Un imprenditore, già condannato per reati fiscali, subisce un'altra condanna per truffa e appropriazione indebita ai danni di un consorzio ambientale. Aveva incassato il contributo ambientale tramite fatture senza versarlo. L'imprenditore sostiene che tutti i reati facciano parte di un unico piano, chiedendo il riconoscimento del vincolo della continuazione per ottenere una pena più lieve. La Corte di Cassazione, pur confermando la sua colpevolezza, accoglie la sua richiesta su questo punto. La Corte stabilisce che il giudice precedente ha sbagliato a non valutare gli indizi che collegavano i reati fiscali a quelli di truffa, come le modalità simili e il contesto imprenditoriale. Per questo, ha ordinato un nuovo processo limitatamente alla valutazione del vincolo della continuazione.
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