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D.L. 18/2020 — Sezione Quarta Penale

33 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Mancata Notifica Udienza Patteggiamento: Diritto Spese Legali Negato
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di mancata notifica udienza patteggiamento alla parte civile. Un Lavoratore, costituitosi parte civile in un processo penale contro un'Anziana, non ha ricevuto l'avviso di rinvio dell'udienza in cui è stato pronunciato il patteggiamento. Questa omissione gli ha impedito di presentare la richiesta per la liquidazione delle spese legali. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di patteggiamento nella parte in cui non ha liquidato le spese, riconoscendo che la mancata notifica ha violato il diritto del Lavoratore di chiedere il rimborso delle spese sostenute.
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Impugnazione a mezzo posta privata: la svolta della Cassazione
Un cittadino propone appello contro una condanna penale affidando l'atto a un operatore di posta privata autorizzato. La Corte di Appello dichiara il ricorso inammissibile per tardività, considerando la data di consegna anziché quella di spedizione e calcolando in modo errato la sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria. Il condannato ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso e chiarisce che l'impugnazione a mezzo posta privata autorizzata è pienamente valida e produce effetto anticipatorio dalla data di spedizione. Inoltre, la Cassazione ridetermina i termini applicando il principio per cui il giorno iniziale non si calcola. L'atto risulta tempestivo, la sentenza viene annullata senza rinvio e gli atti sono trasmessi a una diversa sezione per il giudizio nel merito.
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Riparazione per ingiusta detenzione: salvi i termini
Un cittadino, dopo aver subito due mesi di custodia cautelare in carcere, viene assolto in via definitiva per non aver commesso il fatto. L'interessato presenta quindi istanza per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Appello dichiara la richiesta inammissibile ritenendola oltre il termine biennale di legge. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce che il termine di due anni possiede natura processuale. Di conseguenza, il calcolo deve includere la sospensione feriale estiva e la sospensione emergenziale per la pandemia. Con il corretto computo dei giorni, la domanda risulta presentata tempestivamente. I giudici supremi annullano l'ordinanza impugnata e rinviano il caso per l'esame del merito del risarcimento.
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Prescrizione del Reato: L’Imputato Scampa, l’Assicurazione Paga
Un conducente ha causato un grave incidente stradale con lesioni a un motociclista, effettuando una manovra imprudente. Condannato in primo e secondo grado per lesioni personali colpose, con obbligo di risarcimento danni in solido con la sua assicurazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione invocando la prescrizione del reato. L'assicurazione ha contestato la condanna civile, sostenendo l'inadeguatezza del risarcimento offerto per estinguere il reato e la responsabilità esclusiva della vittima. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, dichiarando il reato estinto per prescrizione. Ha invece rigettato il ricorso dell'assicurazione, confermando la sua responsabilità civile e la condanna al risarcimento dei danni a favore della vittima.
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Guida Stupefacenti: Reato Prescritto, Patente Salva
Un Conducente è stato condannato per guida sotto l'effetto di stupefacenti e per aver rifiutato il test, reato commesso il 16 agosto 2015. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Conducente ha presentato ricorso, sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il termine di prescrizione era scaduto il 16 agosto 2020 e che le sospensioni processuali legate all'emergenza sanitaria non si applicavano al periodo tra il deposito dell'appello e l'emissione del decreto di citazione. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata e la sanzione accessoria della sospensione della patente revocata.
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Riparazione per ingiusta detenzione e termini Covid: ricorso valido
Un cittadino, dopo essere stato assolto in via definitiva da varie accuse penali, ha presentato istanza per ottenere l'indennizzo per il periodo di custodia cautelare subito ingiustamente. I giudici territoriali hanno respinto la richiesta bollandola come tardiva, ritenendo superato il limite temporale di due anni dal passaggio in giudicato della sentenza assolutoria. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. Il termine biennale per la domanda di riparazione per ingiusta detenzione ha natura processuale introduttiva del giudizio. Di conseguenza, a tale scadenza si applica la sospensione straordinaria di sessantaquattro giorni introdotta dalla normativa per fronteggiare l'emergenza pandemica del 2020. L'istanza è stata dunque dichiarata tempestiva e trasmessa per la valutazione sul merito.
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Lesioni personali colpose: la fuga non evita la condanna penale
Un automobilista provoca un tamponamento stradale causando lesioni personali colpose a tre persone a bordo dell'altro veicolo. Dopo essersi fermato per pochi minuti, l'uomo si allontana senza fornire i propri dati personali, spinto dal fatto che il veicolo sia privo di copertura assicurativa. Grazie alla targa dell'auto e alla descrizione dettagliata fornita dalle vittime, le forze dell'ordine risalgono al conducente, il quale viene condannato in sede penale. L'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo l'incertezza sulla sua identificazione, il già avvenuto risarcimento del danno e l'intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: gli indizi raccolti risultano gravi, precisi e concordanti, mentre la prescrizione è rimasta sospesa durante il processo. L'automobilista deve quindi pagare le spese processuali e risarcire le parti civili.
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Nullità notifica rinvio udienza: Imputato non avvisato, sentenza annullata
L'Imputato è stato condannato per guida in stato di ebbrezza. Il suo difensore ha contestato la sentenza, sostenendo una nullità notifica rinvio udienza. Durante il primo grado, l'udienza era stata rinviata d'ufficio a causa delle misure emergenziali Covid-19 (D.L. 18/2020), ma l'avviso di nuova udienza non era stato notificato direttamente all'Imputato, solo al suo difensore. La Corte d'Appello aveva ritenuto la notifica al difensore sufficiente. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'omessa notifica all'Imputato di un rinvio d'ufficio per motivi emergenziali costituisce una nullità a regime intermedio. Poiché il difensore ha eccepito tempestivamente questa nullità, essa non è stata sanata. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza con rinvio per un nuovo giudizio alla Corte d'Appello di Genova.
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Sospensione della prescrizione: quando il tempo non estingue il reato
Un Lavoratore è stato condannato per guida in stato di ebbrezza. Ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione. Contestava anche la prova del tasso alcolemico e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la corretta applicazione della `sospensione della prescrizione` dovuta ai rinvii processuali, inclusi quelli legati all'emergenza sanitaria e all'astensione dei difensori. La Corte ha ritenuto infondate o inammissibili anche le altre contestazioni. Il Lavoratore ha perso e dovrà pagare le spese processuali.
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Guida in stato di ebbrezza: scatta la prescrizione
Un automobilista ha provocato un incidente notturno guidando con un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravata. Il difensore dell'imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'estinzione del reato per prescrizione, maturata prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha verificato che il termine massimo di cinque anni era interamente decorso. I giudici di legittimità hanno escluso l'applicazione della sospensione straordinaria per l'emergenza pandemica, poiché nessuna udienza o scadenza processuale ricadeva nella finestra di blocco sanitario. La Corte di Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna confermata in Cassazione
Un automobilista perde il controllo del proprio veicolo, abbattendo la segnaletica stradale. All'arrivo dei Carabinieri, l'uomo mostra evidenti sintomi di alterazione e ammette di essere alla guida. Sottoposto a etilometro, registra un tasso alcolemico superiore a 2 g/l. La difesa contesta la regolarità delle notifiche d'udienza effettuate solo al difensore tramite PEC durante l'emergenza Covid-19 e l'utilizzabilità delle dichiarazioni rese nell'immediatezza del fatto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la condanna per guida in stato di ebbrezza. I giudici stabiliscono che le notifiche telematiche emergenziali al difensore sono pienamente valide e che il verbale di accertamento urgente, compresi i sintomi rilevati, è utilizzabile per dimostrare la responsabilità del conducente.
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Opposizione a decreto penale di condanna: no alla PEC
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la decisione del Giudice per le indagini preliminari. L'imputato aveva proposto opposizione a decreto penale di condanna inviando l'atto tramite posta elettronica certificata (PEC) nel maggio 2020. I giudici hanno chiarito che, all'epoca dei fatti, la legge non consentiva l'uso della PEC per il deposito di impugnazioni penali, nonostante l'emergenza sanitaria da Covid-19. Il principio di tassatività delle forme impone infatti il rispetto rigoroso delle modalità ordinarie di presentazione degli atti di impugnazione. Di conseguenza, l'opposizione è stata considerata non valida e la condanna è diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sospensione dei termini processuali: l’appello è salvo
La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto da L'Imputato contro una sentenza di condanna, ritenendolo tardivo. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici di secondo grado non avessero considerato la sospensione dei termini processuali dovuta all'emergenza sanitaria da COVID-19 (dal 9 marzo all'11 maggio 2020). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, confermando che, calcolando la sospensione straordinaria, l'appello depositato in forma cartacea il 12 maggio 2020 era pienamente tempestivo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello di Roma per un nuovo giudizio.
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Prescrizione del reato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato era stato condannato per cessione di sostanze stupefacenti commessa nel 2014. Sia l'Imputato sia il Pubblico Ministero proponevano appello. L'appello dell'Imputato veniva dichiarato inammissibile perché tardivo, mentre veniva accolto quello del Pubblico Ministero per rideterminare la pena. L'Imputato ricorreva in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione straordinaria dei termini legata all'emergenza COVID-19 non si applica se in quel periodo non vi erano udienze fissate o termini in corso per il caso specifico. Di conseguenza, non operando la sospensione, il termine massimo di sette anni e sei mesi era già decorso. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Sospensione termini processuali: l’appello tardivo dell’imputato
L'Imputato, arrestato ad aprile 2020 e sottoposto all'obbligo di firma, ha richiesto il giudizio abbreviato. Condannato in primo grado, ha proposto appello l'8 giugno 2020. La Corte d'Appello ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, ritenendo scaduto il termine il 4 giugno 2020. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che si applicasse la sospensione dei termini processuali prevista per l'emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la sospensione straordinaria non opera nei procedimenti con misure cautelari in cui si è scelto di procedere (come nel giudizio abbreviato richiesto dall'imputato). Di conseguenza, l'appello è stato confermato come tardivo e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione condizionale della pena negata: la Cassazione annulla
Il caso riguarda un uomo condannato per furto aggravato di energia elettrica. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando il diniego della sospensione condizionale della pena, negata dai giudici d'appello senza una valida motivazione, nonostante i suoi vecchi precedenti penali consistessero solo in lievi sanzioni pecuniarie. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso fondato poiché la motivazione dei giudici di merito era del tutto carente. Tuttavia, poiché il reato risaliva al 2014, il tempo necessario per estinguere l'illecito era ormai decorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando il reato estinto per prescrizione.
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Restituzione in termini negata: l’errore del legale non è forza maggiore
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino che chiedeva la restituzione in termini per presentare l'appello contro una condanna per omicidio colposo. Il difensore sosteneva che l'emergenza Covid-19 e un'informazione incompleta della cancelleria avessero costituito una causa di forza maggiore. La Suprema Corte ha chiarito che la restituzione in termini richiede un impedimento assoluto e non superabile. Nel caso specifico, la cancelleria aveva fornito un'informazione corretta al momento della richiesta e la sentenza era stata depositata nei termini prorogati dalla legge. L'errore o la mancata verifica successiva da parte del legale rientrano nella mancanza di ordinaria diligenza e non integrano la forza maggiore. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Ingiusta Detenzione: Domanda tardiva? No, la sospensione la salva
Una persona, assolta con sentenza definitiva, chiede la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello respinge la domanda perché presentata fuori tempo massimo. La Cassazione, però, ribalta la decisione. Viene stabilito un principio fondamentale: il termine di due anni per chiedere l'indennizzo è di natura processuale. Di conseguenza, si applica la sospensione feriale dei termini (il blocco delle scadenze nel mese di agosto). Calcolando correttamente questo periodo di pausa, la domanda della persona risultava presentata in tempo. La richiesta di risarcimento è quindi valida e dovrà essere esaminata nel merito.
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Errore sul calcolo Covid: appello valido, reato prescritto
La Corte di Cassazione interviene sul tema della sospensione termini processuali Covid, annullando la decisione di una Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile, perché tardivo, il ricorso di un automobilista. La Suprema Corte chiarisce il corretto metodo di calcolo dei termini, considerando l'appello tempestivo. Tuttavia, a causa del tempo trascorso durante i vari gradi di giudizio, il reato originario di guida in stato di ebbrezza è stato dichiarato estinto per prescrizione. Di conseguenza, la condanna penale è stata definitivamente annullata, pur rimanendo possibili sanzioni amministrative.
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Prelievo ematico dopo incidente: condanna anche senza cure mediche
Un automobilista, dopo un incidente, viene sottoposto in ospedale a un test alcolemico. Risultato positivo, viene condannato. L'imputato si difende sostenendo che il suo consenso al test non era valido, poiché non stava ricevendo cure mediche e la polizia lo aveva informato in modo errato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro sul prelievo ematico per guida in stato di ebbrezza: dopo un sinistro, l'accesso in ospedale giustifica l'esame. Inoltre, la validità della prova non richiede un consenso specifico diverso da quello per l'atto medico, e le eventuali informazioni errate fornite dalla polizia sono irrilevanti. La condanna è quindi definitiva.
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