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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2025

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501 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Mansioni superiori: diritto alla paga, non all’incarico
Dei dipendenti ospedalieri, autisti di ambulanza, hanno richiesto il pagamento delle differenze retributive per aver svolto mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda sanitaria, confermando il diritto dei lavoratori a percepire la retribuzione corrispondente al livello superiore (BS). Tuttavia, ha precisato che tale riconoscimento è valido solo ai fini economici e non comporta un automatico inquadramento formale nella qualifica superiore, in linea con i principi del pubblico impiego.
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Danno comunitario: risarcimento per abuso contratti
La Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento per danno comunitario a una lavoratrice del settore sanitario per l'illegittima reiterazione di contratti a termine oltre il limite di 36 mesi. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato, avvenuta per scorrimento di una graduatoria concorsuale e non tramite una specifica procedura di stabilizzazione, non costituisce una misura riparatoria idonea a escludere il diritto al risarcimento del danno subito a causa dell'abuso.
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Inquadramento superiore: no alla promozione automatica
Una lavoratrice di una Fondazione, ex ente pubblico, chiedeva il riconoscimento di un inquadramento superiore per aver svolto mansioni dirigenziali. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel pubblico impiego privatizzato e in assenza di un nuovo contratto collettivo, si applica la normativa pubblicistica (D.Lgs. 165/2001). Tale normativa prevede il diritto alle differenze retributive per le mansioni superiori svolte, ma esclude l'automatica promozione e il conseguente inquadramento superiore definitivo, che nel settore pubblico è subordinato a concorso.
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Sanzione disciplinare scuola: quando è legittima?
Un dipendente scolastico ha ricevuto una sanzione disciplinare (una multa) e ha contestato, tra le altre cose, la competenza del Dirigente Scolastico a irrogarla. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, si è rivolto alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che per infrazioni di minore gravità, come la multa, il Dirigente Scolastico è l'autorità competente. La decisione chiarisce importanti aspetti procedurali relativi alla sanzione disciplinare scuola.
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Demansionamento infermieri: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25174/2025, ha chiarito l'onere della prova nel demansionamento infermieri. Alcuni infermieri avevano citato in giudizio la loro azienda ospedaliera, sostenendo di essere stati demansionati per aver svolto mansioni inferiori tipiche degli Operatori Socio-Sanitari. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che spetta al lavoratore allegare e provare in modo specifico la prevalenza delle mansioni inferiori. Solo a fronte di un'allegazione precisa e dettagliata, l'onere di provare il corretto adempimento contrattuale passa al datore di lavoro.
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Omessa pronuncia sanzioni: Cassazione accoglie ricorso
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato su indagini bancarie. Dopo due sentenze sfavorevoli nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha analizzato i cinque motivi di ricorso. Pur respingendo le censure sulla legittimità dell'accertamento e sulla firma dell'atto, la Corte ha accolto il motivo relativo alla totale omessa pronuncia sanzioni. Il giudice d'appello non aveva esaminato la doglianza del contribuente sulla motivazione delle sanzioni applicate. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio al giudice di secondo grado per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Titolo di studio falso: licenziamento legittimo
Un lavoratore del settore scolastico viene escluso da una graduatoria e il suo contratto risolto a causa di un titolo di studio falso. La Corte di Cassazione conferma la decisione, ritenendo il licenziamento legittimo. L'analisi si è concentrata sulla palese non genuinità del diploma, il cui numero di pergamena corrispondeva a quello rilasciato da un'altra scuola a un'altra persona. Il ricorso del lavoratore è stato respinto perché non ha contestato efficacemente il nucleo della motivazione della Corte d'Appello e ha tentato di ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Trattamento retributivo insegnanti: la Cassazione decide
Un gruppo di insegnanti tecnico-pratici con funzioni di sostegno ha richiesto lo stesso inquadramento economico dei colleghi laureati, sostenendo la parità di mansioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il trattamento retributivo degli insegnanti è legittimamente differenziato sulla base del titolo di studio e dell'inquadramento di ruolo originario, come previsto dalla contrattazione collettiva, e non esclusivamente sulle mansioni di sostegno svolte.
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Fondo di risultato: Cassazione rinvia a pubblica udienza
Un dirigente sanitario non medico ha contestato il calcolo del suo fondo di risultato, ritenendolo inferiore al dovuto. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha riscontrato una notevole complessità giuridica, legata a precedenti sentenze contrastanti e all'effetto di un possibile giudicato esterno. Invece di decidere nel merito, ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per consentire un'analisi più approfondita della questione.
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Ricostruzione della carriera: la Cassazione decide
Un dipendente scolastico, promosso a DSGA, ha visto la sua carriera ricalcolata in modo peggiorativo dopo il pensionamento, con richiesta di restituzione di somme. La Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per le promozioni successive al 2003, la ricostruzione della carriera deve avvenire con il metodo più favorevole al lavoratore, non necessariamente con la "temporizzazione".
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Fondo di risultato: la Cassazione rinvia a udienza pubblica
Una dirigente sanitaria non medico ha citato in giudizio la propria Azienda Sanitaria per la rideterminazione del "Fondo di risultato", sostenendo un errore di calcolo per gli anni 2008-2018. Dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito, la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione troppo complessa per una decisione immediata. A causa della possibile influenza di un giudicato formatosi in una causa connessa e dell'entrata in vigore di nuove normative contrattuali, la Corte ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, coinvolgendo le parti e il Pubblico Ministero in una discussione orale.
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Soppressione ente: il destino dell’incarico dirigenziale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la proroga di un incarico dirigenziale, deliberata ma non ancora formalizzata con un nuovo contratto, non sopravvive alla soppressione dell'ente pubblico. L'intervento legislativo che abolisce l'ente costituisce un 'factum principis', rendendo la prestazione lavorativa impossibile e giustificando la mancata prosecuzione del rapporto. La richiesta di risarcimento per svuotamento delle mansioni è stata respinta per mancata prova del danno specifico subito dal dirigente.
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Atti procedimento penale: validi nel disciplinare
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli atti di un procedimento penale possono essere legittimamente utilizzati da un datore di lavoro pubblico per fondare un licenziamento disciplinare. È sufficiente il rinvio a tali atti, senza la necessità di riprovare da capo ogni singolo fatto. La sentenza chiarisce che il giudice del lavoro ha il dovere di valutare tali documenti come prova, anche in via presuntiva, ribaltando la decisione della Corte d'Appello che aveva annullato il licenziamento per presunto mancato assolvimento dell'onere della prova da parte dell'azienda.
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Scorrimento graduatoria: P.A. libera su nuove selezioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non è obbligato a utilizzare lo scorrimento di una graduatoria esistente per le progressioni di carriera interne. Alcuni dipendenti, idonei in una selezione del 2008, avevano chiesto la promozione e l'accesso a una selezione superiore, ma la Corte ha confermato la legittimità della scelta dell'ente di indire una nuova procedura selettiva, in virtù del suo potere discrezionale.
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Lavoratore socialmente utile: no assunzione automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impiego come lavoratore socialmente utile non conferisce il diritto a un'assunzione a tempo indeterminato presso la Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo un periodo come LSU e un'assunzione in una società partecipata poi disciolta, chiedeva la stabilizzazione presso il Comune. La Corte ha ribadito che l'accesso al pubblico impiego richiede un concorso, escludendo qualsiasi automatismo e confermando la natura assistenziale, e non di lavoro subordinato, dell'impiego come lavoratore socialmente utile.
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Sanzione disciplinare: illegittima senza l’organo giusto
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una sanzione disciplinare (rimprovero scritto) inflitta a un dipendente pubblico. La decisione è stata annullata perché il procedimento non è stato gestito dall'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) come organo collegiale, ma da un singolo dirigente. Questo vizio di procedura ha reso la sanzione nulla, e il ricorso dell'Amministrazione è stato dichiarato inammissibile.
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Termine contestazione disciplinare: da quando decorre?
Una dirigente medico ottiene l'annullamento di una sanzione disciplinare perché ritenuta tardiva. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, chiarendo un punto cruciale: il termine per la contestazione disciplinare a carico dell'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) decorre non dalla prima notizia del fatto, ma dal momento in cui l'UPD riceve formalmente gli atti dal dirigente della struttura. La Corte ha ritenuto tempestiva l'azione dell'UPD, avviata lo stesso giorno della ricezione degli atti.
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Sanzione disciplinare pubblico impiego: la competenza
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare di sospensione inflitta a un docente, chiarendo un principio fondamentale nel pubblico impiego. La competenza a sanzionare non dipende dalla sanzione concretamente applicata, ma dalla massima sanzione prevista in astratto dalla legge per quella infrazione. Nel caso di specie, la competenza era dell'Ufficio procedimenti disciplinari, e i termini procedurali sono stati ritenuti rispettati. La Corte ha rigettato il ricorso del docente, stabilendo che la procedura seguita dall'amministrazione scolastica era corretta.
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Assunzione pubblica: no conversione senza concorso
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una lavoratrice con contratti a termine illegittimi presso una società a totale partecipazione pubblica. La Corte ha negato la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, ribadendo il principio secondo cui l'assunzione pubblica deve avvenire tramite concorso. Tuttavia, ha riconosciuto il diritto della lavoratrice ad agire per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'omissione dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro.
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Responsabilità comune capofila: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12141/2025, ha rigettato il ricorso di un Comune, confermando la sua responsabilità diretta per le obbligazioni derivanti da un rapporto di lavoro instaurato nell'ambito dei servizi sociali associati (Ambito territoriale). Una lavoratrice aveva ottenuto in appello il riconoscimento dell'illegittimità della reiterazione di contratti a termine e il conseguente risarcimento del danno. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di una distinta personalità giuridica dell'Ambito territoriale, la responsabilità comune capofila è diretta e non meramente rappresentativa. È stato inoltre confermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del cosiddetto "danno comunitario" per l'abusiva successione di contratti a termine.
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