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D.L. 34/2020

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186 provvedimenti

Sequestro preventivo: ricorso del PM inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo disposto a carico di una società terza. La decisione si fonda sul fatto che il sequestro principale, a carico del principale indagato, era già stato annullato con una decisione divenuta definitiva. Di conseguenza, venendo meno il presupposto del provvedimento cautelare, anche l'impugnazione accessoria perdeva la sua ragione d'essere.
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Confisca per equivalente: inammissibile ricorso del PM
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore della Repubblica contro l'annullamento di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. La decisione del Tribunale del Riesame, che aveva annullato la misura cautelare su beni di una società terza, diviene definitiva. Il caso verteva su presunti reati di frode legati a crediti fittizi.
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Superbonus ONLUS: No ai crediti senza lo status
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di crediti d'imposta relativi al Superbonus a una fondazione. L'ente, pur avendo la dicitura ONLUS nel nome, aveva perso tale qualifica giuridica anni prima della richiesta. Secondo la Corte, per accedere al beneficio fiscale specifico del Superbonus ONLUS, è indispensabile possedere formalmente lo status di ONLUS al momento della presentazione della domanda. La successiva iscrizione dell'ente al Registro Unico del Terzo Settore (RUNTS) non ha alcun effetto sanante, poiché le due qualifiche non sono equiparabili ai fini della normativa in questione.
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Sequestro polizza TFM: quando è legittimo?
Una società ha contestato il sequestro preventivo di una polizza assicurativa destinata al Trattamento di Fine Mandato (TFM) del suo ex amministratore, indagato per reati fiscali. La società sosteneva che la polizza non fosse nella 'disponibilità' dell'indagato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il sequestro polizza TFM. Secondo i giudici, il diritto al credito è maturato e diventato 'disponibile' nel momento esatto in cui l'amministratore è cessato dalla carica, rendendo l'importo parte del suo patrimonio e quindi aggredibile, a prescindere dal mancato esercizio del diritto di revoca da parte della società.
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Appello incidentale tardivo: quando resta efficace?
La Corte di Cassazione chiarisce che l'improcedibilità dell'appello principale per mancata comparizione dell'appellante non determina l'inefficacia dell'appello incidentale tardivo. In un caso tra un ex agente e una casa editrice, la Corte ha stabilito che, secondo la normativa applicabile ratione temporis (pre-riforma Cartabia), solo l'inammissibilità dell'impugnazione principale avrebbe travolto quella incidentale. Viene inoltre precisato che, nelle udienze a trattazione scritta, il deposito delle note, anche senza scambio contestuale, è sufficiente a integrare la comparizione della parte.
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Rimborso imposte su somme restituite: la Cassazione
Un contribuente ha richiesto il rimborso delle imposte versate su somme pensionistiche che ha dovuto poi restituire. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al rimborso sorge immediatamente quando viene accertato l'obbligo di restituzione, senza dover attendere l'effettivo pagamento rateale del debito all'ente erogatore. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che condizionare il rimborso all'effettiva restituzione è illegittimo e che il contribuente ha piena facoltà di scegliere la via del rimborso diretto.
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Travisamento della prova: quando è inammissibile
Una società conduttrice ha citato in giudizio la società locatrice per la restituzione di somme versate in eccesso rispetto al canone pattuito per un affitto d'azienda. Le richieste sono state respinte in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la procedura seguita in appello era legittima in base alle norme emergenziali Covid-19 e che il cosiddetto travisamento della prova non costituisce motivo valido per un ricorso in Cassazione, ma per un diverso rimedio processuale.
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Improcedibilità del ricorso: errore formale fatale
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un'assicurata contro una compagnia assicurativa a causa del mancato deposito della relazione di notificazione della sentenza impugnata, attestata conforme all'originale. La Corte sottolinea che tale onere processuale non è sanabile oltre la prima udienza di trattazione e che tale rigore è compatibile con i principi della Corte Europea dei Diritti Umani, dato che la parte ha avuto quasi tre anni per adempiere.
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Espulsione straniero: stop con sanatoria pendente
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di espulsione nei confronti di un cittadino straniero. Il caso riguardava un lavoratore la cui domanda di regolarizzazione ('sanatoria') era stata respinta dall'amministrazione, ma il cui ricorso contro tale rigetto era ancora pendente davanti al giudice amministrativo. La Corte ha stabilito che l'espulsione straniero è vietata fino alla conclusione definitiva dell'intero procedimento di sanatoria, compresa la fase di appello giurisdizionale. Poiché il rigetto non era definitivo, il decreto di espulsione è stato ritenuto illegittimo.
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Procura speciale cassazione: quando è nulla?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso di un gruppo di lavoratori a causa di una procura speciale cassazione invalida. La Corte ha stabilito che il riutilizzo grafico di firme apposte anni prima per un altro grado di giudizio non soddisfa il requisito di specialità e posteriorità, neanche alla luce delle norme emergenziali COVID-19. La decisione sottolinea che la procura deve manifestare una volontà specifica e successiva alla sentenza che si intende impugnare.
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Errore procedurale: processo salvo nonostante assenza
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che dichiarava estinto un processo a causa dell'assenza delle parti in udienza. A fronte di un errore procedurale e di un ordine del giudice ritenuto ambiguo, la Suprema Corte ha stabilito che la manifesta volontà di una parte di proseguire la causa, dimostrata dal deposito di note scritte, prevale sul formalismo, salvaguardando il diritto a una decisione nel merito.
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Termine lungo appello: decorrenza e deposito telematico
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio cruciale sulla decorrenza del termine lungo appello per le sentenze depositate telematicamente. Il caso riguardava un appello dichiarato inammissibile perché tardivo. La parte ricorrente sosteneva che il termine dovesse decorrere non dalla data di pubblicazione, ma dal giorno successivo, data di effettiva conoscibilità. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che il dies a quo per il termine lungo di sei mesi coincide con la data di pubblicazione della sentenza (deposito in cancelleria con assegnazione del numero), un momento certo e pubblico che prevale sulla successiva comunicazione alle parti.
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Licenziamento orale: prova e oneri del lavoratore
Un lavoratore, impiegato presso una banca tramite una cooperativa in un appalto non genuino, ha agito in giudizio sostenendo un licenziamento orale da parte della banca. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la semplice cessazione delle mansioni presso la committente non è sufficiente a dimostrare un licenziamento orale. La Corte ha ribadito che l'onere di provare l'atto di recesso del datore di lavoro, manifestato con fatti concludenti, spetta al lavoratore. Inoltre, il licenziamento formalmente intimato dalla cooperativa non può essere automaticamente imputato alla banca committente.
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Preavviso di rigetto: non è un atto definitivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'ordinanza di espulsione non può basarsi su un semplice 'preavviso di rigetto' relativo a una domanda di emersione. Tale avviso non è un atto definitivo, ma una comunicazione interlocutoria che consente al cittadino di presentare osservazioni. La legge, infatti, sospende i provvedimenti di espulsione in pendenza della definizione della pratica di sanatoria. Di conseguenza, il provvedimento del Giudice di Pace che aveva confermato l'espulsione è stato annullato con rinvio per una nuova valutazione.
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Udienza filtro: decisione nel merito è sempre nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che, dopo aver tenuto un'udienza preliminare per valutare l'ammissibilità di un ricorso (la cosiddetta udienza filtro), aveva deciso la causa nel merito. La Suprema Corte ha stabilito che tale procedura viola gravemente il diritto di difesa della parte, poiché le impedisce di esporre le proprie argomentazioni prima della decisione finale. Di conseguenza, la sentenza è stata dichiarata nulla e il caso rinviato a un altro giudice.
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Decadenza accertamento fiscale: stop proroga Covid
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un avviso di accertamento per l'anno 2015, notificato a un contribuente nel marzo 2022. La Corte ha stabilito che la normativa speciale emergenziale (art. 157 D.L. 34/2020) fissava termini invalicabili: emissione dell'atto entro il 31 dicembre 2020 e notifica entro il 28 febbraio 2022. Questa norma speciale prevale sulla sospensione generale di 85 giorni (art. 67 D.L. 18/2020). Essendo stati violati entrambi i termini, la Corte ha dichiarato la definitiva decadenza dell'accertamento fiscale.
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Prescrizione cartella: stop del Giudice per COVID
Un cittadino ha contestato una cartella di pagamento per sanzioni amministrative, sostenendo l'avvenuta prescrizione del credito. Il Tribunale ha accolto parzialmente la sua opposizione, stabilendo un principio chiave: i debiti il cui termine di prescrizione quinquennale è scaduto prima dell'inizio della sospensione per l'emergenza COVID (8 marzo 2020) sono da considerarsi estinti. Per i debiti la cui prescrizione sarebbe maturata dopo tale data, le normative emergenziali hanno validamente prorogato i termini, rendendo legittima la riscossione. La sentenza chiarisce l'impatto della legislazione pandemica sulla prescrizione cartella.
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Immutabilità del giudice: quando è valida la sentenza?
Una società immobiliare viene condannata a restituire somme ricevute da una società di logistica, poi fallita, in quanto pagamenti non dovuti. La Cassazione rigetta il ricorso della società immobiliare, chiarendo i limiti del principio di immutabilità del giudice nel contesto delle udienze scritte emergenziali e confermando l'onere probatorio a carico di chi agisce per la ripetizione dell'indebito.
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Responsabilità direttore lavori: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti della responsabilità del direttore dei lavori in un complesso caso di vizi edilizi. La sentenza chiarisce che il professionista non risponde automaticamente di ogni difetto, ma solo per le violazioni del suo specifico dovere di vigilanza. Il caso riguardava la costruzione di una villa, dove il committente aveva citato in giudizio l'architetto e diverse imprese per gravi difetti. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva esteso la condanna dell'architetto oltre i motivi del suo ricorso, violando il divieto di 'reformatio in peius', e che gli aveva attribuito una responsabilità generica per tutti i vizi, senza distinguere tra errori esecutivi delle imprese e reali carenze di supervisione.
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Improcedibilità appello: note scritte non depositate
La Cassazione conferma l'improcedibilità appello per una società che non ha depositato le note scritte per l'udienza a trattazione scritta. La Corte ha chiarito che l'omesso deposito equivale a mancata comparizione e che spetta al ricorrente, in sede di legittimità, provare l'avvenuto deposito per contestare un eventuale errore del giudice di merito.
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