.
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Traslazione IRAP medico: la Cassazione dice no
Un'azienda sanitaria provinciale ha trattenuto l'IRAP dai compensi di un medico per la sua attività libero-professionale interna. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo l'illegittimità di tale pratica. Il principio chiave è che l'IRAP grava sull'azienda, che organizza l'attività, e non può essere trasferita sul medico tramite una decurtazione del suo compenso. Questo costo deve essere considerato nella determinazione delle tariffe per l'utenza, non scaricato sul professionista.
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Prescrizione crediti lavoro: le novità post Fornero
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un ente e di due ex dipendenti in una causa per crediti retributivi. Il fulcro della decisione è la questione della prescrizione crediti lavoro. La Corte ha ribadito che, a seguito della Legge Fornero (L. 92/2012), la mancanza di un regime di piena stabilità del posto di lavoro comporta la sospensione del decorso della prescrizione per i crediti retributivi fino alla cessazione del rapporto. Inoltre, ha confermato che la valutazione sull'idoneità di un atto a interrompere la prescrizione è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
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Prescrizione crediti retributivi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso di un consorzio che quello dei suoi ex dipendenti in una controversia sulla prescrizione crediti retributivi. La Corte ha confermato che, a seguito della Legge Fornero, la stabilità del posto di lavoro è diminuita, pertanto la prescrizione dei crediti decorre solo dalla fine del rapporto di lavoro. Qualsiasi richiesta di rivalutazione delle prove è stata ritenuta inammissibile in sede di legittimità.
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Prescrizione crediti lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla prescrizione dei crediti di lavoro di alcuni dipendenti di un consorzio. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'azienda che quello incidentale dei lavoratori. È stato ribadito che la valutazione dell'idoneità di un atto a interrompere la prescrizione è compito del giudice di merito. Inoltre, è stato confermato il principio, consolidato dopo la Legge Fornero, secondo cui la prescrizione crediti lavoro decorre dalla cessazione del rapporto, a causa della diminuita stabilità del posto di lavoro.
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Trattamento di fine rapporto: calcolo e contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di passaggio da un rapporto di pubblico impiego a tempo indeterminato a un incarico dirigenziale a termine di diritto privato con lo stesso ente, il rapporto di lavoro deve considerarsi unitario. Di conseguenza, il trattamento di fine rapporto va calcolato sull'intera anzianità di servizio e parametrato all'ultima retribuzione, quella più elevata percepita durante l'incarico dirigenziale, respingendo la tesi della frammentazione dei periodi lavorativi sostenuta dall'amministrazione regionale.
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Indennità di buonuscita: calcolo e limiti al recupero
Una ex dipendente di un ente previdenziale contesta la rideterminazione della sua indennità di buonuscita e il conseguente recupero delle somme ritenute indebite. La Corte di Appello aveva dato ragione all'ente. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, riconosce l'elevata importanza della questione, anche alla luce di recenti sentenze della Corte Costituzionale, e rinvia il caso alla pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Incompatibilità dipendente pubblico: licenziamento ok
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente pubblico che svolgeva un'attività imprenditoriale privata non autorizzata. La sentenza chiarisce che la violazione del dovere di esclusività costituisce di per sé un grave inadempimento che può giustificare la sanzione espulsiva, anche senza una preventiva diffida a cessare l'attività. La lunga durata e la mancata comunicazione dell'incompatibilità del dipendente pubblico sono state considerate elementi decisivi per rompere il rapporto fiduciario con l'amministrazione.
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Nomina dirigenziale nulla: le conseguenze legali
Un dirigente medico si è visto dichiarare la nullità del suo incarico di direttore di distretto sanitario a causa di vizi procedurali, quali la mancanza di autorizzazione regionale e di un preventivo atto aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato che una nomina dirigenziale nulla non conferisce il diritto a contestare la revoca o a ottenere una valutazione dei risultati, limitando la tutela del lavoratore al solo compenso per l'attività svolta, come previsto dall'art. 2126 del codice civile.
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Falsa attestazione presenza: licenziamento legittimo
Un dipendente pubblico è stato licenziato per essersi allontanato dal luogo di lavoro in più occasioni senza timbrare l'uscita, per recarsi in palestra o a casa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, qualificando la condotta come una 'falsa attestazione presenza' attuata con modalità fraudolente. Secondo i giudici, l'omessa timbratura interrompe il vincolo di fiducia e giustifica la sanzione espulsiva, in quanto l'onere di provare la giustificazione dell'assenza ricade sul lavoratore, una volta che il datore di lavoro ha dimostrato l'allontanamento.
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Rinnovo contestazione addebito: licenziamento nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di un dipendente pubblico perché l'amministrazione, nel riaprire il procedimento disciplinare a seguito di una sentenza penale, aveva omesso il fondamentale rinnovo della contestazione dell'addebito. Questo vizio, secondo la Corte, viola in modo insanabile il diritto di difesa del lavoratore e rende nulla la sanzione espulsiva, a prescindere dalla prova di un concreto pregiudizio. Il licenziamento è stato annullato, con condanna dell'ente al pagamento di un'indennità, nonostante il dipendente fosse già in pensione al momento della sanzione.
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Contratto collettivo pubblico impiego: la scelta è nulla
Un ente pubblico applicava ai suoi dipendenti un contratto collettivo privatistico anziché quello pubblico previsto per legge. Un lavoratore ha richiesto differenze retributive basate su tale contratto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta della Pubblica Amministrazione è nulla, poiché vincolata al rispetto del contratto collettivo pubblico impiego di comparto. La Corte ha rigettato la domanda del lavoratore e dichiarato inammissibile il successivo ricorso per revocazione, chiarendo che il principio di legalità e la gerarchia delle fonti prevalgono su qualsiasi applicazione di fatto, anche se estesa a tutti i dipendenti.
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Contratti a termine: risarcimento per abuso nel P.A.
Una lavoratrice ha operato per anni presso un ente pubblico tramite contratti di collaborazione. La Cassazione ha confermato la decisione di merito che ha riqualificato il rapporto come una successione illegittima di contratti a termine, riconoscendo il diritto della lavoratrice a un risarcimento del danno. L'abuso di tali contratti per coprire esigenze stabili e permanenti è stato sanzionato, ribadendo che la sostanza del rapporto prevale sulla forma contrattuale adottata.
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Mansioni superiori società partecipate: la Cassazione
Un dipendente di una società a partecipazione pubblica si vede revocare l'inquadramento superiore precedentemente riconosciuto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, stabilisce che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica. Pertanto, le regole sulle mansioni superiori società partecipate seguono l'art. 2103 del codice civile e le norme sui concorsi pubblici per l'assunzione non si estendono alle progressioni di carriera interne. La revoca dell'inquadramento è stata quindi ritenuta illegittima.
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Indennità mansioni superiori: non assorbe la posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità per mansioni superiori spettante al personale amministrativo scolastico non può assorbire la 'posizione economica' già percepita. Sebbene la posizione economica sia inclusa nel calcolo per determinare l'importo dell'indennità differenziale, quest'ultima deve essere corrisposta in aggiunta alla retribuzione complessiva del dipendente, che comprende anche la posizione economica stessa. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva negato tale cumulo.
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Contratti a termine PA: illegittimi senza esigenze reali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22379/2025, ha stabilito l'illegittimità di una serie di contratti di somministrazione stipulati da un'azienda ospedaliera per coprire esigenze ordinarie e non temporanee. Anche se la durata totale del rapporto di lavoro con la singola lavoratrice non ha superato il limite legale di 36 mesi, i giudici hanno confermato il diritto al risarcimento del danno, sottolineando che i contratti a termine nella PA devono essere giustificati da esigenze effettivamente eccezionali e transitorie, non da necessità strutturali e permanenti dell'ente.
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Indennità di percorrenza: quando spetta all’impiegato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un impiegato che richiedeva l'indennità di percorrenza per il tragitto casa-lavoro. La decisione si fonda sull'interpretazione del CCNL di settore, che riserva tale indennità agli impiegati che operano presso cantieri mobili e si spostano da un centro di raccolta. Avendo il lavoratore una sede fissa, il diritto non sussiste, anche se in passato l'indennità era stata corrisposta.
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Inquadramento retributivo: anzianità non basta
La Corte di Cassazione chiarisce che, nel trasferimento di un dipendente pubblico dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, l'inquadramento retributivo deve basarsi sul trattamento economico già acquisito e non sulla mera anzianità di servizio. L'eventuale differenza è garantita da un assegno ad personam, poiché la progressione di carriera nel nuovo comparto non è automatica ma legata a procedure selettive. La sentenza riforma la decisione d'appello che aveva erroneamente concesso un inquadramento superiore basato sull'anzianità.
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