La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento tributario, previsto in caso di reati, rimane valido per gli atti notificati prima delle riforme del 2015. Nel caso analizzato, l'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi per IRPEF e IVA relativi agli anni 2005-2007, notificati nel 2013. Nonostante la Commissione Tributaria Regionale avesse ritenuto tali atti tardivi, la Suprema Corte ha chiarito che le nuove restrizioni introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 non hanno effetto retroattivo su atti già perfezionati. Pertanto, se sussistono seri indizi di reato, il termine esteso è applicabile legittimamente.
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