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D.L. 34/2020

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186 provvedimenti

Sequestro crediti Superbonus: legittimo verso terzi
Due istituti di credito hanno presentato ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo riguardante crediti fiscali derivanti dal "Superbonus 110%", acquisiti da un consorzio edile indagato per truffa e autoriciclaggio. I ricorrenti sostenevano di essere terzi in buona fede e che i crediti non fossero più rintracciabili una volta entrati nel loro cassetto fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo la piena legittimità del sequestro crediti Superbonus. La Corte ha chiarito che tali crediti costituiscono "cose pertinenti al reato" e che la loro cessione non ne sana l'origine illecita. Di conseguenza, possono essere sequestrati anche presso terzi acquirenti, indipendentemente dalla loro buona fede, per impedire la continuazione degli effetti del reato.
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Truffa aggravata: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23402/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di truffa aggravata legata ai crediti d'imposta fittizi. Il reato si considera consumato non al momento della creazione o cessione del credito, ma solo quando questo viene effettivamente utilizzato in compensazione, causando un danno patrimoniale concreto all'Erario. Di conseguenza, il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente può essere disposto solo sul profitto derivante dai crediti effettivamente riscossi o compensati, e non sull'intero importo ceduto a terzi.
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Credito d’imposta fittizio: reato consumato o tentato?
Un imprenditore crea un credito d'imposta fittizio legato a bonus edilizi. Il Tribunale del Riesame annulla il sequestro, qualificando il fatto come tentata truffa, poiché il credito non era stato ancora utilizzato. La Procura ricorre in Cassazione. La Corte, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla qualificazione giuridica del reato (truffa aggravata o indebita percezione) e sul momento consumativo (creazione del credito o suo effettivo utilizzo), ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per dirimere la questione.
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Decadenza impugnazione: la comunicazione deve essere chiara
Una lavoratrice ha impugnato una serie di contratti a termine, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La questione centrale era la decadenza impugnazione. La Corte ha stabilito che la comunicazione della lavoratrice era non solo tardiva, ma anche inadeguata nel contenuto, poiché si limitava a una generica 'riserva' di agire senza esprimere una chiara volontà di contestare la validità dei contratti. Il ricorso è stato respinto perché non ha contestato questa seconda, autonoma ragione della decisione d'appello.
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Indennizzi Covid-19: no al cumulo per agricoli
La Cassazione ha negato a una lavoratrice agricola il cumulo degli indennizzi Covid-19 specifici per il suo settore con quelli previsti per gli altri lavoratori stagionali, affermando che il legislatore ha creato due regimi di tutela distinti e non sovrapponibili.
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Inadempimento contrattuale: rimborso e risoluzione
Una famiglia commissionò a un'impresa l'installazione di un ascensore, pagando in anticipo sulla base della promessa di un bonus fiscale del 75%. Scoperta l'impossibilità tecnica di ottenere il bonus a causa di errate misurazioni, l'impresa non eseguì i lavori né restituì la somma. Il Tribunale ha dichiarato la risoluzione del contratto per grave inadempimento contrattuale, ordinando all'impresa la restituzione dell'intero importo versato più gli interessi, ma ha respinto la richiesta di danni morali per mancanza di prove.
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Contestazione an debeatur: assorbe il quantum?
Un avvocato si oppone alla drastica riduzione dei suoi compensi professionali richiesti a un ente in liquidazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta il ricorso, stabilendo due principi fondamentali. Primo: la contestazione radicale del diritto al compenso (contestazione an debeatur), basata sulla validità del mandato, assorbe e rende superflua una specifica contestazione sull'importo (quantum). Secondo: il valore di una causa amministrativa volta ad annullare un provvedimento è da considerarsi indeterminabile ai fini del calcolo delle tariffe forensi, e non può essere parametrato all'intero patrimonio dell'ente assistito.
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Espulsione lavoratore straniero: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero, confermando la legittimità del suo decreto di espulsione. La Corte ha chiarito che la protezione contro l'espulsione, prevista durante la procedura di regolarizzazione ('sanatoria'), cessa nel momento in cui la domanda viene formalmente rigettata e notificata all'interessato. La successiva pendenza di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro tale rigetto non sospende l'efficacia del provvedimento di espulsione del lavoratore straniero, che quindi risulta legittimo.
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Autoriciclaggio e crediti: la competenza è a Roma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commercialista contro un sequestro preventivo per autoriciclaggio e truffa sui crediti edilizi. La sentenza chiarisce un punto cruciale sulla competenza territoriale: per i reati di autoriciclaggio realizzati tramite piattaforme telematiche, il foro competente è quello in cui si perfeziona la condotta, ovvero il luogo in cui il cessionario accetta il credito, monetizzandolo. Nel caso di specie, la competenza è stata radicata a Roma, sede legale del cessionario che ha liquidato i crediti inesistenti. La Corte ha inoltre confermato la solidità degli indizi a carico del professionista, respingendo le sue difese.
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Prelazione agraria: termini per il pagamento del prezzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7524/2024, ha ribadito la rigida distinzione tra i termini per il pagamento del prezzo in caso di esercizio della prelazione agraria e quelli previsti per il riscatto. Il mancato versamento del prezzo entro il termine di legge comporta la decadenza dal diritto, senza possibilità di invocare normative più favorevoli o accordi non formalizzati. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di due agricoltori che, pur avendo manifestato l'intenzione di esercitare la prelazione, non avevano provveduto al pagamento, perdendo così definitivamente il diritto.
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Contributi a fondo perduto: white list e reato
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo disposto nei confronti di un imprenditore che aveva ricevuto contributi a fondo perduto legati all'emergenza Covid-19, pur essendo destinatario di un diniego di iscrizione nella cosiddetta "white list". La Corte ha stabilito che tale diniego, essendo un provvedimento amministrativo e non una misura di prevenzione giudiziaria definitiva ai sensi dell'art. 67 D.Lgs. 159/2011, non costituisce una condizione ostativa all'ottenimento dei fondi. Di conseguenza, non sussiste il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche.
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Giurisdizione Corte dei Conti: imposta di soggiorno
Una società di gestione alberghiera contesta la giurisdizione della Corte dei Conti riguardo al mancato versamento dell'imposta di soggiorno. La Corte di Cassazione, applicando il principio della perpetuatio iurisdictionis, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La giurisdizione si determina al momento della domanda giudiziale e le modifiche legislative successive, che qualificano il gestore come responsabile d'imposta, non possono revocarla retroattivamente.
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Liquidazione spese legali: la decisione della Cassazione
Un cittadino ha impugnato una decisione sull'equa riparazione, contestando la quantificazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nel procedimento di equa riparazione, la fase di opposizione e quella monitoria costituiscono un unico giudizio. Di conseguenza, in caso di accoglimento dell'opposizione, la **liquidazione spese legali** deve essere ricalcolata in modo unitario per l'intero processo, sulla base dell'esito finale e del principio di soccombenza, senza essere vincolata alla liquidazione precedente.
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Sequestro preventivo: motivazione sul periculum è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo per mancanza di motivazione sul 'periculum in mora'. Il caso riguardava un imprenditore accusato di indebita percezione di fondi pubblici. La sentenza ribadisce che il giudice deve sempre spiegare l'urgenza e la necessità di sequestrare i beni prima di una condanna definitiva, anche in casi di reati contro la pubblica amministrazione, pena la nullità del provvedimento.
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Espulsione straniero: quando il decreto è nullo?
Un cittadino straniero, da anni in Italia e padre di un figlio nato nel paese, si è visto notificare un decreto di espulsione straniero a seguito del rigetto della sua istanza di regolarizzazione. Il Giudice di Pace aveva respinto il suo ricorso senza analizzare i motivi specifici sollevati, quali la mancata concessione di un termine per la partenza volontaria e l'omessa valutazione dei suoi legami familiari. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione per vizio di 'omessa pronuncia', stabilendo che il giudice ha l'obbligo di rispondere puntualmente a tutte le doglianze sollevate, pena la nullità del provvedimento.
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Durata ragionevole processo: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3023/2024, ha stabilito i criteri per calcolare la durata ragionevole processo in un caso di equa riparazione per eccessiva durata (c.d. 'Pinto su Pinto'). La Corte ha chiarito che la durata ragionevole per il grado di merito è di un anno e che il lasso di tempo tra la fase di cognizione e quella di esecuzione non va computato. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo dell'indennizzo.
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Responsabilità vicedirettore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa di 25.000 euro a un vicedirettore di banca per violazione dei doveri di controllo. La Corte ha stabilito che la sua posizione e il rapporto diretto con il cliente lo rendevano corresponsabile delle prassi irregolari, consistenti nel richiamo sistematico di assegni per mascherare uno sconfinamento, anche se materialmente eseguite da altri dipendenti. Rigettati tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla procedura e sulla determinazione della sanzione.
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Sequestro crediti Superbonus: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3108 del 2024, ha confermato la legittimità del sequestro preventivo di crediti d'imposta derivanti dal 'Superbonus 110%', anche se detenuti da un istituto di credito terzo e in buona fede. La Corte ha stabilito che, ai fini del sequestro, è determinante il legame tra i crediti (la 'res') e il reato di origine (truffa), rendendo irrilevante la condizione soggettiva del cessionario. Il sequestro crediti superbonus è finalizzato a impedire che le conseguenze del reato si protraggano attraverso l'utilizzo dei crediti stessi.
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Start up innovativa e fallimento: la scadenza dei 5 anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che una start up innovativa perde automaticamente il beneficio della non fallibilità allo scadere del quinto anno dalla sua costituzione. Questo termine è sostanziale e non viene esteso né dal periodo di 60 giorni concesso per la cancellazione amministrativa dal registro speciale, né dalle sospensioni dei termini legate al Covid-19. La perdita del beneficio è immediata, indipendentemente dalla data di effettiva cancellazione.
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Legittimazione associazioni: sì all’intervento in giudizio
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che negare aprioristicamente la legittimazione ad agire delle associazioni di categoria a intervenire in un giudizio amministrativo costituisce un diniego di giurisdizione. Il caso riguardava due associazioni del settore turistico-balneare escluse da un processo relativo alla proroga di una concessione demaniale. La Corte ha chiarito che le associazioni tutelano un interesse collettivo, proprio e distinto da quello del singolo associato, e il loro diritto a partecipare al processo non può essere negato senza una valutazione concreta del loro statuto e degli interessi perseguiti. La sentenza del Consiglio di Stato è stata cassata con rinvio.
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