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D.Lgs. 150/2011 — Anno 2025

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259 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 150/2011

Termine impugnazione errato: Cassazione salva ricorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso presentato oltre il termine di legge deve considerarsi tempestivo se l'atto amministrativo impugnato indicava un termine impugnazione errato e più lungo. Il caso riguardava una cittadina straniera il cui ricorso contro il diniego del permesso di soggiorno era stato dichiarato inammissibile in primo grado per tardività. La Cassazione ha cassato la decisione, affermando che l'errore dell'amministrazione genera un legittimo affidamento nel cittadino, rendendo l'errore scusabile e il ricorso valido, senza necessità di chiedere la remissione in termini.
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Potere sanzionatorio Consob: i termini per agire
La Corte di Cassazione interviene sul tema del potere sanzionatorio Consob, chiarendo la decorrenza dei termini di decadenza. In un caso riguardante la sanzione a un consigliere di una banca, la Corte ha stabilito che il termine per la contestazione non decorre dalla mera conoscenza di una situazione critica, ma dal momento in cui l'autorità conclude la propria attività istruttoria e accerta pienamente i fatti. La sentenza di merito, che aveva annullato la sanzione per tardività, è stata cassata con rinvio.
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Potere sanzionatorio Consob: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione interviene sul tema del potere sanzionatorio Consob, annullando una decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato la decadenza dell'autorità di vigilanza per tardività. La Suprema Corte ha stabilito che il termine per la contestazione di una violazione non decorre dalla mera conoscenza di una situazione di crisi di un istituto di credito, ma dal momento in cui l'autorità completa l'attività istruttoria specifica, necessaria a verificare la sussistenza dell'infrazione. Viene così ribadita la differenza tra la semplice acquisizione di un fatto e il suo completo accertamento ai fini sanzionatori.
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Licenza apparecchi da gioco: obbligatoria in sale scommesse
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione amministrativa a carico del titolare di una sala scommesse che aveva installato apparecchi da intrattenimento senza la specifica licenza apparecchi da gioco prevista dall'art. 88 TULPS. Secondo la Corte, la licenza generica per esercizi pubblici (ex art. 86 TULPS) non è sufficiente per i locali in cui si raccolgono anche scommesse, data la maggiore pericolosità sociale e la necessità di controlli più stringenti. La decisione ribadisce che le diverse autorizzazioni in materia di giochi e scommesse non sono intercambiabili.
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Appello tardivo: la forma prevale sulla sostanza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6885/2025, ha confermato l'inammissibilità di un appello tardivo contro una multa. L'atto, proposto come citazione e non come ricorso, è stato depositato in cancelleria oltre il termine legale. La Corte ha ribadito che la norma che 'salva' gli atti introdotti con rito errato non si applica ai giudizi di appello, rendendo decisiva la data di deposito e non quella di notifica.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi a un istituto di credito, che si è opposto invocando accordi tariffari. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi chiave: primo, l'accordo sul compenso deve essere provato per iscritto e non può desumersi dalla mancata contestazione; secondo, la normativa sull'equo compenso avvocati (art. 13 bis L. 247/2012) non è retroattiva e si applica solo alle prestazioni successive al 1° gennaio 2018.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a un istituto di credito, che si è opposto citando accordi tariffari preesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge sull'equo compenso avvocati non è retroattiva e non può invalidare le convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore (1 gennaio 2018). La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il frazionamento del credito da parte del legale, data la complessità dei fascicoli che giustificava azioni separate.
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Verbale autovelox: quando è nullo? La Cassazione
Un automobilista ha contestato un verbale autovelox sostenendo la sua nullità per mancata indicazione della taratura e della segnaletica preventiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiave: il verbale è valido anche se non menziona il certificato di taratura dell'apparecchio. Spetta all'automobilista, in sede di ricorso, contestare specificamente la mancata verifica periodica, obbligando così l'Amministrazione a produrre in giudizio la relativa certificazione. Inoltre, l'onere di dimostrare l'inidoneità della segnaletica stradale grava sull'opponente e non sulla Pubblica Amministrazione.
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Fermo amministrativo nave: competenza del Tribunale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza a giudicare l'opposizione a un provvedimento di fermo amministrativo di una nave, emesso per la violazione delle norme sui soccorsi in mare, spetta al Tribunale e non al Giudice di Pace. La decisione si basa sull'assenza di un richiamo esplicito alle norme del Codice della Strada per la specifica sanzione contestata, applicando quindi le regole generali sulla competenza giurisdizionale per le sanzioni non pecuniarie.
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Patrocinio a spese dello Stato: la legittimazione ad agire
Una cittadina ammessa al patrocinio a spese dello Stato si oppone al rigetto della liquidazione dei compensi del suo avvocato. La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione ad agire, affermando che solo il difensore può richiedere il pagamento dei compensi allo Stato.
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Impugnazione decreto ingiuntivo: appello o ricorso?
Un avvocato ottiene un decreto ingiuntivo contro gli eredi di un cliente. Il decreto, inizialmente emesso per un pagamento solidale, viene corretto per disporre un pagamento pro quota. L'avvocato appella la decisione, ma la Corte di Cassazione dichiara l'appello inammissibile. La sentenza chiarisce che, a causa del rito speciale applicato nel giudizio di opposizione, l'unico rimedio esperibile era il ricorso diretto in Cassazione, non l'appello. Il caso evidenzia l'importanza di scegliere il corretto strumento di impugnazione del decreto ingiuntivo.
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Sottoscrizione ordinanza: firma mancante, nullità
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale in una causa per la liquidazione di compensi professionali. Il motivo è la nullità del provvedimento per un vizio di forma: la mancata sottoscrizione da parte del presidente del collegio. La Suprema Corte ha ribadito che la sola firma del giudice relatore non è sufficiente a rendere valida una decisione che per legge deve avere una sottoscrizione ordinanza collegiale completa.
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Scissione societaria e debiti: la responsabilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di scissione societaria, la società beneficiaria risponde in solido per i debiti della società scissa, anche se quest'ultima è stata cancellata dal registro delle imprese. La responsabilità è limitata al valore del patrimonio netto trasferito, ma spetta alla società beneficiaria dimostrare tale limite. La pronuncia chiarisce un importante principio a tutela dei creditori.
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Compenso patrocinio a spese dello Stato: competenza
La Corte di Cassazione interviene su un conflitto di giurisdizione riguardo la liquidazione del compenso per patrocinio a spese dello Stato. Viene stabilito che la competenza è funzionale e spetta al giudice del procedimento originario. L'unico rimedio contro il diniego o l'omissione di liquidazione è quello previsto dall'art. 170 D.P.R. 115/2002, escludendo la possibilità di avviare un'azione ordinaria separata.
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Licenziamento ritorsivo: quando è nullo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento ritorsivo. Un lavoratore, fratello del socio di maggioranza della società e proprietario dei locali aziendali, era stato licenziato per motivi oggettivi dopo aver intimato lo sfratto alla società. La Corte d'Appello aveva già dichiarato il licenziamento illegittimo in quanto ritorsivo. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda per vizi procedurali, consolidando di fatto la condanna per licenziamento ritorsivo.
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Legittimazione avvocato patrocinio: chi si oppone?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato che contestava l'importo delle spese legali liquidate in un caso di patrocinio a spese dello Stato. La sentenza chiarisce un principio fondamentale sulla legittimazione avvocato patrocinio: solo la parte assistita, e non il suo difensore in proprio, ha il diritto di opporsi al provvedimento di liquidazione. Il legale deve percorrere altre vie per tutelare il proprio diritto al compenso.
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Compenso avvocato: liquidazione e patrocinio a Stato
Un avvocato contesta la liquidazione del proprio compenso in un caso di patrocinio a spese dello Stato, ritenendola troppo bassa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, chiarendo i criteri per la determinazione dello scaglione di valore nelle cause di valore indeterminabile ma di bassa complessità. La Corte stabilisce che il compenso avvocato con patrocinio a spese dello Stato può essere inferiore alla media tariffaria, purché superiore ai minimi, bilanciando così decoro professionale e contenimento della spesa pubblica.
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Attività di autoriparazione: quando è un hobby?
Un appassionato di auto d'epoca è stato sanzionato per aver svolto un'attività di autoriparazione non registrata. La Corte di Cassazione ha confermato la multa, stabilendo che l'ingente quantità di attrezzature professionali e di materiali di scarto, come olio esausto e pneumatici, dimostrava un'attività imprenditoriale e non un semplice passatempo. La sentenza sottolinea che la legge mira a tutelare la sicurezza stradale, imponendo che le riparazioni siano eseguite solo da professionisti qualificati.
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Cumulo materiale sanzioni: la Cassazione chiarisce
Una società era stata sanzionata per violazioni in materia di orario di lavoro. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva applicato una sanzione ridotta. La Suprema Corte ha riaffermato che, a seguito della dichiarazione di incostituzionalità di una norma successiva, si deve tornare ad applicare il principio del cumulo materiale sanzioni, secondo cui le pene per ogni singola violazione si sommano tra loro, e non il più mite cumulo giuridico. Il caso è stato rinviato per il ricalcolo della sanzione.
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Principio dell’apparenza: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato, confermando l'inammissibilità del suo appello. La Corte ha applicato il principio dell'apparenza, stabilendo che il mezzo di impugnazione esperibile è determinato dal rito processuale effettivamente adottato dal giudice di primo grado, anche se la scelta fosse errata. Poiché il Tribunale aveva utilizzato un rito sommario speciale che esclude l'appello, la Corte d'Appello aveva correttamente dichiarato inammissibile il gravame.
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