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D.L. 18/2020

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487 provvedimenti

Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una controversia su un accordo di sovraindebitamento. Inizialmente, il voto di un creditore era stato considerato favorevole per il principio del silenzio-assenso. Tuttavia, durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un nuovo accordo per la liquidazione del patrimonio, facendo venir meno l'interesse a una decisione. La Corte ha quindi terminato il giudizio, chiarendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Operazioni inesistenti: Cassazione conferma onere prova
Una società impugnava un avviso di accertamento per costi indeducibili derivanti da operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la corretta cumulabilità tra la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19 e quella per la definizione delle liti fiscali. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il motivo relativo al riesame delle prove, ribadendo che spetta al contribuente fornire una prova rigorosa dell'effettività delle operazioni contestate quando l'Amministrazione Finanziaria ha presentato un quadro indiziario solido.
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Impossibilità sopravvenuta e stipendio nel lockdown
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro del settore aereo, impossibilitato a ricevere la prestazione lavorativa a causa del lockdown per COVID-19, non è tenuto a corrispondere la retribuzione. Questo principio si applica quando l'impossibilità sopravvenuta non è imputabile all'azienda, la quale era legalmente esclusa dagli ammortizzatori sociali ordinari previsti per l'emergenza. La Corte ha chiarito che la sospensione dell'attività per ordine dell'autorità ('factum principis') determina una quiescenza del rapporto di lavoro, sospendendo l'obbligo di retribuzione.
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Sospensione termini processuali Covid: appello valido
Un ente previdenziale si oppone a un precetto. L'appello contro la decisione di primo grado viene dichiarato inammissibile perché tardivo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando che il tribunale ha errato nel non considerare la sospensione termini processuali introdotta per l'emergenza Covid-19, che ha di fatto prolungato la scadenza per l'impugnazione. L'appello era quindi tempestivo e il caso viene rinviato per essere esaminato nel merito.
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Atto enunciato: la Cassazione sull’imposta di registro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31829/2024, ha stabilito che l'imposta di registro su un atto enunciato, come una cessione di credito menzionata in un decreto ingiuntivo, non è dovuta se non vi è piena identità soggettiva tra le parti dell'atto enunciante e quelle dell'atto enunciato. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il pagamento dell'imposta sulla cessione, ma la Corte ha annullato tale pretesa, confermando però la debenza dell'imposta in misura fissa sull'atto principale, ovvero il decreto ingiuntivo.
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Imposta di registro atto enunciato: no identità parti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31828/2024, ha stabilito che l'imposta di registro su un atto enunciato, come una cessione di credito, non è dovuta se le parti dell'atto enunciante (un decreto ingiuntivo) non coincidono con quelle dell'atto enunciato. Nel caso di specie, la diversità tra il creditore originario e il cessionario che ha agito in giudizio esclude il presupposto soggettivo per l'applicazione dell'imposta.
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Disposizione enunciata: no imposta se le parti diverse
Una società ha contestato un avviso di liquidazione dell'imposta di registro relativo a un decreto ingiuntivo che menzionava una precedente cessione di credito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31827/2024, ha stabilito che la tassazione della disposizione enunciata non è dovuta se i soggetti dell'atto che enuncia e quelli dell'atto enunciato non sono gli stessi. Tuttavia, resta dovuta l'imposta fissa sull'atto principale, ovvero il decreto ingiuntivo.
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Termine procedimento disciplinare: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31536/2024, ha rigettato il ricorso di un dirigente di un'azienda sanitaria licenziato per inadempienze nella gestione di appalti. Il caso verteva sul rispetto del termine del procedimento disciplinare di 120 giorni. La Corte ha chiarito che tale termine decorre non dalla prima notizia, ma dal momento in cui l'amministrazione ha raccolto tutti gli elementi utili alla contestazione. Ha inoltre confermato che la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19 si applica anche ai procedimenti iniziati dopo il 23 febbraio 2020, consolidando principi chiave in materia.
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Imposta unica scommesse: bookmaker estero e sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33838/2024, ha stabilito che un bookmaker estero, operante in Italia tramite Centri Trasmissione Dati (CTD), è soggetto passivo dell'imposta unica sulle scommesse, anche in assenza di concessione. La Corte ha confermato la legittimità della pretesa fiscale per l'anno 2010, rigettando le eccezioni di violazione del diritto nazionale ed europeo. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alle sanzioni, annullandole in ragione della condizione di 'obiettiva incertezza normativa' esistente all'epoca dei fatti, prima dell'entrata in vigore della norma interpretativa del 2010.
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Sanzione disciplinare medico: la Cassazione conferma
Un medico riceve una sanzione disciplinare per gravi inadempienze, tra cui l'abbandono della sala operatoria. Il professionista si oppone, eccependo la tardività della contestazione e giustificando le proprie azioni con l'eccessivo carico di lavoro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la legittimità della sanzione disciplinare medico. La Corte chiarisce l'applicazione della sospensione dei termini procedurali durante l'emergenza Covid-19 e afferma che le problematiche relative ai turni di lavoro non possono mai giustificare l'abbandono del posto di lavoro in situazioni delicate e urgenti.
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Ricorso per cassazione: stop all’assemblaggio di atti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di esecuzione immobiliare a causa di una redazione difettosa. L'atto, eccessivamente lungo e confuso, era stato redatto con la tecnica dell'"assemblaggio", ovvero una riproduzione acritica di atti precedenti. Questa modalità viola il principio di sinteticità e autosufficienza, rendendo impossibile per la Corte individuare i motivi specifici di censura. La decisione sottolinea l'importanza di una chiara e concisa esposizione nel ricorso per cassazione.
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Sospensione termini Covid: appello tempestivo
Una società si è vista dichiarare inammissibile un appello perché ritenuto tardivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la Corte d'Appello ha erroneamente ignorato la sospensione termini Covid, un periodo di stop forzato per tutti i procedimenti legali. Di conseguenza, l'appello era in realtà tempestivo e il caso è stato rinviato per essere riesaminato nel merito.
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Termine breve impugnazione: il ruolo della PEC
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso perché tardivo, chiarendo che il termine breve impugnazione di 60 giorni decorre dalla comunicazione integrale del provvedimento via PEC da parte della cancelleria. In un caso di sovraindebitamento, un debitore ha impugnato la revoca del suo piano di liquidazione oltre tale termine. La Corte ha stabilito che la comunicazione telematica completa equivale alla notifica, rendendo inapplicabile il termine lungo di sei mesi dalla pubblicazione.
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Opposizione atti esecutivi: dies a quo e COVID-19
Una debitrice ha proposto opposizione agli atti esecutivi contro un'ordinanza di assegnazione, sostenendo di non aver ricevuto comunicazione dell'anticipazione dell'udienza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della creditrice, stabilendo che durante il periodo di sospensione per l'emergenza COVID-19, il termine di 20 giorni per l'opposizione decorre non da una data presunta ma dal momento dell'effettiva conoscenza dell'atto, ad esempio tramite accesso al fascicolo telematico. La Corte ha precisato che il dovere di diligenza del debitore è attenuato in circostanze così eccezionali.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una disputa tra fratelli per il rimborso di spese su un immobile ereditario arriva in Cassazione a seguito di un appello dichiarato inammissibile per tardività. Il ricorrente, che contestava la decisione sostenendo la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19, ha poi effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Dato che la controparte non si era costituita, non è stata emessa una pronuncia sulle spese processuali.
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Litisconsorzio necessario: nullità del processo fiscale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza e i precedenti gradi di giudizio in un caso di accertamento fiscale (Irap e Iva) contro una società in accomandita semplice. La Corte ha rilevato d'ufficio la nullità insanabile del procedimento per violazione del litisconsorzio necessario, poiché i soci della società non erano stati coinvolti nel giudizio. Secondo la Corte, quando l'accertamento riguarda il reddito di una società di persone, che viene imputato per trasparenza ai soci, è indispensabile la partecipazione di tutti al processo, pena la nullità totale. Il caso è stato rinviato al giudice di primo grado per un nuovo giudizio con la corretta integrazione del contraddittorio.
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Cumulo sospensioni termini: COVID e liti fiscali
La Cassazione stabilisce il principio del cumulo sospensioni termini processuali. La sospensione per emergenza COVID si aggiunge a quella prevista per la definizione agevolata delle liti fiscali, rendendo tempestivo un appello altrimenti tardivo. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia Fiscale, cassando la decisione di merito che aveva erroneamente escluso la cumulabilità.
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Licenziamento Covid: è valido se condizionato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, comunicato durante il periodo del blocco dei licenziamenti Covid, non è nullo se la sua efficacia è esplicitamente subordinata alla fine del divieto. Secondo la Corte, se la condizione (la fine del blocco) non si verifica a causa di una proroga, il licenziamento è da considerarsi come mai avvenuto e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni. Di conseguenza, la richiesta di nullità del lavoratore è stata respinta perché non si può annullare un atto che non ha mai prodotto effetti giuridici.
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Disconoscimento firma notifica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro l'Agenzia delle Entrate Riscossione, stabilendo principi chiari sul disconoscimento firma notifica. La Corte ha chiarito che una contestazione generica della firma su una fotocopia non è sufficiente. Inoltre, ha confermato che nel rito del lavoro il giudice può ammettere documenti prodotti tardivamente se ritenuti indispensabili, e che la notifica a persona presente nella residenza del destinatario si presume valida, salvo prova contraria a carico di quest'ultimo.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per uso di atto falso. Gli argomenti del ricorrente, inclusa la prescrizione, sono stati ritenuti manifestamente infondati in quanto mera ripetizione di motivi già respinti in appello. La Corte ha sottolineato che la gravità del reato, lesivo della pubblica fede, impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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