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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2022

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559 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Abusiva reiterazione di contratti a termine: spetta il danno
Un gruppo di dipendenti comunali ha contestato l'abusiva reiterazione di contratti a termine stipulati per diversi anni con l'Ente Pubblico. I lavoratori chiedevano la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato oppure il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha chiarito che nel settore pubblico la stabilizzazione automatica è vietata dalla legge. Tuttavia, la richiesta di risarcimento economico non costituisce una domanda nuova e non può essere respinta per motivi procedurali. Se la trasformazione del contratto è impossibile, il giudice deve d'ufficio valutare il risarcimento per equivalente del danno subito dai lavoratori precari. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e rinviato la causa per il calcolo del risarcimento.
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Progressione economica orizzontale: no alla mobilità
Un dipendente pubblico trasferito per mobilità da un'Azienda Sanitaria Locale a un Comune è stato escluso dalla selezione per la progressione economica orizzontale. L'amministrazione comunale ha motivato l'esclusione evidenziando il mancato rispetto del requisito di tre anni di permanenza nel comparto degli enti locali, previsto dal contratto integrativo decentrato. Il lavoratore ha impugnato il provvedimento sostenendo il diritto al computo dell'anzianità maturata presso la struttura sanitaria di provenienza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mobilità protegge lo stipendio maturato ma non trasferisce il diritto ad avvalersi della pregressa anzianità per ottenere miglioramenti di carriera. L'ente di destinazione può premiare l'esperienza maturata alle proprie dipendenze.
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Abuso di contratti a termine: assunzione cancella il danno
Una lavoratrice ha prestato servizio presso un Ministero per diversi anni attraverso contratti di somministrazione e a tempo determinato. La dipendente ha promosso un'azione giudiziaria lamentando un abuso di contratti a termine e chiedendo il risarcimento del danno. Durante la causa, l'amministrazione ha disposto la sua stabilizzazione a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'immissione in ruolo collegata direttamente al precariato pregresso sana l'illecito ed estingue il diritto al risarcimento forfettario europeo. Il lavoratore stabilizzato può ottenere ulteriori indennizzi soltanto se allega e dimostra rigorosamente singoli pregiudizi patrimoniali o personali concreti subiti.
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Abuso di contratti a termine: risarcimento senza stabilizzazione
Un Lavoratore ha prestato servizio presso un Ministero tramite contratti a termine e somministrazione per fronteggiare un'emergenza straordinaria. I contratti erano privi delle motivazioni giustificatrici previste dalla legge. Il datore pubblico ha invocato le deroghe contenute nelle ordinanze di protezione civile. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti, ribadendo che le ordinanze emergenziali non possono derogare alle norme a tutela dell'occupazione senza una specifica previsione legislativa. Tuttavia, i giudici hanno accolto le doglianze ministeriali sul calcolo dei danni. In caso di abuso di contratti a termine nella Pubblica Amministrazione, il dipendente non ottiene la stabilizzazione né l'indennità per licenziamento ingiustificato, ma ha diritto al risarcimento forfettario stabilito dal Collegato Lavoro, compreso tra 2,5 e 12 mensilità.
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Stabilizzazione nel Pubblico Impiego: Il Lavoro di Fatto Non Basta
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di **stabilizzazione nel pubblico impiego**. Una lavoratrice chiedeva la stabilizzazione presso un Comune, basandosi su un rapporto di lavoro di fatto, precedentemente riconosciuto dai giudici di merito. Il Comune ha contestato questa interpretazione. La Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, ribadendo che le norme sulla stabilizzazione sono deroghe al principio del concorso pubblico e richiedono un'assunzione formale e valida, non un semplice rapporto di fatto. La sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata per un nuovo esame, sottolineando l'importanza della regolarità formale nei contratti pubblici.
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Concorso vinto, assunzione ritardata: il risarcimento danno mancata assunzione
Una lavoratrice ha vinto un concorso pubblico per dirigente in una Azienda Sanitaria Locale nel 2006, ma è stata assunta solo nel 2012. Ha chiesto il risarcimento danno mancata assunzione per il ritardo. I giudici di merito hanno riconosciuto il risarcimento solo dalla messa in mora (richiesta formale) del 2011. La lavoratrice ha fatto ricorso, sostenendo che il risarcimento dovesse decorrere dall'approvazione della graduatoria (2006). La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, sebbene la vittoria del concorso dia diritto all'assunzione, il rapporto di lavoro si perfeziona con un contratto. Il risarcimento danno mancata assunzione per il ritardo decorre dalla messa in mora, salvo diverse specifiche nel bando.
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Recupero indebito retributivo: la Cassazione da’ ragione all’Ente
Un Ente Pubblico ha avviato il recupero indebito retributivo verso diversi agenti di Polizia Municipale per somme erogate tra il 2002 e il 2006 come indennità di disagio, ritenendo nulle le relative clausole della contrattazione integrativa. La Corte d'Appello aveva bloccato le trattenute applicando la sanatoria prevista dal Decreto Legge n. 16/2014. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente Pubblico. I giudici hanno chiarito che la sanatoria speciale del 2014 si applica unicamente alle irregolarità commesse dopo la riforma del pubblico impiego del 2009. Di conseguenza, per le somme percepite dal 2002 al 2006 la sanatoria non opera e l'amministrazione conserva il diritto di recuperare gli importi illegittimamente erogati.
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Nomina collaboratori dirigente scolastico: la giurisdizione
Un docente impugna le delibere d'istituto riguardanti la nomina collaboratori dirigente scolastico e l'assegnazione dei fondi per i progetti didattici, rivolgendosi alla giustizia amministrativa. Il lavoratore sostiene che la scelta dei docenti fiduciari rappresenti un atto autoritativo di alta organizzazione pubblica. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite smentisce questa impostazione e stabilisce la piena giurisdizione del giudice ordinario del lavoro. L'affidamento di compiti specifici al corpo docente costituisce un ordinario atto privatistico di gestione del rapporto di lavoro, privo di natura concorsuale. Il ricorrente perde integralmente il giudizio e deve sostenere le spese processuali.
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Incarichi dirigenziali pubblici: risarcimento per nomine viziate
Una dipendente pubblica di livello dirigenziale ha citato in giudizio l'Ente regionale datore di lavoro per essere stata esclusa dalla nomina al vertice amministrativo dell'ente. L'incarico era stato attribuito a un altro collega privo del diploma di laurea prescritto, senza alcuna selezione comparativa dei profili. La lavoratrice ha richiesto il risarcimento del danno per perdita di chance. I giudici di merito avevano respinto la domanda qualificando la nomina come atto politico discrezionale basato su una scelta fiduciaria insindacabile. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti. Il conferimento di incarichi dirigenziali pubblici costituisce un atto di natura tecnica e gestionale regolato dai principi di correttezza, buona fede, trasparenza e imparzialità. La mancata comparazione motivata tra i candidati integra un inadempimento contrattuale della Pubblica Amministrazione che giustifica la tutela risarcitoria del candidato escluso.
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INPS vs Lavoratrici: Riconoscimento Servizio Preruolo Riapre il Caso
L'INPS ha contestato il **riconoscimento del servizio preruolo** prestato da due lavoratrici con contratti a termine presso un ente locale, ai fini della ricostruzione della carriera e dell'attribuzione di punteggi per posizioni organizzative. La Corte d'Appello aveva respinto il ricorso dell'INPS, ritenendo che la questione fosse ormai definitiva (giudicato interno). La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. Ha chiarito che l'INPS aveva effettivamente impugnato l'interpretazione del bando di concorso. Pertanto, non si era formato alcun giudicato interno. La Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello e ha rinviato il caso a una nuova sezione della Corte d'Appello per un riesame.
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Falsa collaborazione e lavoro subordinato: retribuzione piena
Il Lavoratore ha prestato servizio per anni presso L'Azienda Sanitaria con contratti formalmente definiti di collaborazione coordinata e continuativa. Nei fatti la prestazione mostrava tutti i tratti della dipendenza: orari fissi, uso di strumenti dell'ente e direttive gerarchiche. La Corte d'Appello ha riconosciuto la sussistenza di una falsa collaborazione e lavoro subordinato di fatto, applicando l'articolo 2126 del Codice Civile e condannando l'ente pubblico al pagamento delle differenze retributive basate sul contratto collettivo della Categoria D. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda Sanitaria, confermando che l'inserimento stabile nell'organizzazione pubblica attribuisce al dipendente il diritto allo stesso trattamento economico dei lavoratori di ruolo per il periodo lavorato e condannando il datore pubblico alle spese.
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Riduzione Unilaterale Compensi Medici: L’ASL non può decidere da sola
Un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) ha unilateralmente ridotto i compensi di un medico di medicina generale, giustificando l'azione con la necessità di contenere la spesa sanitaria. Il medico ha contestato questa decisione, sostenendo che la riduzione unilaterale compensi medici violava gli accordi integrativi regionali. La Corte di Cassazione ha confermato che l'ASL non può modificare unilateralmente i termini economici stabiliti dalla contrattazione collettiva, anche in presenza di piani di rientro. Il rapporto tra ASL e medico convenzionato è di natura privatistica, non autoritativa, e impone il rispetto degli accordi.
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Reiterazione contratti a tempo determinato: il ruolo cancella l’abuso
Un'insegnante della scuola pubblica ha lavorato per anni mediante una prolungata reiterazione contratti a tempo determinato a partire dall'anno scolastico 2001/2002. Successivamente, il Ministero dell'Istruzione ha immesso la docente in ruolo a tempo indeterminato. La lavoratrice ha richiesto il risarcimento del danno per i contratti precari subiti nel passato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della docente. I giudici hanno chiarito che l'assunzione a tempo indeterminato sana e cancella integralmente l'abuso della pregressa successione di contratti a termine. Il dipendente pubblico stabilizzato perde il diritto al risarcimento forfettario del danno, a meno che non provi in modo puntuale e rigoroso un danno diverso ed ulteriore rispetto alla sola temporanea perdita del posto fisso.
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Contratti a termine P.A.: proroghe illegittime, scatti riconosciuti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni Lavoratori assunti con contratti a termine nella P.A. (Pubblica Amministrazione) dalla Regione Siciliana per la ricostruzione post-terremoto, con ripetute proroghe legislative. I Lavoratori chiedevano la conversione a tempo indeterminato o il risarcimento danni, e il riconoscimento degli scatti di anzianità. La Corte ha stabilito che le proroghe legislative non esonerano la Pubblica Amministrazione dal rispetto delle norme nazionali ed europee sui contratti a termine, che impongono limiti di durata e ragioni oggettive. Ha escluso il diritto alla conversione automatica, ma ha riconosciuto la necessità di valutare il risarcimento per l'abuso e il diritto agli scatti di anzianità. La sentenza impugnata è stata annullata e il caso rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Responsabilità erariale: Funzionario condannato per doppi compensi
Un Responsabile del settore economico finanziario di un Comune e una Segretaria comunale sono stati condannati dalla Corte dei Conti per `responsabilità erariale`. L'ufficiale aveva ricevuto compensi per attività legali e di recupero tributi (ICI) che rientravano nelle sue mansioni istituzionali, violando il principio di onnicomprensività della retribuzione. Inoltre, aveva omesso i pareri di regolarità contabile su delibere che lo riguardavano direttamente. La Corte dei Conti d'appello ha confermato la condanna. Il successivo ricorso in Cassazione dell'ufficiale è stato dichiarato inammissibile, ribadendo che le attività rientravano nei suoi doveri e che i compensi extra costituivano gestione illecita di denaro pubblico.
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Abuso Contratti a Termine PA: La Cassazione tutela i Lavoratori
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni Lavoratori impiegati dal Ministero dell'Interno tramite contratti a tempo determinato e somministrazione per la gestione del fenomeno migratorio. I Lavoratori chiedevano un risarcimento per l'abuso contratti a termine PA. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, ritenendo legittimo il ricorso a tali contratti per la complessità della situazione migratoria e le ordinanze di emergenza. La Cassazione ha accolto il ricorso dei Lavoratori, stabilendo che la Corte d'Appello ha errato. Le esigenze che giustificano i contratti a termine devono essere specifiche dell'ufficio, non generiche. Inoltre, le ordinanze di emergenza devono esplicitamente derogare alle norme sul lavoro a termine. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione, riconoscendo il diritto a un risarcimento per "danno comunitario".
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Abuso contratti a termine PA: Risarcimento sì, posto fisso no
La Cassazione ha affrontato il caso di un Lavoratore che lamentava l'abuso di contratti a termine da parte di un Ente Pubblico. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un risarcimento limitato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Lavoratore, evidenziando che la sentenza precedente non aveva correttamente valutato l'illegittimità dei contratti. Ha ribadito che l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego non porta alla conversione in tempo indeterminato, ma garantisce un risarcimento. Questo risarcimento, definito 'danno comunitario', deve essere calcolato come un'indennità onnicomprensiva tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova determinazione del danno.
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Retribuzione Dirigente Medico Sostituto: Indennità vs. Pieno Salario
Un dirigente medico ha chiesto differenze retributive per aver svolto per anni funzioni di responsabile di un servizio sanitario, in attesa di un concorso mai bandito. Sosteneva di aver svolto mansioni superiori e di avere diritto alla retribuzione del titolare. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso. Ha ribadito che per la dirigenza sanitaria, la sostituzione non configura mansioni superiori e non dà diritto alla retribuzione piena del titolare, ma solo all'indennità sostitutiva prevista dal CCNL. Il principio di onnicomprensività della Retribuzione Dirigente Medico Sostituto esclude ulteriori pretese economiche.
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Reiterazione contratti a termine: il ruolo cancella il danno
Docenti e personale ATA hanno fatto ricorso contro il Ministero per contestare la reiterazione contratti a termine e ottenere il risarcimento del danno, oltre alla conversione a tempo indeterminato. Durante il giudizio, i lavoratori hanno ottenuto la stabilizzazione e l'immissione in ruolo. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta risarcitoria, ritenendo l'abuso sanato dall'assunzione definitiva. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento: l'immissione in ruolo cancella le conseguenze dell'abuso derivante dalla successione di supplenze. Il lavoratore stabilizzato può ottenere un risarcimento solo dimostrando specifici danni ulteriori ed effettivi, senza poter beneficiare di alcuna presunzione automatica del pregiudizio. Il ricorso dei lavoratori è stato pertanto integralmente rigettato.
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Lavoro Pubblico: Indennità ferie non godute e risarcimento danni
Un Lavoratore ha svolto attività per un Ente Pubblico tramite contratti di collaborazione, poi riconosciuti come lavoro subordinato. Ha chiesto risarcimento danni per l'illegittimità dei contratti a termine, il pagamento dell'indennità ferie non godute e dei buoni pasto. La Corte d'Appello aveva respinto queste domande. La Cassazione ha cassato la sentenza, affermando il diritto del Lavoratore al risarcimento per l'abuso dei contratti a termine. Ha inoltre stabilito che l'onere di provare il godimento delle ferie spetta al datore di lavoro. Riconosciuto anche il diritto ai buoni pasto per i rientri pomeridiani. La causa torna in Appello per una nuova decisione.
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