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D.L. 18/2020 — Sezione Lavoro Civile

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57 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Impossibilità sopravvenuta e stipendio nel lockdown
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro del settore aereo, impossibilitato a ricevere la prestazione lavorativa a causa del lockdown per COVID-19, non è tenuto a corrispondere la retribuzione. Questo principio si applica quando l'impossibilità sopravvenuta non è imputabile all'azienda, la quale era legalmente esclusa dagli ammortizzatori sociali ordinari previsti per l'emergenza. La Corte ha chiarito che la sospensione dell'attività per ordine dell'autorità ('factum principis') determina una quiescenza del rapporto di lavoro, sospendendo l'obbligo di retribuzione.
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Termine procedimento disciplinare: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31536/2024, ha rigettato il ricorso di un dirigente di un'azienda sanitaria licenziato per inadempienze nella gestione di appalti. Il caso verteva sul rispetto del termine del procedimento disciplinare di 120 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine decorre non dalla prima notizia, ma dal momento in cui l'amministrazione ha raccolto tutti gli elementi utili alla contestazione. Ha inoltre confermato che la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19 si applica anche ai procedimenti iniziati dopo il 23 febbraio 2020, consolidando principi chiave in materia.
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Sanzione disciplinare medico: la Cassazione conferma
Un medico riceve una sanzione disciplinare per gravi inadempienze, tra cui l'abbandono della sala operatoria. Il professionista si oppone, eccependo la tardività della contestazione e giustificando le proprie azioni con l'eccessivo carico di lavoro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la legittimità della sanzione disciplinare medico. La Corte chiarisce l'applicazione della sospensione dei termini procedurali durante l'emergenza Covid-19 e afferma che le problematiche relative ai turni di lavoro non possono mai giustificare l'abbandono del posto di lavoro in situazioni delicate e urgenti.
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Licenziamento Covid: è valido se condizionato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, comunicato durante il periodo del blocco dei licenziamenti Covid, non è nullo se la sua efficacia è esplicitamente subordinata alla fine del divieto. Secondo la Corte, se la condizione (la fine del blocco) non si verifica a causa di una proroga, il licenziamento è da considerarsi come mai avvenuto e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni. Di conseguenza, la richiesta di nullità del lavoratore è stata respinta perché non si può annullare un atto che non ha mai prodotto effetti giuridici.
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Disconoscimento firma notifica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro l'Agenzia delle Entrate Riscossione, stabilendo principi chiari sul disconoscimento firma notifica. La Corte ha chiarito che una contestazione generica della firma su una fotocopia non è sufficiente. Inoltre, ha confermato che nel rito del lavoro il giudice può ammettere documenti prodotti tardivamente se ritenuti indispensabili, e che la notifica a persona presente nella residenza del destinatario si presume valida, salvo prova contraria a carico di quest'ultimo.
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Demansionamento: quando il ricorso è inammissibile
Una dirigente pubblica, dopo la revoca del suo incarico di Segretario Generale e l'assegnazione a nuove mansioni, ha citato in giudizio l'ente per demansionamento. Le corti di merito hanno negato il demansionamento ma le hanno riconosciuto la retribuzione di risultato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso principale della dirigente inammissibile, poiché mirava a un riesame del merito della vicenda e non a denunciare vizi di legittimità. Di conseguenza, il ricorso incidentale dell'ente è stato dichiarato inefficace.
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Sospensione feriale termini: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici di continuità assistenziale che chiedevano un compenso maggiore per le attività ambulatoriali. La decisione non è entrata nel merito della richiesta, ma si è basata su un vizio procedurale: il ricorso è stato presentato oltre il termine di 60 giorni. La Corte ha chiarito che alle cause trattate con il rito del lavoro non si applica la sospensione feriale termini, principio che ha reso tardiva l'impugnazione e ha determinato l'esito del giudizio.
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Procedimento disciplinare: quando si considera concluso?
Una dipendente pubblica ha ricevuto una sanzione disciplinare. Ha presentato ricorso sostenendo che il procedimento disciplinare fosse stato concluso oltre il termine di 120 giorni, a causa di un'approvazione amministrativa tardiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il procedimento si conclude con l'adozione della sanzione stessa, non con i successivi passaggi burocratici.
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Diritto alla difesa: sentenza nulla senza udienza orale
Una lavoratrice si era vista rigettare la richiesta di un superiore inquadramento professionale sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha però annullato la sentenza di secondo grado, non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale gravissimo: la Corte d'Appello aveva ignorato la richiesta della lavoratrice di discutere oralmente la causa, violando così il suo fondamentale diritto alla difesa. Il processo dovrà quindi essere celebrato nuovamente.
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Procura speciale cassazione: quando è nulla?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso di un gruppo di lavoratori a causa di una procura speciale cassazione invalida. La Corte ha stabilito che il riutilizzo grafico di firme apposte anni prima per un altro grado di giudizio non soddisfa il requisito di specialità e posteriorità, neanche alla luce delle norme emergenziali COVID-19. La decisione sottolinea che la procura deve manifestare una volontà specifica e successiva alla sentenza che si intende impugnare.
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Demansionamento dirigente medico: no se c’è necessità
Una dirigente medico ha citato in giudizio la propria azienda sanitaria per demansionamento a seguito di una riduzione della sua attività chirurgica dopo un trasferimento di reparto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la dirigenza sanitaria pubblica non sussiste un diritto a un volume di lavoro costante. Il demansionamento del dirigente medico è escluso quando la contrazione delle mansioni è dovuta a comprovate e oggettive necessità organizzative e non a un intento vessatorio, purché non si verifichi un completo svuotamento delle funzioni.
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Onere della prova: lavoratore agricolo e INPS
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore agricolo contro la cancellazione dall'elenco di categoria disposta dall'ente previdenziale. Viene ribadito che, in caso di disconoscimento a seguito di ispezione, l'onere della prova sull'effettiva esistenza del rapporto di lavoro subordinato spetta interamente al lavoratore. La valutazione delle prove testimoniali e documentali, inoltre, è prerogativa dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Prescrizione contributi agricoli: decorrenza e onere
Un datore di lavoro ha contestato un debito contributivo verso l'INPS, sostenendo che fosse estinto. L'imprenditore riteneva che il termine di cinque anni per la prescrizione dei contributi agricoli iniziasse dalla data di presentazione della denuncia retributiva. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che il termine di prescrizione decorre solo dalla scadenza legale per il pagamento, poiché l'ente non può esigere il credito prima di tale data. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato.
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Prescrizione contributi: la sospensione Covid la salva
Un ente previdenziale rischiava di perdere un credito per contributi a causa della prescrizione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la sospensione speciale introdotta per l'emergenza Covid-19 ha fermato il decorso della prescrizione contributi. La Corte ha chiarito che tale sospensione si applica ai termini sostanziali e non solo a quelli processuali, salvando di fatto il diritto dell'ente a riscuotere le somme dovute.
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Vizio di ultrapetizione: quando il giudice sbaglia
Una dirigente ha impugnato il proprio licenziamento chiedendone la declaratoria di illegittimità e il relativo risarcimento. La Corte d'Appello, tuttavia, ha qualificato la domanda come un'azione di nullità, richiesta mai avanzata dalla lavoratrice. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ravvisando un chiaro vizio di ultrapetizione. La sentenza ribadisce che il giudice non può sostituire la domanda di una parte con una diversa, ma deve attenersi a quanto richiesto, limitandosi a qualificare giuridicamente i fatti allegati.
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Ricognizione di debito: accesso agli atti non la prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di un contribuente di accedere agli atti per visionare una cartella di pagamento non costituisce una ricognizione di debito. Di conseguenza, tale richiesta non interrompe la prescrizione. La valutazione se un atto integri o meno un riconoscimento del debito è un'indagine di fatto, riservata al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Il ricorso dell'Agenzia di Riscossione è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Indennità di buonuscita: quali regole si applicano?
Un dipendente regionale in pensione ha contestato il calcolo della sua indennità di buonuscita, chiedendo l'applicazione di una legge regionale più favorevole. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il regime derogatorio si applica solo ai dipendenti assunti prima di una specifica data (11 maggio 1986), condizione non soddisfatta dal ricorrente. La Corte ha quindi validato l'applicazione della normativa statale, meno vantaggiosa.
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