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Direttiva 1999/70/CE

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580 provvedimenti

Carta Docente precari: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29961/2023, ha stabilito che la Carta Docente, il bonus di 500 euro per l'aggiornamento professionale, spetta anche ai docenti precari. Il caso riguardava un insegnante con contratti a tempo determinato che si era visto negare il beneficio. La Corte ha applicato il principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea (Direttiva 1999/70/CE), disapplicando la legge nazionale che limitava il bonus ai soli docenti di ruolo. La sentenza chiarisce che hanno diritto alla Carta i docenti con supplenze annuali (fino al 31/08) o fino al termine delle attività didattiche (fino al 30/06). Viene inoltre definita la natura dell'obbligazione come 'pagamento a scopo vincolato' e si stabilisce un termine di prescrizione di cinque anni per l'azione di adempimento e di dieci anni per l'azione risarcitoria.
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Collaboratore esperto linguistico: no a parità di paga
Un collaboratore esperto linguistico, dopo anni di contratti a termine e successiva stabilizzazione, ha citato in giudizio l'università per ottenere un risarcimento danni e l'equiparazione dello stipendio a quello dei ricercatori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la stabilizzazione costituisce una misura sufficiente a sanare l'abuso dei contratti a termine e che il ruolo e la retribuzione del collaboratore esperto linguistico sono distinti da quelli del personale accademico, essendo regolati dalla contrattazione collettiva.
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Abuso contratti a termine: sì al risarcimento danni
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), è stato assunto da un comune con una serie di contratti a termine. Dopo aver contestato la reiterazione abusiva dei contratti, la Corte di Cassazione ha stabilito che anche i rapporti di lavoro finalizzati alla stabilizzazione di personale LSU sono soggetti alle normative europee che vietano l'abuso contratti a termine. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per determinare il diritto al risarcimento del danno, tenendo conto della successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore.
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Abuso contratti a termine LSU: la Cassazione decide
Una lavoratrice, impiegata per anni da un Comune con contratti a termine successivi a un periodo di lavori socialmente utili (LSU), ha chiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, qualificando i contratti come parte di una speciale normativa regionale di stabilizzazione, non soggetta alle tutele europee. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che la normativa regionale non può derogare ai principi UE contro l'abuso dei contratti a termine LSU. Il caso è stato rinviato per valutare il diritto al risarcimento, anche alla luce della successiva stabilizzazione della lavoratrice.
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Contratti a termine LSU: la Cassazione e il diritto UE
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), ha impugnato la legittimità di una serie di contratti a termine stipulati con un Comune. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9560/2023, ha annullato la decisione della Corte d'Appello, la quale aveva escluso l'applicabilità delle tutele contro l'abuso dei contratti a termine previste dalla normativa nazionale ed europea. La Suprema Corte ha stabilito che le leggi regionali speciali per la stabilizzazione degli LSU non possono derogare ai principi fondamentali dell'Unione Europea, affermando che il giudice deve valutare la natura effettiva del rapporto di lavoro e riconoscere il diritto al risarcimento del danno (cd. danno comunitario) in caso di reiterazione abusiva, anche se il lavoratore è stato successivamente stabilizzato.
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Contratti a termine PA: Abuso e Limiti secondo la Cassazione
Un lavoratore di un ente comunale è stato impiegato per dieci anni tramite successivi contratti a termine. Egli ha contestato l'abuso di tale strumento, utilizzato per coprire un'esigenza permanente. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che anche le norme speciali per l'assunzione di dirigenti (art. 110 TUEL) non possono giustificare il rinnovo prolungato di contratti a termine PA in assenza di comprovate e genuine esigenze temporanee, in linea con la direttiva europea. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Cassazione ha respinto il ricorso di una docente con diploma magistrale che chiedeva l'inserimento nelle GAE. La Corte ha confermato che il solo possesso del titolo, conseguito entro il 2001/2002, non è sufficiente per accedere alle graduatorie ad esaurimento, chiuse a nuovi inserimenti dalla legge 296/2006, allineandosi ai principi del Consiglio di Stato.
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Diploma magistrale: no all’inserimento nelle GAE
Una docente con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE), vedendo il suo ricorso respinto in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato l'appello finale, stabilendo che, sebbene il diploma magistrale sia un titolo abilitante, non è di per sé sufficiente per l'iscrizione nelle GAE. La Corte ha sottolineato che la legge del 2006 ha 'chiuso' tali graduatorie a nuove categorie, salvaguardando solo le posizioni di coloro che già possedevano i requisiti per le precedenti graduatorie permanenti.
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Diploma Magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Corte di Cassazione, con ordinanza 7515/2023, ha stabilito che il possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 non è titolo sufficiente per l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). Accogliendo il ricorso del Ministero dell'Istruzione, la Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello, specificando che il diploma, sebbene abilitante, non conferiva il diritto di accesso alle graduatorie permanenti, trasformate poi in GAE. La decisione si allinea con i principi già espressi dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, negando il diritto all'inserimento nelle liste per le assunzioni a tempo indeterminato.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7507/2023, ha rigettato il ricorso di un'insegnante in possesso di diploma magistrale che chiedeva l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte ha confermato che il solo possesso del diploma, sebbene sia un titolo abilitante, non costituisce requisito sufficiente per l'accesso alle GAE, in quanto queste sono state normativamente chiuse a nuovi inserimenti. La decisione si allinea a un orientamento giurisprudenziale consolidato, sia della Cassazione che del Consiglio di Stato.
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Contratti a termine P.A.: il limite di 36 mesi vale sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che nei contratti a termine P.A., il limite massimo di durata di 36 mesi è inderogabile e si calcola cumulando tutti i rapporti di lavoro per mansioni equivalenti con lo stesso ente, anche se le assunzioni derivano da diverse procedure selettive. La sentenza conferma il diritto della lavoratrice al risarcimento del danno per l'abuso subito a causa della reiterazione dei contratti oltre il limite legale.
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Giudicato implicito sulla giurisdizione: il caso
Dei vice procuratori onorari chiedono il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. Il Tribunale rigetta nel merito. In appello, la Corte dichiara il difetto di giurisdizione. La Cassazione cassa la sentenza, affermando che si è formato il giudicato implicito sulla giurisdizione perché la questione non era stata appellata, impedendo al giudice di secondo grado di rilevarla d'ufficio.
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Abuso contratti a termine: risarcimento anche per docenti
Un insegnante, impiegato per anni con contratti a tempo determinato, anche come docente di sostegno, ha citato in giudizio il Ministero per l'illegittimità di tale precarietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando il diritto del docente al risarcimento del danno per l'abuso dei contratti a termine. La Corte ha stabilito che la continua reiterazione di incarichi sulla stessa cattedra e nello stesso istituto, anche se su posti in 'organico di fatto', costituisce un abuso che va risarcito, principio applicabile anche ai docenti di sostegno.
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Progressione stipendiale: quando si passa di fascia?
Una lavoratrice del comparto scuola ha richiesto il passaggio alla fascia retributiva superiore al compimento del 24° mese di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la progressione stipendiale avviene solo al completamento dell'intero periodo previsto dalla fascia di appartenenza (nel caso specifico, dopo 2 anni, 11 mesi e 29 giorni) e non al mero raggiungimento dell'anzianità minima. La decisione si basa su un'interpretazione letterale e sistematica del CCNL.
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Magistratura onoraria: tutele alle Sezioni Unite
Due giudici onorari hanno richiesto il riconoscimento del loro rapporto di lavoro come subordinato, con le relative tutele previdenziali e retributive. Dopo il rigetto in appello, la Corte di Cassazione, vista la complessità del caso e il conflitto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La questione sulla tutela della magistratura onoraria è stata rimessa alle Sezioni Unite per una decisione di principio che chiarisca quale giudice sia competente e definisca lo status di questi lavoratori.
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Giudice onorario: la Cassazione alle Sezioni Unite
Una giudice onorario ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato e il relativo trattamento economico equiparato a quello dei magistrati ordinari. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, negando la comparabilità tra le due figure. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha sospeso la decisione e ha rimesso gli atti alle Sezioni Unite per risolvere il fondamentale dubbio sulla giurisdizione: la controversia spetta al giudice ordinario o a quello amministrativo?
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Contratti a tempo determinato: limite 36 mesi vale sempre
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'abuso di contratti a tempo determinato nel pubblico impiego si configura anche quando le assunzioni avvengono tramite concorsi pubblici distinti. Se le mansioni svolte dal lavoratore sono sostanzialmente le stesse, la durata complessiva dei rapporti non può superare il limite di 36 mesi. La Corte ha ritenuto irrilevante la distinzione formale delle procedure di assunzione, focalizzandosi sulla continuità e identità sostanziale della prestazione lavorativa per prevenire l'uso abusivo di tali contratti.
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Contratti a termine: no a proroghe oltre 36 mesi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10553/2024, ha respinto il ricorso di un ente pubblico, confermando l'illegittimità della successione di contratti a termine con una dipendente per un periodo superiore a 36 mesi. La Corte ha stabilito che le normative nazionali invocate dall'ente per giustificare le proroghe, finalizzate ad assicurare la continuità dei servizi, non possono derogare al limite massimo di durata, in quanto devono essere interpretate conformemente alla direttiva europea 1999/70/CE, che mira a prevenire l'abuso di tali contratti. Di conseguenza, è stata confermata la condanna al risarcimento del danno in favore della lavoratrice.
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Stabilizzazione precari: esclude il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10548/2024, ha stabilito un importante principio in materia di pubblico impiego. Sebbene un docente precario abbia diritto al riconoscimento dell'anzianità di servizio (scatti di anzianità) al pari dei colleghi di ruolo, la successiva stabilizzazione del rapporto di lavoro, avvenuta tramite graduatorie, costituisce una sanzione adeguata per l'abuso dei contratti a termine. Tale stabilizzazione precari, pertanto, esclude il diritto a un ulteriore risarcimento del danno, a meno che il lavoratore non provi un danno specifico e ulteriore.
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Servizio scuole paritarie: non vale per la mobilità
Una docente ha richiesto il riconoscimento del suo servizio pre-ruolo svolto in una scuola paritaria ai fini della graduatoria di mobilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il "servizio scuole paritarie" non è equiparabile a quello svolto nelle scuole statali. La decisione si fonda sulla diversa natura giuridica del rapporto di lavoro (privato contro pubblico) e sull'assenza di una norma specifica che ne estenda la validità ai fini della carriera e della mobilità nel settore pubblico.
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