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Direttiva 1999/70/CE

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580 provvedimenti

Contratti a termine fondazioni liriche: No conversione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una ballerina impiegata per vent'anni da una fondazione lirica tramite una serie di contratti a termine. La lavoratrice chiedeva la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato a causa dell'abuso nella reiterazione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i contratti a termine nelle fondazioni liriche, la normativa speciale prevale, escludendo la conversione e prevedendo unicamente il risarcimento del danno come sanzione per l'illegittimità, in linea con i principi delle Sezioni Unite.
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Contratti a termine fondazioni liriche: no conversione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore del settore musicale, confermando il divieto di conversione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato per le fondazioni liriche. La sentenza stabilisce che, a causa della normativa speciale che regola tali enti, l'unica tutela per l'abuso di contratti precari è il risarcimento del danno, e non la stabilizzazione del posto di lavoro. Questa disciplina speciale, pur derogando al diritto comune, è ritenuta conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Contratto a termine fondazioni liriche: quando è nullo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una serie di contratti a termine stipulati tra una fondazione lirica e una ballerina. L'ordinanza ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva dichiarato la nullità degli ultimi contratti e la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Il punto chiave è che la fondazione non è riuscita a dimostrare l'esistenza di esigenze tecniche, organizzative o produttive meramente temporanee e specifiche, che non potessero essere soddisfatte dal personale stabile. La reiterazione sistematica del contratto a termine per coprire esigenze durature è stata ritenuta abusiva, rendendo illecita l'apposizione del termine.
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Contratti a tempo determinato: la Cassazione decide
Un lavoratore dello spettacolo ha impugnato la reiterazione di contratti a tempo determinato con una fondazione lirica, chiedendone la conversione. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che non basta indicare lo spettacolo per giustificare il termine. È necessario che l'ente dimostri ragioni oggettive, tecniche e produttive che rendano impossibile l'impiego di personale stabile.
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Contratto a tempo determinato: tutele Fondazioni Liriche
Un lavoratore del settore lirico-sinfonico ha contestato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato stipulati con una nota Fondazione. La Corte d'Appello aveva respinto le sue richieste, ritenendo prescritta l'impugnazione per i contratti più datati e validi quelli più recenti, in base alla normativa sulla "acausalità". La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la complessità della questione, che contrappone la normativa nazionale a quella europea (Direttiva 1999/70/CE) sulla prevenzione dell'abuso del contratto a tempo determinato. Data l'assenza di precedenti specifici e la particolare valenza della decisione, ha disposto il rinvio della causa a un'udienza pubblica per un esame approfondito.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio proporlo
Una docente precaria ha citato in giudizio il Ministero dell'Istruzione per ottenere il bonus formazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero a causa di un errore procedurale: la mancata proposizione di un appello incidentale contro il rigetto dell'eccezione di prescrizione in primo grado. Tale omissione ha determinato la formazione di un giudicato interno sulla questione, precludendo ogni ulteriore discussione in merito.
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Contratti a termine: la Cassazione sulle fondazioni
Un lavoratore di una fondazione lirico-sinfonica ha contestato la legittimità di una serie di contratti a termine, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che anche per le fondazioni liriche, soggette a una disciplina speciale, la mera regolarità formale non basta. È necessario che il datore di lavoro provi l'esistenza di ragioni oggettive, tecniche, produttive o organizzative che giustifichino la natura temporanea del rapporto, in linea con la normativa europea sui contratti a termine.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore impugnava una serie di contratti di somministrazione a termine. La Corte d'Appello dichiarava la decadenza dall'impugnazione per quasi tutti i contratti. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che, per effetto della proroga introdotta dal D.L. 225/2010, il nuovo e più breve termine di decadenza contratti a termine è entrato in vigore solo dal 31 dicembre 2011. Pertanto, l'impugnazione del lavoratore era tempestiva per tutti i rapporti di lavoro.
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Frode alla legge contratto a termine: la Cassazione
Un lavoratore, assunto con più contratti a termine da due società collegate, ha chiesto la conversione del rapporto in tempo indeterminato per frode alla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la mancanza di un'esigenza produttiva temporanea non è di per sé sufficiente a dimostrare l'intento fraudolento. Inoltre, ha specificato che contratti stipulati con datori di lavoro diversi, anche se appartenenti allo stesso gruppo, non costituiscono legalmente un 'rinnovo' o 'contratti successivi', rendendo le allegazioni del lavoratore insufficienti a provare la frode alla legge.
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Contratti a termine illegittimi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una serie di contratti a termine stipulati da un ente locale con un lavoratore, basati su una legge regionale finalizzata all'occupazione. La Corte ha confermato che la reiterazione di tali contratti per soddisfare esigenze permanenti e durevoli dell'amministrazione costituisce un abuso, rendendo i contratti a termine illegittimi. Di conseguenza, è stato confermato il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, respingendo sia il ricorso dell'ente pubblico che quello del dipendente relativo alla liquidazione delle spese legali.
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Lavoro precario: abuso contratti a termine nel Comune
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di lavoro precario protratto per anni all'interno di un'amministrazione comunale. Diversi lavoratori, assunti con contratti a termine successivi per svolgere mansioni istituzionali e stabili, avevano citato in giudizio l'ente. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la reiterazione dei contratti era illegittima e abusiva, poiché non supportata da reali esigenze temporanee ma utilizzata per coprire fabbisogni organici permanenti. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, come previsto dalla legge per il pubblico impiego, ha confermato il diritto dei lavoratori a un cospicuo risarcimento del danno.
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Decadenza Somministrazione: no per differenze retributive
Un lavoratore in somministrazione per anni ha rivendicato differenze retributive basate sull'anzianità maturata, senza impugnare i contratti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza somministrazione, un termine perentorio, non si applica in questi casi. La richiesta, fondata sul principio di parità di trattamento e non sulla costituzione di un nuovo rapporto di lavoro, è stata ritenuta legittima. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una decisione nel merito.
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Danno comunitario: no a contratto singolo e breve
La Corte di Cassazione ha stabilito che il risarcimento forfettario per danno comunitario non si applica all'illegittimità di un singolo e breve contratto di collaborazione occasionale stipulato con una società a partecipazione pubblica. La Corte ha chiarito che tale sanzione è prevista solo per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, non per un unico episodio. Di conseguenza, pur confermando l'impossibilità di convertire il rapporto in un impiego a tempo indeterminato per la natura pubblica del datore di lavoro, ha annullato la condanna al risarcimento precedentemente disposta dalla Corte d'Appello.
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Divieto conversione fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il divieto di conversione dei contratti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato per i dipendenti delle fondazioni lirico-sinfoniche. Nel caso di una professoressa d'orchestra impiegata per anni con contratti a termine, la Corte ha stabilito che, nonostante l'accertato abuso, la normativa speciale prevale, escludendo la conversione ma garantendo al lavoratore un risarcimento del danno. La decisione si fonda sulla natura peculiare di tali enti e su norme imperative che limitano le assunzioni. Viene quindi ribadito il principio del divieto conversione fondazioni liriche.
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Lavoro precario: contratti a termine e risarcimento
Un'amministrazione comunale ha impiegato diversi lavoratori con una serie di contratti a tempo determinato, giustificandoli sulla base di una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato che tale pratica costituisce un abuso di lavoro precario, poiché le mansioni svolte rispondevano a esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. Pur negando la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato, come previsto per il settore pubblico, la Corte ha ribadito il diritto dei lavoratori a ottenere un risarcimento del danno. La sentenza ha inoltre affrontato e respinto le contestazioni relative alla liquidazione delle spese legali, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito in materia.
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Incarichi a tempo determinato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di incarichi a tempo determinato dirigenziali o di alta specializzazione negli enti locali, se basata sull'art. 110 del TUEL, non costituisce automaticamente un abuso. Un lavoratore aveva contestato 12 anni di contratti a termine con un Comune. Mentre la Corte d'Appello aveva ravvisato un abuso, la Cassazione ha annullato tale decisione, precisando che la normativa specifica per gli enti locali, che lega la durata del contratto al mandato del Sindaco, rappresenta una giustificazione oggettiva ai sensi della normativa europea, escludendo il diritto al risarcimento del danno per abusiva reiterazione.
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Conversione contratto pubblica amministrazione: no
Una lavoratrice ha richiesto la conversione dei suoi contratti di collaborazione pluriennali con un ente pubblico in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo il principio secondo cui la conversione contratto pubblica amministrazione è vietata. Anche in caso di abuso, il lavoratore non ottiene la stabilizzazione, ma ha diritto solo a tutele di tipo economico e contributivo per il lavoro effettivamente svolto.
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Anzianità di servizio e precari: la Cassazione decide
Una ricercatrice, stabilizzata dopo anni di contratti a termine, si è vista negare la progressione di carriera basata sull'anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20076/2025, ha accolto il suo ricorso. Ha stabilito che, in base al principio europeo di non discriminazione, l'anzianità di servizio pregressa deve essere pienamente riconosciuta. La mancata valutazione da parte del datore di lavoro non può essere un ostacolo; anzi, l'azienda è tenuta ad attivarla una volta maturati i requisiti.
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Risarcimento del danno: la stabilizzazione non sana l’abuso
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice a causa dell'abusivo ricorso a contratti a termine da parte di un'Agenzia Regionale. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato (stabilizzazione) non elimina il diritto al risarcimento se non è direttamente finalizzata a sanare l'abuso pregresso. È stato inoltre ribadito il principio di non discriminazione, che impone il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante il periodo di precariato.
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Assegno ad personam negato: il caso del pubblico impiego
Un ex dipendente del Ministero della Difesa, divenuto insegnante presso il Ministero dell'Istruzione dopo dieci anni di contratti a termine, si è visto negare l'assegno ad personam. La Corte di Cassazione ha stabilito che il lungo periodo di precariato interrompe la continuità del rapporto di lavoro, requisito essenziale per qualificare il trasferimento come un "passaggio di carriera" e ottenere così il mantenimento del trattamento economico precedente. La decisione sottolinea che le dimissioni e la successiva riassunzione non equivalgono a una procedura di mobilità diretta.
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