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D.L. 18/2020 — Sezione Settima Penale

28 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Prescrizione del reato e stop Covid: condanna annullata
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un imputato per furto aggravato commesso nel marzo 2014. La Corte di Appello aveva confermato la responsabilità penale calcolando una sospensione emergenziale di sessantaquattro giorni per la pandemia da Covid-19. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa e ha chiarito che tale sospensione opera solo nei processi dove vi erano atti processuali o udienze effettivamente rinviate in quel periodo. In mancanza di tali presupposti, il tempo massimo per procedere era già scaduto prima della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione dell'illecito per intervenuta prescrizione del reato, cancellando la condanna senza rinvio.
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Sospensione della prescrizione: condanna confermata in Cassazione
Due imputati condannati per violenza privata e lesioni personali hanno presentato ricorso in Cassazione. I ricorrenti lamentavano la mancata dichiarazione di estinzione dei reati per intervenuto decorso del tempo prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il termine massimo non era ancora scaduto al momento della decisione di secondo grado, a causa dei periodi di sospensione della prescrizione dovuti all'astensione dei difensori e all'emergenza pandemica da Covid-19. I due condannati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Falso in atto pubblico: l’accusa incompleta cancella la condanna
Un imputato subiva una condanna per il reato di falso in atto pubblico con l'applicazione di una circostanza aggravante legata alla natura fidefacente del documento. Tale aggravante non era mai stata formalmente descritta nel capo d'imputazione originario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il giudice non può applicare d'ufficio un'aggravante se l'accusa non ne indica la norma o la natura specifica. Esclusa l'aggravante non contestata, il reato semplice risultava ormai estinto per decorso del tempo. Di conseguenza, i giudici hanno annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione.
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Prescrizione del Reato: Condanna Annullata per Sostituzione di Persona
Un individuo era stato condannato per il reato di sostituzione di persona. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo, tra le altre cose, l'intervenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha accolto questo punto. Ha stabilito che il reato era effettivamente estinto per prescrizione, annullando la sentenza senza rinvio. Questo significa che, anche se non vi era prova inconfutabile di innocenza, la prescrizione del reato ha prevalso, estinguendo l'azione penale.
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Sospensione termini prescrizione: La Cassazione conferma la legittimità
Un cittadino ha impugnato una condanna, sostenendo l'incostituzionalità della normativa che aveva disposto la sospensione dei termini di prescrizione durante la pandemia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la sospensione dei termini di prescrizione era legittima, proporzionata e giustificata dalla tutela della salute pubblica, come già confermato dalla Corte Costituzionale. Anche le doglianze relative alle attenuanti sono state ritenute generiche e prive di interesse concreto. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna del ricorrente alle spese.
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Prescrizione del Reato: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Imputato che contestava la mancata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato. Ha chiarito che il tempo necessario per la prescrizione del reato non era ancora scaduto, considerando anche i periodi di sospensione dovuti a rinvii d'udienza per emergenza sanitaria. L'inammissibilità del ricorso ha impedito alla Cassazione di pronunciarsi sulla prescrizione. L'Imputato ha perso la causa e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ricettazione e Prescrizione del Reato: Cassazione Dichiara Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore, condannato per ricettazione. La Corte d'Appello aveva già parzialmente riformato la sentenza di primo grado, dichiarando la prescrizione del reato per un capo d'accusa e rideterminando la pena per la ricettazione. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'omessa pronuncia di estinzione del reato per sopravvenuta prescrizione anche per la ricettazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto il ricorso infondato, poiché il termine di prescrizione del reato, comprensivo delle proroghe, non era ancora scaduto al momento della pronuncia di secondo grado. Di conseguenza, il Lavoratore ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: la Cassazione annulla la condanna
Un cittadino accusato di commercio di prodotti con marchi falsi e stato condannato nei primi due gradi di giudizio. Il difensore dell'imputato ha presentato ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della pronuncia della Corte d'Appello. La Cassazione ha accertato che i giudici d'appello hanno calcolato in modo errato le sospensioni legate all'emergenza pandemica, applicando una norma dichiarata incostituzionale. Escluso il periodo di sospensione illegittimo, il termine massimo della prescrizione del reato e scaduto prima della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, i giudici supremi hanno annullato la condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato.
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Sospensione della prescrizione: ricorso bocciato e sanzione
L'Imputato, condannato per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone, ha impugnato la sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'avvenuta estinzione del reato per decorso del tempo massimo. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva. Il calcolo corretto del termine deve includere la sospensione della prescrizione dovuta all'emergenza sanitaria da pandemia e l'astensione dell'avvocato difensore dalle udienze. Sommati tali periodi di blocco del tempo, il reato non risultava affatto prescritto alla data della pronuncia di appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: i vapori sul lavoro non scagionano
Un automobilista viene fermato con un tasso alcolemico superiore a 2,30 g/l. La difesa sostiene che l'alterazione dipenda dall'inalazione involontaria di vapori alcolici sul luogo di lavoro e invoca la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione respinge la tesi difensiva giudicandola priva di plausibilità e non adeguatamente provata. I giudici confermano la condanna per la guida in stato di ebbrezza e chiariscono che i termini di prescrizione sono rimasti sospesi durante l'emergenza pandemica. Il ricorso viene dichiarato inammissibile con la condanna del conducente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Abuso edilizio e prescrizione: immobile grezzo e reato attivo
Un proprietario ha impugnato la condanna per reati edilizi sostenendo che l'immobile fosse già completato nel 2012 e che fosse quindi decorso il termine per estinguere il reato. Gli accertamenti della Polizia Municipale hanno però dimostrato che nel 2016 l'edificio risultava ampiamente modificato e ancora parzialmente al grezzo. Il tema centrale riguarda il rapporto tra abuso edilizio e prescrizione. I giudici hanno chiarito che la costruzione abusiva costituisce un'opera unitaria, il cui termine di estinzione decorre unicamente dal completamento integrale di ogni sua parte. Poiché la costruzione risultava ancora incompiuta al momento del controllo, il reato non era prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della genericità delle censure difensive, confermando la responsabilità penale e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: niente sconti COVID
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino contro una sentenza di condanna. Il ricorrente chiedeva una nuova valutazione delle prove, operazione vietata in sede di legittimità. Inoltre, contestava il calcolo della prescrizione del reato, invocando una pronuncia della Corte Costituzionale sulla sospensione dei termini durante l'emergenza COVID-19. I giudici hanno chiarito che la sospensione di 29 giorni applicata nel suo caso era pienamente legittima, escludendo così la prescrizione prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso la possibilità di far valere prescrizioni successive, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Notifica PEC al difensore: legittima anche in emergenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da L'Imputato contro la sentenza d'appello. L'Imputato contestava la legittimità costituzionale della norma emergenziale che prevedeva la notifica PEC al difensore degli avvisi destinati all'imputato stesso. I giudici hanno ritenuto la questione manifestamente infondata, poiché il rapporto fiduciario tra assistito e difensore garantisce la piena tutela del diritto di difesa. Inoltre, i motivi di ricorso relativi alla responsabilità penale e alla determinazione della pena sono stati giudicati del tutto generici e ripetitivi di questioni già risolte nei precedenti gradi di giudizio. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa contrattuale: finto proprietario condannato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di truffa contrattuale. L'imputato si era presentato alla vittima con false generalità, fingendosi proprietario di un immobile e inducendola a stipulare un contratto di locazione nullo, incassando somme mai restituite. La difesa ha eccepito la prescrizione del reato, contestando il calcolo della sospensione per l'emergenza Covid-19, e ha richiesto una rivalutazione delle prove. La Suprema Corte ha respinto i motivi: la prescrizione non era comunque decorsa e la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
L'Imputato, condannato in primo grado per lesioni personali commesse nel 2013, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte d'Appello aveva precedentemente respinto l'eccezione applicando la sospensione di sessantaquattro giorni legata all'emergenza Covid-19. La Suprema Corte, pur confermando la legittimità della sospensione emergenziale, ha rilevato che, calcolando il termine massimo di sette anni e sei mesi comprensivo delle interruzioni, la prescrizione del reato era comunque interamente maturata prima della decisione di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, sancendo la definitiva estinzione del reato per decorso del tempo.
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Prescrizione del reato: calcolo errato e multa in Cassazione
L'Imputata, condannata in appello per il reato di truffa, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un errato calcolo dei periodi di sospensione legati all'emergenza COVID-19 e a uno sciopero dei difensori. Secondo la difesa, la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza del calcolo effettuato dai giudici d'appello, secondo cui il termine di prescrizione scadeva successivamente alla sentenza impugnata. I giudici hanno ribadito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la costituzione di un valido rapporto processuale e preclude la possibilità di rilevare la prescrizione del reato maturata dopo la decisione di secondo grado. Di conseguenza, l'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no alla prescrizione
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione in concorso. Ha proposto ricorso lamentando la mancata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione e contestando la ricostruzione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione non era decorso prima della sentenza d'appello, a causa di diverse sospensioni (tra cui impedimenti del difensore e l'emergenza sanitaria). Poiché il ricorso è stato ritenuto inammissibile a causa di motivi generici e ripetitivi, si è impedita la costituzione di un valido rapporto processuale di impugnazione. Di conseguenza, la Suprema Corte non ha potuto rilevare la prescrizione maturata successivamente alla sentenza d'appello. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
Il caso riguarda un automobilista condannato per guida senza patente con recidiva. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando un errore nel calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. Poiché il rinvio dell'udienza non rientrava nel periodo di sospensione previsto dalla legge, la prescrizione del reato era già maturata. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
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Reato di ricettazione: quando l’acquisto incauto diventa dolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione. L'imputato era stato trovato in possesso di un telefono cellulare e di alcune penne di provenienza furtiva all'interno della propria abitazione. La difesa sosteneva che si trattasse di un semplice incauto acquisto, avendo ricevuto i beni da un soggetto poi risultato del tutto irreperibile. I giudici hanno invece confermato la condanna, evidenziando che l'imputato, data la sua esperienza, non poteva ignorare l'origine illecita dei beni. Inoltre, la mancata identificazione del venditore dimostra la volontà di occultare la provenienza furtiva degli oggetti. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: il verbale smentisce il conducente
Il Conducente, condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata informazione sulla facoltà di farsi assistere da un difensore durante l'alcoltest e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'avvertimento sul difensore era regolarmente documentato nel verbale della polizia, atto dotato di fede privilegiata. Inoltre, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello a causa delle sospensioni per lo sciopero degli avvocati e per l'emergenza Covid. Di conseguenza, il Conducente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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