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Direttiva 1999/70/CE

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580 provvedimenti

Contratti a termine agricoli: limiti e stagionalità
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente pubblico agricolo per l'abuso nella reiterazione di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la deroga che consente la successione di contratti a termine agricoli si applica unicamente alle attività genuinamente stagionali. Ha precisato che gli enti pubblici non sono classificabili come imprenditori agricoli e che mansioni continuative, come la manutenzione, richiedono un contratto a tempo indeterminato. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contratti a termine in agricoltura: i limiti alla deroga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16612/2024, ha stabilito che un ente pubblico non può essere equiparato a un imprenditore agricolo e non può abusare della reiterazione di contratti a termine in agricoltura. La deroga che permette di superare i limiti di durata è valida solo per attività genuinamente stagionali e non per mansioni continuative come la manutenzione. L'onere di provare la natura stagionale del rapporto spetta sempre al datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoltura: no abusi stagionali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16609/2024, ha stabilito che la deroga alla disciplina sui contratti a termine in agricoltura è applicabile solo per attività strettamente stagionali. Un ente pubblico non economico non può essere qualificato come imprenditore agricolo e non può abusare di contratti a termine per mansioni continuative come la manutenzione di macchinari. L'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto di lavoro grava sul datore di lavoro. La sentenza di merito che aveva rigettato la domanda del lavoratore è stata cassata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16313/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico operante nel settore agricolo non può essere equiparato a un imprenditore agricolo privato. Di conseguenza, non può beneficiare delle deroghe previste per la reiterazione dei contratti a termine basate su una generica ciclicità del settore. L'ordinanza chiarisce che la nozione di 'lavoro stagionale' deve essere interpretata in modo rigoroso, escludendo mansioni continuative come la manutenzione. Questo principio rafforza la tutela contro l'abuso dei contratti a termine agricoltura nel pubblico impiego.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16155/2024, ha stabilito che le deroghe sui contratti a termine agricoltura, previste per gli imprenditori privati, non si applicano agli enti pubblici non economici. La Corte ha chiarito che il concetto di 'stagionalità' deve essere interpretato in modo rigoroso, escludendo attività continuative. La sentenza ha annullato la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente giustificato la reiterazione di contratti a un lavoratore, affermando che spetta al datore di lavoro provare la natura esclusivamente stagionale delle mansioni.
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Anzianità di servizio: parità per i docenti precari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16144/2024, ha accolto il ricorso di una docente, cassando la decisione della Corte d'Appello che negava la piena ricostruzione della carriera basata sull'anzianità di servizio maturata con contratti a termine. La Suprema Corte ha ribadito il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato, imponendo la disapplicazione delle norme nazionali (art. 485 D.Lgs. 297/1994) e contrattuali (clausola di salvaguardia CCNL 2011) che creano disparità di trattamento, chiarendo l'errata interpretazione di una precedente sentenza della Corte di Giustizia UE.
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Carta Docente precari: Sentenza riconosce il bonus
Il Tribunale di Monza ha riconosciuto il diritto di un insegnante con contratti a tempo determinato a ricevere il bonus della Carta Docente. La sentenza stabilisce che escludere i precari da questo beneficio costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea. L'amministrazione scolastica è stata condannata a erogare la somma di 1.500,00 euro per tre annualità scolastiche. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato, disapplicando la legge nazionale in contrasto con la direttiva UE.
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Carta del docente a precari: la guida completa
Una docente precaria ha citato in giudizio l'Amministrazione scolastica per ottenere la carta del docente, il bonus annuale di 500 euro per la formazione. Il Tribunale, richiamando i principi di non discriminazione dell'UE e le sentenze della Cassazione, ha riconosciuto il diritto della ricorrente. Tuttavia, ha accolto la domanda solo per due dei quattro anni scolastici richiesti, dichiarando prescritti i diritti per i primi due anni a causa del decorso del termine di cinque anni. La sentenza conferma quindi che la carta del docente spetta ai supplenti annuali, ma sottolinea l'importanza di agire tempestivamente per non perdere il diritto.
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Carta del docente: spetta anche ai precari, ecco perché
Una docente con contratti a tempo determinato si è vista negare la Carta del docente. Il Tribunale di Monza ha accolto il suo ricorso, stabilendo che l'esclusione dei precari dal beneficio di 500 euro annui per la formazione è discriminatoria e contraria al diritto dell'Unione Europea. Di conseguenza, ha condannato l'Amministrazione a erogare le somme dovute per gli anni scolastici contestati.
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Rapporto di lavoro subordinato: onere della prova
Un gruppo di collaboratori di un ente pubblico ha chiesto il riconoscimento del loro rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La motivazione principale risiede nella genericità delle accuse dei lavoratori: non avendo fornito dettagli specifici e individuali sulle modalità di svolgimento delle loro mansioni (orari, luoghi, direttive), le prove presentate sono state ritenute irrilevanti. La sentenza sottolinea che per accertare un rapporto di lavoro subordinato è fondamentale un'allegazione fattuale precisa e puntuale.
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Risarcimento abuso contratti a termine: l’analisi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica contro una docente che aveva ottenuto un risarcimento per l'abuso di contratti a termine. Il ricorso è stato respinto perché basato su presupposti di fatto errati, come l'inesistente stabilizzazione della lavoratrice, e perché non si confrontava con la motivazione della sentenza precedente. La Corte ha ribadito che, in assenza di stabilizzazione, il risarcimento abuso contratti a termine nel pubblico impiego è dovuto in misura forfettaria, senza che il lavoratore debba fornire prova di un danno specifico.
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Compensazione spese legali: Cassazione e scuola
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una dipendente scolastica, confermando la legittimità della compensazione spese legali decisa dai giudici di merito. La decisione si fonda sull'incertezza giurisprudenziale esistente al momento dell'avvio della causa (2017) riguardo al pieno riconoscimento dell'anzianità di servizio pre-ruolo per il personale ATA, incertezza risolta solo da sentenze successive nel 2019. Tale situazione integra le 'gravi ed eccezionali ragioni' che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Compenso VPO: Indennità per attività extra udienza?
Quattro Vice Procuratori Onorari (VPO) hanno richiesto il pagamento per attività di indagine svolte tra il 2002 e il 2007. La Corte di Cassazione ha stabilito che, prima della riforma del 2008, non esisteva un diritto a uno specifico compenso VPO per tali mansioni, poiché la legge prevedeva un'indennità solo per la partecipazione alle udienze. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso sul piano procedurale, riconoscendo che la domanda subordinata per ingiustificato arricchimento era stata presentata tempestivamente e deve essere esaminata nel merito dalla Corte d'Appello.
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Decadenza impugnazione: la comunicazione deve essere chiara
Una lavoratrice ha impugnato una serie di contratti a termine, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La questione centrale era la decadenza impugnazione. La Corte ha stabilito che la comunicazione della lavoratrice era non solo tardiva, ma anche inadeguata nel contenuto, poiché si limitava a una generica 'riserva' di agire senza esprimere una chiara volontà di contestare la validità dei contratti. Il ricorso è stato respinto perché non ha contestato questa seconda, autonoma ragione della decisione d'appello.
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Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una lavoratrice assunta da un ente lirico con una serie di contratti a termine. La Corte ha stabilito che, anche nei periodi in cui la legge italiana non prevedeva un limite massimo di durata per i contratti a termine fondazioni liriche, questi devono comunque rispondere a esigenze effettivamente temporanee e provvisorie per non violare la normativa europea contro l'abuso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva considerato legittimi i contratti in quanto acausali e senza limiti di durata, è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Lavoro agricolo stagionale: i limiti ai contratti a termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15277/2024, ha chiarito i rigidi confini del lavoro agricolo stagionale per la stipula di contratti a termine. Il caso riguardava un lavoratore impiegato per decenni da un ente pubblico agricolo con contratti a tempo determinato. La Corte ha stabilito che un ente pubblico non è un imprenditore agricolo e che la deroga per stagionalità si applica solo ad attività strettamente legate a una stagione, con l'onere della prova a carico del datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione interviene sul tema dei contratti a termine in agricoltura, stabilendo principi chiari per gli enti pubblici non economici. Un lavoratore, impiegato per quasi trent'anni con contratti a tempo determinato reiterati da un ente di sviluppo agricolo, aveva denunciato l'abuso di tale pratica. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che l'ente pubblico non è un imprenditore agricolo e non può beneficiare delle deroghe previste per il settore. La nozione di stagionalità va interpretata in senso restrittivo, escludendo mansioni continuative come la manutenzione. L'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoltura: limiti per enti pubblici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15254/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico operante nel settore agricolo non può essere considerato un imprenditore agricolo. Di conseguenza, non può avvalersi delle deroghe previste per i contratti a termine agricoltura, specialmente se le mansioni svolte dal lavoratore, come la manutenzione, si protraggono per tutto l'anno e non hanno carattere puramente stagionale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva legittimato la reiterazione di tali contratti, ribadendo che l'onere di provare la natura esclusivamente stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti per enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14924/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come imprenditore agricolo. Di conseguenza, non può beneficiare delle deroghe previste per i contratti a termine agricoltura. La Corte ha ribadito che il concetto di 'stagionalità' deve essere interpretato in senso restrittivo, escludendo le attività continuative. La sentenza di secondo grado, che aveva giustificato la reiterazione di contratti a termine, è stata cassata con rinvio.
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Contratti a termine agricoltura: Limiti e Stagionalità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14922/2024, interviene sulla questione dei contratti a termine in agricoltura stipulati da un ente pubblico. La Corte ha stabilito che le deroghe alla durata massima dei contratti a termine nel settore agricolo si applicano solo per attività genuinamente stagionali e non per mansioni continuative. Ha chiarito che un ente pubblico agricolo non è un 'imprenditore agricolo' e che l'onere di provare la natura stagionale del rapporto grava sul datore di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi cassata con rinvio.
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