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D.Lgs. 150/2011 — Anno 2025

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259 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 150/2011

Acquisizione sanante: no termine breve per l’indennità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la contestazione dell'indennità per un'acquisizione sanante, ai sensi dell'art. 42-bis del Testo Unico Espropriazioni, non è soggetta al breve termine di decadenza previsto per l'esproprio ordinario, ma al termine di prescrizione ordinario. La Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio industriale, confermando la decisione della Corte d'Appello e ribadendo la natura eccezionale e distinta del procedimento di acquisizione sanante.
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Acquisizione sanante: termine opposizione è ordinario
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di espropriazione. In caso di acquisizione sanante ex art. 42-bis D.P.R. 327/2001, il proprietario che intende contestare l'importo dell'indennizzo non è soggetto al termine di decadenza di 30 giorni, ma può agire entro il termine ordinario di prescrizione. La Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile il ricorso per tardività, sottolineando le differenze strutturali tra l'espropriazione ordinaria e l'acquisizione sanante.
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Prova tardiva: quando è inammissibile nel rito lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione a un'azienda per lavoro irregolare, respingendo il suo ricorso. Il punto centrale della decisione riguarda l'inammissibilità di una prova tardiva, ovvero richiesta dopo il deposito dell'atto di opposizione. La Corte ha chiarito che, nel rito del lavoro, le richieste di prova devono essere formulate nell'atto iniziale, a meno che non derivino da nuovi elementi, prima non conoscibili, presentati dalla controparte. Poiché l'azienda conosceva già i fatti contestati, la sua richiesta è stata ritenuta tardiva e inammissibile.
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Termine perentorio Garante Privacy: Cassazione rinvia
Una casa editrice ha impugnato una sanzione dell'Autorità Garante per la Privacy, sostenendo che l'Autorità avesse superato il termine per decidere. La questione centrale riguarda la natura di questo termine: è un termine perentorio la cui violazione annulla la sanzione? Data la complessità e l'importanza della domanda, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Acquisizione sanante: termine di 10 anni per opporsi
Una proprietaria di terreni si opponeva all'indennizzo offerto da un ente pubblico a seguito di un'acquisizione sanante. L'ente eccepiva la tardività del ricorso, sostenendo si applicasse il termine breve di 30 giorni. La Corte di Cassazione ha respinto tale eccezione, confermando che per l'acquisizione sanante vige il termine di prescrizione ordinario di dieci anni. Tuttavia, ha rigettato anche il ricorso della proprietaria, confermando la correttezza della stima del valore venale del terreno effettuata nei gradi di merito.
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Opposizione stima esproprio: i termini per l’ente
Un ente metropolitano si opponeva alla stima dell'indennità di esproprio. La Corte d'Appello dichiarava il ricorso tardivo. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il termine per l'opposizione stima esproprio per l'ente espropriante decorre dalla notifica formale della stima, non dalla mera conoscenza interna dell'atto. Il principio garantisce certezza giuridica e si applica anche quando l'ente che si oppone è lo stesso che ha avviato la procedura.
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Remissione in termini: quando non è concessa?
Una cittadina straniera ha impugnato tardivamente un decreto di espulsione, chiedendo la remissione in termini per una presunta mancata comprensione dell'atto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la traduzione del provvedimento nella lingua madre della ricorrente e la sua permanenza in Italia da tempo erano elementi sufficienti per escludere la causa non imputabile, requisito fondamentale per ottenere la remissione in termini.
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Composizione collegiale: nullità della pronuncia
Una cliente si opponeva alla richiesta di compenso del suo avvocato, avanzando una domanda di risarcimento per negligenza professionale. Il tribunale, in composizione monocratica, respingeva le sue istanze. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che le controversie sugli onorari legali richiedono inderogabilmente una decisione da parte di un collegio di giudici (composizione collegiale). Di conseguenza, la pronuncia del giudice unico è stata dichiarata nulla e il caso rinviato per un nuovo giudizio.
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Compenso avvocato: accordo scritto e spese legali
La Corte di Cassazione chiarisce due principi fondamentali sul compenso dell'avvocato: l'accordo scritto tra le parti prevale sempre sulle tariffe professionali e la successiva abrogazione di tali tariffe non invalida l'accordo. Inoltre, la Corte stabilisce che la parte che ottiene un accoglimento anche solo parziale della propria domanda è considerata vincitrice e non può essere condannata al pagamento delle spese legali della controparte.
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Foro del consumatore: il convenuto non può eccepirlo
Una professionista ha citato in giudizio un Condominio presso il foro del consumatore per ottenere il pagamento di compensi. Il Condominio si è opposto, eccependo l'incompetenza del tribunale a favore di un diverso foro previsto da una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il consumatore, quando è convenuto nel proprio foro di competenza, non può sollevare tale eccezione. La protezione del foro del consumatore non può essere usata per paralizzare l'azione legale correttamente intentata contro di lui. Di conseguenza, la Corte ha annullato la precedente decisione e ha dichiarato la competenza del tribunale originariamente adito.
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Traduzione decreto espulsione: orale non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la traduzione decreto espulsione in forma solo orale è invalida ai fini della notifica. Per garantire il diritto di difesa dello straniero, il provvedimento deve essere tradotto per iscritto in una lingua a lui comprensibile. Di conseguenza, il termine per l'impugnazione non decorre dalla comunicazione orale, ma dal momento in cui l'interessato ha effettiva conoscenza del testo scritto. La Corte ha quindi annullato la decisione del Giudice di Pace che aveva dichiarato il ricorso inammissibile per tardività.
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Sospensione del processo: il caso di causa pregiudiziale
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei propri compensi professionali a un ex cliente. Quest'ultimo, in un diverso giudizio, aveva già avviato un'azione per responsabilità professionale contro il legale. Il cliente ha quindi chiesto la sospensione del processo relativo al pagamento, sostenendo che l'esito della causa di responsabilità fosse pregiudiziale. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, stabilendo che il giudizio sui compensi deve essere sospeso in attesa della definizione di quello sulla responsabilità, poiché l'eventuale inadempimento del professionista incide direttamente sul suo diritto al compenso.
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Patrocinio a spese dello Stato: revoca e poteri officiosi
La Corte di Cassazione interviene su un caso di revoca del patrocinio a spese dello Stato concesso a un richiedente protezione internazionale. La revoca era stata disposta per presunta mala fede del richiedente. La Corte ha chiarito importanti principi procedurali: ha accolto il motivo di ricorso relativo al difetto di legittimazione passiva dell'Agenzia delle Entrate, condannata alle spese in primo grado nonostante l'eccezione sollevata. Ha invece respinto il motivo sull'omesso esercizio dei poteri istruttori officiosi del giudice, specificando che il ricorrente deve indicare concretamente quali prove decisive il giudice avrebbe dovuto acquisire d'ufficio. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Improcedibilità ricorso: notifica e onere della prova
La richiesta di gratuito patrocinio di un cittadino straniero è stata respinta per dubbi sulla sua identità. Il successivo appello alla Corte di Cassazione è stato dichiarato inammissibile a causa della mancata prova della tempestiva notifica del ricorso alle controparti, un vizio procedurale fatale che ha comportato l'improcedibilità del ricorso stesso e sanzioni per il ricorrente.
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Inammissibilità del ricorso: la prova dei pagamenti
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di una società contro un avvocato per compensi professionali. La Corte conferma la decisione d'appello, respingendo la richiesta di riesame sulla prova dei pagamenti a causa della regola della 'doppia conforme' e della mancata individuazione di un fatto decisivo omesso.
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Accordo onorari avvocato: la Cassazione decide
In una controversia tra un avvocato e un istituto di credito, la Corte di Cassazione ha esaminato la validità e l'interpretazione di un accordo onorari avvocato transattivo. La Corte ha parzialmente accolto sia il ricorso del legale sia quello della banca, cassando la precedente decisione. I punti chiave riguardano il diritto al rimborso forfettario delle spese generali, la decorrenza degli interessi di mora dalla domanda giudiziale e la necessità di provare l'effettivo recupero del credito per ottenere compensi maggiorati come previsto dall'accordo.
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Autovelox non omologato: multa nulla per la Cassazione
Un automobilista ha contestato tredici verbali per eccesso di velocità, sostenendo che l'autovelox utilizzato fosse approvato ma non omologato. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che un autovelox non omologato non può essere utilizzato per accertare infrazioni, poiché i procedimenti di approvazione e omologazione non sono equivalenti. Di conseguenza, le multe sono state annullate.
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Impugnazione onorari avvocato: appello o ricorso?
Un'avvocatessa agisce per il recupero dei suoi onorari, ma il cliente eccepisce la prescrizione. La Corte di Cassazione interviene su un errore procedurale della Corte d'Appello, chiarendo che l'impugnazione onorari avvocato decisa con rito sommario da un giudice monocratico va fatta con appello e non con ricorso diretto in Cassazione. La sentenza di appello viene annullata con rinvio.
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Opposizione cartella esattoriale: diritti del debitore
La Cassazione accoglie l'opposizione cartella esattoriale di un contribuente. L'ordinanza ingiunzione non notificata consente di contestare il merito della pretesa nel primo atto utile dopo la sua conoscenza, anche se successivo al ricorso iniziale. La corte d'appello aveva errato nel dichiarare inammissibili le contestazioni di merito.
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Deposito telematico errato: quando è valido?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un deposito telematico errato, inviato al registro di volontaria giurisdizione anziché a quello contenzioso, è comunque valido ai fini della tempestività. La Corte ha chiarito che il momento determinante è la generazione della ricevuta di avvenuta consegna telematica, non la successiva correzione dell'iscrizione nel registro corretto. Di conseguenza, è stata annullata l'ordinanza di un Tribunale che aveva dichiarato inammissibile un'opposizione per tardività a causa di tale errore.
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