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D.L. 34/2020

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186 provvedimenti

Indebita percezione di erogazioni pubbliche: il rischio retrodatazione
Un imprenditore è stato condannato per indebita percezione di erogazioni pubbliche dopo aver manipolato i dati del fatturato aziendale. Attraverso lo storno e la retrodatazione di due fatture dal mese di maggio al mese di aprile 2019, l'imputato ha aumentato fittiziamente il volume d'affari del periodo di riferimento. Questa operazione era finalizzata a dimostrare una perdita di fatturato maggiore nel 2020, così da ottenere un contributo statale più elevato previsto dal Decreto Rilancio per l'emergenza COVID-19. La Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la regolarità fiscale formale delle fatture non esclude il reato se la loro datazione è alterata per ingannare l'amministrazione pubblica. La richiesta di esclusione della punibilità per tenuità del fatto è stata respinta a causa dell'entità del profitto illecito, superiore a 11.000 euro.
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Giurisdizione: stop ai giudici tributari sui contributi
La Corte di Cassazione ha chiarito che la giurisdizione sulle controversie relative al diniego dei contributi a fondo perduto COVID-19 non appartiene al giudice tributario, bensì al giudice ordinario. Il caso riguardava il rifiuto di erogazione di un contributo previsto dal Decreto Sostegni-bis a una società sportiva. La Suprema Corte ha stabilito che, nonostante il silenzio dei giudici nei gradi precedenti, il difetto di giurisdizione nel processo tributario è rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, superando il limite del giudicato implicito previsto invece per il rito civile e amministrativo.
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Video-colloquio 41-bis: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero della Giustizia contro l'autorizzazione di un video-colloquio per un detenuto in regime di 41-bis. La decisione si basa sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché la normativa emergenziale che permetteva tale modalità (Art. 221 D.L. 34/2020) è cessata il 31 dicembre 2022. Di conseguenza, una pronuncia nel merito non avrebbe prodotto alcun effetto pratico o giuridico attuale, rendendo inutile l'annullamento dell'ordinanza impugnata.
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Video-colloquio 41-bis: la Cassazione sul fine emergenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero della Giustizia contro l'autorizzazione di un video-colloquio per un detenuto in regime di 41-bis. Il Tribunale di Sorveglianza aveva inizialmente concesso il colloquio a distanza basandosi sulla normativa emergenziale COVID-19. Tuttavia, poiché tale normativa è cessata il 31 dicembre 2022, la Suprema Corte ha rilevato una carenza di interesse sopravvenuta: l'annullamento del provvedimento non avrebbe più alcuna utilità pratica, dato che la cornice normativa di riferimento non è più applicabile ai casi futuri.
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Interposizione fittizia: i diritti del lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato diretto con una società di spedizioni a causa di una interposizione fittizia di manodopera. Nonostante la lavoratrice fosse formalmente assunta da una società esterna tramite un contratto di appalto, l'istruttoria ha dimostrato che il potere direttivo e organizzativo era esercitato esclusivamente dal committente. La Corte ha stabilito che il licenziamento intimato dal datore di lavoro formale non impedisce l'accertamento del rapporto con il datore reale, applicando estensivamente le norme sull'interpretazione autentica in materia di somministrazione irregolare.
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Interposizione fittizia: effetti del licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia del licenziamento intimato da un datore di lavoro apparente in un caso di interposizione fittizia di manodopera. Il lavoratore, formalmente dipendente di una società appaltatrice ma operante stabilmente per un'azienda di servizi postali, ha ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro con l'utilizzatore effettivo. La Corte ha chiarito che il licenziamento non rientra tra gli atti di gestione riferibili all'utilizzatore, rendendo l'atto risolutivo del somministratore privo di effetti sul rapporto reale.
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Trattenimento stranieri: stop alla sospensione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento di trattenimento stranieri emesso nei confronti di un cittadino extracomunitario. Il ricorrente contestava la convalida del trattenimento nonostante la pendenza dei termini per impugnare il rigetto della sua istanza di emersione. La Corte ha chiarito che la sospensione dei procedimenti di espulsione cessa con il rigetto dell'istanza amministrativa, senza che la mera possibilità di ricorso al TAR prolunghi tale effetto sospensivo.
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Giurisdizione contributo fondo perduto: la Cassazione
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un rinvio pregiudiziale riguardante la giurisdizione contributo fondo perduto previsto per l'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito che, mentre le controversie sul recupero di contributi già erogati spettano al giudice tributario, l'impugnazione del diniego iniziale (scarto telematico) rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. La decisione chiarisce inoltre che lo strumento del rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c. è pienamente applicabile anche nel processo tributario, favorendo l'uniformità interpretativa in una materia caratterizzata da un elevato numero di ricorsi simili.
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Sequestro Credito d’Imposta: Buona Fede Non Salva dall’Azzero
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro credito d'imposta anche se l'acquirente è in buona fede. Una società aveva acquistato un credito fiscale derivante da Superbonus, poi rivelatosi frutto di una frode. La Corte ha stabilito che un credito generato illecitamente è 'inesistente' e non può circolare. Lo scopo del sequestro preventivo è proprio quello di bloccare questo 'titolo vuoto' per impedire ulteriori danni, come l'indebita compensazione con le tasse. La buona fede del compratore non rileva e la richiesta di sostituire il blocco con una garanzia bancaria è stata respinta, poiché non impedirebbe la circolazione del credito fittizio. La società acquirente ha quindi perso il ricorso e il credito è rimasto bloccato.
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Cartella di pagamento: validità della proroga COVID
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha impugnato una sentenza che dichiarava nulla una cartella di pagamento per l'anno d'imposta 2016, ritenendola notificata oltre i termini. La controversia ruota attorno all'applicazione delle proroghe emergenziali COVID-19. La Suprema Corte ha stabilito che, se il ruolo è consegnato all'agente della riscossione tra l'8 marzo 2020 e il 31 dicembre 2021, opera la proroga di 24 mesi prevista dalla normativa speciale. Poiché la cartella di pagamento derivava da dichiarazioni presentate nel 2017 e il ruolo era stato consegnato a maggio 2021, la notifica avvenuta a luglio 2022 è da considerarsi tempestiva, annullando la decadenza precedentemente dichiarata.
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Appalto non genuino: guida alla subordinazione
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra una lavoratrice e una società committente a causa di un appalto non genuino. Nonostante la lavoratrice fosse formalmente assunta da diverse cooperative, l'attività veniva svolta sotto il controllo diretto della società utilizzatrice. La Suprema Corte ha ribadito che la mancanza di autonomia organizzativa dell'appaltatore e l'assenza di rischio d'impresa configurano un'interposizione illecita di manodopera, rendendo nullo il contratto di appalto e imputando il rapporto di lavoro al reale beneficiario della prestazione.
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Frode bonus facciate: la Cassazione conferma i reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore coinvolto in una presunta frode bonus facciate. Il caso riguarda l'attestazione mendace dell'inizio dei lavori per ottenere indebitamente lo sconto in fattura e la cessione del credito. La Suprema Corte ha chiarito che dichiarare il falso nel visto di conformità per aggirare le richieste dell'amministrazione finanziaria integra il reato di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, a prescindere dall'effettiva imputabilità del ritardo dei cantieri.
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Risarcimento danno bonus edilizio: cosa fare?
Una recente sentenza della Corte d'Appello di Venezia chiarisce il diritto al risarcimento danno bonus edilizio in caso di inadempimento dell'impresa. Il caso riguarda un contratto di appalto per lavori di ristrutturazione, non eseguiti nei termini, che ha causato al committente la perdita del beneficio fiscale del 75%. La Corte ha stabilito che il danno risarcibile non corrisponde all'intero valore del bonus perso, ma alla differenza tra quest'ultimo e altre agevolazioni fiscali di cui il committente avrebbe comunque potuto usufruire, quantificando il danno nel 25% del valore dell'opera.
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Termine note scritte: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per il deposito delle note di trattazione scritta, previsto dalla normativa emergenziale Covid, è da considerarsi ordinatorio e non perentorio. Di conseguenza, il deposito delle note effettuato in ritardo, ma comunque entro la data dell'udienza, non può essere equiparato alla mancata comparizione e non comporta l'estinzione del giudizio. La sentenza impugnata, che aveva dichiarato estinto il processo per questo motivo, è stata annullata con rinvio.
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Sequestro preventivo crediti fiscali: Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo crediti fiscali derivanti da bonus edilizi, ritenuti fittizi. Il ricorso degli indagati, basato sulla presunta buona fede nell'acquisto dei crediti, è stato respinto. La Corte ha stabilito che la valutazione approfondita dell'elemento soggettivo del reato è materia del giudizio di merito e non della fase cautelare del riesame, a meno che l'assenza di dolo non sia evidente *ictu oculi*. Il Tribunale del riesame aveva correttamente motivato sulla base del *fumus commissi delicti*.
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Compensazione spese processuali: quando è illegittima
Un gruppo di lavoratori ha vinto una causa per licenziamento illegittimo. In appello, l'azienda ha perso nuovamente perché il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. Nonostante la vittoria totale dei lavoratori, la Corte d'Appello ha deciso per la compensazione spese processuali, adducendo una motivazione generica. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la compensazione è possibile solo per ragioni specifiche e gravi, come previsto dalla legge, e non può basarsi su formule vaghe come la "natura e l'esito della controversia".
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Somministrazione irregolare: licenziamento inefficace
In un caso di somministrazione irregolare, la Corte di Cassazione ha stabilito che il licenziamento intimato dall'azienda fornitrice (somministratore) è giuridicamente inefficace. Il potere di recesso appartiene esclusivamente all'azienda utilizzatrice, considerata l'effettiva datrice di lavoro. La sentenza chiarisce che il licenziamento non rientra tra gli 'atti di gestione' del rapporto che si trasferiscono all'utilizzatore, consolidando la tutela del lavoratore e la continuità del rapporto di lavoro con il soggetto che ne ha realmente beneficiato.
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Mancata comunicazione provvedimento: la nullità della sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza del Tribunale di Roma a causa di un grave vizio procedurale. La mancata comunicazione a una delle parti del provvedimento che fissava l'udienza finale ha comportato una violazione del diritto di difesa, rendendo nullo l'intero giudizio. La Corte ha ribadito che la comunicazione degli atti emessi fuori udienza è un requisito essenziale per garantire un giusto processo. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova decisione.
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Indennità di coordinamento: non basta svolgere i compiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere l'indennità di coordinamento nel settore sanitario non è sufficiente dimostrare di aver svolto di fatto le mansioni superiori. Quando la richiesta si colloca nella fase "a regime" della contrattazione collettiva, è indispensabile che l'attribuzione delle funzioni avvenga tramite procedure selettive formali e specifici atti dell'azienda, non potendo basarsi su mere attestazioni o prove testimoniali. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva riconosciuto l'indennità alla lavoratrice, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata sui corretti principi di diritto.
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Risoluzione contratto appalto: guida al risarcimento
Un committente ha citato in giudizio un'impresa per inadempimento di due contratti di appalto, relativi alla fornitura di infissi e al rifacimento di un bagno. A causa della mancata consegna di un serramento e di gravi vizi nei lavori edili, il Tribunale ha accolto la domanda di risoluzione contratto appalto. L'impresa, rimasta contumace, è stata condannata a restituire gli importi versati e a risarcire integralmente i danni subiti dal cliente, per un totale di oltre 29.000 euro.
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